Era la vigilia di Natale ed io me ne stavo sdraiata sul divano, avvolta in una pesante coperta di lana, sgranocchiando patatine. Fuori nevicava e si udivano le urla gioiose dei bambini che si rincorrevano, tirandosi palle di neve.
Un tempo anch’io mi divertivo in quel modo. Un tempo anch’io amavo il Natale.
Ora non più. Provavo un’indicibile amarezza mentre scorgevo le coppiette camminare mano nella mano, con buste di plastica piene di regali. O scambiarsi baci sotto il vischio.
Mi sentivo disperatamente sola, in questo periodo dell’anno, e tutto ciò che desideravo era chiudermi in casa, aspettando che le feste finissero e la vita riprendesse il suo tran tran quotidiano.
La mattina precedente, in ufficio, le mie colleghe si erano scambiate pacchettini colorati, augurandosi un Natale pieno di gioia e serenità.
Come da routine, si erano scordate di me. Sul posto di lavoro io sembravo invisibile e nessuno si preoccupava di rivolgermi una parola gentile. Semplicemente ero trasparente.
E, a dire il vero, non è che fuori dall’ambiente lavorativo le cose fossero diverse.
Da quanto tempo non festeggiavo con un gruppo di amici? Da quanto non ricevevo un invito a uscire? Non lo ricordavo più…
Ingoiando un’altra patatina, sospirai odiandomi per la piega che avevano preso i miei pensieri.
Se Babbo Natale fosse esistito, gli avrei chiesto in regalo una vita diversa. E magari anche un corpo diverso. Io mi giudicavo troppo grassa per poter piacere a qualcuno. Del resto, passare le sere sdraiata su un divano a sgranocchiare schifezze di certo non aiutava a possedere una linea invidiabile.
Accesi la tv e fui investita dalle voci flautate di un coro che eseguiva canti natalizi. Disgustata, cambiai canale e mi trovai immersa nell’atmosfera natalizia di New York, dove alcune persone raccontavano come avrebbero trascorso le feste.
Spensi la televisione e mi sentii ancora più depressa.
Mentre consideravo l’idea di guardarmi il dvd di un film horror che mi tenesse sveglia fino alla mezzanotte, senza tuttavia ricordarmi il Natale, suonò il campanello, facendomi trasalire. Non aspettavo visite.
A dire il vero, non ricevevo MAI visite serali. E neanche diurne, a essere sinceri.
Chi mai poteva essere? Forse un venditore ambulante che avrebbe cercato di impietosirmi con la stupida storia che a Natale si è tutti più buoni e mi avrebbe convinta a comprare le cose più assurde e inutili, solo per tacitare i miei sensi di colpa.
Oppure la vicina di casa che si era accorta all’ultimo momento di essere senza zucchero e pensava di fare la scorta nella mia cucina.
O più probabilmente, qualcuno che aveva sbagliato indirizzo.
Il campanello suonò di nuovo, più a lungo questa volta, ed io, imprecando fra i denti, scesi dal divano per andare ad aprire la porta.
Mi ritrovai davanti un ragazzo che pareva un attore del cinema, da quanto era bello. Aveva le spalle larghe e gambe muscolose che trasparivano dai jeans stretti. Sul viso un sorriso sbarazzino e due occhi azzurri che si intonavano perfettamente con il maglione che indossava, dello stesso colore.
Ecco, per lo meno ora sapevo che si trattava di qualcuno che aveva sbagliato indirizzo.
“Ehm, credo che ci sia un errore”, borbottai mortificata.
Lui mi rivolse un sorriso ancora più smagliante, rivelando i suoi denti bianchissimi.
“Nessun errore. Sono il suo vicino di casa.”
Ah, ecco. Allora probabilmente avrà bisogno dello zucchero!
“Mi dispiace ma la mia dispensa è completamente vuota. Ho scordato di fare la spesa. Per questo per cena mi sto facendo fuori quel sacchetto di patatine.”
Indicai il sacchetto ormai quasi vuoto, depositato sul tavolino davanti al divano.
Lui aggrottò la fronte, incerto.
“Come, scusi?”
“Non ha suonato alla mia porta perché è rimasto senza zucchero? O senza sale o…”
Il ragazzo scosse il capo, ridendo. Sembrava decisamente divertito.
Oddio, non riesco a credere che in realtà il mio vicino di casa sia un venditore ambulante che mi vuole affibbiare un intero corredo per quando mi sposerò e che io non userò mai!
La sua voce calda e profonda tuttavia, mi distolse dalle mie meditazioni.
“No, no. Non è per questo che sono qui. Volevo semplicemente invitarla da me a mangiare una fetta di panettone. Sa, mi sono trasferito da poco qui a Milano e ancora non ho amici con cui festeggiare la vigilia di Natale. Ho notato che anche lei è sempre sola e mi sono detto: perché non festeggiare insieme?”
Io restai per un attimo senza parole. A parte il fatto che non è per niente carino farmi notare che si vede a occhio nudo che non ho lo straccio di un amico con cui passare il Natale, davvero si crede che beva questa storia? Chi sarebbe tentato di invitare una come me?
Lasciai scorrere lo sguardo sul mio ridicolo abbigliamento: pigiama di lana di una taglia più grossa della mia, con disegnati degli orsetti, calzettoni a righe colorate e pantofole pelose che mi fanno sembrare un clown.
No, decisamente deve essere uno scherzo di cattivo gusto.
“Ehm, come avrà notato sono già in pigiama.” Dissi in tono perentorio, per scoraggiarlo.
Non sia mai che mi faccia prendere in giro dal primo che capita!
Ok, è anche l’unico che sia passato di qui, ma non ha importanza.
Lui sorrise di nuovo coi suoi denti talmente bianchi da sembrare lo sponsor di un dentifricio.
“Non ha importanza”, disse fissandomi dritto negli occhi, “Dopotutto, si tratta di una cosa informale, fra vicini di casa. Quale migliore occasione per conoscerci meglio?”
Aaah, capito. Avevo scordato la quarta opzione: il maniaco sessuale che ci prova con la prima fessa che incontra. Ma se pensa che io sia così stupida…
“Mi spiace, ma non è mia intenzione socializzare con nessuno e non sono quel tipo di ragazza che cade fra le braccia del primo che capita, solo perché è da sola la vigilia di Natale.”
A questo punto, lui parve a disagio.
“Mi ha di nuovo frainteso”, fece con una nota di irritazione nella voce, “Si può sapere perché è così diffidente? Pensavo che il mio fosse un gesto carino e invece mi accusa di avere chissà quali intenzioni. Non pensavo affatto di sedurla, se è questo che ha pensato.”
“Già”, sbottai allora io, prima di riflettere, “In fondo sono troppo poco attraente per uno come lei, no? Forse si aspettava una vicina di casa più carina ed è rimasto deluso.”
Lui fu scosso da un’improvvisa risatina e distolse lo sguardo.
Ecco, ci mancava che mi ridesse in faccia!
Poi, posò di nuovo lo sguardo su di me e lo lasciò vagare lungo tutta la mia figura.
“Veramente, la trovo molto più attraente di tante altre ragazze che ho conosciuto. E quegli orsetti le donano in modo particolare.”
Dapprima, pensai che mi stesse prendendo in giro, ma subito dopo notai la sua espressione seria. Sembrava sincero.
Arrossii all’istante e rimasi a bocca aperta per tre secondi.
“Ehm, mi lascia solo un attimo per indossare un paio di jeans e un maglione?” Chiesi titubante.
Lui annuì con decisione.
Perché a volte, alla vigilia di Natale, possono accadere anche i miracoli!

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