La lettera che teneva in mano profumava di lei e, anche se l’inchiostro delle parole era ormai sbiadito sotto gli occhi stanchi,  lui ancora cercava di ricordare il momento preciso in cui l’aveva perduta. Perché era accaduto molto tempo prima che se ne andasse, lasciandosi dietro una coltre di nebbia impenetrabile alla ragione. Tra gli infiniti attimi racchiusi nella sua mente aveva nascosto probabilmente quello che aveva determinato il passaggio al  dolore che lo stava devastando. Gli serviva  un quando, quando aveva smesso di capire cosa le passava per la testa e per il cuore, quando aveva smesso di sentirla respirare accanto a sé, quando aveva smesso di guardarla negli occhi per cogliere le ombre che le incupivano lo sguardo. Gli serviva collocare in un spazio temporale ben definito quel passaggio, credeva che circoscriverlo in  una data precisa gli avrebbe permesso di trovare il modo per perdonare sé stesso. Un tonfo improvviso gli fece alzare il capo dalla lettera per vedere che  un’anta di una finestra si era chiusa violentemente, sospinta dal vento di burrasca che si era levato poco prima. Il mare rumoreggiava furioso come il suo animo  in preda ad una rabbia che stentava a dominare spesso e che arginava sul nascere  le spirali di tenerezza che sentiva dentro di sé   quando tra le sue labbra moriva quel nome così amato. Si alzò ed uscì dirigendosi verso la spiaggia incurante del gelido vento che lo colpiva, anzi desiderava essere attraversato da quelle folate spruzzate di sale e sentirle come lame di coltello conficcate nella sua carne. I flutti spumeggiavano attorno al faro che si ergeva più in là, immobile certezza per i naviganti e,  attorno, le onde scomposte nell’impatto tormentato sugli scogli le sentiva come sussurri carezzevoli per la sua angoscia che non lo lasciava mai.   Stava urlando. “Dove sei? Maledetta! Dove sei? Torna indietro, qui, ora, ora…” Urlava dando voce al suo cuore, il suo intero essere era scosso da una follia senza via d’uscita, perché lui non voleva guarirne; una follia a cui si era aggrappato nel corso del tempo come un naufrago ad un misero relitto, la desiderava, la coccolava dentro di sé, era l’unico modo di non abbandonare il pensiero che lei sarebbe tornata.

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15 thoughts on “L’ onda che non ritorna

  1. Pagina vergata con grande maestria, cara Adelaide. La tua capacità espressiva ha saputo delinare perfettamente la disperazione a cui l’amore più condurre…e la follia che come un’onda tutto travolge…

    Bravissima sempre.

    Un grande ed affettuoso abbraccio

    Maya

  2. a volte le emozioni forti sfociano in follia…il desiderio di non perdere la persona amata ci sopraffà completamente e ci sentiamo smarriti tra i flutti più tempestosi…complimenti per il bellissimo scritto. Angie

  3. L’Amore, a volte, rende folli.. a giudicare da cosa è successo nella mia città proprio ieri 🙁

    E’ un altro aspetto, che Adelaide ha saputo descrivere..

    Un abbraccio

    Ars

  4. Piacevolmente scorrevole il testo, giusto tratteggio di pensieri ed emozioni, un flash-back di immagini per raccontare il dolore che rimane quando un amore finisce…

    Domande e risposte ingoiate da quell’onda che va e…ritorna…

    Complimenti!

  5. Non siamo capaci di aver cura di ciò che per noi è veramente prezioso, lo perdiamo, ma non vogliamo assumerci la responsabilità della perdita, spesso fino a cancellare gli eventi che a quella perdita hanno condotto. Rimangono rimpianto e rabbia che si scatenano contro l’esterno fino a che non si è in grado di guardarci dentro. Un bel racconto, Adelaide, che, forse, meriterebbe un ampliamento. Un abbraccio, Cecilia.

  6. In verità, quando amiamo veramente, lanciamo maledizioni contro noi stessi più che la persona amata. Lanciamo maledizioni contro il vento e questo ce li riporta indietro.

    Grazie Adelaide. Hai aggiunto un altro importante tassello al ritratto e alle emozioni dell’Uomo Onda 🙂

  7. La nostra Adelaide e la sua maestria nel dipingere questo stato d’animo…la follia dell ‘amore…

    Per un Uomo Onda che non vuole smettere d’amare e dimenticare…

    Un racconto pregevole…

    Ti abbraccio carissima

    🙂

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