È una calda sera di tarda primavera, è il 7 giugno 2009, una data storica che ricorderò per tutta la vita poiché ha determinato un passaggio politico amministrativo che nessuno avrebbe mai immaginato, l’inizio di un decadentismo politico della sinistra e del centrosinistra in particolare.
La notizia di una rivoluzione storica dove il centro destra avrebbe messo in campo tutte le forze per sovvertire e sconfiggere coloro che per sessantatré anni avevano governato la nostra città.
Tutto questo era già nell’aria, bastava andare nei bar, nei quartieri, fra la gente: la voglia di cambiamento radicale, quella di mandare a casa i conservatori di poltrone era tanta, la sopportazione di determinate arroganze dei politici amministratori aveva passato il limite di guardia.
Accaldato, mi sono recato presso il comitato elettorale in attesa di conoscere e vedere i risultati per l’elezione dei nuovi amministratori: il sindaco per la città di Prato dove si confrontavano Carlesi e Cenni, o alla provincia Gestri o Attucci.
La sensazione che qualcosa di grosso stesse accadendo si faceva sempre più reale perché il mio telefono non suonava come accadeva in altre occasioni dove i compagni di partito, al primo segnale di vittoria, inviavano messaggi ben auguranti.
I due comitati elettorali, centro sinistra e centrodestra, erano divisi dalla piazza del Duomo dove le varie televisioni locali avevano montato tutte le apparecchiature tecniche su un palco per le riprese televisive e dove i giornalisti intervistavano i vari politologi e candidati dei due schieramenti.
Al sentire canti e slogan, che provenivano da via del Corso, già percepiva che la vittoria elettorale era vicina.
La piazza con il passare dei minuti si riempiva di simpatizzanti iscritti del centrodestra, il presagio avuto stava diventando certezza.
Lungo via Luigi Muzzi, dove era collocato il quartier generale del centrosinistra, si cominciavano a formare gruppetti di persone che discutevano animatamente e dalle frasi pronunciate affiorava già qualche nome, come responsabile di questa inaspettata, ma preannunciata sconfitta.
Il presagio non era più una fantasia ma si stava avverando ciò che nel 2002 avevo previsto: la disfatta del PD perché le fusioni a freddo e uomini poco lungimiranti e pieni di prosopopea non hanno dato buoni frutti.
Mi avvicino ai locali, le vetrofanie, i manifesti sono lì esposti, ma i sorrisi fotografici non sono più gli stessi.
La sala è affollata, i video visibili da qualsiasi parte del salone, qualche conoscente del sito comunale clicca continuamente sul mouse per vedere come stanno andando, numericamente e percentualmente, i risultati parziali, che di volta in volta arrivano dai seggi sparsi sul territorio, i quali variano illudendo prima uno poi l’altro candidato.
I soliti analisti, che sembravano fiduciosi allo spoglio dei primi seggi scrutinati, quindi pronunciando un certo, ma cauto ottimismo, con l’arrivo dei successivi dati diventano sempre più ombrosi, pessimisti. Infatti, con il sopraggiungere dei dati dei seggi situati in centro città e quelli nel quartiere est, della Pietà, si rendono conto che le percentuali non si modificano, rimangono costanti. È vero che la speranza è l’ultima a morire, ma la matematica non lascia scampo, si sta profilando una serata molto nervosa.
Sono le ore 21,30, mancano ancora pochi seggi da scrutinare, i dati definitivi della provincia sono già conosciuti: i due candidati a presidente non raggiungono il quorum richiesto.
L’ombra della sconfitta elettorale, poiché i politici pratesi del centro sinistra erano abituati a vincere al primo turno, si stava allungando su tutte le teste dei presenti.
I volti sudati, camicie e magliette evidenziavano aloni di sudore, la calura non è solo atmosferica, ma soprattutto corporea dovuta al nervosismo che si stava propagando anche nelle persone che fino a quel momento apparivano più flemmatiche.
Mancano uno o due seggi, e anche per il candidato sindaco i dati percentuali danno la conferma che la popolazione pratese ha dato il colpo di grazia a una politica stanca e conservatrice, il fatidico cinquanta per cento più uno non è stato raggiunto, si va al ballottaggio. Per la parte politica in cui milito anch’io è un fallimento, una sonora sconfitta, lo sconforto e le facce scure iniziano a prendere il sopravvento su tutti, i capannelli di persone curiose si accentrano per la strada; più in là, a pochi metri, in piazza del Duomo i sostenitori del centrodestra iniziano le scorribande in segno di vittoria. Infatti, avevano recuperato venti punti in percentuale dall’ultima consultazione del 2004.
Tutti cercano di analizzare il perché, e come per il calcio, dove ci sono milioni di tecnici quando gioca la nazionale, anche in questa fase della riflessione ci sono centinaia di persone che s’improvvisano politologi.
Le frasi pronunciate sono di varia estrazione, ma il minimo comune multiplo è sintetizzabile: ” .. .il male voluto, non è mai troppo, … tira tira la corda si strappa, .. .il partito è alla deriva, non hanno saputo fare l’alleanza, … nella lista non dovevano inserire nomi che avevano operato disastrosamente nella precedente amministrazione poiché è stata fallimentare”, … per non citare alcune affermazioni sgradevoli a riportarle e offensive.
Arriva la notizia ufficiale: ballottaggio fra quindici giorni.
Che cosa può essere successo?
Perché l’elettorato, che per anni ci ha dato il consenso di amministrare la città, questa volta ha voltato le spalle?
Le risposte sono molteplici, i cittadini non danno più credito alle promesse, vogliono i fatti, desiderano conoscere e sapere chi li deve amministrare e poi dare loro un giudizio sul comportamento a fine mandato. Per il centrodestra alcuni nomi di rispetto già trapelavano per certi, nel centro sinistra, silenzio assoluto, quindi la cambiale in bianco non è stata accettata.
Alla prima domanda non è difficile rispondere poiché la nostra città sta attraversando una crisi storica in molti settori, in special modo d’identità che non ha uguali su tutto il territorio nazionale.
Uno dei settori più sofferenti, oltre a quello produttivo, del nostro territorio che richiedeva attenzioni specifiche è stato ed è quello dello sport poiché sia le strutture sia le società sportive sia l’associazionismo sono stati abbandonati da oltre venti anni.
Dirigenti e atleti chiedevano, in campagna elettorale, ai due rispettivi candidati di conoscere il loro programma in merito e quello che sarebbe stato l’assessore di riferimento, poiché in base a queste informazioni avrebbero dirottato le loro preferenze.

