La foto al capolineaChissà perché questa sera sembra tutto diverso.
Eppure la scena è la stessa di ieri, di una settimana fa, di un anno fa, di tanti anni fa.
Siamo a tavola, mentre mangi osservo la tua mano tremare ed i tuoi occhi guardare distrattamente le immagini di una televisione quasi annoiata.
Papà, l’altro ieri siamo andati insieme in centro per la prima volta, non so nemmeno se tu a piedi lo avevi mai percorso.
Eravamo a pochi metri dal capolinea degli autobus, uno stava quasi per partire. Al suono inconfondibile del motore che si stava riscaldando, ti ho visto correre nella sua direzione con il passo incerto, guardare fulmineo l’orologio e salutare il giovane autista che spiccava in un pullman rivestito di una pellicola su cui erano riprodotte delle nuvole.
Tu avevi iniziato a fare questo lavoro in un “postale” grigio, di quelli con il motore nascosto sotto il “cofano”, come lo chiamavate voi “ragazzi del ‘30”. Allora non c’erano le cinture di sicurezza ed io e Monica stavamo accucciate lì sopra, in quella specie di piccola montagna a destra del volante. Oppure sprofondavamo  nel sedile dietro a te, mentre chi saliva e chi scendeva ti esaltava per le tue bambine così buone e vestite sempre uguali con abiti ricamati dalla mamma.
Hai sorriso all’autista come se il tempo non fosse passato, hai avuto un attimo di incertezza, poi ti sei fermato, quasi a non saper come fare.
Sembravi pensare…
Chissà quante scene ti sono tornate in mente, quante persone hai rivisto nelle tue fermate immaginarie.
Anni nella stessa linea, nello stesso tragitto. Conducevi i ragazzi dai paesi alla città per tutto il tempo delle superiori, così trasportavi la loro felicità, i loro affanni, i loro amori che avrai visto nascere. E poi tutti gli altri passeggeri, che tu raccoglievi come quando suonava la campanella in classe ed iniziava l’appello.
Quel giorno, al capolinea, ti ho scattato una foto di nascosto.
Oggi la giro e rigiro tra le mani.
Sembri quasi somigliare all’autista che ti saluta con la mano decisa, mentre la tua, aperta, sembra chiedergli di aspettare, come se tu volessi risalire in quell’autobus e prendere il suo posto.
Ma i suoi capelli sono nerissimi ed i tuoi lo erano così tanti anni fa, il suo orologio riflette di una luce che il tuo non ha, la sua camicia è quella di una divisa che tu tieni appesa nell’armadio.
A Natale ti avevo regalato il libro diffuso per il centenario di APM, tu non ne avei mai letto uno, ma ti sei messo a sfogliarlo con le lacrime agli occhi.
Sarà che oggi è una giornata piovosa, forse per questo continuo a rigirare tra le mani questa foto rubata.
Dietro al tuo saluto leggo nostalgia per un tempo che non c’è più, per un libro a cui sfogli le immagini di nascosto, per una vita salita in un vecchio “postale” e mai scesa.
Seguita a piovere, tu esci da casa senza ombrello, non ci sono fermate all’orizzonte e ti allontani  lentamente…
Mi ricordo di due giorni fa, di un pullman che partiva in orario, senza aspettarti.
E tu, con le spalle basse, che lo hai seguito con lo sguardo fino alla fine.

***
Immagine: La foto al capolinea di Cinzia Corneli

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2 thoughts on “La foto al capolinea

  1. Suggestiva l’immagine del padre, che ormai anziano sfoglia le pagine del libro della vita, e la dolcezza che l’autrice con amore travolgente è riuscita a tramettere al lettore.
    Brava Cinzia.
    Complimenti!

    Marinella(nonnamery)

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