Superba invenzione! La migliore in assoluto. Il popolo delle automobili e degli aerei non sa che cosa si perde!

Ad Alina piaceva viaggiare in treno. Le era sempre piaciuto. Punta di snobismo. Professava che il lieve ritmico sballottamento dei treni, pur rotto da veri e propri scossoni, le funzionava da perfetto ipnotico. Come quando da piccoli qualcuno ti cullava per farti smettere di strillare. Nei casi favoriti. Era seriamente convinta che il corpo dovesse averne profonda memoria e nostalgia per accettare, così volentieri, persino lo stridore delle ruote sferraglianti contro i binari.

Sistema formidabile per rilassarsi senza sensi di colpa per una natura essenzialmente indolente. Pigra. Alina si divertiva a raccontare che era oltremodo felice di pagare qualcuno che le trasportasse in giro la carcassa, permettendole di spiare gli altri senza sforzi sovraumani. Treni di lusso. Su treni sgangherati. Faceva lo stesso. Su quelli lerci che secondo lei pizzicavano di vita più degli altri. Minimo una doccia al giorno? Poco salutare. Come se la modernità del lavarsi troppo togliesse energia e anticorpi. Buonumore. Riteneva che lo scampanellio annunciante il sospirato carrello con bevande e panini, altro non fosse che il segnale di un imminente apporto magico da altra dimensione. …Il buon profumo dei panini fumanti con enormi würstel e senape della sua infanzia, sugli infiniti treni diretti a Vienna. Carrozza di prima classe. Indissolubilmente legati al tenero ricordo del padre che si tranquillizzava soltanto dopo averla vista mangiare. Fisime delle precedenti generazioni. Il resto aveva relativa importanza. La vita era stata spudoratamente scorretta nel servire loro la più trucida delle guerre. Le persecuzioni. Non mi fare arrabbiare! Finiscilo senza ulteriori capricci! Su, Alina, un ultimo piccolo sforzo per fare contento il tuo papà! Ancora questo pezzettino e poi basta. Te lo prometto. Se farai la brava, appena arriveremo ti compererò…

La seconda classe con inevitabilmente qualcuno che, chino su un borsone per nascondersi agli sguardi indiscreti, tirava fuori impacciato panini gonfi di salame e formaggio. Coca Cola. Aranciata. Vino. Molto meglio, mi creda, portarli da casa. Si spende di meno e sono, ci potrebbe giurare, migliori. Sai almeno che cosa mangi. Gradisce? …No davvero? Non faccia complimenti! Ho la borsa piena. …Mi fa piacere che accetti. Come lo preferisce? Lo vuole con…
L’odore acre del ferro e delle leghe che il sudore umano si illudeva, si illude di avere ammansito.

Non conveniva. Né troppo gentile né distratto. Se le allungavi la corda avrebbe subito aggiunto che i treni erano dei meravigliosi teatri ambulanti che sfrecciavano in lungo e in largo per il pianeta senza copioni fissi. Atti magistralmente recitati da comuni mortali che si erano appena incontrati per la prima volta. E a gratis! Pretesto l’inaspettata oscurità di una galleria… non era fantastico potersi scambiare confidenze oggettivamente scriteriate con qualcuno che sapevi non avresti mai rivisto? Come se all’improvviso ci fosse la piena coscienza del destino che incolla insieme i viaggiatori di un convoglio, e quanto sia la ripetizione di un atto troglodita farsi la guerra giusto per farla. Soci nell’avventura della vita. L’avventura senza risposte spontanee.

(…)

In un soffio quarant’anni a dividermi. Il soffio successivo saranno cinquanta. A torto o a ragione, non riesco a togliermi dalla testa che i solenni proclami del corpo scientifico e di quello para- scientifico sulle latenti mostruose capacità della materia grigia siano illusori. Senza l’intervento straordinario di altre sfere, l’attuale memoria umana non è in grado di registrare né tanto meno stivare l’enormità di dati che ininterrottamente la colpiscono a raffiche. Scoppierebbe. Ancor meno mi convince la tesi del supposto numero infinito di zone buie o reparti del cervello che dalla nascita, persino allo stato di feto, ospiterebbero una conoscenza pressoché universale. E se anche fosse, ci sarebbero inaccessibili. Personalmente opto per una più realistica indagine sull’esistenza assai probabile di gigantesche sacche collettive di memoria – tipo quelle per la moderna raccolta differenziata delle immondizie – fluttuanti nello spazio come mongolfiere e consultabili su richiesta. …Avvicinandosi e allontanandosi a velocità supersonica, si fanno un baffo di tutte le memorie soggettive il cui compito consisterebbe nell’aspirare a sé più frammenti possibile dell’impasto delle sacche per riciclarli, un attimo dopo, come creazioni originali. …Nessuno che possa contestarmi.

