IL VELO DELLE FATE

C’era una volta una giovane principessa che, sin da piccola, amava leggere ed era chiamata Letturina. Conosceva tante di quelle fiabe e poesie che ogni sera, prima di andare a letto, la sua famiglia si riuniva per ascoltarla incantata. Tutti insieme stretti a lei, come petali di un fiore attorno alla corolla, vivevano momenti di straordinaria magia. Che profumo emanava il suo animo gentile! E come era stupenda! Ella aveva capelli castani e ondulati, occhi viola, pelle vellutata e rosea, un corpo armonico e slanciato. Indossava vestiti dai colori allegri, che ben si adattavano alla sua irresistibile simpatia. Nelle belle giornate era solita andare su in collina a leggere e a sognare.  Immaginava che il cielo, con il suo mantello azzurro, l’avvolgesse e la trasformasse in una stella, che il cinguettio degli uccelli l’abbracciasse come una dolce musica, che il volo delle farfalle rincorresse i suoi sogni più fantastici. Parlava con i fiori, piacendole pensare che questi fossero parole molto deliziose che la terra le rivolgeva, ma soprattutto parlava con i suoi libri.
Ogni giorno entrava nella stanza preferita del suo castello, la biblioteca, le cui pareti erano tappezzate, sino al tetto, da scaffali con moltissimi libri, che ella accarezzava e con i quali dialogava, come si fa con le persone più care. Le carezze e le parole si dondolavano e danzavano felici di quella amicizia spontanea e leale. Letturina non resisteva al fascino dei libri ed essi erano ammaliati dalle sue continue attenzioni.  Quando leggeva all’aperto, stava ore ed ore ad assaporare racconti o poesie, sotto un albero di quercia, che la proteggeva con la sua materna ombra, e non si accorgeva del veloce trascorrere del tempo, come quel pomeriggio durante il quale lesse sin quasi al tramonto, volendo completare una storia molto coinvolgente. Appena si rese conto di aver fatto tardi, cominciò a correre, ma all’improvviso si fermò, in preda all’angoscia, giacché attorno al suo castello vide un’immensa nuvola nera, come di fumo. Iniziò a piangere e, con il cuore in gola, riprese a correre, ma fu fermata dalla fata Gentilezza, che le rivolse le seguenti parole:
Cara Letturina, la tua famiglia è vittima di un maleficio della strega Menzogna, che ha circondato il castello di una polvere fitta ed oscura, di pietre taglienti, di cocci di vetro, di streghe pronte a far del male a chiunque tenti di avvicinarsi.
– Ma perché la strega Menzogna ha voluto fare questo? – chiese, disperata, la giovane.
– Lo ha fatto – rispose la fata – per punire la tua famiglia che agisce con rettitudine ed odia l’inganno.
– Allora per salvare la mia famiglia dalla cattiveria della strega Menzogna, devo rivolgermi alla fata Verità! – disse Letturina.
– Esatto, lei sa cosa bisogna fare.
– Andiamo subito da lei! – incalzò la principessa.
– Non possiamo. Si trova in un luogo molto lontano, in questo momento.
– Potremmo andare dalla fata Saggezza e farci consigliare da lei – replicò la giovane.
– Andiamo subito a trovarla, ma dammi il tempo di trasformarmi in aquila, per potere viaggiare più velocemente – e la fata, paffutella, aggraziata, dagli occhi castani e dai capelli fulvi, divenne una meravigliosa aquila.
La principessa salì sul suo dorso, si afferrò forte alle piume e l’avventura ebbe inizio. Avvistarono la fata Saggezza lungo il viale che conduceva al “Tempio della Pace”, la cui bellezza, di un bianco smagliante, incantava ed effondeva tutt’intorno brezze di serenità. La fata, dagli occhi blu, la pelle delicata e segnata da qualche ruga, i capelli striati di argento, il tono pacato della voce, le accolse benevolmente e confidò che il maleficio poteva essere vinto ritrovando il velo delle fate.
– E dove si trova? – chiese concitata Letturina.
– Solo alla fata Verità è concesso di svelare il segreto. Devi andare in cerca di lei o riuscire a trovare tu il velo.
– Grazie, fata Saggezza, partiremo subito!
– Buona fortuna! – esclamò la fata ed esse si misero in viaggio, sperando di trovare il misterioso velo o di incontrare la fata Verità.
Visitarono tanti luoghi, ma del velo nessuna traccia. Un gior-[…] la fata, paffutella, aggraziata, dagli occhi castani e dai capelli fulvi, divenne una meravigliosa aquila … e l’avventura ebbe inizio. […] 11 no, giunti presso un castello imponente, munito di quattro torri, di due mura merlate, di eleganti balconi e finestre, si accorsero che un lungo velo, luminoso come una radiosa aurora, era appeso alla ringhiera di un balcone. Scesero immediatamente in un cortile interno e Letturina corse a bussare ad una porta.  Venne ad aprire un anziano signore, con una livrea blu e dai modi garbati: il maggiordomo. Gli fu chiesto perché quel velo fosse tenuto esposto. Egli rispose che i suoi sovrani facevano così ogni volta che organizzavano una festa in onore del loro figlio, Filos, di ritorno da un viaggio, per indicare che la gioia tornava a splendere.
La principessa manifestò il desiderio di essere ricevuta subito dai sovrani, ma le fu consigliato di incontrarli l’indomani, per non interrompere la festa. Ella non volle attendere oltre e, aggrappatasi ad un’ala dell’aquila, si fece portare in alto, scivolò nel terrazzo attiguo al salone da ballo, si precipitò dentro e si recò dritta al trono, dove erano seduti il re, magrolino, proprio mingherlino, e la regina, robusta ed imponente, entrambi dall’espressione cordiale, che ispirava fiducia. Letturina fece un inchino e, con gli occhi lucidi per l’emozione, disse:
– Maestà, scusatemi per l’irruzione, ma ho bisogno di sapere se avete il velo delle fate.
