Mi chiamo Assunta ma son disoccupata di Fiammetta Franchi

Dal Capitolo I – Le due figlie gemelle di Talassotera Pico e Bona Saura

Assunta e Desolata erano due gemelle, identiche nell’aspetto, come carattere non si somigliavano per nulla, e questo fatto rendeva meno gravoso ai parenti il riconoscerle negli atti quotidiani.
Assunta, fin da piccola era decisa, volenterosa e piena di giudizio, per contro, Desolata era incolore e in ritardo su tutto, persino nel reclamare i soldi della paghetta settimanale.
Erano nate in una famiglia della “media borghesia” (solo media, perché al loro paese ben poche famiglie avevano la disponibilità economica per consentire ai figli di raggiungere il conseguimento di un diploma superiore) da madre casalinga e padre titolare di una modesta libreria, che più volte aveva tentato di esportare Il Capitale all’estero, ma all’epoca, l’opera Marxiana era ormai considerata extraterrestre anche nell’ex-Unione Sovietica per cui ne vendette solo poche copie.
Provò successivamente a pubblicare un suo scritto, dove raccoglieva le più grandi fandonie dette dal più grande statista di tutti i tempi, intitolandolo La Sacra Bubbola, ma anche quello non conobbe sorti migliori.
Così, quando Assunta e Addolorata ebbero raggiunta la maggiore età, si trasferirono con i genitori da uno sperduto paesino del Sud, a uno sperduto paesino del Nord, per vedere di trovare un lavoro o un marito, in grado di dar loro una sicurezza per il futuro.
Ma una cosa che, purtroppo, spesso non sa chi parte da uno sperduto paesino del Sud, per raggiungere uno sperduto paesino del Nord, è quanto a Sud possa essere il Nord, quando due ragazze, di qualsivoglia origine, prive di ogni esperienza lavorativa, cercano di farsene una, rispondendo a qualcuno di quegli annunci dei giornali, (annunci che spesso vengono riproposti identici per mesi, tanto da far sorgere dubbi consistenti sulla loro autenticità) dove immancabilmente viene richiesta “esperienza lavorativa”.
Assunta, precisa e piena di iniziativa com’ era, pensò che la cosa migliore fosse di iscriversi all’ufficio di collocamento.
Ovviamente, sulle prime, nessuno la collocò da alcuna parte, se non quando, giunta ormai in cima alla graduatoria dei disoccupati di lunga durata, con un punteggio da guinnes dei primati, non scoprì, vi garantisco senza nessuna raccomandazione di deputati, una seggiola libera, proprio in prossimità della bacheca, dove al martedì e al venerdì venivano affisse le chiamate per i colloqui.
Inutile dire che su quella sedia, Assunta, vi si collocò subito.
E da allora stette almeno un po’ più comoda, e poté ricominciare ad indossare un paio di scarpine con quattro centimetri di tacchetto senza che le facessero male nelle lunghe, inutili ore di attesa, al posto di quelle odiosissime ballerine base terra che la facevano sentire ancor più bassa di quello che era.
Stranamente, le chiamate per i colloqui riguardavano tutte muratori e carpentieri, tornitori e fresatori, colloqui che andavano immancabilmente deserti visto che l’offerta, essendo in regola, veniva probabilmente retribuita una miseria.
Mentre, grazie al caporale di turno, senza protezioni infortunistiche né altro, puoi lavorare più ore e, se campi, a fine giornata puoi dire di aver raggranellato i soldi necessari alla sopravvivenza e sei contento perché sono esentasse.
“L’unica cosa” pensò Assunta “a cui saranno costretti a rinunciare sarà il TFR”, quello che lei, dopo l’ultima riforma pensionistica, aveva rinominato “Tabuto (in dialetto siciliano significa bara) di Fine Rapporto”, in onore della veneranda età in cui si poteva andare in pensione.
Queste riflessioni faceva Assunta, mentre comodamente seduta sulla sua seggiolina blu aspettava quella chiamata che un giorno di fine Novembre credette di aver sentita arrivare.

***
Dal libro Mi chiamo Assunta ma son disoccupata di Fiammetta Franchi – GRUPPO ALBATROS IL FILO, 2011 – p. 50

Il commento di NICLA MORLETTI

Assunta e Addolorata sono sorelle gemelle, due figure simpatiche e spassose. Identiche nell’aspetto, assolutamente diverse nel carattere. L’autrice è abilissima nel descrivere le loro caratteristiche e narrare dei fatti quotidiani. Lo stile è sciolto, dinamico, moderno. Un’opera di narrativa densa di humor e umanità. Assunta e Addolorata lasciano la Sicilia con la loro famiglia per emigrare al nord in cerca di un futuro migliore. Ma cosa accadrà loro? Fiammetta Franchi con maestria e capacità narrativa racconta una realtà dei nostri giorni: la difficoltà ad avere un lavoro sicuro, o quanto meno un lavoro e, seppur dovesse arrivare, non si sa mai cosa riserva. Ma l’autrice non lo fa con tristezza, anzi lo fa con ilarità e ironia. Fiammetta Franchi è sicuramente autrice di talento che vi farà sorridere e divertire.

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