All’età di dieci anni chiesi ai miei genitori il permesso per farmi frequentare il corso di subacquea, ma loro, prima con una scusa e poi con un’altra, mi dissero che ero troppo piccola. E così, per quell’anno, mi rassegnai, ma nessuno mi tolse dalla mente l’idea di fare il sub; infatti, l’anno dopo, ci riprovai ma senza esito positivo e così anche l’anno successivo e quello successivo ancora, finché all’età di quattordici anni, vista la mia insistenza (e anche il fatto che non era un capriccio dato che supplicavo ogni anno per farlo), i miei genitori andarono a chiedere informazioni all’istruttore del Centro, Dean Kubranic.
Gli chiesero se potevo cominciare un corso di subacquea e lui prima di dire qualsiasi cosa, chiese loro la mia età; quando loro lo informarono che avevo quattordici anni, rispose che vista la mia giovane età, sarebbe stato meglio aspettare un altro paio di anni, affinché si formasse e sviluppasse completamente il diaframma, in modo da effettuare una corretta respirazione. Quando tornarono e mi dissero che l’istruttore aveva detto loro che era meglio aspettare un paio di anni, sinceramente non credetti alle loro parole, anche se non potevo fare altro che stare a quello che dicevano, perché non potevo né disubbidire né tanto meno avevo i soldi per finanziarmi quel corso.
Un giorno, mentre ero in acqua, vidi che sul gommone c’era l’istruttore del Centro subacqueo e così mi avvicinai. Era lì che avvolgeva una corda e indossava una muta asciutta e pensai che forse si stava preparando per uscire in mare. Abbronzato e muscoloso, vidi che veniva guardato da molte donne, ma anche dalle ragazze sulla spiaggia.
Lo salutai e gli chiesi se potevo cominciare a fare il corso di sub, ma con mio grande rammarico, scoprii che i miei genitori non mi avevano mentito; lui mi disse le stesse cose che il pomeriggio mi avevano detto i miei. Nel dirmi quelle parole, notai il suo sguardo ammaliante e sensuale.
Mi disse che non dovevo rimanerci male, assicurandomi che, giunto il momento, si sarebbe occupato lui personalmente della mia istruzione subacquea. E così ci salutammo.
Durante quella breve conversazione, notai che non mi guardava con gli occhi di un padre (dato che poteva esserlo vista la sua età), ma con gli occhi di un uomo che guarda una donna.
Sinceramente ero affascinata dalla sua figura e forse, mentre gli parlavo, penso di essere anche arrossita.
L’anno che compii quindici anni, mandai di nuovo i miei genitori al Centro per chiedere se potevo cominciare questo benedetto corso, ma nemmeno quell’anno mi andò bene. E così, con mia grande delusione, mi rassegnai al fatto che dovevo aspettare un altro anno, fino ai sedici anni e mezzo, con l’ardore per una cosa desiderata per più di sei anni.
Prima di andare dall’istruttore a chiedere se quell’anno avessi potuto finalmente cominciare il corso, andai da mia nonna per chiederle se per caso me lo avesse voluto finanziare.
E così cominciò l’opera di convincimento e in questo, devo dire la verità, mi aiutò molto mio fratello Pavle, per il quale mia nonna ha sempre avuto un forte debole sin dalla sua nascita.
Questo deriva dal fatto che, non solo mia nonna assistette alla nascita di mio fratello, ma hanno anche la stessa voglia sul collo.
In tutto questo, però, Mate non era tanto entusiasta del fatto che io volessi andare a fare sub, però di certo non poteva impedirmelo. Così decisi che non appena avessi convinto definitivamente mia nonna, sarei andata personalmente al Centro a parlare con quell’istruttore dal sorriso ammaliante.
Sinceramente non me lo ricordavo nemmeno di faccia, sapevo solo che aveva un bell’aspetto, ma forse se l’avessi visto per strada non l’avrei nemmeno riconosciuto.
Il giorno dopo, Mate mi disse che lo avevano chiamato la madre e il padre da Dubrovnik dicendogli che sarebbe dovuto ritornare ad Opuzen perché doveva sostenere l’esame di fisica. Io lo guardai esterrefatta, non solo perché non mi aveva accennato minimamente al fatto che dovesse recuperare una materia, ma anche perché non si era impegnato nel mantenere la promessa fattami un mese e mezzo prima. La cosa che mi aveva fatto arrabbiare di più era che io per lui non avevo sostenuto l’ultima interrogazione di matematica con Esposito e questo non era di poco conto e di scarsa importanza.
