La videro.
In molti la videro compiere un grande salto verso la scogliera, là dove i flutti impetuosi muiono e risorgono.
Nessuno mai la ritrovò. Disperati e vani i tentativi. Enorme la disperazione di una vita che lascia posto ad ombra. Una faccia spenta di Luna era il cuore di lei che era rimasta. Sua sorella aveva spiccato un volo ad ali chiuse. Un volo di morte.
Ogni giorno ogni momento non c’era stata ora che lei non avesse pensato alle braccia grandi che la solevano stringere forte, quando spaventata nelle notti d’uragano correvano a farsi proteggere.
Morì anche lei quel giorno.
Il fato le aveva portato via la cosa più bella. Lo sguardo di luce e smeraldo.
Divenne grande Regina, ma sentì sempre gravare come un macigno sul suo cuore. Un peso troppo grande da sopportare. Mai avrebbe dimenticato. Non poteva, o forse non voleva.
Ogni alba giungeva silente con la sua mantella rossa, là al limite tra scoglio e mare assassino.
Gettava un fiore e rimaneva ad ascoltare ad occhi chiusi.
Non con le orecchie, la musica del silenzio che calava ogni volta. Speranzosa di trovarvi una voce o un pensiero familiare e vivo.
Passarono ben dieci anni.
Il condottiero romano, tornò, ancora e ancora. Non si arrese.
Confessò alla Regina che, avrebbe volentieri donato il suo animo per intero in cambio della donna che aveva amato. Ma che spaventata dal distacco, da un amore impossibile, fece la sua scelta drammatica.
Erinìn piangeva dinnanzi a lui, con lui, che fu suo cavaliere eternamente. Pose la sua causa e la sua esistenza al servizio di una terra lontana. Per non fare più ritorno a casa dov’era atteso. Quell’uomo dallo sguardo buono, profondo, dolce.
Imparò a volergli bene, a sentirlo parte della sua vita ma mai, osò amarlo.
Mai avrebbe tradito sua sorella.
Eirnìn non avrebbe rinunciato, alimentò la sua speranza, sempre. Mantenne la promessa fatta ad Aignes, racchiusa nel loro capirsi in modo speciale oltre il confine dell’impossibile.
La mantenne anche se tentata di infrangerla ogni qualvolta il mare impetuoso si animava.
Fu forte. Testarda. Caparbia. Guidò il suo popolo in carestie e pestilenze e in gaudio di vittoria.
Un giorno al limite del solstizio d’inverno, si diresse come al solito avvolta nella sua mantella di velluto rosso verso la strada che conosceva bene, con una rosa tra le mani.
Un passo incerto la fece tentennare, si aggrappò ad una roccia vicina, ferendosi con le spine del suo dono. Una goccia purpurea stillò dalla punta delle dita della mano destra irrorando un piccolo fiore con il capo chino, secco.
Un bagliore attirò il suo sguardo. Una luce azzurra come quella delle stelle che aveva osservato da bambina cominciò ad inondarla. La corolla riarsa acquistò vigore, e i petali riacquistarono nuovo colore. Un segno che ogni giorno aveva cercato inutilmente, fino ad allora.
Eirnìn sorrise. Dopo dieci anni sorrise di nuovo. La certezza fiorì in quell’istante.
Chiuse gli occhi e sentì una voce. Ora ne era certa.
Il suo incantesimo aveva funzionato.
L’attimo prima che sua sorella compisse il gesto, espresse un desiderio.
Avrebbe donato metà del suo cuore, in cambio della salvezza di Aignes.
Non importava dove, con chi e quando.
Purchè rimanesse viva.
Questo importava. 
Eirnìn sapeva leggere nel vento e la vide per un momento, bella e sana.
Ma tutto avrebbe avuto un prezzo. Amaro.
Aignes si sarebbe dimenticata di lei, dell’uomo di stirpe Julia per il quale presa dal dolore del distacco spezzò la sua vita.
Di ogni cosa.
Ma Eirnìn no. E si assunse un compito.
Da quell’istante, decise di vagare con la sua mantella rossa, in cerca della Sorella che reca impresso nel cuore il codice dell’incantesimo, per ridarle la vita che la paura di amare le aveva tolto, per ridarle l’amore, e la memoria passata.
Oltre il tempo lo spazio e i luoghi. In un mondo che ha barriere solo dove le si fanno sorgere.
Legata in maniera indissolubile a lei, la cerca in ogni sguardo in ogni era. Cerca
 il cavaliere ed Aignes per ricongiungerli e donare loro la felicità eterna. Impresa ardua che una Regina, sa di poter portare a compimento, in nome di un amore che sfida le leggi del mondo.
E quando il compito sarà stato assolto sarà presagio di vita e resurrezione.
Per tutti. Per sempre.
Un lucchetto, una chiave che dissolva il dolore, e  fiamma luminosa nell’oscurità pronta a far luce sulla notte dei tempi.
Sarà luce della Regina della Luna nuova.

© 2006, Blog degli Autori. Tutti i diritti sono dei rispettivi autori dei contenuti

5 thoughts on “Enigma

  1. Cabram…chissà…tutta questione di ispirazione per me…;)

    grazie a te e a Ily di cuore.

    Ars…ti sorrido…

    uhmm dici? Io direi di no :P…

    Non potrei mai…;)

    Ognuno ha il suo stile…

    Un bacione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 Togli la spunta se non vuoi ricevere un avviso ogni volta che c'è un commento in questo articolo
Aggiungi una immagine