Onda su Onda…

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Onda su onda…
abbiamo vissuto tre giorni all’insegna delle emozioni allo stato puro.
Abbiamo fatto community, ci siamo divertiti, appassionati, abbiamo riso e pianto,di fronte alle tante storie raccontate con il cuore.
Cosa voler desiderare di più.
Siete stati meravigliosi, avete colto pienamente lo spirito de “l’Uomo Onda”, e l’avete fatto vostro. Senza alcuna titubanza, ma in piena sincerità. Ringrazio Robert, fulcro di tutto questo, e la redazione in gambissima, di cui sono fiera di far parte!
Ne approfitto per anticiparvi che tutti gli scritti verranno raccolti in un e-book, così come è stato per Poetica_mente 2.
Un prezioso scrigno di racconti vostri, piccole perle rare.
Potete ancora leggere e commentare tutti i post inerenti l’iniziativa cliccando qui.
Torneremo, chissà, presto o tardi…ma torneremo ancora, con un solo obiettivo : travolgervi con la marea delle sensazioni più vive, quelle dei sentimenti autentici, attraverso quello che vi proporremo Qui sul Blog autori di Manuale di Mari “Poesie e storie d’amore”, se ne vedranno delle belle, fidatevi.
;)

Psiche

L’Uomo Onda

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Adorava il tramonto: nelle sue sfumature percepiva l’essenza del silenzio. Erano queste le ore  in cui poteva incontrare l’Uomo Onda. Aspettava trepidante quell’ora per lasciare ogni cosa e correre da lui, dentro la sua spiaggia di luce. Si sedeva sullo scoglio levigato dal tempo e chiudeva gli occhi per ascoltare i suoni portati dal vento, come note di una sinfonia di colori e lasciava che l’acqua le accarezzasse la pelle. Lei che si sentiva come una conchiglia di pace, respirava quell’incanto in larghe sorsate. L’Uomo Onda aveva catturato i suoi occhi riempiendoli d’amore dolce. Lui. Il suo cielo. Un cielo terso e profumato di sole che aveva il sapore rosso delle ciliegie mature. L’Uomo Onda era entrato nella sua vita a poco a poco e l’aveva riempita di profonda verità, la verità dell’amore puro, l’amore che sa donare amore. Due anime solitarie e silenziose che incontrandosi avevano imparato ad amare, amandosi.  L’ Uomo Onda possedeva una casa sospesa nel tempo ed in questa casa c’era una stanza a forma di onda che lui aveva dipinto con la poesia di se stesso. Lei in quella stanza trovava la dimensione della realtà che diviene sogno. Ogni sera lui intrecciava le dita con quelle di lei e la conduceva là, percorrendo il breve tratto di mare in silenzio. La teneva per mano con delicatezza, come si fa con i cristalli preziosi per paura che lei potesse rompersi. La adorava per i brividi di piacere simili a sorrisi che lei sapeva donare. Si sentiva spesso come un bambino con lei e questo a lui piaceva, gli donava una gioia grande che lo faceva sentire libero come mai prima era stato. Così come lei aveva ritrovato il gusto di ridere di se stessa ed essere un po’ bambina. Con il tempo aveva imparato a conoscerne ogni fragilità e a condividere con lui le proprie, grata per ogni momento passato insieme che si imprimeva nel cuore come una filigrana indelebile: ne sentiva la consistenza liquida tra le pieghe dell’anima e per ore poteva ascoltarne l’eco. Così l’Uomo Onda e la sua conchiglia di pace, chiusi in quella stanza cantavano la silenziosa armonia delle carezze ed ogni notte addormentandosi abbracciati solo da un lato, sognavano una ghirlanda di baci intrecciati in fili sottili di ombra e di luce.

L’onda d’Europa

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La mia stanza da letto ha una parete a forma d’onda e m’addormento e sogno solo da quel lato.