…Tronfio di autostima mi rivedo camminare sui marciapiedi della Praga di Alexander Dubček. Privilegio che mi sono concesso per esserci nel luogo e al momento giusto. Miracolo della sincronicità. Dopo l’invito dei bulgari a un simposio, le date dei miei impegni si sono magicamente incastrate permettendo di inserirvi una breve visita a Praga che non conosco. Da gennaio la Cecoslovacchia è nell’occhio del ciclone: avviato il processo di liberalizzazione politica e disgelo culturale. Pietanza succulenta che i bene informati pregustavano. La stampa internazionale ha di che riempire intere colonne di articoli. L’intellighenzia occidentale, nera grigia rossa rosa, vorrebbe essere idealmente partecipe dell’avvenimento epocale. …Mi piace immaginare l’invidia degli amici. Sono stato bravo a inventarmi l’opportunità di toccare con le mani un pezzettino di storia dei più ambiti. Non avrò bisogno di leggere né di ascoltare le versioni dei colleghi seduti alla macchina da scrivere con vicino un posacenere colmo di mozziconi di sigarette. Vissuto sulla propria pelle. …Sarebbe bastato per uccidere l’utopia?

***

Dal libro I treni di Alina di Olga Karasso, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.

Per ordinare questo libro con la dedica autografa dell’autrice CLICCA QUI

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43 thoughts on “I treni di Alina di Olga Karasso

  1. gentile Olga Karasso, Sono una tua lettrice perche mi piace tuo modo di scrivere e tutto sulla metafisica. Il tuo libro e vero divertimento con la solitudine. Grazie Lo vorrei dare a miei amici in Bulgaria.

  2. Ciao cara Olga,
    Scrive un’Alina che viaggia in continuazione ma di treni se ne intende poco,perchè lavoro per una compagnia che viaggia per altre vie! Scopro assolutamente per caso questo libro e ne rimango piacevolmente sopresa. Non tanto per trovare nel titolo il mio nome ma proprio per l’allusione ai treni metaforici! Spero di poterlo leggere un giorno!
    Alina

    1. Cara Alina,
      sono davvero lieta di averti incuriosita. Fammi avere il tuo indirizzo in modo da poterti inviare il libro.
      Dopo averlo letto, sarò felice di leggere i tuoi commenti sinceri. Un caloroso saluto.
      Olga Karasso

  3. Il fascino di un viaggio visto dal finestrino… ascoltando discorsi di sconosciuti che il caso o una prenotazione ha posto al fianco. Bello… ed è da sempre che mi piace.

    Bello leggerti.

    1. Grazie Susanna! E’ il viaggio della vita che a volte pare una serie infinita di eventi casuali mentre altre volte svela il suo intreccio, in parte probabilmente già stabilito. Intanto, i miei migliori saluti.

  4. Gentile Olga,
    sono una tua lettrice di vecchia data; presi parte alla presentazione del tuo primo romanzo IBIS in una libreria di Milano, ed entusiasmata dalla tua passione ed energia acquistai il libro.
    Ovviamente proprio allora cominciò l’avventura, in un libretto di poche pagine trovai un mondo terribilmente finito e uno sfondamento sulla metafisica, il divertimento e l’amarezza dei sentimenti, il senso di comunità umana e la solitudine …

    E poi lo stupore per il tuo stile … il linguaggio di IBIS era asciutto, ogni parola bastava a se stessa, evidentemente scelta con cura, con scienza e lucidità … ebbene, ancora un mondo fascinoso da scoprire!

