Onda su Onda…

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Onda su onda…
abbiamo vissuto tre giorni all’insegna delle emozioni allo stato puro.
Abbiamo fatto community, ci siamo divertiti, appassionati, abbiamo riso e pianto,di fronte alle tante storie raccontate con il cuore.
Cosa voler desiderare di più.
Siete stati meravigliosi, avete colto pienamente lo spirito de “l’Uomo Onda”, e l’avete fatto vostro. Senza alcuna titubanza, ma in piena sincerità. Ringrazio Robert, fulcro di tutto questo, e la redazione in gambissima, di cui sono fiera di far parte!
Ne approfitto per anticiparvi che tutti gli scritti verranno raccolti in un e-book, così come è stato per Poetica_mente 2.
Un prezioso scrigno di racconti vostri, piccole perle rare.
Potete ancora leggere e commentare tutti i post inerenti l’iniziativa cliccando qui.
Torneremo, chissà, presto o tardi…ma torneremo ancora, con un solo obiettivo : travolgervi con la marea delle sensazioni più vive, quelle dei sentimenti autentici, attraverso quello che vi proporremo Qui sul Blog autori di Manuale di Mari “Poesie e storie d’amore”, se ne vedranno delle belle, fidatevi.
;)

Psiche

L’Uomo Onda

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Adorava il tramonto: nelle sue sfumature percepiva l’essenza del silenzio. Erano queste le ore  in cui poteva incontrare l’Uomo Onda. Aspettava trepidante quell’ora per lasciare ogni cosa e correre da lui, dentro la sua spiaggia di luce. Si sedeva sullo scoglio levigato dal tempo e chiudeva gli occhi per ascoltare i suoni portati dal vento, come note di una sinfonia di colori e lasciava che l’acqua le accarezzasse la pelle. Lei che si sentiva come una conchiglia di pace, respirava quell’incanto in larghe sorsate. L’Uomo Onda aveva catturato i suoi occhi riempiendoli d’amore dolce. Lui. Il suo cielo. Un cielo terso e profumato di sole che aveva il sapore rosso delle ciliegie mature. L’Uomo Onda era entrato nella sua vita a poco a poco e l’aveva riempita di profonda verità, la verità dell’amore puro, l’amore che sa donare amore. Due anime solitarie e silenziose che incontrandosi avevano imparato ad amare, amandosi.  L’ Uomo Onda possedeva una casa sospesa nel tempo ed in questa casa c’era una stanza a forma di onda che lui aveva dipinto con la poesia di se stesso. Lei in quella stanza trovava la dimensione della realtà che diviene sogno. Ogni sera lui intrecciava le dita con quelle di lei e la conduceva là, percorrendo il breve tratto di mare in silenzio. La teneva per mano con delicatezza, come si fa con i cristalli preziosi per paura che lei potesse rompersi. La adorava per i brividi di piacere simili a sorrisi che lei sapeva donare. Si sentiva spesso come un bambino con lei e questo a lui piaceva, gli donava una gioia grande che lo faceva sentire libero come mai prima era stato. Così come lei aveva ritrovato il gusto di ridere di se stessa ed essere un po’ bambina. Con il tempo aveva imparato a conoscerne ogni fragilità e a condividere con lui le proprie, grata per ogni momento passato insieme che si imprimeva nel cuore come una filigrana indelebile: ne sentiva la consistenza liquida tra le pieghe dell’anima e per ore poteva ascoltarne l’eco. Così l’Uomo Onda e la sua conchiglia di pace, chiusi in quella stanza cantavano la silenziosa armonia delle carezze ed ogni notte addormentandosi abbracciati solo da un lato, sognavano una ghirlanda di baci intrecciati in fili sottili di ombra e di luce.

L’onda d’Europa

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

La mia stanza da letto ha una parete a forma d’onda e m’addormento e sogno solo da quel lato.