Erano due anni che tutte le notti facevo lo stesso sogno e puntualmente mi svegliavo sul più bello, il cuore che andava a mille. Nel sogno mi svegliavo vicino al mare, completamente nudo, solo una serie di tatuaggi ricoprivano la mia pelle bruna. Quel disegno che mi vergava il petto, nel suo fluire simmetrico di simbolo acquatico, d’archetipo liquido, mi sospingeva  inesplicabilmente, inesorabilmente verso l’oceano: ricordi ancestrali, parole che sgorgavano da sole …un asteroide vagante è sulla rotta per far sparire il tuo mondo, mille volte potrei andarmene appeso al mio battito, a un passo da lì il precipizio del mondo… Camminavo lungo la riva, sentendo il mare lambirmi le caviglie, cercavo conchiglie per farne una collana. Non c’era nessuno per chilometri e chilometri, sulla sabbia v’erano impresse una serie di impronte, formavano una linea a perdita d’occhio: erano passi di bambino. Il mio piede vicino ad esse pareva la zampa di un enorme orso. Sapevo che quelle tracce erano mie, è una strana sensazione imbattersi nei propri ricordi. Poi, all’improvviso, l’acqua del mare cominciava a ribollire rendendomi inquieto. Osservavo l’orizzonte divenire scuro, ma ancora non percepivo l’arrivo dell’onda, pur sapendo che sarebbe giunta. Un sibilo, una striscia di fuoco che illuminava il cielo (e quel rombo… per gli dei! Un rumore assordante come di mille tuoni!) Ed ecco che mi svegliavo, completamente madido di sudore. Era diventata un’ossessione, avevo paura di dormire. Un giorno, nella sala d’attesa dell’analista, buttai un occhio sui giornali gettati alla rinfusa sopra un tavolino, era Nature mi pare o forse Scienze, non ricordo bene, in copertina ospitava una splendida foto di Europa, obiettivo della terza spedizione verso il sistema di Giove. L’articolo titolava: Anche Europa ebbe la sua Atlantide, e in corsivo “le evidenze scientifiche trovate dagli esoarchelogi sulla quinta luna del gigante gassoso lasciano spazio a pochi dubbi, la civiltà di quel mondo venne spazzata via da un evento cosmico.” Lessi l’articolo e un particolare mi colpì “…Trovate le prove di un’antica civiltà annientata da un’enorme onda anomala probabilmente provocata dall’impatto con un asteroide. I pochi che riuscirono a sopravvivere cercarono forse un altro pianeta sul quale rifugiarsi? Se così è stato, ecco spiegata la strana coincidenza per cui l’immagine trovata su un reperto proveniente da Europa corrisponde a certe immagini sacre in uso tra i Maori.” Vidi l’immagine di quell’antica pietra scolpita da mani aliene su di un mondo lontano 700 milioni di chilometri e seppi. Non avrei più avuto paura di addormentarmi. Per questo ho fatto costruire questa parete, per non dimenticare da dove vengo.

Ringrazio Lee Murray per i versi presi in prestito.

L’uomo Onda. In cammino verso il rush finale

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***

E siamo quasi giunti al termine di questa iniziativa. Ma il tempo non è ancora scaduto!

Siamo allo scatto finale! Forza!

Entro la mezzanotte di oggi potete lasciare il vostro contributo riguardo l’Uomo Onda.

Fino ad allora evitate dunque di postare altri scritti "fuori tema".

Commentate anche i vostri amici, mi raccomando, ed inserite il tag giusto per fare un distinguo.

Siamo ancora in gioco, ed allora giochiamo con le parole.

State dimostrando d’essere straordinari. Mille e sempre diverse le sfumature interpretative che state dando al tutto.

Lasciamo che la marea delle emozioni ci travolga, con la sua scia.

In cammino!

 

Vi abbraccio

Psiche

Qui tutti i dettagli dell’iniziativa.

Un Uomo…

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Un uomo

sogno un vero uomo che quando ti guarda ti accende una marea che travolge il tuo cuore.

Una sera pensavo e sognavo di te che non esistevi se non nei miei sogni, ed ecco che per magia sei arrivato! Non ho sentito la tua voce, non ho visto il tuo viso ho letto di te che forse già scrivevi di me: ”ciao!”…un tuffo al cuore! Era lui…sì e finalmente si era accorto di me!

Felicità immediata, ma folle paura di dire subito le cose sbagliate: non volevo che se ne andasse. Tanti, troppi sogni per svegliarmi subito!