    E poi I treni di Alina, e ancora quella forte e indistinguibile matrice, fatta di rapidità e salti, di schiettezza e immediata resa d’immagine … e quell’incantevole senso dell’ironia!
    I tuoi libri sono densi di Vita, quella che tutti ci accomuna oltre il qui ed ora che troppo ci distrae confondendoci, citando Leopardi ti direi:

    “qual moto allora,
    Mortal prole infelice, o qual pensiero
    Verso te finalmente il cor m’assale?
    Non so se il riso o la pietà prevale”

    1. Gentilissima Ilaria,
      grazie di cuore per le parole che hai usato per descrivere i sentimenti che la mia scrittura ti suscita. Sono davvero commossa. So di non essere allineata e qualche volta mi chiedo – visto quello che le maggiori case editrici pubblicano – quanta gente possa davvero penetrare nelle diverse dimensioni che infilo volutamente nei miei scritti.
      Un abbraccio affettuoso.

      Olga Karasso

  5. Cara Olga,
    complimenti per la tua grande capacità, leggendo queste poche righe mi sono tornate alla mente tante emozioni assopite e tanti bei ricordi.
    Purtroppo abito in campagna e non passano tanti treni ma io li adoro, da piccola viaggiavo sempre sui treni per andare in vacanza dai nonni e adoravo guardare il paesaggio!
    Mio nonno lavorava sui treni e quando ero piccola mi raccontava sempre delle tante persone e delle loro diverse reazioni, c’era chi dormiva, chi invece osservava affascinato il mondo fuori dal finestrino del treno.
    Queste righe raccolgono una forte emozione e risvegliano tanti ricordi, spero di poterlo leggere in futuro.
    Un abbraccio,
    Carolina.

    1. Cara Carolina,
      grazie per il tuo commento. Mi ha fatto enorme piacere. Sono davvero contenta quando capisco che ciò che scrivo – che parte da una profonda analisi interiore costata anche molto dolore – riesce a penetrare ed emozionare chi legge. A incuriosirlo. E’ lo scopo di ogni scrittore. Un affettuoso saluto.
      Olga Karasso

  6. Carissima Olga, grazie! Porto il tuo libro in sala d’attesa della maternità, oggi è il giorno della nascita del mio primo nipotino, leggerò avidamente il tuo “treno” e la tua bella eloquenza mi farà compagnia. Complimenti ancora anche per quella luce che brilla là in fondo, molto significativa. Mariarosa

  7. Gentile Olga,
    grazie mille per la risposta al mio commento: la Sua idea di ambientare la storia su di un treno, è perfetta!
    Che ciascuno di noi possa avere la fortuna ed il privilegio di trascorrere la propria vita passando da “un treno ad un altro”, assaporandone, in questo modo, le magnifiche sensazioni e riuscendo a cogliere al volo tutte le coincidenze!!!
    Le auguro ogni bene!
    Maria Grazia P.

  8. Il treno come mezzo di scambio è favoloso…
    Complimenti per avere ideato una trama così bella e profonda da leggere tutta d’un fiato.
    In bocca al lupo.

      1. Le abbiamo comunicato via mail gli indirizzi dei lettori a cui spedire la copia omaggio del suo libro. Se vuole può confermare la ricezione del nostro messaggio qui o via mail. Grazie.

  9. complimenti vivissimi, iltreno ha segnato buona parte della mia vita, da piccola con la famiglia non essendoci i soldi per le vacanze lo utilizzavamo per raggiungere i parenti di mia nonna da Roma a Portogruaro ed in quel lungo viaggio la famiglia si ritrovava e raccontava tutto di se’ tra un panino imbottito portato rigorosamente da casa e un biscotto fatto dalla nonna……poi passati 20 anni il mio primo lavoro a Milano ed ogni fine settimana il pendolino e’ il mio mezzo di viaggio, non c’e’ piu’ la famiglia con me , ma conosco tanta gente scambio con loro idee mi commuovo per qualche racconto , sorrido per le battute in compagnia, ora sono stata trasferita a Roma e non viaggio piu’ con il treno, non e’ come il mal d’africa pero’ ogni tanto mi piace tornare a quei momenti con la mente e tu me lo hai fatto fare grazie

    1. Cara Paola,
      sono io che voglio ringraziare te per il tuo intervento. Sapere che ti ho suscitato emozioni e rioordi, credimi, mi fa molto piacere. Siamo tutti sulla stessa barca. Purtroppo, le difficoltà della vita e la rapidità con cui si svolge non ci lasciano il tempo necessario per riconoscerci viaggiatori di uno stesso convoglio. Grazie ancora e un affettuoso saluto.
      Olga Karasso

