Il grande vetro senza uscita

Un insetto volante entra da una portafinestra aperta. Dopo un volo di qualche decina di centimetri si posa sul vetro, chiuso, di una finestra vicina. Da quel vetro entra una gran luce, ma non c’è uscita. L’insetto volante, percependo quella luce, insiste a percorrere il vetro in tutte le direzioni per raggiungerla, ma non ci riesce. La via d’uscita è vicina: è la portafinestra, che è aperta. Ma il vetro della finestra chiusa è molto più grande. Ricorda lo spazio aperto. L’insetto volante è convinto che, se lo percorrerà tutto, prima o poi raggiungerà la luce. Estenuato da quella ricerca inutile, si ferma. Si riposa. Sembra sospettare qualcosa. Poi ricomincia a percorrere il grosso vetro in cerca della luce. Se c’è luce, c’è aria aperta, pensa. Tenta persino di scavare il vetro. Prima credeva che fosse fatto d’aria, ora sa che è un’aria più dura di quella che lui conosce. È di nuovo estenuato. Comincia ad adattarsi all’idea della morte. Nel suo mondo è successo qualcosa di imprevisto e di fatale, voluto da un dio capriccioso che si diverte a strappare alla natura i suoi figli e a sequestrarli in un incubo dove la luce non è più raggiungibile, per quanti sforzi si facciano. L’insetto volante accetta il suo destino.

A osservare la scena c’è un uomo. Vorrebbe aiutare l’insetto volante a raggiungere l’uscita, che è lì, a poche decine di centimetri, nel vano vuoto della portafinestra aperta. Ma l’insetto volante giace sul vetro senza uscita. L’uomo pensa di usare un oggetto leggero per spaventarlo e spingerlo verso quella strettoia di libertà, che è lì pronta ad accoglierlo e a ridargli il suo mondo, la sua vita. Tenta, ma l’insetto volante, dopo un breve volo, torna a posarsi sul vetro chiuso della grande finestra.

L’uomo guarda. Si rende conto che il prigioniero insiste a percorrere il vetro chiuso perché è più grande del vano aperto, e perché riflette la luce magnificandola ed esaltando quell’illusione di immensità. Allora l’uomo capisce che c’è una sola cosa da fare per aiutare l’insetto volante: negargli la luce per negargli l’illusione.

Abbassa lentamente la serranda della grande finestra dal vetro chiuso. L’insetto volante comincia a scendere lungo il vetro, cercando il riquadro di luce che si restringe sempre più, man mano che la serranda scende. Ora è uno spiraglio strettissimo. L’insetto volante si aggrappa all’ultima speranza di spazio aperto che la fessura di luce ancora gli dà. La serranda scende del tutto. Il grande vetro è ora un deserto buio. L’insetto crede che sia la fine. Si accoccola per un momento nella rassegnazione della morte. Poi vede che la luce c’è ancora, ma viene da un’altra parte. Non è una luce bella come quella che mandava il grande vetro, ma profuma di aria e di odori noti. Con le ultime forze spicca un breve volo in direzione di quella luce modesta, in una direzione che fino a pochi istanti prima era inconcepibile: di lato, non di fronte; di sbieco, non di petto. Guadagna in un solo attimo la luce (la più sfolgorante che abbia mai conosciuto), l’aria aperta e la libertà.

L’uomo è soddisfatto. Si gira e vede un angelo che lo guarda. Capisce che l’angelo ha fatto la stessa cosa con lui per tutta la vita. L’angelo è soddisfatto.

***
Dal libro La morte muove e perde in 7 mosse di Mario Corte

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13 thoughts on “La morte muove e perde in 7 mosse di Mario Corte

  1. Mi ha colpito prima il titolo e la copertina del libro e poi il racconto stesso.
    Complimenti all’autore che ha saputo incuriosirmi con poche parole.
    Spero di poterlo leggere.
    Cordiali saluti

    Stefania C.