Erano due anni che tutte le notti facevo lo stesso sogno e puntualmente mi svegliavo sul più bello, il cuore che andava a mille. Nel sogno mi svegliavo vicino al mare, completamente nudo, solo una serie di tatuaggi ricoprivano la mia pelle bruna. Quel disegno che mi vergava il petto, nel suo fluire simmetrico di simbolo acquatico, d’archetipo liquido, mi sospingeva  inesplicabilmente, inesorabilmente verso l’oceano: ricordi ancestrali, parole che sgorgavano da sole …un asteroide vagante è sulla rotta per far sparire il tuo mondo, mille volte potrei andarmene appeso al mio battito, a un passo da lì il precipizio del mondo… Camminavo lungo la riva, sentendo il mare lambirmi le caviglie, cercavo conchiglie per farne una collana. Non c’era nessuno per chilometri e chilometri, sulla sabbia v’erano impresse una serie di impronte, formavano una linea a perdita d’occhio: erano passi di bambino. Il mio piede vicino ad esse pareva la zampa di un enorme orso. Sapevo che quelle tracce erano mie, è una strana sensazione imbattersi nei propri ricordi. Poi, all’improvviso, l’acqua del mare cominciava a ribollire rendendomi inquieto. Osservavo l’orizzonte divenire scuro, ma ancora non percepivo l’arrivo dell’onda, pur sapendo che sarebbe giunta. Un sibilo, una striscia di fuoco che illuminava il cielo (e quel rombo… per gli dei! Un rumore assordante come di mille tuoni!) Ed ecco che mi svegliavo, completamente madido di sudore. Era diventata un’ossessione, avevo paura di dormire. Un giorno, nella sala d’attesa dell’analista, buttai un occhio sui giornali gettati alla rinfusa sopra un tavolino, era Nature mi pare o forse Scienze, non ricordo bene, in copertina ospitava una splendida foto di Europa, obiettivo della terza spedizione verso il sistema di Giove. L’articolo titolava: Anche Europa ebbe la sua Atlantide, e in corsivo “le evidenze scientifiche trovate dagli esoarchelogi sulla quinta luna del gigante gassoso lasciano spazio a pochi dubbi, la civiltà di quel mondo venne spazzata via da un evento cosmico.” Lessi l’articolo e un particolare mi colpì “…Trovate le prove di un’antica civiltà annientata da un’enorme onda anomala probabilmente provocata dall’impatto con un asteroide. I pochi che riuscirono a sopravvivere cercarono forse un altro pianeta sul quale rifugiarsi? Se così è stato, ecco spiegata la strana coincidenza per cui l’immagine trovata su un reperto proveniente da Europa corrisponde a certe immagini sacre in uso tra i Maori.” Vidi l’immagine di quell’antica pietra scolpita da mani aliene su di un mondo lontano 700 milioni di chilometri e seppi. Non avrei più avuto paura di addormentarmi. Per questo ho fatto costruire questa parete, per non dimenticare da dove vengo.

Ringrazio Lee Murray per i versi presi in prestito.

L’uomo Onda. In cammino verso il rush finale

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

***

E siamo quasi giunti al termine di questa iniziativa. Ma il tempo non è ancora scaduto!

Siamo allo scatto finale! Forza!

Entro la mezzanotte di oggi potete lasciare il vostro contributo riguardo l’Uomo Onda.

Fino ad allora evitate dunque di postare altri scritti "fuori tema".

Commentate anche i vostri amici, mi raccomando, ed inserite il tag giusto per fare un distinguo.

Siamo ancora in gioco, ed allora giochiamo con le parole.

State dimostrando d’essere straordinari. Mille e sempre diverse le sfumature interpretative che state dando al tutto.

Lasciamo che la marea delle emozioni ci travolga, con la sua scia.

In cammino!

 

Vi abbraccio

Psiche

Qui tutti i dettagli dell’iniziativa.

Un Uomo…

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Un uomo

sogno un vero uomo che quando ti guarda ti accende una marea che travolge il tuo cuore.

Una sera pensavo e sognavo di te che non esistevi se non nei miei sogni, ed ecco che per magia sei arrivato! Non ho sentito la tua voce, non ho visto il tuo viso ho letto di te che forse già scrivevi di me: ”ciao!”…un tuffo al cuore! Era lui…sì e finalmente si era accorto di me!

Felicità immediata, ma folle paura di dire subito le cose sbagliate: non volevo che se ne andasse. Tanti, troppi sogni per svegliarmi subito!

Non ho pensato che potevo soffrire e che poteva farmi male ed ho voluto amarlo!

Un’onda anomala nella mia piatta vita mi ha scatenato la fantasia…tutta, anche quella più ardita! E ho pensato fra me, arrossendo: “come vorrei che mi dominasse con tutto il suo ardore!”

Come vorrei essere acqua per essere bevuta da lui solo lui può dissetarmi;  non voglio nessun altro.

Parole tante sorrisi di più…e poi il dono della voce: che bella! Quanto mi ha dato! Quanti sogni d’amore stupendi! Uomo bello, dallo sguardo triste, lasciati amare! Sarò travolgente come una mareggiata, sarò una conchiglia da prendere e portare via con un’onda morbida e spumosa che accarezza la pelle! Non voglio smettere di sognare di te, non voglio smettere di amarti!

Con tutta la forza che ho dentro tu, uomo dei sogni, sarai mio, ma ti prometto che se mi accorgerò che soffrirai per tutto l’amore che ho dentro  ti lascerò andare. Con infinito amore per te, che non sai niente di me…io, dal canto mio, spero tu esista davvero e che se deve essere storia, sia una storia d’amore senza pretese e senza inganni.