La professoressa Esposito è stata la mia insegnante di matematica a partire dal quarto ginnasio; non si può dire che sia un’insegnante dal punto di vista pratico, ma piuttosto che sia una persona affetta da gravi disturbi psicologici e mentali, da vera e propria follia e soprattutto da schizofrenia. Si trovava ad insegnare nel mio liceo classico perché il fratello è una figura di grande rilievo, essendo laureato, se non sbaglio, in ingegneria nucleare, e quindi, occupando quella carica, ha fatto avere il posto a quella povera pazza della sorella e non solo, anche un posto di preside ad un’altra sorella ancora più malata di lei.
Entrambe hanno una fissazione per i gatti, con i quali vivono; ma, mentre la mia insegnante, Michela Esposito, si limita solo ad imitarli in classe, l’altra vive, e dorme con loro; ritiene anche giusto e opportuno che questi ultimi facciano i loro bisogni fuori al balcone facendo andare il tutto in testa alla povera gente sfortunata che in quel momento si trova a passare di lì per caso. Non sono contraria a tenere gli animali in casa, dato che anche io ne ho, ma non sono d’accordo sul fatto che facciano i bisogni dappertutto facendo puzzare non solo tutta la casa, ma diffondendo il tanfo per tutto il palazzo.
Ci si chiederà come faccio a sapere la vita dell’altra sorella.
Ebbene è molto semplice! Quando si dice che il mondo è piccolo, non lo si dice così tanto per dire, ma perché effettivamente è così. Si da il caso che la sorella della Esposito, viva nello stesso palazzo di mia zia Stefania, la sorella di mia madre, che abita nel condominio che si trova proprio di fronte al mio. Quindi, si può capire, almeno in parte, del perché è bene non inimicarsi la professoressa Esposito. Ed io lo so ed anche molto bene. L’ho testato sulla mia stessa pelle. Quando decide che sei da due, allora sei da due per tutta la durata dei cinque anni e l’unica cosa che puoi fare è aspirare ad una sufficienza, premesso che la si supplichi tutto il giorno e facendo ogni cosa che lei ti dica di fare. Se per lei invece sei da dieci, allora non puoi scendere da quel livello, perché per lei hai raggiunto il massimo, l’eccellenza e da lì nessuno sale e nessuno scende.
Ed è questo il caso di Gianfranco Pirrello, uno dei cinque ragazzi della mia classe composta interamente da donne.
Ebbene, lui per Esposito è un magistrato, ovvero il “Magistrato Pirrello”. Ed allora, dato che mi aveva perseguitata nei tre anni precedenti, nei quali ero riuscita a stento ad arrivare ad un cinque, questa volta per i due anni successivi il sei l’avrei visto solo con il binocolo.
Parlo di persecuzione perché effettivamente i miei primi due anni al liceo furono dannosi per la mia salute mentale e fisica. Mi sono iscritta al liceo classico “Vittorio Emanuele II” all’età di tredici anni, con un anno di anticipo avendo fatto, invece della prima elementare, la primina. Contemporaneamente, facevo anche parte del Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella e studiavo danza al Centro Culturale Danza di Anastasia Barucco. Sapevo che il liceo classico era il più difficile, ma ci volli andare proprio per questo.
E così, il liceo fu la mia rovina mentale, già cominciata quando entrai al Conservatorio. Il liceo mi richiedeva un impegno per lo studio che andava dalle cinque alle otto ore, poi c’era la danza e le due ore di allenamento al pianoforte, praticamente, di tempo per me non né rimaneva, c’era solo quello per andare a riposare.
Ma, bando alle ciance, quando la Esposito seppe che non avrei frequentato la scuola fino all’ultimo giorno, dicendo che dovevo effettuare delle visite mediche che non potevano essere rimandate per nessuna ragione al mondo, lei mi disse per tutta risposta che se non avessi frequentato fino all’ultimo giorno la scuola e che se non avessi sostenuto fino alla fine le sue interrogazioni di fisica e di matematica, mi avrebbe messo il debito in entrambe le materie. Ma io le risposi che non avrei rimandato e così feci. Ed è per questo motivo che quando lui mi disse che sarebbe dovuto tornare ad Opuzen per la scuola, io mi arrabbiai. Ma comunque, poiché a volte, ma solo a volte, sono comprensiva, lo lasciai andare, a patto che tornasse entro un giorno. Lui mi promise di sì e così partì. E infatti, come aveva promesso, il giorno successivo alla sua partenza fu di ritorno.
Dopo tre giorni Mate ed io verso le 17:00 andammo un po’ sulla spiaggia per vedere tramontare il sole e fu lì che la madre e il padre lo chiamarono di nuovo, dicendogli che sarebbe dovuto tornare a Opuzen per recuperare il debito di croato.

