La morte muove e perde in 7 mosse di Mario Corte

 

Il grande vetro senza uscita

Un insetto volante entra da una portafinestra aperta. Dopo un volo di qualche decina di centimetri si posa sul vetro, chiuso, di una finestra vicina. Da quel vetro entra una gran luce, ma non c’è uscita. L’insetto volante, percependo quella luce, insiste a percorrere il vetro in tutte le direzioni per raggiungerla, ma non ci riesce. La via d’uscita è vicina: è la portafinestra, che è aperta. Ma il vetro della finestra chiusa è molto più grande. Ricorda lo spazio aperto. L’insetto volante è convinto che, se lo percorrerà tutto, prima o poi raggiungerà la luce. Estenuato da quella ricerca inutile, si ferma. Si riposa. Sembra sospettare qualcosa. Poi ricomincia a percorrere il grosso vetro in cerca della luce. Se c’è luce, c’è aria aperta, pensa. Tenta persino di scavare il vetro. Prima credeva che fosse fatto d’aria, ora sa che è un’aria più dura di quella che lui conosce. È di nuovo estenuato. Comincia ad adattarsi all’idea della morte. Nel suo mondo è successo qualcosa di imprevisto e di fatale, voluto da un dio capriccioso che si diverte a strappare alla natura i suoi figli e a sequestrarli in un incubo dove la luce non è più raggiungibile, per quanti sforzi si facciano. L’insetto volante accetta il suo destino.

A osservare la scena c’è un uomo. Vorrebbe aiutare l’insetto volante a raggiungere l’uscita, che è lì, a poche decine di centimetri, nel vano vuoto della portafinestra aperta. Ma l’insetto volante giace sul vetro senza uscita. L’uomo pensa di usare un oggetto leggero per spaventarlo e spingerlo verso quella strettoia di libertà, che è lì pronta ad accoglierlo e a ridargli il suo mondo, la sua vita. Tenta, ma l’insetto volante, dopo un breve volo, torna a posarsi sul vetro chiuso della grande finestra.

L’uomo guarda. Si rende conto che il prigioniero insiste a percorrere il vetro chiuso perché è più grande del vano aperto, e perché riflette la luce magnificandola ed esaltando quell’illusione di immensità. Allora l’uomo capisce che c’è una sola cosa da fare per aiutare l’insetto volante: negargli la luce per negargli l’illusione.

Abbassa lentamente la serranda della grande finestra dal vetro chiuso. L’insetto volante comincia a scendere lungo il vetro, cercando il riquadro di luce che si restringe sempre più, man mano che la serranda scende. Ora è uno spiraglio strettissimo. L’insetto volante si aggrappa all’ultima speranza di spazio aperto che la fessura di luce ancora gli dà. La serranda scende del tutto. Il grande vetro è ora un deserto buio. L’insetto crede che sia la fine. Si accoccola per un momento nella rassegnazione della morte. Poi vede che la luce c’è ancora, ma viene da un’altra parte. Non è una luce bella come quella che mandava il grande vetro, ma profuma di aria e di odori noti. Con le ultime forze spicca un breve volo in direzione di quella luce modesta, in una direzione che fino a pochi istanti prima era inconcepibile: di lato, non di fronte; di sbieco, non di petto. Guadagna in un solo attimo la luce (la più sfolgorante che abbia mai conosciuto), l’aria aperta e la libertà.

L’uomo è soddisfatto. Si gira e vede un angelo che lo guarda. Capisce che l’angelo ha fatto la stessa cosa con lui per tutta la vita. L’angelo è soddisfatto.

***
Dal libro La morte muove e perde in 7 mosse di Mario Corte

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