Racconti di Maria D'Ambra

SOS

Nessuna interferenza né precarietà. Si praticava la respirazione mano nella mano non esisteva quella bocca a bocca, né tanto meno quella soldo a soldo. Non si andava. Si stava fra lo stormire d’ali e il metronomo segnava un passo lieve sull’unica nota, il sì, che per libera scelta s’intersecava al battito per l’arte sacra, per suonare su una tastiera a dieci o a mille mani, un pezzo tratto dall’intesa e un’aria estrapolata dall’unione.
In quel luogo beato la vita s’identificava con la vita e la lotta col frangersi dell’anelare a niente che non fosse il già posseduto e del quale si godeva.
Mai una volta che Lucifero facesse capolino da una vegetazione lussureggiante di opere buone e prolifica di casti sentimenti, mai una volta che il piacere fosse prevaricato dal dovere e mai una volta che avessi sentito un obbedisco. Nell’ubbidire si provava l’effimera sadica gioia del despota che impartisce ordini e nell’eseguire la volontà Divina la felicità della bimba vegliata da una vera madre.
Fra le delizie navigavo, senza remare, quando un cataclisma, un boato terrificante spazzò la primavera ed ebbe inizio la mia vita di bruco sul Pianeta.
Vivevo prima della metamorfosi ma sulla terra tutto era capovolto così la farfalla si trasformava in verme e da verme si accingeva a morire di vita.
In nome del Padre del Figlio dello Spirito Santo e così inizia la litania. Si va stamattina come ieri, domani e dopodomani. Dove si va? Non si va per fragolette (1) né al monte né al piano; si va a decidere, ed incassare lividi stamattina come ieri, domani e dopodomani.
SOS!: Ho bisogno degli artigli ma l’insensibilità se la fa alla larga mostrando di non prediligermi.
SOS! E se credendo di non averli, gli artigli li avessi? L’esistere del disinserimento non dico che dovrebbe essere giustificato ma motivato sì, come anche lo sparire di Giselda, l’allontanamento di Giacinto, l’occultarsi di Claretta, il negarsi di Fulvio, il polverizzarsi di Carlotta, l’inclemenza di Clemente.
E allora? Decidere. Stabilire, cercare Giselda, avvicinare Giacinto, chiamare Claretta, invitare Fulvio, ricondurre Carlotta, tenere in considerazione Clemente o mandare nel paese dell’oblio la demoralizzante brigata?
L’inviarli in sé, indipendentemente dalla destinazione a loro assegnata, è emblema d’allontanamento, il quale implica un rifiuto per la materia prima della quale è composto l’essere umano: il comunicare. E sono io, allodola imbalsamata, pronta a far  onore al silenzio o piuttosto, quadro astratto appena abbozzato, ho bisogno ancora del colpo di pennello giusto, della sfumatura ad hoc, della vernice e della cornice prima di tirare le tende?
Aiuto! Non riesco a tirare le tende! Il mio non è un al lupo al lupo Il mio è un SOS nudo e crudo che vuole travalicare il compromesso per arrivare al cuore di chi vuole farsi credere ridente sulla cresta dell’onda e che sott’acqua come me freme. Tu, tu, tu, tu, siete allegri adesso che mi avete sbattuto la porta sulla faccia? Penso che tu ed io, entrambi a repentaglio, raccogliamo le bacche velenose di un sistema più grande di noi e penso che forse è savio non vivisezionare, non frastagliare, ma ricucire sputando sul risentimento e soffiando sulla fiamma del perdono.
Sì, non sono per l’accusa ed è tempo di correre per far sì che l’acqua pura scorra dato che nell’uomo c’è anche del puro e per far sì che il disorientato ritrovi la bussola, visto che nell’uomo c’è anche del buono.

***

Torno adesso. Sono stata da Giselda, Giacinto, Claretta, Fulvio, Carlotta e Clemente. Ho cercato di spiegare loro che l’invidia ci accomuna al di là d’ogni proposito, ho provato a sottolineare che su un pugno dato da me o da loro ci si può ricredere, che uno scappellotto non vuol dire nulla se… Non mi è stato concesso Concludere. E allora?

SOS!
Solitudine o solitudine
Smarrimento o smarrimento
Salvatore o Salvatore

____
(1) Nordrev, ne “Le anime morte” di Gogol, chiamava “fragolette” le avventure amorose.

Racconti di Maria D’Ambra – Racconti inediti

Il commento di NICLA MORLETTI

Maria D’Ambra, poetessa dell’anima, è anche attenta e duttile scrittrice. I suoi racconti narrano storie piacevoli, attuali, varie, tra cui ricordiamo: Il miele vietato, Tu cigno, io ninfea, L’amica del Tulipano Nero, la Fata. E tra balli, altitudini, riflessioni e confessioni, ci trascina in luoghi sognati, tra personaggi particolari che catturano l’attenzione e non si fanno certo dimenticare, come l’intreccio delle sue storie, del resto. Chi non ha mai sognato di essere una fata? O di trovarsi in alto, tra cirri vaporosi a duemila metri di altezza? Io sì, certamente, vorrei essere adesso sulla cima della montagna più alta del mondo per respirare aria pura e da lassù guardare le stelle. La narrativa di Maria D’Ambra è convincente, chiara, snella, varia, moderna e accattivante.

© 2013 – 2015, Blog degli Autori. Tutti i diritti sono dei rispettivi autori dei contenuti

One thought on “Racconti di Maria D’Ambra

  1. I Racconti di Maria D’Ambra, raffinata pittrice, disegnano, ora sullo sfondo di vividi scenari surreali, ora nel chiuso di interni domestici, varie figure femminili (la Romantica, la Tenace, la Complicata, la Materna, la Devota, la Forsennata, la Scrittrice) che, animate da un intenso afflato emotivo e sentimentale ci invitano ad errare nei meandri dell’anima femminile e magicamente si fondono in un unco ritratto di signora dolente, scanzonato, brioso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 Togli la spunta se non vuoi ricevere un avviso ogni volta che c'è un commento in questo articolo
Aggiungi una immagine