– Perché lo vuoi sapere?
Ella raccontò la sua storia. Rimasero tutti sorpresi. I sovrani risposero di non sapere nulla di quel velo e il principe Filos, un giovane affascinante, d’alta statura, occhi verdi, capelli neri, pelle abbronzata, si fece largo tra gli invitati, le si avvicinò e le confessò che, nonostante egli avesse viaggiato in lungo e in largo, ne ignorava l’esistenza. Il principe promise, però, che l’avrebbe aiutata nella ricerca e l’indomani ripartirono, sistemandosi entrambi sul dorso dell’aquila.
Filos si era innamorato all’istante di Letturina, ammirandone la straordinaria bellezza ed apprezzandone il coraggio, lo sguardo intelligente e la scelta di un libro, quando il re e la regina le avevano chiesto che dono preferisse. Filos non aveva mai incontrato una principessa che amasse tanto la lettura e capì che doveva essere una persona, certamente, speciale.
Viaggiarono per tanto tempo, attraversando monti, valli, boschi, mari e un giorno arrivarono presso un castello spettrale, diroccato, sormontato da nuvole a forma di streghe. Vollero visitarlo e l’aquila, raccomandando molta prudenza, li accompagnò.  Appena entrarono, videro streghe coperte da stracci, da cui pendevano frammenti di vetro e pietre appuntite. Esse avevano occhi fiammeggianti, capelli arruffati, da cui uscivano uncini di ferro che acchiappavano i sogni dei loro prigionieri, immobilizzati in ragnatele giganti, e con unghie nere e lunghissime graffiavano quei sogni, li scaraventavano in vortici di uragani e, poi, li buttavano dentro un grandissimo e bollentissimo pentolone, mescolandoli ad un impasto di inganni, intrighi, slealtà.  Vapori ed odori nauseanti si diffondevano tutt’intorno, assieme alle voci stridule, urlanti, infuriate delle streghe.  Era un luogo che faceva venire una gran voglia di fuggire, ma i nostri tre amici dovettero affrontare le streghe, che si scagliarono contro di loro con molta violenza. La lotta fu furibonda.  Ogni volta che le streghe ferivano Letturina e Filos, l’aquila si strappava con il becco una piuma, da cui scendevano gocce di sangue che si posavano sulle ferite, rimarginandole.  All’improvviso i neri vapori divennero così asfissianti che i nostri amici rischiarono di perdere i sensi, ma per fortuna ir-ruppe lì dentro la fata Saggezza, avvisata da un falco, che li aveva visti entrare in quella terrificante dimora. La fata Saggezza pronunciò, ad alta voce, le seguenti parole:
La menzogna cade a terra stordita, stanca, affranta e s’addormenta.  Per carità, silenzio! Nessuno la svegli più!  Se sente rumore di egoismi, soprusi, ingiustizie, s’alza, percuote, flagella.
Per carità, silenzio! Nessuno la svegli più!  Le streghe lanciarono un fortissimo urlo e le si avventarono contro, per interrompere le sue parole, ma le forze vennero meno e caddero a terra, addormentandosi. I prigionieri e i loro sogni furono liberati e corsero via, felici di potere tornare all’aria pura, alle azzurre immensità, alle fresche luminosità del paesaggio naturale, alla meravigliosa vita quotidiana. Letturina disse alla fata Saggezza:
– Perché non hai pronunziato queste parole davanti al mio castello? Avresti posto fine al maleficio della strega Menzogna e la mia famiglia si sarebbe potuta salvare.  La fata rispose: – Questa formula è valida solo per la casa della strega Menzogna. Se non troviamo il velo delle fate o la fata Verità, non potremo distruggere l’incantesimo.  Letturina scoppiò in un pianto disperato. Era sconvolta pensando alle sofferenze che potevano essere inflitte alla sua famiglia, ma la rassicurarono che la situazione si sarebbe risolta presto e bene. Si affrettarono a cercare in ogni angolo il velo delle fate, nell’ipotesi che le streghe lo tenessero nascosto nel loro castello, ma non lo trovarono. Proseguirono, allora, il viaggio ed anche la fata Saggezza si trasformò in aquila.  Appena videro una casa bianca, con magnifici fiori ai davanzali, con un giardino pieno di coloratissime aiuole, sentirono il bisogno di fare una sosta e vi scesero. Bussarono alla porta, che subito si aprì, essendo semplicemente accostata. Entrarono e un odore di pulito e di fiori freschi li accolse, trasmettendo molta serenità.
Dappertutto nelle stanze si diffondeva una luce smagliante, che si propagava pure nei cuori, e grande fu la meraviglia di Letturina, allorché in un salone vide tutte le pareti ricoperte da scaffali di libri. Cominciò ad accarezzarli, ricordando i momenti belli che le avevano regalato, l’energia che ne riceveva, come se avesse bevuto acqua fresca e pura di sorgente. Ripensò, in particolar modo, a quando ella recitava poesie o raccontava fiabe alla sua famiglia, vivendo tutti insieme emozioni magiche. Come le mancava l’amore familiare, dolce come il miele! Che struggente nostalgia! Grosse lacrime scesero sulle sue guance e, tutto ad un tratto, lanciò un grido così forte che i suoi amici pensarono all’assalto improvviso di qualche strega ed accorsero allarmati. La trovarono seduta a terra che abbracciava un libro e mormorava tra i singhiozzi qualcosa di incomprensibile. Credettero che fosse impazzita, ma quando ella mostrò il libro dal titolo “Il velo delle fate” rimasero senza parole. Ella lo sfogliò e lesse la poesia che, all’ultima pagina, era proprio quella dedicata al velo delle fate. La salvezza era in quelle parole.
Che felicità, che commozione indicibile!
– Chi avrebbe potuto mai immaginare di trovare la chiave del mistero in un libro! – esclamò Filos e la fata Saggezza affermò:
– Un buon libro non ti tradisce mai.

