… e se ti raccontassi? di Enzo Proto

Non molto tempo fa, c’era un pasciuto e simpatico passero di campagna; per meglio dire di paese, non faceva nulla di particolare, conduceva una vita monotona, raccogliendo granaglie, volando da un albero all’altro, cinguettando a squarciagola nel suo nido. Un giorno però incontrò alcuni uccelli migratori, erano di passaggio, si posarono sopra i rami di un albero alle porte del paese, proprio dove il nostro amico passerotto amava volare; il passero prima li guardò diffidente, poi, piano pianino si avvicinò: «Salve amici, da dove venite?» chiese ai pennuti sul ramo.
Questi lo guardarono «Ciao» risposero in coro ignorando il resto della domanda; il passerotto non badò a tanta indifferenza: «Siete stanchi vero?» continuò, «Non molto» rispose il capo comitiva.
Dopo un poco il passerotto si accorse che i migratori non erano uccelli superbi, e come gli spiegarono, loro per le lunghe traversate che facevano erano abituati a parlare poco.
Così cinguettando cinguettando, passò il tempo, il passerotto imparò a conoscere il mondo, capì di non doverlo racchiudere solo al posto in cui viveva, conobbe posti bellissimi dove si vivevano meravigliose avventure, ma soprattutto scoprì le città, com’erano fatte, quali pericoli si correvano e ammirò tutto il loro splendore.
La Città, questo era un argomento che lo interessava molto, iniziò così a fare tante domande, voleva sapere tutto della città; il capo-comitiva, conoscendo quanto era sprovveduto il passero gli disse: «Ascolta piccolo, vuoi un consiglio?! Non lasciare mai questa campagna stupenda … stai lontano dagli uomini e dalle loro diavolerie, ascolta chi ha molta più esperienza di te … ».
Il passero ormai aveva deciso, la città la voleva vedere, si sentiva ormai un avventuriero, pronto a sfidare qualsiasi pericolo. Un giorno al sorger del sole il passerotto partì per la città, ma, la tanto sospirata meta non era poi così vicina come credeva; i giorni passavano ed il nostro amico pennuto volava, volava sempre con quella idea fissa nella testa: la città. Un mattino di tanti giorni dopo, sentì una puzza terribile, guardò giù verso la terra, ai suoi occhi si mostrò uno spettacolo terribile: montagne di spazzatura fumante e maleodorante, “Che schifo” disse tra sé “Questi umani sono proprio degli stupidi hanno rovinato un bel prato”, ma attenzione piccolo volatile per poco non andavi a sbattere contro un traliccio dell’alta tensione, ”Accidenti, devo stare attento anche in aria”.
Finalmente vide un albero, era bene fermarsi un poco per riposare, guardava meravigliato la città, era immensa, da lontano arrivavano strani rumori metallici, suoni di trombe, il passerotto non resisteva più dalla curiosità, spiccò il volo alla conquista della tanta agognata meta, si guardava intorno meravigliato ed impaurito, di tanto in tanto si riposava sulla ringhiera di un balcone, oppure sopra i rami di quegli strani alberi di ferro piantati sopra i tetti delle case. “Sono comodi” si disse riferendosi alle antenne della televisione, “Però non ho capito il motivo perché non hanno le foglie come gli alberi della campagna”. Intanto i giorni passavano e i pericoli aumentavano per il nostro piccolo passero, più di una volta rischiò di finire schiacciato dalle ruote delle macchine, e i ragazzi dai cortili lo bersagliavano con le fionde. Eh sì! Lui nel piccolo paesino era ben voluto e nessuno faceva caso alla sua presenza, invece, in città si sentiva diverso, tutti lo osservavano, tutti si giravano a guardarlo incuriositi, lui allora si sentiva l’eroe del momento, e naturalmente come tutti gli eroi si trovava spesso e malvolentieri in mezzo ad un mare di guai. Un giorno mentre andava alla ricerca di un poco di spazio verde, sentì il cinguettio di un suo simile; “Questa volta non mi sbaglio, si tratterà di un collega”, si avvicinò così alla finestra di una casa, sul davanzale c’era una gabbia e dentro un canarino giallo come il sole; il passero si avvicinò: «Salve» disse, il canarino lo guardò indifferente senza rispondere, «Potresti almeno rispondere al mio saluto».
«Ciao» fece stizzito il canarino.
«Che fai chiuso lì dentro?» domandò il passero.
«Che faccio?! Canto!».
«Canti? Ma dimmi come fai a cantare chiuso in gabbia?».
«Come fanno tutti gli altri … ».
A questo punto al passero sorse un dubbio: “Possibile che anche questo sia matto come tutti gli umani di questa città”.
«E dimmi non hai mai pensato alla libertà?».
«Libertà?» disse il canarino stupito e preoccupato.
«Sì! Libertà … voglio dire … non hai mai pensato che puoi volare libero nel cielo, fare quello che vuoi, vedere altri posti … ».
«Alt!» disse il canarino, «Fermo così amico mio, se tale ti posso ritenere, io di questi discorsi fuorvianti, rivoluzionari e estremamente pericolosi non ne voglio sapere niente».
«Ma guarda che la libertà è un bene comune, essere libero, vedere il mondo, conoscere altri esseri non è né forviante né rivoluzionario».

***
Dal libro … e se ti raccontassi? di Enzo Proto – GRUPPO ALBATROS IL FILO, 2010 – pag. 85

Il commento di NICLA MORLETTI

Storie divertenti, storie meravigliose. L’autore ha voglia di narrare: c’è fantasia, emozione, un mondo denso di sentimenti. Ed il lettore ascolta in silenzio: sa così di un simpatico passero di campagna, di maghe e principesse, castelli e re. Di incantesimi e magie. E poi c’è un coniglio fatato, una regina e Don Violetto… Ah, dimenticavo, ci sono anche le fate! Un gradevole libro per grandi e piccini dal sapore di cose buone, tra le cui pagine aleggia una saggezza antica. La scrittura è snella, moderna, fresco lo stile. Racchiude tutto il fascino dei “Cunti” (favole, racconti e aneddoti) che raccontavano un tempo gli anziani accanto al focolare. E tutti ascoltavano in silenzio,  mentre le faville salivano per la cappa del camino. Un bel libro di cui consiglio la lettura. Per stare bene. Per ritornare un po’ bambini e apprendere saggezza.

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