 

Amami tempesta littlemonica

come forse non hai fatto mai

scusami

per l’ingenuità che non corrisponde alla mia età

sorridimi

tutte le volte che sarò ripetitiva

travolgimi

senza farmi male

in cambio tutta me stessa

tutta la dolcezza

la passione

ti potrai vestire

con tutti i baci che ti darò

sogno di te

prendimi le mani

non lasciarle…

camminerò con te.   

 

L’ onda che non ritorna

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

La lettera che teneva in mano profumava di lei e, anche se l’inchiostro delle parole era ormai sbiadito sotto gli occhi stanchi,  lui ancora cercava di ricordare il momento preciso in cui l’aveva perduta. Perché era accaduto molto tempo prima che se ne andasse, lasciandosi dietro una coltre di nebbia impenetrabile alla ragione. Tra gli infiniti attimi racchiusi nella sua mente aveva nascosto probabilmente quello che aveva determinato il passaggio al  dolore che lo stava devastando. Gli serviva  un quando, quando aveva smesso di capire cosa le passava per la testa e per il cuore, quando aveva smesso di sentirla respirare accanto a sé, quando aveva smesso di guardarla negli occhi per cogliere le ombre che le incupivano lo sguardo. Gli serviva collocare in un spazio temporale ben definito quel passaggio, credeva che circoscriverlo in  una data precisa gli avrebbe permesso di trovare il modo per perdonare sé stesso. Un tonfo improvviso gli fece alzare il capo dalla lettera per vedere che  un’anta di una finestra si era chiusa violentemente, sospinta dal vento di burrasca che si era levato poco prima. Il mare rumoreggiava furioso come il suo animo  in preda ad una rabbia che stentava a dominare spesso e che arginava sul nascere  le spirali di tenerezza che sentiva dentro di sé   quando tra le sue labbra moriva quel nome così amato. Si alzò ed uscì dirigendosi verso la spiaggia incurante del gelido vento che lo colpiva, anzi desiderava essere attraversato da quelle folate spruzzate di sale e sentirle come lame di coltello conficcate nella sua carne. I flutti spumeggiavano attorno al faro che si ergeva più in là, immobile certezza per i naviganti e,  attorno, le onde scomposte nell’impatto tormentato sugli scogli le sentiva come sussurri carezzevoli per la sua angoscia che non lo lasciava mai.   Stava urlando. “Dove sei? Maledetta! Dove sei? Torna indietro, qui, ora, ora…” Urlava dando voce al suo cuore, il suo intero essere era scosso da una follia senza via d’uscita, perché lui non voleva guarirne; una follia a cui si era aggrappato nel corso del tempo come un naufrago ad un misero relitto, la desiderava, la coccolava dentro di sé, era l’unico modo di non abbandonare il pensiero che lei sarebbe tornata.

Onda

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Lui è arrivato così. Prendendomi alle spalle. Senza neanche darmi il tempo di voltarmi.
Ma ho capito subito che era Lui, perché il mio cuore e la sua voce parlavano all’unisono.

Come può un uomo iniettarmi all’istante un potente fluido vitale con la forza misteriosa di un sorriso?

…E poi la mia coscienza ha lasciato il posto a un canto sconosciuto…

Tu ridi
onda che accarezza
il bagnasciuga,
profezia di gabbiano
che scompare nel sole.

Mi guardi
onda che trapassa
antichi scogli,
infrangendo
barriere
dimensionali

Tu vuoi
solcare
le superfici trasparenti
degli attimi

…è questo che il mio abbaglio
mi consente di scorgere
per un’ultima volta

prima di venire
da te, solo da te
travolta.