***
Dal libro Il velo delle fate di Giuseppina Mira

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13 thoughts on “Il velo delle fate di Giuseppina Mira

  1. Letturina, principessa che amava la lettura!
    Elia, bambina che amava la lettura!
    Che emozione leggere le avventure di Letturina che mi hanno fatto tornare molto indietro nel tempo quando, bambina seria e sognatrice, trascorrevo le mie giornate e le mie notti vivendo in un mondo fantastico, immedesimandomi con la protagonista di turno, una principessa o una bambina povera e maltrattata che sarebbe diventata principessa!
    Amavo e continuo ad amare la lettura e adoro ancora le fiabe, metafore di vita vera, soprattutto se raccontate iu un modo così coinvolgente!

  2. Adoro i libri fantasiosi…

    anche perchè di così interessanti… almeno per quello che ho letto… non ve ne sono molti…

    spero di riuscire a leggerlo tutto per non dire di essermi sbagliata…

    Sara

  3. Che belle le favole… e solo che non c’è le racconta più nessuno da grandi e quindi, se capita, ci tocca leggerle come con il suo libro. Dovremmo solo imparare a raccontarle un pò di più ai nostri bimbi…
    Mi piacerebbe leggerlo, non lo nascondo…
    In bocca al lupo.
    Sabato P.

  4. Che dolcezza questo brano… esprime la favola della vita nel suo significato piu’ ampio… un sogno!!!
    Se tutti i fatti che ci succedono fossero visti dietro questa lente, forse la vita sembrerebbe meno amara!
    Mi piacerebbe moltissimo poter leggere questo libro assieme ai miei figli, perche’ possano coglierne l’insegnamento piu’ profondo in modo davvero poetico!

  5. adoro le fiabe e chissà che un giorno non mi cimenti anche in questo meraviglioso mondo…
    complimenti vivissimi per questa deliziosa e preziosa fiaba che tocca valori importanti.

  6. Bel libro davvero……fa sognare come quando ero bambina……ma di grande spessore morale. I miei complimenti !!!!!!!!!!!!!

  7. ” Il velo delle fate ” e’ una favola che racconta i retroscena della vita.
    Con dolcezza, Giuseppina Mira c’ ammaestra sulla verita’ .
    E Letturina ci suggerisce che un libro da’ ossigeno alla vita.

    Gaetano

  8. Cara Giuseppina,
    rendere le fiabe degne di un novello /a Esopo non è cosa facile.
    I più, infatti si sottraggono a questa scelta perchè è la più
    insidiosa, si corre il rischio di cadere nel puerile, nel banale o
    di rimanere rareftti, come nubi di passaggio.
    Tu narri la storia di Letturina e invii messaggi di altissimo spessore.
    inviti a essere più veri… ah, quant’è arduo per noi uomini!, solleciti a leggere,
    a non improvissarsi scrittori lasciando i libri sugli scaffali!
    Ti ringrazio per la storia di raso, potente come la luce del mattino!

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