Un vagito ci chiamò

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Come avvolti da un alito magico, avevamo invitato la vigilia di Natale i parenti più stretti per festeggiare la nascita di Emanuele.
Il ruolo di neo – genitori ci riempiva di gioia, anche se non mancava in alcuni momenti un fondo d’ansia per la responsabilità cui temevamo di non essere all’altezza, soprattutto quando il piccolo piangeva e non capivano il perché.
La gestazione era stata difficile: vomito e minacce d’aborto per sette mesi. Avevo dovuto ‘covare’ il mio ‘pulcino’ immobile a letto, aiutata in tutto dai genitori e da mio marito.
Dopo la nascita,il 12 Dicembre, però, ogni sacrificio era stato dimenticato.
Lele era piccolino: navigava nelle tutine ed era così buffo con i capelli foltissimi, tipo ‘spazzola militare’! Solo durante il bagnetto la testa si ornava di riccioli a serpentino ed il viso sembrava più tondo.
Trattenuti in clinica per qualche giorno in più del previsto, – l’ittero che aveva infierito sul piccino,- eravamo tornati a casa in prossimità del Natale.
Oltre al grande fiocco blu di raso e tulle guarnito da campanelline d’oro, avevano trovato nell’ingresso luci colorate, nastri di filo argentato, coccarde, nenie natalizie. Emy aveva aperto gli occhi ben bene: ascoltava i suoni e metteva a fuoco le luci, rendendoci euforici: non ci aspettavamo attenzione così ‘lunga’ verso l’ambiente.
Avevo una voglia incontenibile di comunicare la gioia della maternità; anche il neo – papà gustava il Natale con meraviglia nuova, riempito di tenerezza da quell’esserino: da poco apparso nella sua vita, l’aveva totalmente conquistato.
Che 2000 anni prima fosse nato un Bambino a Betlemme, destinato a morire in croce per poi risorgere il terzo giorno, e dare eternità oltre la morte agli uomini di ogni generazione, ci aveva da sempre aiutati a riflettere sul valore della vita, redenta a caro prezzo, inclusa quella del Buon Ladrone, ma trovarsi in qualche modo protagonisti del presepe nelle figure di Giuseppe e Maria, rendeva la Festa del tutto speciale.
Come gli angeli, volevamo gridare al mondo l’esperienza più esaltante della nostra vita . Così, mentre il piccolo tra una poppata e l’altra se la dormiva nel silenzio colmo di tenerezza e protezione, avevamo preparato con cura la tavola del salotto, tirando fuori piatti di porcellana, bicchieri di cristallo, coppette di limoge, oliera, formaggera e posate d’argento: insomma i regali più preziosi ricevuti per le nozze.
Sulla tovaglia bianca ricamata con stelle di natale, tutto era lucente e dalla cucina si diffondeva profumo di pasta al forno e scaloppine ai funghi.
Tutto era pronto. Ci guardammo. Tenerissimo l’abbraccio.
– Ricordi le altre Vigilie trascorse in montagna? Era bello passeggiare tra le fiaccole del borgo tra canti e dolci caserecci. Chi avrebbe detto che quest’anno avremmo cambiato le nostre abitudini per Emanuele? – gli sussurrai.
– Per la prima volta sento nella carne il Natale – rifletté lui ad alta voce – La nascita di un figlio incorpora in modo viscerale nella magia della festa della vita!-
Un vagito ci chiamò: il “bambinello” chiedeva coccole.

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