Angie

Uomo Onda

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Piccolo ed incosciente bambino, gonfio è il suo cuore di dolore. Assistere al tuo massacro mentre quelle belve ti colpivano, tutti contro uno, che pena, Signore! Sei scomparso tra gli artigli di quelle bestie schifose ed hai subìto senza un lamento. Ti ha salvato, rischiando lei stessa di essere travolta, trascinandoti via,  ma tu, impavido, sei tornato ad affrontarli e sei stato ingoiato di nuovo dal vile mucchio selvaggio. Non so più quanti erano mentre sfogavano una lurida e sleale violenza sul tuo nervoso corpo ribelle. Stava morendo con te,  impotente. Come se ogni pugno lo sentisse anche lei, netto e dritto al petto. E’ corsa a chiamare il tuo amico che, stupido, non aveva nemmeno intuito quale  tragedia si stava consumando alle sue spalle. In tempo ti ha sottratto alla carneficina, ma avevi il viso tumefatto, impregnato di sangue, e tutta la rabbia del mondo nei tuoi bellissimi occhi neri e selvaggi. A scorgerti così, il suo cuore non ha retto. Avrebbe voluto medicarti, calmarti, stringerti al  suo seno e cullarti fino a vederti finalmente riposare. Invece sei fuggito incontro a non so quale destino. Non ti sei arreso, e forse sei tornato lì, a permettere di essere di nuovo offeso. Questa notte sarà eterna: lei non troverà pace finchè non vedrà di nuovo il tuo dolce e scanzonato sorriso…
***
La mia stanza da letto ha una parete a forma d’onda e mi addormento e sogno solo da quel lato. Dall’altro, non ti capirò mai, Uomo Onda. All’alba sei tornato, sano e salvo e l’hai resa felice. Ma poi, dopo tutto quello che aveva fatto per te, perché ripagarla in quel modo? Vorrei scoprire la causa del tuo male; quella tempesta che s’impossessa del bimbo buono, bello e generoso quale sei, e che ti trasforma in un essere abominevole, capace d’infierire su una donna indifesa, calpestandola e umiliandola fino a schiacciarla in un angolo: muta, tremante e sgomenta. Forse volevi sfogare il male ricevuto impunemente? O hai semplicemente paura di ciò che provi per lei? Tu la ami, eppure fai di tutto per dissimulare. Anzi, fai di più: la provochi continuamente per testare le sue reazioni; dici che soffrirà se la lascerai, eppure sei tu a ritornare, ogni volta, chiedendole scusa. Vai e vieni, come la marea.
***
Hai capito di aver sbagliato. Hai dormito sulla sabbia, dopo esserti infranto sui massi rocciosi dei tuoi sensi di colpa, fino a sfregiarti l’anima, e poi sei rientrato nel suo letto, passando per la finestra. Sapevi che non ti avrebbe più aperto la porta; eri certo ti avrebbe cacciato come un cane rognoso, senza alcuna pietà, così come non ne avevi avuta tu, poche ore prima, ingiustamente. Gratuitamente. Così l’hai colta di sorpresa, nel sonno, come un’onda anomala, per annusare nuovamente il suo dolce profumo, al quale non sai rinunciare. E lei ti ha lasciato fare. Stupida donna!, non vuole perdere il tuo buon sapore, pur sapendo che sarà solo altro dolore. Sì, perché il mostro tornerà a dipingere le sue pareti di vino assassino, sporcherà il suo pavimento, mangerà nel suo piatto e la possederà ancora nella sua alcova, violentemente, fino a toglierle il respiro.
Fino a soffocarla d’amore.

La villetta sul mare

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

La mia stanza da letto ha una parete a forma d’onda e mi addormento e sogno solo da quel lato forse perché l’azzurro di cui è rivestita è l’unico colore che riesce a donarmi serenità. Confesso che la strana forma che ogni notte sembra cullarmi dolcemente insieme al fatto di non dover più dividere la stanza con il disordine di mia sorella, sono state per me due belle sorprese di queste vacanze estive. E’ da circa due settimane che ci siamo trasferiti in questa villetta a dir poco incantevole, situata a due passi dal mare: affacciandoti da qualunque apertura della costruzione puoi vederlo ed ascoltarne il rumore, sentirne l’odore… Grazie davvero Giulio del bel regalo: ospitarci per le ferie estive in questo piccolo paradiso! Papà ha proprio ragione nel dire che sei un grande amico! Questa notte però non riesco ad addormentarmi, tutta colpa di questa febbre…

Continua QUI

L’Uomo Onda

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

 

Come lo aveva conosciuto? Non lo ricordava più anche se ogni anno, durante le vacanze estive, ormai da molto tempo, lo incontrava su quella spiaggia baciata da un mare cristallino. Non lo avrebbe ammesso facilmente però ritrovarlo era diventato per lei un appuntamento irrinunciabile e, alla fine, sceglieva sempre quel posto per il desiderio di rivederlo ancora. Le lunghe passeggiate insieme, di primo mattino, nei giorni di luglio, erano puro piacere. Poche parole ma molti sguardi, intensi. Vedeva dalla finestra della sua camera, quell’uomo vestito di bianco, come sempre, in testa un cappello a falde larghe dello stesso colore e nella giacca il vento, che gonfiava l’abito come una vela. Così scendeva in spiaggia e lentamente lo raggiungeva. Convegni taciti che si verificavano e ripetevano naturali, come il sorgere del sole che trova preavviso solo nell’alba. E incontrandosi dopo un anno, quasi non si salutavano, come riprendendo il filo di un dialogo mai interrotto, al primo incrocio di sguardi si segnavano soltanto con un sorriso.
Delle sue frasi, brevi, misurate, lapidarie ricordava una su tutte, quella che forse l’aveva conquistata più di ogni altra. "La mia stanza da letto ha una parete a forma d’onda e mi addormento e sogno solo da quel lato… Perché l’onda è la forma delle cose buone" diceva, mimando con il corpo e con le mani il movimento perenne del mare. Lei non smise mai di pensare a quella parete e cercò e rivide l’onda riflessa in ogni fatto ed oggetto della sua vita.
Non era solo un amico ma nemmeno un tenero amante, cosa era per lei l’Uomo Onda? Così lo chiamò, dal momento che non conobbe mai il suo vero nome, perché fedele come un’onda, sempre tornava a infrangersi sul suo cuore. Come ci si può affezionare così a una persona senza nome, senza ricordi, senza una storia comune? Eppure non aveva mai avvertito il bisogno di chiedergli nulla, nemmeno quanti anni avesse. Sicuramente più di lei perché raggi di luna avevano già sostato tra i suoi capelli. Era come se lo conoscesse profondamente, da sempre, e parlare passeggiando sulla spiaggia con lui, scambiandosi promesse impossibili, pari solo a sogni, era tutto quello di cui aveva bisogno, non voleva sapere altro. Cielo, terra, aria, mare e l’Uomo Onda, c’era tutto quello che voleva lì. Senza impegni, senza vincoli, senza doveri e diritti, senza tanti "ti amo" e "per sempre". Perché l’amore è amore oppure non é e non ha bisogno di altro.
Quando abbiamo trovato il sito dei nostri sogni non lo lasciamo più e così, a distanza di molti anni, lei ritorna ancora su quella spiaggia, sulla testa il cappello bianco dell’Uomo Onda scosso dal vento, accanto a lei sua figlia, ormai donna. In lei rivede quell’onda di cuore, riflessa in occhi di cielo, in movimento su labbra di rose, scolpita su fianchi di luna.