  10. La maggior parte della mia vita è stata su untreno, adoro viaggiare e adoro il treno, mi fiondo in stazione appena posso solo per vederli sfrecciare mi piace sentirli “fischiare” per cui immaginati quante emozioni ho provato nel leggere. Il treno è un ambiente affascinante, una specie di cittadina mobile, in cui si interagisce, chi più chi meno, col proprio vicino…brava per aver esplorato questo microcosmo con profondità

    1. Cara Stefania,
      grazie per il Suo intervento. Noto con immenso piacere che le rotaie affascinano ancora tante persone. Il treno rappresenta forse l’ultimo mezzo per comunicare direttamente con lo sconosciuto senza averne paura. Grazie di nuovo e un cordialissimo saluto.
      Olga Karasso

  11. stile narrativo molto asciutto e diretto, che permette di parlare del treno come di un mezzo per viaggi al di là del tempo e dello spazio.
    complimenti, ilaria

  12. Poche righe, ma che mi hanno fatto tornare alla mente un sacco di ricordi. Mi hanno ricordato mia nonna, che vedova e sola, viaggia molto. Ed ogni volta è una storia diversa quella che mi racconta: della persona seduta accanto a lei, della persona sulla fila attigua, eccetera. Ed io ogni volta la guardo ammirata, chiedendomi come faccia a conoscere tutti, chiedendomi perchè io non abbia preso da lei e non riesca ad essere così espansiva. Mia nonna che torna con il portafoglio pieno di indirizzi e numeri di telefono, che ha fatto suoi stralci della vita delle persone con cui ha viaggiato, che è “cresciuta” un po’ di più. Dovremmo essere tutti così aperti, e forse potremmo impararlo leggendo il suo libro, cosa che mi piacerebbe molto fare.

    1. Carissima Silvia,
      è facile aprirsi quando ci si rende conto che viaggiamo tutti su uno stesso convoglio ideale e che le differenze sovente appaiono abissali ma non lo sono in definitiva. La tela di fondo è unica per tutti. Quanto stupido dolore sul pianeta! Quante stupide guerre! Per non fare torto a qualcuno, ho chiesto alla redazione di scegliere al mio posto le persone a cui inviare il mio libro. Intanto un grazie di nuovo e un affettuosissimo saluto.
      Olga Karasso

  13. Il treno come metafora del viaggio della vita. Adattato alle tratte e alle persone.
    Un mezzo unico. Associante. E pur con le debite tare, divertente.
    Tante amicizie son nate fragli scompartimenti. Ma pochi amori.
    Sarebbe interessante indagarne il motivo.

    Gaetano

    1. Gentilissimo Gaetano,
      grazie per l’intervento. Il treno come metafora del viaggio della vita. La vita che di giorno in giorno diventa più misteriosa. Quando pensi di avere compreso qualche suo senso, ecco che la sua ragion d’essere sfugge di nuovo aprendosi ad altri scenari. Per non fare torto a qualcuno, ho chiesto alla redazione di scegliere al mio posto le persone a cui inviare il mio libro.
      Intanto un grazie di nuovo e un cordialissimo saluto.
      Olga Karasso

  14. Devo dirmi entusiasta di questo racconto che va dalla descrizione del treno come agglomerato sociale dove oltre alla possibilità di conoscere gente, c’è la possibilità di osservare persone, tante e le più diverse, alla descrizione dell’intimità dei pensieri della mente umana.
    Devo fare i miei più sentiti complimenti ad Olga Karasso, questo racconto mi piace tantissimo.

    1. Gentilissimo Enzo,
      un sentito grazie per il lusinghiero commento. Mi ha fatto bene. Per uno scrittore è davvero importante sapere che l’altro si ritrova in te. Non volendo essere scortese con qualcuno, ho chiesto alla redazione di scegliere al mio posto le persone a cui inviare il libro. Intanto grazie di nuovo e un caro saluto.
      Olga Karasso

  15. Navigando mi ha colpito il suo titolo e poi la copertina. Adoro il treno e il suo mondo magico e appena posso mi concedo un rlassante viaggio sulle rotaie.
    I tratti di brano non fanno ben capire come è strutturato il racconto ma vedo che è “diverso” da un racconto solito, mi incuriosisce e attira.
    Uno stile giornalistico, diretto, senza fronzoli, complimenti.
    Spero di approfondire la lettura, per ora grazie di aver condiviso l’opera con noi lettori…

    Saluti.

    Stefania C.