Non ho pensato che potevo soffrire e che poteva farmi male ed ho voluto amarlo!

Un’onda anomala nella mia piatta vita mi ha scatenato la fantasia…tutta, anche quella più ardita! E ho pensato fra me, arrossendo: “come vorrei che mi dominasse con tutto il suo ardore!”

Come vorrei essere acqua per essere bevuta da lui solo lui può dissetarmi;  non voglio nessun altro.

Parole tante sorrisi di più…e poi il dono della voce: che bella! Quanto mi ha dato! Quanti sogni d’amore stupendi! Uomo bello, dallo sguardo triste, lasciati amare! Sarò travolgente come una mareggiata, sarò una conchiglia da prendere e portare via con un’onda morbida e spumosa che accarezza la pelle! Non voglio smettere di sognare di te, non voglio smettere di amarti!

Con tutta la forza che ho dentro tu, uomo dei sogni, sarai mio, ma ti prometto che se mi accorgerò che soffrirai per tutto l’amore che ho dentro  ti lascerò andare. Con infinito amore per te, che non sai niente di me…io, dal canto mio, spero tu esista davvero e che se deve essere storia, sia una storia d’amore senza pretese e senza inganni.

 

Amami tempesta littlemonica

come forse non hai fatto mai

scusami

per l’ingenuità che non corrisponde alla mia età

sorridimi

tutte le volte che sarò ripetitiva

travolgimi

senza farmi male

in cambio tutta me stessa

tutta la dolcezza

la passione

ti potrai vestire

con tutti i baci che ti darò

sogno di te

prendimi le mani

non lasciarle…

camminerò con te.   

 

L’ onda che non ritorna

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La lettera che teneva in mano profumava di lei e, anche se l’inchiostro delle parole era ormai sbiadito sotto gli occhi stanchi,  lui ancora cercava di ricordare il momento preciso in cui l’aveva perduta. Perché era accaduto molto tempo prima che se ne andasse, lasciandosi dietro una coltre di nebbia impenetrabile alla ragione. Tra gli infiniti attimi racchiusi nella sua mente aveva nascosto probabilmente quello che aveva determinato il passaggio al  dolore che lo stava devastando. Gli serviva  un quando, quando aveva smesso di capire cosa le passava per la testa e per il cuore, quando aveva smesso di sentirla respirare accanto a sé, quando aveva smesso di guardarla negli occhi per cogliere le ombre che le incupivano lo sguardo. Gli serviva collocare in un spazio temporale ben definito quel passaggio, credeva che circoscriverlo in  una data precisa gli avrebbe permesso di trovare il modo per perdonare sé stesso. Un tonfo improvviso gli fece alzare il capo dalla lettera per vedere che  un’anta di una finestra si era chiusa violentemente, sospinta dal vento di burrasca che si era levato poco prima. Il mare rumoreggiava furioso come il suo animo  in preda ad una rabbia che stentava a dominare spesso e che arginava sul nascere  le spirali di tenerezza che sentiva dentro di sé   quando tra le sue labbra moriva quel nome così amato. Si alzò ed uscì dirigendosi verso la spiaggia incurante del gelido vento che lo colpiva, anzi desiderava essere attraversato da quelle folate spruzzate di sale e sentirle come lame di coltello conficcate nella sua carne. I flutti spumeggiavano attorno al faro che si ergeva più in là, immobile certezza per i naviganti e,  attorno, le onde scomposte nell’impatto tormentato sugli scogli le sentiva come sussurri carezzevoli per la sua angoscia che non lo lasciava mai.   Stava urlando. “Dove sei? Maledetta! Dove sei? Torna indietro, qui, ora, ora…” Urlava dando voce al suo cuore, il suo intero essere era scosso da una follia senza via d’uscita, perché lui non voleva guarirne; una follia a cui si era aggrappato nel corso del tempo come un naufrago ad un misero relitto, la desiderava, la coccolava dentro di sé, era l’unico modo di non abbandonare il pensiero che lei sarebbe tornata.

Onda

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Lui è arrivato così. Prendendomi alle spalle. Senza neanche darmi il tempo di voltarmi.
Ma ho capito subito che era Lui, perché il mio cuore e la sua voce parlavano all’unisono.

