Alberi trapiantati in mare

Sono in molti a domandarsi il perché, ci si sposti da un posto all’altro.
Delle mie montagne della Val d’Aosta, del paese che “m’imprigionava”, avevo una visione suggestivamente ripetuta. Il freddo che mordeva la mia pelle ed inumidiva le mie suole, era però sempre diverso. Come gli alberi, tra i quali tracciavo il mio cammino.
Il freddo  mi costringeva a correre, per raggiungere il caldo del camino casalingo.
Osservavo spesso la neve sciogliersi e precipitare lungo sentieri che essa stessa tracciava e mi chiedevo fin dove arrivasse, dove si spegnesse, a chi portasse i messaggi che io le affidavo.
Poi appresi che quel cammino non era inutile e che anzi serviva a tracciare sentieri che divenivano strade e poi elementi di comunicazione.
Mi chiedevo quanto lungo fosse il cammino, ma non ero in grado di valutarlo, anche perché la materia da cui era costituito, cambiava continuamente senza che potessi conoscerne il tragitto.

***

Montanaro

Vecchio montanaro silenzioso…
ti vedevo talvolta
giocare a carte all’ osteria
e attendere la sera
tra un bicchiere di vino
e un pezzo di formaggio.
Sul tuo volto
sereno e impenetrabile,
tra le rughe,
mi pareva di scorgere
qualche segno impercettibile
di malinconia, di gioia,
a volte di pudore.
Bevevi l’acqua fredda dal torrente,
a piene mani;
in estate arrancavi,
lo zaino in spalla,
tra sassi e pinete.
In inverno, spalavi la neve
calzando i tuoi vecchi stivali
senza più colore,
chiacchierando con i turisti
di passaggio davanti alla tua baita.
…E ti riscaldavi al fuoco
del tuo vecchio camino
aspettando la bella stagione:
eri sempre solo,
ma dal tuo viso trasparivano
la purezza e la forza
del vero montanaro

***
Dal libro Dalla neve alla nave di Leda Panzone Natale

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6 thoughts on “Dalla neve alla nave di Leda Panzone Natale

  1. libro intenso… ricco di emozioni… profondo e particolareggiato…

    un tuffo nel tempo che sa di presente, passato e futuro…

    originale…

    Sara

  2. Cara Leda,
    del tuo breve, ma intenso incipit narrativo e lirico,
    mi ha colpito il concetto del ‘cammino’….
    Parli delle tue montagne, del freddo che può dare adito
    solo alla fuga verso un ricovero, ma ci racconti quanto ogni
    sentiero abbia la sua ragion d’essere. Noi esseri umani viviamo in funzione degli
    spostamenti che ci troviamo ad affrontare ed è nl tragitto, non nella meta,
    la vera storia dell’esistenza.
    Si cammina pr ‘comunicare’, dici e apri l’immenso oroizzonte dell’andare incontro
    all’altro in senso metaforico e reale…
    La lirica del montanaro è un affresco di fatica, viaggio e comunicazione…
    Le tre fasi della vita. La fatica inizia dalla nascita stessa… il viaggio ci coinvolge tutti i giorni
    e l’esigenza di stare con gli altri ci riassume come uomini.
    Hai dato al nostro tempo un’identità calda e profonda.
    E mi hai soggiogata. Grazie e … sia lieve il tuo viaggio!

  3. La solitudine del montanaro e’ diversa da quella del cittadino. Perche’ egli dal colloquio con la natura trae l’ ispirazione per vivere bene nel teatro del mondo.
    Leda Panzone Natale stilizza da par suo i contorni di un panorama che, introiettato, da’ al cuore l’ ossigeno dell’ infinito.
    Bel libro. Da godere attorno ad un ghiacciaio. Tra i venti purificatori di un ‘ ecologia fondata sull’ essenza del creato.

    Gaetano

  4. Un libro bello, profondo… e delicato come la neve! Immagini poetiche traspaiono da queste poche righe, e fanno venire la voglia di immergersi nel libro, di tuffarsi tra le sue pagine per leggerlo tutto d’un fiato! Complimenti!!

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