Malva, gramigna e fiori di lavanda di Donatella Poggi

Peter Collins, il pescatore, si addentrò tra le bancarelle della fiera di S. Giovanni, quella che dopo il predominio dell’anglicanesimo sul cattolicesimo si sarebbe chiamata “Fiera d’inizio estate”. Il giorno stava cedendo il passo alla notte, il cielo, ad Occidente, aveva assunto colori sgargianti: arancio e rosso con qualche pennellata di viola, per poi stemperarsi nel blu della parte opposta. Peter aveva fame ed era stanco. Dopo ventiquattro ore in mare con la barca ed altre otto per portare a destinazione il pescato, era tornato a casa, desideroso solo di darsi una ripulita e trovare un buon pasto.
Ma ormai la casa era vuota e non c’era più nessuno ad aspettarlo: un’epidemia di febbre altissima si era portata via sia il padre, che era stato prima il suo maestro e poi, con l’avanzare degli anni, il suo aiutante, sia la madre. Perciò aveva deciso di recarsi alla fiera, dove almeno avrebbe trovato cibo e bevande per rifocillarsi, pensando che forse, a ventidue anni, sarebbe stato il caso di cercarsi una moglie, pronta ad accoglierlo al suo rientro, nella stagione fredda, davanti al fuoco scoppiettante. Localizzò la bancarella dove vendevano gli sformati di carne e quella delle focacce e si diresse spedito da quella parte, guardando il cielo, dove cominciava già a brillare qualche stella: tra poco, ai margini del grande spiazzo sarebbero stati accesi degli enormi falò, i giovani avrebbero iniziato le danze e la musica, qualcuno si sarebbe ubriacato di birra, qualcun altro avrebbe fatto a botte per motivi stupidi, e così sarebbe passata anche la notte di S. Giovanni. E il mattino dopo la vita sarebbe continuata come al solito, con le sue gioie (ma quali per lui?), i suoi dolori e gli abituali problemi quotidiani. Immerso profondamente nei suoi pensieri, andò ad urtare con violenza una ragazza vestita di scuro, che stava conversando con alcune coetanee.
«Chiedo perdono, madamigella» si affrettò a scusarsi Peter «sono talmente stanco ed affamato, che non vi ho proprio vista. Mi chiamo Peter Collins e faccio il pescatore, proprio qui a Pevensey. Permettetemi di offrivi qualcosa per rinfrancarvi. Magari una focaccia dolce?».
«D’accordo» rispose la ragazza, seguendolo sorridente verso la bancarella «mi tentano immensamente quelle con la frutta secca».
La luce della lanterna mise in evidenza un viso cordiale e allegro, incorniciato da una curiosa cuffietta ricamata da cui sfuggivano dispettosi riccioli ramati, due occhi nocciola che ridevano ancor prima del dischiudersi delle labbra. Peter notò che era piuttosto alta, aveva morbide curve nei punti giusti e le mani un po’ rovinate, che tradivano l’appartenenza a quella classe di persone obbligate a lavorare duramente per sopravvivere. Acquistati i viveri, i due giovani si sedettero in un angolo appartato per mangiare tranquilli, mentre venivano accesi i grandi falò ad illuminare l’oscurità e cominciavano i canti e le danze. Finito il suo dolce, la ragazza cominciò a raccontare di sé, guardando un po’ stupita Peter che si ingurgitava, uno dopo l’altro, ben tre sformati di carne, accompagnati da una grossa pagnotta e due grandi boccali di birra. Disse di chiamarsi Margaret Ross, anche se tutti la chiamavano Margie, e, con i suoi genitori, faceva la bracciante nelle terre di lord William, signore di una cittadina non molto distante.
Aveva diciotto anni, era figlia unica, nata quando ormai nessuno ci sperava più, per cui doveva, oltre a lavorare nei campi, a volte anche assistere gli anziani genitori; di conseguenza non le restava molto tempo per divertirsi, e la fiera di S. Giovanni era appunto una delle poche occasioni.
Addentando una fetta di torta alla frutta, Peter pensò che quella ragazza gli piaceva molto, gli sembrava una persona dolcissima, ma nello stesso tempo anche pratica, con i piedi ben saldi per terra e la testa sulle spalle, pronta ad affrontare le incognite della vita giorno dopo giorno: proprio il tipo di moglie adatta a lui, adatta ad accollarsi la responsabilità di una casa e di una eventuale famiglia quando lui fosse stato fuori a pesca. Peccato che con le donne fosse una mezza frana … non voleva assolutamente lasciarsi sfuggire questa occasione, e, d’altra parte, non sapeva da che parte iniziare … Margie, che lo stava ancora scrutando come fosse un essere fantastico e non una persona in carne ed ossa, venne in suo soccorso.
Quasi gli avesse letto nel pensiero, andò dritta al nocciolo della questione, facendogli una proposta a dir poco audace: se era d’accordo, poteva andare a trovarla a casa sua la domenica successiva, dopo la S. Messa, fermandosi per il pranzo.

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Dal libro Malva, gramigna e fiori di lavanda di Donatella Poggi – GRUPPO ALBATROS IL FILO, 2011 p. 380

Il commento di NICLA MORLETTI

In questo dinamico e originale romanzo storico tutto ha inizio tra le bancarelle della fiera di S. Giovanni, quella che dopo il predominio dell’anglicanesimo sul cattolicesimo si sarebbe chiamata, come scrive l’autrice “Fiera d’inizio estate”. Un ottimo incipit che invita alla lettura e incuriosisce. Protagoniste sono Margie, Claire e Elizabeth, femmine di grande ingegno. Tre donne dunque e tre piante: malva, gramigna, lavanda, ciascuna con le proprie caratteristiche. L’autrice con classe e stile tesse un romanzo d’indubbio valore. Con competenza e abilità ci narra l’epopea di una famiglia vissuta nel periodo oscuro delle guerre di religione tra l’Inghilterra e la Francia del Cinquecento. Adoro i romanzi storici, perché trascinano in un altro mondo, in altri tempi, comunicando forti emozioni, dalle trame ricche di avventure. Consiglio a tutti la lettura di questo libro. Ne varrà la pena!

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