Come può un uomo iniettarmi all’istante un potente fluido vitale con la forza misteriosa di un sorriso?

…E poi la mia coscienza ha lasciato il posto a un canto sconosciuto…

Tu ridi
onda che accarezza
il bagnasciuga,
profezia di gabbiano
che scompare nel sole.

Mi guardi
onda che trapassa
antichi scogli,
infrangendo
barriere
dimensionali

Tu vuoi
solcare
le superfici trasparenti
degli attimi

…è questo che il mio abbaglio
mi consente di scorgere
per un’ultima volta

prima di venire
da te, solo da te
travolta.


Angie

Uomo Onda

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Piccolo ed incosciente bambino, gonfio è il suo cuore di dolore. Assistere al tuo massacro mentre quelle belve ti colpivano, tutti contro uno, che pena, Signore! Sei scomparso tra gli artigli di quelle bestie schifose ed hai subìto senza un lamento. Ti ha salvato, rischiando lei stessa di essere travolta, trascinandoti via,  ma tu, impavido, sei tornato ad affrontarli e sei stato ingoiato di nuovo dal vile mucchio selvaggio. Non so più quanti erano mentre sfogavano una lurida e sleale violenza sul tuo nervoso corpo ribelle. Stava morendo con te,  impotente. Come se ogni pugno lo sentisse anche lei, netto e dritto al petto. E’ corsa a chiamare il tuo amico che, stupido, non aveva nemmeno intuito quale  tragedia si stava consumando alle sue spalle. In tempo ti ha sottratto alla carneficina, ma avevi il viso tumefatto, impregnato di sangue, e tutta la rabbia del mondo nei tuoi bellissimi occhi neri e selvaggi. A scorgerti così, il suo cuore non ha retto. Avrebbe voluto medicarti, calmarti, stringerti al  suo seno e cullarti fino a vederti finalmente riposare. Invece sei fuggito incontro a non so quale destino. Non ti sei arreso, e forse sei tornato lì, a permettere di essere di nuovo offeso. Questa notte sarà eterna: lei non troverà pace finchè non vedrà di nuovo il tuo dolce e scanzonato sorriso…
***
La mia stanza da letto ha una parete a forma d’onda e mi addormento e sogno solo da quel lato. Dall’altro, non ti capirò mai, Uomo Onda. All’alba sei tornato, sano e salvo e l’hai resa felice. Ma poi, dopo tutto quello che aveva fatto per te, perché ripagarla in quel modo? Vorrei scoprire la causa del tuo male; quella tempesta che s’impossessa del bimbo buono, bello e generoso quale sei, e che ti trasforma in un essere abominevole, capace d’infierire su una donna indifesa, calpestandola e umiliandola fino a schiacciarla in un angolo: muta, tremante e sgomenta. Forse volevi sfogare il male ricevuto impunemente? O hai semplicemente paura di ciò che provi per lei? Tu la ami, eppure fai di tutto per dissimulare. Anzi, fai di più: la provochi continuamente per testare le sue reazioni; dici che soffrirà se la lascerai, eppure sei tu a ritornare, ogni volta, chiedendole scusa. Vai e vieni, come la marea.
***
Hai capito di aver sbagliato. Hai dormito sulla sabbia, dopo esserti infranto sui massi rocciosi dei tuoi sensi di colpa, fino a sfregiarti l’anima, e poi sei rientrato nel suo letto, passando per la finestra. Sapevi che non ti avrebbe più aperto la porta; eri certo ti avrebbe cacciato come un cane rognoso, senza alcuna pietà, così come non ne avevi avuta tu, poche ore prima, ingiustamente. Gratuitamente. Così l’hai colta di sorpresa, nel sonno, come un’onda anomala, per annusare nuovamente il suo dolce profumo, al quale non sai rinunciare. E lei ti ha lasciato fare. Stupida donna!, non vuole perdere il tuo buon sapore, pur sapendo che sarà solo altro dolore. Sì, perché il mostro tornerà a dipingere le sue pareti di vino assassino, sporcherà il suo pavimento, mangerà nel suo piatto e la possederà ancora nella sua alcova, violentemente, fino a toglierle il respiro.
Fino a soffocarla d’amore.