Robert

L’uomo onda

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Tu mi hai cercato…in questo mondo senza confini…
Ignara ho contrastato ogni tua affermazione…ogni tua attenzione
Forte il tuo carisma…il tuo sguardo magico mi ha stregato…facendo affiorare ricordi assopiti nella notte dei tempi. Tu come una dolce onda notturna mi hai inondata di mille emozioni…ed io ho tentato invano di non farmi bagnare dal tuo amore , come i bimbi che giocano sulla battigia e corrono verso il mare al retrocedere delle onde per poi fuggire schiamazzando felici verso terra al avanzare dell’onde…
Ma si sa prima o poi ci si bagna…
Ho scalcitato come un puledro da domare…rifiutando il sentimento che stava nascendo in me.
Tutto invano , poi lentamente e dolcemente mi hai teso la mano …e ho riconosciuto la stretta di chi mi aveva già amata…
Amore mio ora sono qui e senza remore aspetto l’alta marea che mi porta il tuo amore …e vivo per quell ‘attimo di comunione dei nostri esseri in mondo senza tempo e senza spazio…Noi due soli immersi in questo mare di emozioni che altri non potrebbero comprendere …io nella tua mente …tu nella mia per sempre…
Il mio destino è quello di aspettare che arrivi  con tutto il tuo amore per un solo istante…da conservare nel cuore senza gridarlo al mondo interno…

Vorrei gridare il tuo nome…
ma devo soffocarlo nel cuore
quel grido…
Vorrei correre da te
ma i miei occhi non
si specchieranno
mai nei tuoi…
Vorrei accarezzarti il viso
e sentire le tue mani su
di me, ma questo solo
il vento lo farà…
Vorrei vivere …questo amore,
ma è scritto nel nostro
destino…
Allora io ti chiamo
con tutta me stessa
sugli ultrasuoni che
essere umano non può
udire se non ama…
per ricordarti
che ti amo…
e mai smetterò …
Questo amore
che ha superato
la barriera del tempo e dello spazio
è la nostra forza…appartiene al nostro
destino e nulla si può contro di esso…in questa o in altre vite…
Io sono in te ,tu sei e sarai in me.

io nella tua mente …tu nella mia per sempre

uomo onda…

Uomo Onda: secondo giorno d’emozioni

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Vi sto leggendo attentamente.

Ci sono pezzi degni da soli  di capeggiare accanto ad autori famosi, e celebri. Ma in tutti v’è grande passione e voglia di emozionare/si.

Quando accade, quando nasce questa bellissima e rara alchimia il risultato parla da sè.

E voi svelate una personalità magnifica, attraverso i Vostri scritti, ma più di tutto,oltre queste incantevoli parole, siete persone Vere, Autentiche, Impareggiabili, che interagiscono, crescono assieme, si divertono, guidate da grande spontaneità.

Grazie d’essere qui, d’aver aderito a “L’uomo Onda”.

Ogni pagina scritta, sarebbe vuota senza un’anima  palpitante.

Le Persone prima di ogni cosa.

Questa la filosofia del Blog autori di Manuale di Mari che Robert racchiude ogni volta, tutte le volte, in quello che fa. Pensiero guida che ci accompagna qui oggi, come in precedenti occasioni, a dimostrazione che la rotta segnata dal Cuore conduce lontano, nelle maree di ogni momento come nella vita d’ogni giorno.

A voi la penna e la passione.