    1. Gentilissima Stefania,
      sono contenta di notare quanta gente sia ancora affascinata dai viaggi in treno. Incredibile per la nostra epoca! Non è facile spiegare in poche parole “I treni di Alina”. Il racconto è un poco particolare e i temi che affronta sono davvero tanti. Per non fare torto a qualcuno, ho chiesto alla redazione di scegliere al mio posto le persone a cui inviare il mio libro. Spero che Lei sia una di quelle. Un grazie di nuovo e un affettuoso saluto.
      Olga Karasso

  16. complimenti: il treno è un ottimo argomento di discussione Infatti, il tuo bellissimo racconto, mi ha portato alla memoria ricordi di vita vissuta e se permetti, vorrei ricordarli,e ringraziandoti per questa magnifica opportunità.
    A metà degli anni settanta, quando dallo stabilimento di Livorno fui trasferito alla sede di Firenze, il treno lo prendevo tutti i giorni come pendolare.(tratto Livorno-Firenze e viceversa)-
    Questo per tre anni, prima di tasferirmi con la famiglia a Firenze.
    A parte il disagio fisico dell’”andi e riandi” ho avuto delle soddisfazioni Devo affermare che i compagni di viaggio, giorno dopo giorno erano deventati amici. Alcuni partivano da Livorno, come me, altri invece da Pisa.

    È stato un periodo che io ricordo ancora, molto bene. Questi compagni di viaggio lavoravano a Firenze in diverse attività.
    Vi erano impiegati, insegnanti (anche universitari),ed alcuni giovani medici in attività presso l’Ospedale di Careggi.Firenze.
    Erano persone aperte al dialogo e alle “battute” e ci aiutavamo a vicenda a ricoprire questa parte della giornata, molto faticosa.
    Si discuteva di filosofia, politica, medicina e di tanti altri argomenti interessanti.
    Si arrivava a Firenze e, prima di recarsi nei rispetti luoghi di lavoro: si prendeva un caffè al bar di piazza della Stazione.
    Una cosa meravigliosa “prendere un caffè insieme, fra livornesi e pisani”., alla faccia del giornale satirico “Il Vernacoliere”:
    Purtroppo il viaggio di ritorno lo facevo da solo in quanto i miei amici, dipendenti del servizio pubblico, “”staccavano” alle 14, mentre io, di una azienda privata, addirittura alle 19-
    Di nuovo complimenti e tanti auguri.

    1. Gentilissimo Sergio,
      mi rende felice sapere che con la mia scrittura riesco a risvegliare negli altri ricordi ed emozioni che – con la vita complicata che noi tutti abbiamo – sembrano quasi essersi persi per sempre. Per sopravvivere la personalità mette le sue frontiere ma la mente non distingue bene tra passato e presente e va oltre. Grazie per il bellissimo intervento. Per non fare torto a qualcuno, ho chiesto alla redazione di scegliere al mio posto le persone a cui inviare il mio libro. Intanto un grazie di nuovo e
      un caro saluto.
      Olga Karasso

  17. Gentile Olga,
    chi Le scrive è una pendolare D.O.C.G.
    Durante tutto il periodo universitario il treno è stato il mio migliore amico; le vacanze più belle, quelle che ti resteranno nel cuore per sempre, hanno avuto come mezzo di trasporto il treno, inoltre, ogni occasione è buona per andare a fare un giro nella Capitale, ovviamente in treno!
    Ogni volta è come se fosse la prima: son lì seduta sulla panchina della stazione in attesa del suo arrivo, dall’altoparlante la voce di un simpatico signore lo annuncia, passa qualche interminabile minuto e poi…finalmente…eccolo in tutta la sua maestosità….pian piano rallenta e poi, con un fischio assordante (forse la sua unica nota negativa e un tantino fastidiosa), termina la sua corsa. Le porte si aprono, è il momento di salire. Dai finestrini fanno capolino le facce dei curiosi. Trovo il mio posticino (possibilmente evitando di viaggiare con il sole in pieno viso) e aspetto che la magia continui…
    Sono una persona molto empatica, ed è impossibile non “entrare” nella vita degli altri…in punta di piedi, cullati dal dolce suono dei vagoni sulle rotaie.
    Certo, non è sempre tutto splendido come nei film….soprattutto d’estate quando l’aria condizionata è fuori uso o d’inverno quando il riscaldamento tarda ad accendersi, ma il bagaglio di esperienze che si accumulano viaggiando in treno, è semplicemente eccezionale!
    Sperando con tutto il cuore di poter leggere per intero il romanzo, Le faccio i miei COMPLIMENTI!!!
    Maria Grazia

