Ho gridato.
Ho gridato dai visceri
delle mie carni ferite.
Dai gangli più fondi e roventi
ove aggrumano radici
di madre.

E Tu…
che sei foresta e nido
sei mare e sei conchiglia
azzurrità che abbaglia
ala che veglia e che culla
Tu… che tutto ascolti
– il brusìo e il boato –
accoglienza hai dato
al mio pianto
nel tepore del tuo afflato.

S’è dissolta in un effluvio di tiglio
in un ciclo di virginale pudore
la mia notte affogata di nebbie.

Poi… travolgente sorpresa
il dono-donato di quell’aurora
/ bocca di brace – gola di drago
lingua vibrante in vampe di fuoco
magma ch’erompe qual fiato
dal caos
quasi… messaggio incandescente /
ad un palmo dal mio naso
e dagli occhi
da sentirne   – brivido / febbre –
l’ardore sotto la pelle.

~  ~  ~  ~  ~  ~

Ora sciogliere io vorrei
la mia voce
/ come giunca che franga
gli ormeggi
cavalla che spezzi la briglia
aquila che forzi la gabbia
a farsi bava di vento /
per ringraziarti e osannarti
– o Dio –
con la fede degli antichi profeti
slanciata oltre
le colonne del tempo.
Ma come…            come cantare…
che nulla – Tu sai – m’appartiene
se non il salso che lascia il dolore
incrostato dentro alle vene.

Tu sei… la parola
tuo… l’incanto del canto
dai tuoi prati
– per misteriosi sentieri –
svola polline di poesia.

Tu… seme – bulbo – radice
che ogni esistenza sostenti
il tronco sei e la fronda
da cui sgemma
ogni nostra delizia.

Al primo tuo soffio di Padre
palpitò l’inerzia del fango
al primo vagito del Figlio
esultò l’intero universo.

E fu Luce… Luce… quel “fiato”
che all’uomo schiuse
le stanze del cuore.

Aspergi   – ora – queste labbra
riarse
/ rugiada sia la tua saliva /
che viva sgorghi la voce
con forza di polla sorgiva
linda come la luna
al petto dell’umida notte
generosa qual miele
che fiotta
dai favi ricolmi alle rupi.

Signore, che tutto governi /
il tinnire della cascata
sopra specchi di giada
il tonfo della valanga
dalla faglia che sfaglia
lo svolo della farfalla
sulla corolla della vaniglia /
Tu – che al suono comandi
e al tuono e al silenzio –
forgia questa voce sì roca
con la sapienza delle tue dita.

Lieve diverrà come neve
sull’inverno del gelsomino
docile quanto la vela
che alla brezza s’affida.

Materna sarà come zolla
che ninna il bulbo
di zafferano
calda qual seno che si offre
alla bocca-di-latte.

E garrule si rincorreranno
le sillabe
a fiorire parole nel verso
come si rincorrono le note
…rondini sullo spartito.

Si abbraccerà all’altro
ogni suono
quanto l’argento si abbraccia
al corallo
o l’oro allo zaffiro
nel cesello di una collana.

E leggiadro vorrei l’intreccio
fra melodia e senso
come leggiadro è
l’intreccio del glicine
con l’angelica-bella

nel canto d’amore e di pianto
dell’antico Li Sao*.

* Poema celeberrimo, composto dal grande poeta cinese Chtì Yuan (343-277 a.C.) il quale viene celebrato in tutta la Cina il quinto giorno della quinta luna.

***

Dal libro Là dove flautano i bambù di Rosanna Bertacchi, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.

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5 thoughts on “Là dove flautano i bambù di Rosanna Bertacchi

  1. In questi versi leggo amore e passione, credo sia questo il concetto, il messaggio che trasmettono nel ringraziare Dio per il dono della vita.

  2. La lontana Cina e’ vicina al cuore di Rosanna, tanto da infiammarlo.
    ” La’ dove falutano i bambu’ ” riesce a trasmettere l’amore per una Terra e una cultura all’estremo del nostro mondo.
    La Bertacchi, in questo scampolo di versi, registra sentimenti universali e li declina in cinese.
    Vorrebbe avere gli occhi a mandorla. Ha invece quelli della bonta’, che sono universali.

    Gaetano

  3. Un canto di lode a Dio e alla vita armoniosa, che seguendo le leggi del cuore generoso, illuminato porta sempre delizia.
    Linguaggio eloquente, che dona suono e ritmo, al verso.
    Complimenti per avere esteso concetti universali in polline poetico, mi piacerebbe leggerLa anche domani. Codialità Franca Fasolato

  4. Dalla lettura dei suoi versi traspare una ricerca tumultuosa di un’irraggiungibile luce di beatitudine, che risiede in ognuno di noi, ma che va ricercata attraverso il creato, attraverso l’amore…
    Mi piacerebbe leggerne altri.
    Lia

  5. I versi tratti dal suo libro hanno la rara qualità della vera preghiera, quella scritta – intendo dire – soltanto nel grande libro del Creato.
    La grande ricerca dell’armonia universale, come è proprio della cultura orientale, fa pensare – sul piano formale – ad una struttura poematica dell’intero testo.
    Le auguro, di cuore, che il grido che eruppe “dai gangli più fondi e roventi / ove aggrumano radici / di madre”, Le porti sempre il “dono-donato” di queste aurore di poesia.

    Sandro Angelucci

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