***
Dal libro Oltre i portoni di Sergio Puggelli – BASTOGI EDITRICE ITALIANA, 2010 – p. 179

Il commento di NICLA MORLETTI

Sergio Puggelli è psicologo e psicoterapeuta, una figura professionale eccellente, nonché convincente e ottimo scrittore che, grazie alla sua capacità analitica, riesce a cogliere il senso delle cose e degli eventi e a prevederne le cause. In questo libro egli prende per mano il lettore accompagnandolo piano piano “Oltre i portoni”, i portoni delle Istituzioni e della politica. In questo caso nelle stanze di un’Amministrazione Comunale e anche all’interno della vita di partito. E ci racconta con stile elegante e preciso quello che ha visto parlandoci anche di ciò che gli sarebbe piaciuto vedere oltre i portoni del “Palazzo della politica”. Un libro attualissimo e molto interessante di cui consiglio a tutti la lettura per ridare vita a quelle emozioni, a quei valori e a quei sogni che sembrano ormai non nutrire più il nostro quotidiano vivere.

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4 thoughts on “Oltre i portoni di Sergio Puggelli

  1. L’avvincente metafora del titolo non lascia presagire la didascalia “fuor di metafora” del sottotitolo. Il vero incipit del libro è nella copertina, una specie di doppio legame (psicologico, non a caso, data la professione dello scrittore) che si instaura subito con il lettore in quella che promette di essere una acuta e ponderata “Storia della sua gente”, della gente dell’autore, tanto per parafrasare il titolo del recentissmo successo di un altro pratese. Complimenti e auguri. Potrei essere io una sua lettrice?

    Angela Ambrosini

  2. Libro sicuramente di spessore che tratta argomenti delicati, putroppo recenti e più che mai vivi.
    Mi sembra molto ben argomentato e sicuramente equilibrato nella scrittura e nel pensiero.
    Complimenti.
    Sabato P.

  3. Un brano attualissimo che, con una coinvolgente scrittura, offre spunti davvero interessanti di riflessione e non prescinde dall’amore per il proprio territorio, quel sentimento identitario capace di stimolare il desiderio di fare e di far crescere il contesto in cui si vive. Come in un incessante campionato, in cui qualche volta si vince e qualche volta si cade, purché non si perda mai di vista, tuttavia, la meta, la voglia di credere, progettare, fare scelte, indicare priorità concrete in grado di delineare certezze sulle ombre e sui presagi dentro e fuori del sé: una costruttiva dialettica che materializzi la chiave per una possibile, quotidiana Itaca “oltre i portoni” di un approssimativo empirismo.
    Nella speranza di leggere il libro, complimenti vivissimi.

  4. un libro decisamente originale, che tratta di argomenti che sono tutt’oggi molto attuali.
    Mi piacerebbe oltre lo squarcio iniziale poterlo leggere tutto… non se ne trovano molti di libri su questo argomento. Interessante.
    Sara

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