1 Eloisa

Caro padre Fulberto, permettetemi ve ne prego di chiamarvi così, benché il nostro vincolo di parentela sia solo quello meno intimo e coinvolgente di zio-nipote …
Davvero riconosco in voi l’atteggiamento e la cura di un padre che si è tanto preoccupato della mia educazione e della mia crescita, cosa di cui vi sono doppiamente grata, come nipote, ma soprattutto come giovane donna, per la quale i tempi in cui vivo non prevedono autonomia ed educazione intellettuale di sorta.
La mia educazione presso il convento di Notre-Dame di Argenteuil, grazie a voi, è stata invece esemplare e ha suscitato lo stupore del mondo. Mi ha aperto le vie dello spirito e dell’intelligenza, del gusto letterario e cortese. A soli diciassette anni, giovane e graziosa, colta nelle lettere, nella filosofia e nella teologia, non chiedevo che di approfondire i miei studi con esercizi di logica, dialettica e di retorica … e voi avete generosamente acconsentito, dandomi il maestro migliore, quello più stimato nelle accademie parigine.
Nella mia giovane età, naturalmente predisposta all’amore, avevo tanto meditato sui testi di Andrea Cappellano e sui miti dell’antica Grecia come quello di Eros figlio di Penìa e di Poros …
Penìa: la Mancanza, l’assenza di ogni determinazione, che significa anche potenzialità aperta, e Poros, il guado, il ponte, l’espediente, vale a dire il ponte tra cielo e terra, tra materia e spirito, tra maschile e femminile …. un mito di grande fascino.
Il senso di mancanza, come voi sapete, sempre presente in noi, spinge le energie potenziali ad investire in altri campi di attività, in altre relazioni … e ciò è naturale, e particolarmente sentito in età adolescenziale. È la preparazione di ogni vero incontro.
Su questo io meditavo, pur non essendone coinvolta personalmente.
Ero affascinata dalle immagini di Andrea Cappellano che nel suo trattato, De amore, ne parla come di un palazzo al centro del mondo, in cui si raccolgono le donne e in cui troneggia maestoso l’Amore: e tutto ciò che c’è di grande al mondo è da lui nobilitato.
L’Amore vero e profondo, avevo capito, è sperpero, lusso, sovrabbondanza di forze, assoluta gratuità, eppure è semplice e giocondo come una canzone.
Intendo dire che avevo e ben all’erta in me tutte le disponibilità all’incontro amoroso, e non solo a quello teorico e vagheggiato nel pensiero.

voglio che l’amor mio canti. ..
di mio amor vo’ che s’ammanti
e portine ghirlanda.

L’incontro con Abelardo, che aveva percorso la mia stessa strada, e già gran maestro di retorica, di grande fama e fascino, non fu altro che il naturale esprimersi delle rispettive potenzialità d’amore.
Ho cercato con insistenza di vederlo, ascoltarlo, incontrarlo …
Anche lui fu conquistato dalla mia fama, dalla mia giovinezza, e cercò il tuo appoggio, padre, per starmi vicino come maestro, lusingando la tua vanità. La nostra intesa fu subito totale.
Aveva due abilità in particolare che me lo resero subito caro: la grazia dei suoi magnifici versi e il fascino dei suoi canti dolci nelle parole e belli ed armoniosi nel ritmo musicale. Scriveva:

Quest’opere san frali
al lungo andar, ma il nostro
studio è quello
che fa per fama
gli uomini immortali.

Il piacere che ho conosciuto è stato così forte che qualunque cosa ne sia seguita poi, non ha potuto cambiare il mio modo di essere e di ricordare. Nel nostro ardore vivemmo tutte le fasi dell’amore, noi inventavamo l’amore, se in amore è possibile inventare qualcosa di nuovo … Non mi stancavo mai di questo piacere che non avevo mai conosciuto.
Invidia ed ostilità, maldicenze cominciarono a diffondersi intorno a noi, finché anche tu ne fosti consapevole e … decidesti di separarci.

***
Dal libro Lettere mai spedite di Maria Grazia Ferraris – MONTEDIT, 2010 – p. 85

Il commento di NICLA MORLETTI

Lettere d’amore, lettere immaginarie, lettere mai spedite. Lettere che racchiudono un mondo e tanti mondi. Che narrano la vita. Più vite. Ecco le protagoniste: Eloisa, Artemisia, Clara, Stampa, Gaspara. Nomi particolari, episodi coinvolgenti di donne con i loro sentimenti, le loro passioni e contraddizioni. Un libro al femminile che rivela e svela le tematiche della donna di tutti i tempi con le sue pulsioni, il suo mondo a volte sconosciuto e anche drammatico se si vuole. Un libro che mi è piaciuto molto. Originale l’idea delle lettere mai spedite. Ottimo lo stile. Scrivere è vita, è un modo per rimanere giovani. Un modo anche per non dimenticare. In fondo la vita è anche quella che ricordiamo e soprattutto come la ricordiamo.

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5 thoughts on “Lettere mai spedite di Maria Grazia Ferraris

  1. Chi di noi non ha mai pensato ad una lettera da scrivere e poi inevitabilmente è mancato il coraggio di spedirla.
    Intrigante il libro e sicuramente pieno di verità nascoste.
    Vorrei poterlo leggere.
    In bocca al lupo.
    Sabato P.

  2. Amo il tema delle “lettera”, lo scorrere lento della penna, o frettoloso per inseguire il pensiero più rapido della mano.La lettera costinge all’inrptrospezione e a una cura dello stile che è ormai dimenticata . Non dall’autrice, però, che mostra di saper scivere con grande eleganza e svela una vasta cultura! Bellissima l’idea di della mancata spedizione. Forse queste sono le tettere che contengono più verità! Pur dalle poche righe si rivela un libro di valore.Auguri!

  3. Bellissima lettera che scalda il cuore di coloro che la leggono…

    spero che anche le altre mi emozionino come questa 🙂

    mi piacerebbe poterlo leggere tutto.

    Sara

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