Psiche

Onda d’amore

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Un’onda.
Uno sguardo si posa sul mio.
È un’onda
Tu sei l’onda. Io sono lo scafo che solca l’onda.
E  il mio sguardo senza languori, forte di abbracci si posa sul tuo.
Tu sei la vela e io sono il vento.
Ecco, io vengo a te, dolce tesoro. È una follia, lo so. Eppure questa è la scelta e questo sia. Sì, io vengo a te e tu aspettami.
E guardami. E io ti guardo. E noi siamo sguardi. Sereni. Nel cielo.
Nuvole accarezzano il tuo sguardo che si posa sul mio.
Onda e scafo. Vela e vento
E io vengo a te.
E tu vieni a me.

Eppure, mai più l’avrei immaginato!
Sotto la doccia, penso pensieri.
Come onda su onda
io penso pensieri.
Lei mi aspetta.
Ora o mai più!
Che dico?
Sì, sono io che parlo:
Se non ora, quando?
Lei mi attende…
E io, che attendo?
Questo è il tempo: questo è il mio tempo, questo è tutto il tempo, quando non c’è più tempo.
Sì, vado da lei
sospinto dall’onda:
fremiti d’amore
oscillano
onde impetuose
scuotono
il petto
e dal cuore nasce l’onda
che mi porta da lei
che la sospinge a me.

(Segue. Continua a leggere sul mio blog )

L’uomo onda

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Torno al passato, a un passato che non è ancora stato sepolto, ma vive nel mio profondo…Vedo il mio vecchio, piccolo, borgo marinaio e i pescatori affaccendati a riassettare le loro reti. L’uomo onda:

 qui ne vivono tanti e ognuno di loro porta sul volto i segni di questo amore, unico e speciale ,con l’amante prediletto: il mare.

E’ bello guardarli mentre rientrano con le loro barche nel porto, la mattina presto, dopo una notte trascorsa in mare. La loro pelle scura, bruciata dal sole e dal sale e i loro occhi ridenti perché le reti sono colme. Le loro donne sono tutte li ad attenderli e sono felici e danzano perché oggi il mare è stato generoso. L’uomo onda è un uomo coraggioso che si sfianca, piegato sui remi, affronta con la sua barca il gigante, ora generoso e accogliente, ora adirato e avaro. L’uomo onda è un uomo forte che affida al mare anche il suo riposo e di notte si accovaccia nel fondo della sua barca e si fa cullare dalle onde. L’uomo onda è una piccola e fragile creatura che vaga tra l’infinito del cielo e l’immenso del mare, che chiede l’orientamento alle stelle per non perdersi nell’immenso.

L’uomo onda è un uomo che sa ancora trovare Dio, spingendo il suo sguardo oltre le stelle, e sa accogliere le gioie e i dolori della vita.

In questa totale armonia tra il cielo e la terra, tra la grandezza del cosmo e la piccolezza dell’uomo, vive quell’uomo, il pescatore…l’uomo onda!

L’uomo-onda.

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

  Diego ripensava spesso alla sua stanza da bimbo. A quel mare disegnato sulla parete di lato al letto, modellata sulla traccia di un’onda di risacca, che aveva la capacità di indurgli il sonno più profondo e prodigo di riposo. Ma le notti adulte, ormai, si susseguivano dense di sogni agitati. Al suo fianco, Ester non si voltava più verso di lui, cercando di rifugiarsi in chissà quale altro mondo lontano. Da qualche anno, però, un pensiero lo salvava, come cima di salvataggio che lo traeva dai marosi di tempesta della sua mente inquieta. Ripercorreva le immersioni più affascinanti che era riuscito a strappare alla quotidiana ventura: il tonfo nell’acqua appesantito dall’attrezzatura vestita e la dolce sensazione di leggerezza che provava non appena si trovava ad essere sospeso su quegli abissi insondabili; la vertiginosa discesa verso il blu cupo, dove sembrava nascondersi il suo più autentico sé stesso, là dove si dischiudono i tesori incantati di vite nascoste che, ignare dell’uomo e dei suoi avversi destini, conducono una vita millenaria scandita e plasmata soltanto dalla mano di Dio.
  Lo chiamavano uomo-onda, per la passione che infondeva in tutto questo. Accettò bonariamente quel nomignolo, in ricordo di quella parete lontana nella memoria, così impregnata di sogni e ricordi delle onde marine. In tale maniera, quell’onda disegnata continuava ancora a guidare i suoi sonni più belli, sotto forma degli splendidi scenari che la sua memoria evocava ogni notte. Ester non lo chiamava più, invece.

