Da “Angelo e il suo violino” –

Guardo il tuo volto illuminato dai capelli bianchi, tra sete e pizzi, ti mormoro con un fil di voce e un sorriso: ”Arrivederci Angelo, ci rivedremo lassù, in un’altra dimensione, ancora amici con l’affetto di sempre. Parleremo di arte e di poesia, citerai ancora Orazio e Catullo in latino, oppure la divina Saffo ed io ti ascolterò attenta, come nei nostri viaggi ad Arenzano, mentre il treno correva e la Riviera appariva a sprazzi di mare, di azzurro e di luce, tra una galleria e l’altra, come scene da un immaginario poetico sepolto nell’inconscio e che d’improvviso salgono alla luce … irreali, come la nostra amicizia insolita, fuori dal tempo, incomprensibile a molti”.
Nel foyer del teatro, una domenica pomeriggio di qualche anno fa: “Ciao Angelo, come stai? Tu sei un assiduo del teatro! Sono contenta di rivederti”.
Lui risponde con il suo sorriso al mio lieto saluto: “Ciao. Lo sai, sono abbonato”.
La conversazione si avvia spensierata a tre: lui, mio marito ed io. Intorno a noi si crea un vortice vociante, una girandola festante di volti sorridenti, di signore in pelliccia e di uomini in abito scuro.
Lo spettacolo sta per cominciare e noi ci avviamo insieme verso la platea. L’amico è solo, come spesso accade, anche se numerosi volti, in particolare femminili, gli sorridono con un cenno di saluto.
Si spengono le luci nella sala, mentre i riflettori puntano il palcoscenico. Il silenzio avvolge la platea che si appresta all’ascolto: ha inizio la commedia.
Si apre il sipario su un interno, una scena di famiglia. La trama, come un gomitolo, inizia a srotolarsi piano piano, lanciando sugli spettatori i presupposti di una vicenda familiare: una donna rinuncia a formarsi una famiglia per dedicarsi completamente alla madre anziana e bisognosa di cure. L’amore filiale imprigiona le ali di farfalla della protagonista, che sente la rinuncia bruciante.
Ognuno nel buio della sala s’immedesima, e confronta la vicenda con le proprie esperienze. Sussurro all’amico in un soffio: “Sì, quante volte ognuno di noi ha subito, anche indirettamente, questo tipo di ricatto”. Continua in un bisbiglio l’amico: “Spesso siamo tormentati tra un affetto esclusivo, una dedizione totale e la spinta verso l’esterno, verso amicizie che possano sfociare in un rapporto più profondo”. Chiarisce forse a se stesso mentre io l’ascolto: “L’amore e il sacrificio di una madre verso i figli sono sublimi. Ritengo la donna, e la madre in particolare, un altare vivente all’amore. L’amore materno è una sintesi mirabile nella vita dell’uomo. La natura ha dato alla donna il sigillo della procreazione…”. Il suo esordio nell’ esporre le proprie idee è deciso, si tratta di una convinzione che spesso ricorre nei suoi discorsi.
In un baleno ha termine il primo atto, le luci si accendono in platea e, discorrendo, ci avviamo al bar.
I primi commenti sulla commedia s’incrociano vivaci tra gli spettatori.
Angelo, di qualche anno più anziano di noi, è per me un vecchio e caro amico di famiglia. Lo conosco sin da bambina, quando, compagno di liceo di mio fratello maggiore, studiava con lui, uscivano insieme, oppure chiacchierando ascoltavano musica jazz nel salotto di casa mia.
Lui era il figlio più giovane di una numerosa famiglia, rimasto ormai solo accanto alla madre anziana. La vicenda ipotizzata sul palcoscenico è simile alla sua realtà vissuta, al suo passato.
Pensieroso, riflette ad alta voce, in sintonia con la protagonista, sul filo conduttore del monologo. Lui, di solito così compassato, misurato in ogni sua espressione, si accalora sui punti chiave, sui passaggi più incisivi, trovando parallelismi tra la commedia e la propria sofferta vicenda. Appare sorpreso di questa somiglianza con il suo passato.

Memorie fluttuanti di Rita Parodi Pizzorno – Fratelli Frilli Editore, 2012 – pag. 117

Il commento di NICLA MORLETTI

Racconti di vita che incantano il lettore, questi di Rita Parodi Pizzorno. Memorie fluttuanti nell’oceano della vita che seducono per l’abilità narrativa, per l’intreccio amabile di eventi tra ieri e oggi, per la fusione tra storia, fiaba, amicizie e affetti familiari. Un libro di racconti ricco tra l’altro di commenti lirici, in cui si percepiscono il respiro del cielo, del mare, la bellezza dei colori della natura, mentre la gioia e il dolore si prendono per mano nella giostra della vita che gira, gira, senza stancarsi mai, trascinando con sé persone ed eventi, luoghi e fatti, amicizia e amore. L’autrice sfiora in maniera delicata anche il tema dell’Oltre, immaginando che il mondo dei trapassati si possa collegare tra quello dei vivi, pensando che un filo sottile ci unisce o che forse ci divide una leggera barriera. E che tutto è possibile. Forse anche il fatto di udire, di lontano, quasi impercettibili, le “loro” voci…
Uno stile sobrio ed elegante caratterizza la scrittura di questo volume di cui consiglio vivamente la lettura.

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4 thoughts on “Memorie fluttuanti di Rita Parodi Pizzorno

  1. Un racconto da lasciare senza fiato.. scritto con quella dolcezza e quella delicatezze, che però induce ad andare avanti, soprattutto perché aleggia una sorta di mistero, leggendo questo breve brano..
    mi piace molto lo stile, semplice, curato, con una descrizione dettagliata..
    sarei lusingata di leggere tutto il romanzo.

  2. Rita scopre che il teatro della vita
    e’ una commedia infinita.
    E in “Memorie fluttuanti”
    ne fa partecipi tutti quanti.
    C’e’ un amor che e’ detto speciale,
    quando il dover lo rende eguale
    all’eroismo di pochi eletti,
    forse dai piu’ giudicati negletti.
    Purtroppo in questo mondo imperfetto
    tutto fa rima con difetto.
    Perche’ se fossimo uomini seri
    non uno ma due amori sarebbero veri.

    Gaetano

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