***

Dal libro Per sempre di Valentina Vitaljic

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10 thoughts on “Per sempre di Valentina Vitaljic

  1. complimenti, la descrizione dei personaggi è eccellente
    la copertina è mirabile
    il faro che aiuta a non perdersi nel mare sia in tempesta che calmo
    la donna sferzata dal vento
    immobile che scruta l’orizzonte
    ferma nella sua posizione
    come la tua voglia di diventare sub
    il cielo tempestoso come il tuo tumultuoso essere
    ma con spriragli di luce
    io sono sub
    e la profondità del mare è la mia seconda vita
    un augurio di cuore per tutto quello che desideri – buon 2012 –

  2. Delle righe davvero profonde e intense… una storia fresca e importante, che mi piacerebbe davvero avere la possibilita’ di leggere per intero!

  3. La caparbietà mi sembra la caratteristica principale della protagonista : da quella di frequentare il corso di sub a quella di intraprendere gli studi liceali pur conoscendone la difficoltà, sfida affrontata con puntiglio e aggravata dal corso di danza e di conservatorio musicale!
    Quante sfide! E perchè tutto questo quasi masochismo?
    E che dire del ritratto della Professoressa Esposito?
    E di Mate?
    Quanta carne al fuoco in questo incipit che fà prevedere un prosieguo interessante e coinvolgente!

  4. bellissimo libro…

    intenso di emozioni… paure… difficoltà che spero non siano troppo insormontabili…

    mi piace fin dove l’ho letto…

    spero di poterlo leggere tutto

    Sara

  5. Cara Valentina,
    ho letto il tuo incipit provando strane, intime sensazioni e, poichè
    il rischio più alto che corre un lettore o colui che prova a commentare è
    quello di dare solo la propria interpretazione di un testo, avevo deciso
    di non scriverti…
    Poi la voglia è stata più forte del raziocinio. Credo che tu sia istruttice
    subacquea e biologa per restare fedele a un’infanzia e a un’adolescenza,
    che sono rimaste tatuate nella tua anima.
    Citi luoghi che adoro e vivi la sensazione viscerale che tu li abbia amati
    in modo talmente forte da aver articolato l’esistenza stessa attorno a loro.
    L’istruttore croato… come tuo padre… un fascio delle tue radici e il mare,
    colonna sonora della ‘nostra’ Napoli e scrigno di cristallo della terra
    paterna…
    Il romanzo è autobiografico e mi sembra catartatico. Talvolta si scrive anche
    per redimere un passato molto ingombrante…
    Il tuo lo è a livello emozionale… e, ti ripeto, potrebbe essere solo una mia sensazione…
    Di fatto quelle emozioni mi sono arrivate e non sono riuscita a schivarle.
    Sono onde di una tempesta interiore mai placata e, per usare un ossimoro,
    di una pacata rabbia per ciò che doveva essere…
    E forse è stato. Ci è stato possibile leggere solo l’incipit.
    Lo stile ha qualcosa di acerbo che lo rende particolare. Sembra il tentativo
    di riconquistare il periodo descritto anche a livello narrativo. Nessun ‘semplicismo’
    o banalità, una porta aperta sul passato, convincente proprio in quanto vera sotto
    tutti i punti di vista.
    E sei molto elegante nel porgere i fatti… una fata del mare! Grazie e ad majora!

  6. Gent.ma Valentina,
    noto nel suo racconto una profondità vera, basata su storie di vita, e mi piace il suo modo di saltare da un argomento all’altro, lasciando il lettore appeso ai personaggi con le proprie storie.
    In bocca al lupo.
    Sabato P.

  7. Che bellissimo spaccato di vita: uno stile di narrativa veramente pulito e denso di sentimenti!!
    Mi piacerebbe davvero poter leggere per intero questo libro!

  8. I sub – disse un giorno un poeta – vedono il mondo dall’ alto degli abissi.
    E Valentina ce lo conferma, raccontando dei suoi inizi, difficoltosi e importanti.
    In fondo al mare c’e’ la vetta dell’ esistenza.
    Respirare ( senza maschera) per credere.

    Gaetano

  9. Che bel titolo… è già tutto un programma; leggendo poi questo tratto mi sono subito chiesta se la storia d’amore che s’intravede avrà un finale positivo (come potrebbe sembrare dal titolo) o.. chissà. Adoro il mare e mi piacciono i libri con lo sfondo “marino”. Complimenti per il suo primo libro.

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