Di sole non ce n’è mai abbastanza di Cristina Cappellini

Dal racconto: Il punto –

«Giulia non avrebbe mai immaginato che un semplice “punto” avrebbe fatto la differenza in quel ginepraio di sentimenti che era diventata la sua vita. Non si trattava di un “punto di svolta”, né di un “punto di non ritorno”, almeno in apparenza. Non era un neo, né un altro tipo di macchia delle pelle: era solo e semplicemente un “punto”, quel piccolissimo segno ortografico che normalmente separa una frase dall’altra e dopo il quale, il più delle volte, si va a capo e si ricomincia un nuovo periodo. Nel caso di Giulia si trattava di un minuscolo segno che identificava un comunissimo indirizzo di posta elettronica.
La sera in cui decise di scrivere un’e-mail all’amico Nicola, aveva proprio toccato il fondo e rischiava di restarci: nel giro di tre settimane, infatti, era rimasta senza lavoro, senza fidanzato e alla disperata ricerca di una casa dove andare a vivere. Il giornale per cui aveva sempre lavorato con scrupolo e dedizione aveva chiuso definitivamente i battenti. Alberto, il ragazzo che aveva frequentato nell’ultimo periodo, era sparito senza darle un’effettiva spiegazione; probabilmente aveva scambiato le preoccupazioni di Giulia per una sorta di ansia da vita di coppia. Quale che fosse la vera ragione, il giovanotto se n’era andato dalla sua sfera affettiva così com’era entrato: in punta di piedi. Per di più Alessia, la sua coinquilina, aveva deciso di sposare lo “storico” fidanzato, facendo ritorno in Sardegna per aprire un ristorante col marito sul lungomare di Alghero, la loro città natale. Il costo dell’affitto era quindi diventato impossibile per una persona sola che, tra l’altro, non poteva più contare sullo stipendio del giornale.
Ogni giorno che passava la povera ragazza si sentiva sempre più prossima al capolinea.
Fu così che una sera d’inverno, in preda allo sconforto e stretta nella morsa della solitudine che aveva finito per impadronirsi anche del suo appartamento, ormai mezzo vuoto, decise di scrivere a Nicola nel modo che era solita utilizzare quando voleva inviargli una richiesta d’aiuto, ossia tramite una poesia da cui fosse possibile dedurre il suo stato d’animo.
Giulia era solita combattere con la scrittura i momenti difficili; dopo un litigio con il fidanzato, di fronte ad una delusione o quando il mondo intorno a lei non sembrava girare al meglio, si sedeva di fronte allo schermo del suo computer e iniziava a scrivere: poesie, racconti, aforismi di vario genere. L’importante era dare sfogo alla fantasia e sentirsi finalmente libera: era lei a decidere le trame e i protagonisti, l’inizio e la conclusione delle loro vicende. Poteva creare quello che, assai di frequente, gli eventi intorno a lei sapevano magistralmente distruggere.
La poesia che inviò a Nicola quella sera rispecchiava il suo stato d’animo, scuro come la pece; difatti il titolo della poesia era “Pensieri di catrame”. Nicola era probabilmente l’unico vero amico rimastole accanto dopo che i tanti “pretendenti”, delusi dalle scarse attenzioni che la ragazza prestava loro, si erano dispersi come gocce di vino in un catino di acqua minerale. Con lui era stato diverso fin dall’inizio: sapeva di potersi sfogare in qualsiasi momento, senza fraintendimenti, ed era sicura che l’amico avrebbe saputo interpretare, con la giusta dose di tatto e di pragmatismo, anche le frasi più sibilline che lei gli avesse inviato.
Quella sera, però, per colpa della stanchezza o della fretta di andare a dormire dopo l’ennesima giornata storta, Giulia digitò erroneamente “nicola.75@libero.it”, anziché “nicola75@libero.it”.
Fu proprio quel “punto” a fare la differenza, anche se lei se ne rese conto solo un paio di giorni dopo, quando Nicola rispose dicendo che aveva gradito la sua poesia e invitandola a mandargliene altre.
Giulia rimase stupita: solitamente l’amico non la ringraziava così calorosamente, né era solito fare commenti sui suoi scritti: semplicemente si attaccava al telefono e le faceva vuotare il sacco. Decise quindi di procedere all’interrogatorio domandandogli, in maniera ironica, il motivo di tanto entusiasmo.
Per un paio di giorni il silenzio regnò sovrano nella sua casella di posta elettronica, fino a che giunse la seguente risposta: «Ciao Giulia, perdonami ma non sono la persona che cercavi. Quando ho letto la tua poesia ne sono stato immediatamente catturato e speravo che non ti accorgessi dell’errore e che continuassi a scrivermi. I tuoi versi, sebbene malinconici, mi sono parsi come un raggio di luce nell’angolo buio della mia vita e mi hanno fatto capire che nessuno è mai completamente solo. Sappi di avermi regalato, inconsapevolmente, un “respiro di vita”. Grazie, Nicola».
Dapprima Giulia fece finta di nulla e il suo computer, sempre acceso nel vecchio appartamento del centro di Venezia, rimase stranamente spento per alcuni giorni. La ragazza viveva nella città più romantica d’Italia da quando si era laureata alla Ca’ Foscari e aveva deciso di rimanerci, dicendo che quel lembo di terra affacciato sul mare le sembrava un finestra sul mondo da cui poter scorgere l’infinito. Tuttavia, con il passare del tempo, il suo computer aveva finito per diventare l’unico ponte verso l’esterno.

DI SOLE NON CE N’È MAI ABBASTANZA di Cristina Cappellini – ALETTI EDITORE, 2011 pag. 141

Il commento di NICLA MORLETTI

“Di sole non ce n’è mai abbastanza”  è l’accattivante titolo della raccolta di racconti di Cristina Cappellini. Un messaggio di speranza, una lettura così appassionante che invita ad ascoltare il proprio cuore e a rincorrere i propri sogni. Si rimane affascinati da episodi di vita, da personaggi che affrontano sfide e inseguono emozioni. Personaggi che vivono la loro esistenza in luoghi e periodi storici diversi. Tutti hanno una cosa in comune: il desiderio di vivere, di aggrapparsi a qualcosa o a qualcuno per non morire dentro. Sfilano così davanti ai nostri occhi “La ballata triste del frate Hyères”, “L’ultimo candeliere”, “Il cavaliere berbero”, “Il ragazzo del binario sette”, “La notte di Caravaggio”, “La nave del ritorno”, “Il canto vagabondo di Manuela Cardozo”, “Il poeta viaggiatore”, “Radio 007”. Apre la raccolta in maniera eccellente ed ottimo stile il racconto dal titolo “Il punto“.

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