(…continua su "Fiorisuisassi"…)

Vinicio Pasquali

Raggi lunari

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

"La mia stanza da letto ha una parete a forma d’onda e mi addormento e sogno solo da quel lato mentre penso a te e ai tuoi occhi. Il mare ruggisce sotto la mia finestra in un brivido del cuore che ti pensa e ti sogna qui insieme a me. Immagino la luna che bagna il tuo corpo e io che disegno arabeschi sulla tua schiena nel tuo sonno morbido accanto al mio cuore. Tu fingeresti di dormire per accompagnare il mio desiderio e io ti sentirei calda e rilassata sotto le mie dita, quelle stesse che ora ti scrivono il mio amore. La notte sarà lunga per noi: finalmente una notte intera in cui essere insieme, la prima di tante che avremo. Il mio sogno è così vivo e forte che sembra vero e io ti amo con la passione che ti ho sempre scritto e che tu sentivi dalle mie parole, ed è tutto così come l’abbiamo sempre immaginato: i brividi di scoprire la tua pelle e i tuoi occhi che si perdono nei miei, mentre le tue mani salgono ad accarezzarmi il viso segnato dal tempo trascorso lontano. Tu indossi quel sospiro di raso bianco che ti ho spedito lo scorso Natale. Il tessuto, sorretto solo da spalline così sottili da sembrare raggi lunari, ti scivola addosso e tu vieni verso di me decisa e sicura. La notte insieme sarà lunga e luminosa e finalmente daremo un nome a ciò che siamo sempre stati e tutto tornerà al suo posto. Ti amo, Tesoro mio, e questo sogno che sto facendo sembra così reale che ho timore di svegliarmi e di ritrovarmi qui solo come sempre, in questa mia stanza in cui posso solo sognare di te mentre le onde della mia passione riflettono la burrasca della mia anima… "
Dalla finestra aperta un rumore entrò improvviso e lui aprì gli occhi a metà del pensiero. La prima cosa che vide fu il sorriso di lei: il suo volto chino a guardarlo e gli occhi che lo scrutavano dolcemente.
".. sognavo di te… pensavo ancora di doverti sognare e basta, invece tu sei qui davvero…"
"Sì, amore, sono qui, e non andrò più via. Stanotte è stato meraviglioso stare insieme e finalmente tu non dovrai più guardare da solo quella parete. La guarderemo insieme e ci disegneremo sopra il nostro futuro." Lei sorrise e sfilò quel sospiro di raso bianco che indossava e lui sentì un’onda, stavolta di piacere, avvolgerlo. La strinse tra le braccia e lasciò che l’onda li sommergesse uniti.

L’ONDA DEL SILENZIO

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Veniva da un paese lontano, non mi disse mai quale, forse perché mai glielo chiesi.

Ho sempre pensato che in alcuni casi per avere delle risposte occorre non fare domande.

Eppure quando un raggio di sole illuminava i suoi occhi, si riusciva quasi a scorgere il riflesso di una città martoriata tanto quanto la sua anima.

Con un groviglio inestricabile di reticenze ed omissioni difendeva il suo passato, tamponava le sue ferite.

A volte nel bel mezzo di una piacevole serata, improvvisamente i suoi occhi si incupivano.

Erano nubi che assorbivano la luminosità del suo sguardo, erano lampi senza tuoni, temporali senza lacrime.

Allora mi allontanavo perché sapevo che era questo ciò che voleva, sgusciavo via in punta di piedi per lasciargli l’intimità di cui aveva bisogno.

Sapevo che poi sarebbe stato lui a cercare me e senza dire nulla avrebbe interrotto la mia attesa.

Leggevo nel suo sguardo un ringraziamento mai pronunciato.

Eppure non mi sono mai sentita esclusa, ciò che non diceva a me era ciò che non riusciva a verbalizzare neanche con se stesso.

Compresi subito ad esempio, che le passeggiate sul lungomare gli lasciavano addosso una patina di salsedine e malinconia.

Non vidi mai i suoi occhi posarsi sulle onde. Allora cambiavo direzione, senza che se ne accorgesse lo conducevo verso un altrove, lontano da ciò che lo turbava finché non sentivo il suo respiro tornare a poco a poco regolare.

Cominciai ad abituarmi a quei silenzi carichi di tutto finché una sera, senza alcun preavviso e come un fulmine a ciel sereno sentii la sua voce dire:

"Il mare. Il mare mi ha portato qui da un paese in guerra.

Il mare più della guerra mi ha fatto perdere tutto e tutti quando già avevo perso me stesso.

Nessuno, nessuno mai ha risposto ai miei silenzi con i suoi silenzi.

Nessuno mai."

Poi tacque. La sua voce si spense nei colori del tramonto, i suoi occhi si chiusero ad arginare quella lacrima che non scese mai a sfiorare il suo volto. Un’onda del suo mare in tempesta.

Silenzio.

Le parole del mare

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

- Sai, mare? Oggi lui è partito.

Nel mio cuore il gelo è sceso

e sono venuta da te a cercar tepore.

La tua cadenza rasserena i battiti impazziti.

(sospiro)

- Fanciulla, non potevi trovare

cuna migliore per ristorare l’anima.