    1. quando tutto sta per finire
      una nuova luce ti ridà la vita
      con una nuova angolazione
      un diverso modo di raggiungerla
      quando tutto sta per finire
      quando il buio si impadronisce di noi
      solo un ultimo spiraglio
      fa sì che tu riprenda a vivere
      vediamo la prossima luce
      ritorniamo a respirare l’aria
      torniamo a vivere
      noi insetti o uomini
      noi che abbiamo bisogno di rinascere
      angeli

      complimenti mi hai emozionata – spero di leggere il tuo libro – buon anno!

  2. Che bella questa metafora!
    Mi incuriosisce anche la presenza dell’angelo che guarda l’uomo.
    Credo anche io, come questo uomo, nella presenza degli angeli.
    Spero di avere presto l’occasione per leggere questo libro.

  3. Ho letto d’un fiato questa “buona novella” e se il primo istinto era quello di “posare” lo sguardo verso un’altra luce, un’altra pagina (forse un pò come ha fatto quell’insetto volante), ho proseguito fino alla fine acquistando anch’io un pò di libertà.
    E’ un racconto che fa riflettere, non tanto per la metafora a cui allude, ma semplicemente per il gesto e la forza che possiamo trovare in ogni cosa, anche in un piccolissimo insetto.
    Quella stessa forza che conduce e sostiene ogni nostro passo anche quando non ce ne accorgiamo o non vogliamo vedere.
    Grazie e complimenti per questa tua sottile sensibilità.

    Simona

  4. E’ un racconto che riesce ad impreziosire la quotidianità. Succede che a volte ci ritroviamo ad aiutare un insetto, cercando di scrutarne i pensieri. Poi, soddisfatti, immaginiamo di volare con lui.
    Ma siamo uomini e dobbiamo rassegnarci.
    Molto bello.

  5. A volte il sogno ci fà perdere il contatto con la realtà che, anche se meno luminosa, è lì che ci aspetta, paziente , pronta ad accoglierci quando le nostre ali non ce la fanno più a sorreggerci nel volo.
    La figura dell’ angelo che ci aiuta quando non ce la facciamo più, con discrezione e comprensione, è un conforto, una luce che si accende nel buio più profondo!
    Stuzzica molto la prima pagina di un libro che si preannuncia ricco di umanità e spiritualità!

  6. Caro Marco,
    grand metafora della vita la lotta dell’insetto per inseguire la luce.
    E’ un’originale, moderna, sanguigna similitudine con l’arco di speranza
    che quotidianamente compiamo noi uomini per trovare le strade giuste,
    gli spiragli meno bui…
    Riesci a indurci a riflettere sui limiti del vivere con uno sguardo agli angeli,
    a quegli angeli che ci ossevano, ci guidano, ma ci lasciano sbagliare…
    in virtù dell’imperfezione che ci caratterizza e che ci rende ‘mortali’.
    Come i tuo insetto, come l’uomo che gioca a scacchi con la sua piccola esistenza,
    consapevole di giocare anche con la propria!
    Una perla il tuo incipit. Un giallo di tutti i giorni, di tutte le vite…
    Complimenti!

  7. La vita da’ scacco alla morte. In una mossa. Quella dell’ amore.
    Ove esso impera, non puo’ entrare nemmeno l’ inganno della luce. e^ – a ben guardare – il massimo.
    Mario lo dipinge con tratti semplici e profondi. Da leggere, il suo romanzo. E rileggere. Magari dopo un’ illusione.

    Gaetano

  8. Gent.mo Mario,
    quante volte mi sono trovato anche io ad aiutare un insetto a trovare la strada, ma me ne vergognavo perchè pensavo fosse una cosa stupida, invece oggi leggo che lei lo racconta in un libro e mi viene da sorridere perchè questo significa “avere sensibilita”, nel suo caso soprattutto nello scrivere.
    Mi ha stuzzicato con la storia dei 7 racconti diversi.
    In bocca al lupo.
    Sabato P.

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