    1. Cara Maria Grazia,
      ho letto con immenso piacere il Suo commento. Grazie. Adesso so che la mia idea di scrivere una storia ambientata in treno non era sbagliata: il treno della vita. Ognuno nel suo treno. Per non fare torto a qualcuno, ho chiesto alla redazione di scegliere al mio posto le persone a cui inviare il mio libro. Spero Lei sia una di quelle. Un grazie di nuovo e un affettuosissimo saluto.
      Olga Karasso

  18. Che incontri sui treni, ad esempio pensa che intreccio sull’Orient Exspress! La tua scrittura così asciutta, essenziale,diretta, quasi giornalistica, e per questo accattivante, mi porta a ricordare alcune persone che ho incontrato viaggiando. Indirizzi scambiati con promesse mai mantenute, colpi di fulmine per un viso o una voce, sogni, voglia di cambiare, e viaggiare con la fantasia o con la realtà come sei riuscita a farlo, con bravura, tu. La tigre alias Mariarosa.

    1. Cara Mariarosa,
      grazie davvero per il bel commento. Fa bene al cuore sapere che quanto scrivi arriva direttamente all’altro. Secondo me l’unica cosa che separa la realtà dall’immaginazione è che si svolgono su piani diversi. Per non fare torto a nessuno, ho chiesto alla redazione di scegliere al mio posto le persone a cui inviare il mio libro. Intanto grazie di cuore.
      Olga Karasso

  19. Adoro il treno…!Riesce ad ammaliarmi e far uscire tutto il meglio di me!è così affascinante veder passare accanto tanto gente sconosciuta…sentire le loro storie..i loro problemi..Entrare in una realtà non nostra e in cui saremo per poche ore i co-protagonisti!Mi piacerebbe molto leggere la sua storia.Comunque sia Le faccio i miei più cari auguri, di cuore.

    1. Cara Chiara,
      mi sento appagata quando una mia idea o storia riesce a colpire la fantasia e la memoria di un altro. In fin dei conti è questo il lavoro dello scrittore: fare volare la mente del lettore altrove. Essendo nuova e non volendo essere scortese con qualcuno, ho chiesto alla redazione di scegliere al mio posto le persone a cui inviare il mio libro.
      Intanto grazie mille per gli auguri che ricambio sinceramente.
      Olga Karasso

  20. I treni per un capostazione dovrebbero essere tutto, no? E invece debbo dire che non hanno mai attirato troppo la mia attenzione, almeno non come argomento letterario. Sono quindi curioso di come ne parli, anche perché penso che nel tuo libro, che mi sembra molto interessante, non parli solo di loro. Complimenti per il tuo ottimo stile e per l’impostazione, a risentirci, lenio Vallati.

    1. Carissimo Lenio,
      ti rispondo solo ora perché ho appena iniziato a navigare seriamente e a capire come funziona il blog. Grazie per il tuo intervento. Inutile dire che mi ha fatto molto piacere. Ti ho inviato il libro. Dammi conferma della ricezione. Un affettuoso saluto.
      Olga Karasso

      1. Carissima Olga, ho ricevuto stamattina il tuo libro. Si presenta molto bene, lo porterò con me in ferie. Ti sei trovata bene con l’editore? Con l’Autore Libri Firenze, o Maremmi Editore, che credo sia la stessa cosa, ho pubblicato il mio primo libro, Soggiorno a Bip Bop, e mi sono trovato bene. Poi ho cambiato due volte editore, ma sono andato sempre in peggio, e questo per diri che non sempre bisogna cambiare. Anzi, forse col prossimo libro potrei tornare alle origini, o perlomeno cercare una casa editrice di Firenze. Io intanto leggerò il tuo libro e poi ti dirò. Con i treni io ci vivo tutti i giorni, sono infatti capostazione a Castello, ma non li amo, forse non posso dire neppure di odiarli, ci sono e basta, fanno parte della mia vita come io faccio parte della loro. Intanto ti ringrazio del bellissimo libro che mi hai inviato, e spero di farti leggere qualcosa di mio. Ai primi di agosto, cara Olga, da domani, per quindici giorni, stacco la spina e non ci sono per nessuno. Un abbraccio, Lenio.

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