Sai, io dall’alba dei tempi

conosco i tormenti degli amanti.

(risacca)

- Il fluire delle tue onde

mi richiama alla mente la sua voce,

delicata e possente al tempo stesso.

E la sua pelle, e i suoi capelli, e la sua schiena.

(piedi nell’acqua)

 

- Bagnati pure, fanciulla ferita.

I tuoi piedi per me sono pinne di sirena

e il tuo pianto risana l’acque insane.

Che il mio umile canto si unisca al tuo.

(flutti si frangono)

- Oh, come davvero vorrei esser sirena!

E la mia voce lo indurrebbe a tornare,

e l’abbraccio dell’onda, d’intesa coi miei arti,

fino a lui mi scorterebbe per incanto.

(corpo s’immerge)

- E allora vieni, fanciulla prode,

farò da traino al tuo corpo ondoso.

E se l’amante t’avrà scordato,

dell’Uomo-Onda sarai spuma e sposa.

(alta marea)

Immagine di Josephine Wall                   

Etain

Grandmother’s House

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

"la mia stanza da letto
ha una parete a forma d’onda

e
mi addormento

e
sogno

solo
da quel lato"


lo faccio da sempre.
da quando abito qui.
dai sei mesi che seguirono l’addio di mia nonna ai suoi grembiulini a fiori. che si cuciva da sè (perchè sono grassa, si scusava). perchè era una brava sarta, pensavo io.
e da cinque anni, queste pareti vivono.
mi cullano
le sento incoraggiarmi (mangia, mangia). come faceva lei, quando ero bambino
quando il mercoledì, andavo lì a pranzare. prima della piscina. e lei mi portava in tavola gli gnocchi
dopo che avevamo riso
dopo che mi aveva sgridato. perchè ancora… le rubavo quei quadratini crudi appena tagliati. l’attimo prima che finissero nella pentola della stregaccia. e affondassero. giù, giù. per poi risalire.
e quando s’addormentava sulla poltrona, andavo a rilassarmi in camera sua
una voce bassa alla radio trasmetteva sempre quelle piccole preghiere
e la spegnevo
e guardavo le madonnine tutte in ordine. in quella cunetta
ne sceglievo una. ci toglievo la coroncina. mi bagnavo. pensavo… sarei diventato buono
e guardavo la conca che le accoglieva.
mi sembrava un’onda
e ripensavo a me da piccolo. a mia sorella col foularino.
e alle polpette di sabbia
e alle grida della mamma (state buoni)
e sorridevo
allora mi buttavo sul lettone. e a pelle d’orso, mi addormentavo
sognavo bambini coi capelli sottili
azzurri come il cielo. quando respiri gioia
sognavo torte di mele. la carezza stanca di mio padre, al ritorno dal lavoro. prima che dormissi

ora… la casa è mia
il mio letto è proprio sul lato opposto alla parete a forma d’onda
ora… la mia vita è sconfusionata
sono sempre di corsa. e… sebbene mangi spesso fuori nei ristoranti, non trovo gnocchi degni della nonna
e…sì. le amiche non mi mancano. sono il "tipico-tipo-affascinante". ma sono single. niente bimbi
ma quando torno la sera
stanco
o da una serata con gli amici
sfrego i piedi sullo zerbino "BON JOUR"
entro in casa
ripongo le chiavi
mi svesto
mi guardo allo specchio
mi dico "dai… hai fatto abbastanza per oggi"
sorrido a me stesso
riempio i polmoni d’ossigeno (come se dovessi andare sott’acqua)
m’infilo sotto le coperte
osservo quell’onda decorata di stelle
ed è allora
che lascio fuoriuscire l’aria. piano. piano
sento entrare in me il profumo del pane alle cinque del mattino
penso al rumore della moka che ha pronto il caffè (che mia nonna mi faceva assaggiare sul ciucio)
e mi addormento leggero
come avessi ad abbracciarmi
due morbide ali

Uomo Onda: Primo giorno assieme

 >> Invita i tuoi amici a leggere e commentare

U n delicato sentore di mare indora l’aria, qui sul Blog degli Autori. E’ magnifica l’energia che si avverte. Amici siete fantastici, i vostri racconti hanno intensità ed emozione. Binomio chiave, ed auspicabile per un’iniziativa quale L’Uomo Onda. 12-13-14. Tre giorni. Dunque ricordo, per chi volesse partecipare, e non l’ha ancora fatto, che ne ha piena possibilità, unica accortezza : utilizzare il tag apposito e lasciare che sia il cuore a condurre! Come sempre. Divertiamoci assieme. Lasciate un segno anche ai post degli altri autori partecipanti, facciamo community, interagiamo.

 Nei tre giorni suddetti, siete invitati a non postare altro che non sia inerente con la tematica trattata.

 Intanto…che dire:

 "Naufragar m’è dolce in questo mare"…

;)

Psiche