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Taci come il mare di Lerri Baldo


Onde

Lascerò che il caldo pomeriggio
annuvoli col bianco delle rocce all’orizzonte,
l’immagine di te
che si sfuma e confonde
con i respiri di questa distanza,
il colore dei tuoi occhi,
il segno incantevole delle tue labbra
nella foschia evanescente.
Sembra non possa muoversi altro
che qualche bava d’acqua su una linea lontana,
il volo dei gabbiani che accarezza
il tripudio della tua voluttà,
il riflesso statico delle barche a vela
centuplica il peso
delle nostre vite.
C’è come il senso di fare un torto all’infinito
a sognare questa calma
al di fuori della dolcezza del tuo corpo,
la pienezza dei tuoi fianchi,
un’onda che abbraccia l’altra
e scrive lettere intelligibili
sulla crosta del mare.
Tutto, qui,
ha un qualcosa di grande,
di non considerato.
La distesa del tuo volto,
con i capelli nel sole.
– Sei come una marina d’estate.

***

La mano fra i capelli

Il pomeriggio dei tuoi capelli castani
si spande dentro alla stanza,
la luce avvolge con il tuo profilo sereno,
i tuoi tratti si perdono
in un incanto di solitudine.
Diventi l’ora più languida
che questa mia vita conosca,
i tonfi sordi che segnano i minuti,
sopra il quadrante sbiancato
dell’orologio d’ estate.
Sul tuo viso
l’insicurezza che hanno le stagioni,
quando il cuore conta i battiti,
come gli anni di una donna.
Sei fragile quanto l’argilla del cortile
che segna il corso della pioggia,
il bianco delle tue braccia –
levigate come la pietra di marmo
delle statue barocche.
Lo sai,
mentre la dolcezza accompagna
il tuo corpo nell’aria,
che basta aggiungere un solo verso
al foglio abbandonato sul tavolino
per comporre la poesia più bella.
Passati una mano fra i capelli,
e l’avrai scritta tu.

***

Taci come il mare

Taci come il mare,
a ondate lunghe vaporose,
ogni tanto un gabbiano riporta un segno,
non sai apparire,
che nel fischio denso dell’alba,
parli soltanto
con la voce calda del mare.
Sei un’onda che si frange
e ritorna morbida come i tuoi capelli di schiuma
contro al porto, contro ai miei piedi
perché ho anch’io un corpo
che resiste alla sera
al tuo cuore duro, alla distanza.
Resisto la tua meraviglia, i tuoi capricci,
la bellezza infinita del tuo sguardo.
Avvolgimi,
mi avvolga la notte
di tutto quello che mi resta di te,
mi penetri il mare nelle vene,
nei plessi ancor cavi della mia coscienza,
sorrida col sorriso che ha ancora il mondo
e si sovrapponga, disperato, al tuo nome.

***

Acquamarina

Una luce raccolta sul tuo viso
le fievoli note della sera
scorrono lungo il piano dei giorni.
Conducimi nella tua vita,
nella tua esistenza fatta di mare e coralli,
non ti accarezzerò,
finché l’avanzare dell’ombra
giocherà a distanza col sole.
Si dilata l’urlo dei gabbiani
nel senso straziante di una risposta;
detesto chi uccide gli uomini,
i cacciatori,
il razzismo delle anime stanche,
per non vedere il dolore,
un pettine fuso nel bronzo,
che unisce al fuoco
l’ultima ambra dei tuoi capelli.
S’annullano al suono d’un cembalo
i diaspri della notte.
Un’onda di lampare desolata
riconduce tutto in un abbraccio…
Dentro al cerchio dei tuoi occhi
– di acquamarina.

***

Sensualità

Non so leggere in te –
perché sei orgogliosa,
affascinante,
sparpagliata nei tuoi pensieri,
nella tua voluttà.
Ti mescoli con l’aria, sei multanime,
eppure perfetta.
Sei fragile
come il sorriso più lieve di una donna
e sei cedevole,
come un angelo
che non sappia l’amore.

***

Poesie tratte dal libro “Taci come il mare” di Lerri Baldo – Fermenti

Ndr. – Nuova edizione dell’articolo pubblicato nel mese di giugno 2009

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