La villetta sul mare

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La mia stanza da letto ha una parete a forma d’onda e mi addormento e sogno solo da quel lato forse perché l’azzurro di cui è rivestita è l’unico colore che riesce a donarmi serenità. Confesso che la strana forma che ogni notte sembra cullarmi dolcemente insieme al fatto di non dover più dividere la stanza con il disordine di mia sorella, sono state per me due belle sorprese di queste vacanze estive. E’ da circa due settimane che ci siamo trasferiti in questa villetta a dir poco incantevole, situata a due passi dal mare: affacciandoti da qualunque apertura della costruzione puoi vederlo ed ascoltarne il rumore, sentirne l’odore… Grazie davvero Giulio del bel regalo: ospitarci per le ferie estive in questo piccolo paradiso! Papà ha proprio ragione nel dire che sei un grande amico! Questa notte però non riesco ad addormentarmi, tutta colpa di questa febbre…

Continua QUI

L’Uomo Onda

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Come lo aveva conosciuto? Non lo ricordava più anche se ogni anno, durante le vacanze estive, ormai da molto tempo, lo incontrava su quella spiaggia baciata da un mare cristallino. Non lo avrebbe ammesso facilmente però ritrovarlo era diventato per lei un appuntamento irrinunciabile e, alla fine, sceglieva sempre quel posto per il desiderio di rivederlo ancora. Le lunghe passeggiate insieme, di primo mattino, nei giorni di luglio, erano puro piacere. Poche parole ma molti sguardi, intensi. Vedeva dalla finestra della sua camera, quell’uomo vestito di bianco, come sempre, in testa un cappello a falde larghe dello stesso colore e nella giacca il vento, che gonfiava l’abito come una vela. Così scendeva in spiaggia e lentamente lo raggiungeva. Convegni taciti che si verificavano e ripetevano naturali, come il sorgere del sole che trova preavviso solo nell’alba. E incontrandosi dopo un anno, quasi non si salutavano, come riprendendo il filo di un dialogo mai interrotto, al primo incrocio di sguardi si segnavano soltanto con un sorriso.
Delle sue frasi, brevi, misurate, lapidarie ricordava una su tutte, quella che forse l’aveva conquistata più di ogni altra. "La mia stanza da letto ha una parete a forma d’onda e mi addormento e sogno solo da quel lato… Perché l’onda è la forma delle cose buone" diceva, mimando con il corpo e con le mani il movimento perenne del mare. Lei non smise mai di pensare a quella parete e cercò e rivide l’onda riflessa in ogni fatto ed oggetto della sua vita.
Non era solo un amico ma nemmeno un tenero amante, cosa era per lei l’Uomo Onda? Così lo chiamò, dal momento che non conobbe mai il suo vero nome, perché fedele come un’onda, sempre tornava a infrangersi sul suo cuore. Come ci si può affezionare così a una persona senza nome, senza ricordi, senza una storia comune? Eppure non aveva mai avvertito il bisogno di chiedergli nulla, nemmeno quanti anni avesse. Sicuramente più di lei perché raggi di luna avevano già sostato tra i suoi capelli. Era come se lo conoscesse profondamente, da sempre, e parlare passeggiando sulla spiaggia con lui, scambiandosi promesse impossibili, pari solo a sogni, era tutto quello di cui aveva bisogno, non voleva sapere altro. Cielo, terra, aria, mare e l’Uomo Onda, c’era tutto quello che voleva lì. Senza impegni, senza vincoli, senza doveri e diritti, senza tanti "ti amo" e "per sempre". Perché l’amore è amore oppure non é e non ha bisogno di altro.
Quando abbiamo trovato il sito dei nostri sogni non lo lasciamo più e così, a distanza di molti anni, lei ritorna ancora su quella spiaggia, sulla testa il cappello bianco dell’Uomo Onda scosso dal vento, accanto a lei sua figlia, ormai donna. In lei rivede quell’onda di cuore, riflessa in occhi di cielo, in movimento su labbra di rose, scolpita su fianchi di luna.

Robert