Nel “Paese che non c’è”

Ricordava perfettamente quando aveva percorso quella strada per la prima volta.
Le colline boscose delle Marche erano sempre lì, la strada era sempre la stessa.
L’unico ad essere cambiato profondamente era lui. Ma fino a che punto?
Max accelerò con la sua Alfa all’uscita dello svincolo per Senigallia. Era partito quella mattina da Como, e sarebbe arrivato a destinazione verso la metà del pomeriggio. Il “Paese che non c’è” ormai non era lontano.
Erano passati due anni, e di una cosa era certo: non avrebbe trovato nulla di cambiato a Bellisol, dove aveva vissuto la più importante esperienza della sua vita anche se ora erano molti i dubbi che lo tormentavano. D’accordo, quel paesino invisibile non si chiamava con quel nome, come Max aveva saputo in seguito, ma non importava: per lui sarebbe sempre rimasto Bellisol, il “Paese che non c’è”.
E in effetti, anche adesso stentava a trovarlo. Pensava di andare nella direzione giusta, invece si ritrovò su una strada sterrata. Girò e tornò indietro sentendosi piuttosto disorientato; quelle colline continuavano a sembrargli tutte uguali.
Mentre guidava, ricordò il suo colloquio telefonico con Lina. Era stata felice di sentirlo dopo così tanto tempo, l’aveva subito informato che Dante e Nelson stavano bene, e Dante aveva detto di mettergli a disposizione la sua casa in qualsiasi momento avesse voluto venire. Max non ci aveva pensato due volte: era estate inoltrata, aveva diritto a un mese di ferie e soprattutto aveva bisogno di restare solo con se stesso.
Per questo scopo, Bellisol era il luogo ideale e l’occasione che gli veniva offerta era la migliore; aveva detto quindi a Lina che sarebbe arrivato il sabato successivo e sarebbe rimasto per tutto il periodo delle sue ferie. Lei, contentissima, gli aveva assicurato che la casa sarebbe stata pronta per il suo arrivo, e che avrebbe provveduto a sbrigare le faccende di casa durante il suo soggiorno.
Ora però si trattava di trovare la strada giusta.
Un cartello stradale indicava la via verso Pergola. La prese, ricordando quanto il “Paese che non c’è” si trovasse vicino a quella città. La strada gli appariva ora più diritta lungo i fianchi di alte colline ricoperte d’alberi, fece un giro ampio verso destra e di nuovo un rettilineo in discesa. A circa cento metri distinse il bivio di una strada secondaria che scendeva verso sinistra e poco prima di quel bivio, sulla destra, un altro cartello indicatore.
Fu allora che la vide.
Dapprima gli apparve come una figuretta minuta, in piedi sotto il cartello, poi avvicinandosi la distinse nitidamente.
Per la verità la prima cosa che riuscì a distinguere e a leggere furono le due frecce azzurre che indicavano rispettivamente 30 chilometri per Fabriano e 9 per Sassoferrato, ma subito dopo il suo sguardo fu attratto da lei. Rallentò e osservò il suo sorriso.
Si teneva con una mano al cartello e con l’altra, al passaggio di Max, fece un cenno aggraziato come se volesse dirgli: prego, da quella parte. E Max proseguì diritto per la direzione che gli indicava. Venne anche a lui da sorridere e le accennò un saluto. Vide nello specchietto retrovisore che gli aveva risposto sventolando allegramente la mano.
Era stata una visione fugace, eppure Max si meravigliò di quanto gli fosse rimasta impressa nei minimi dettagli. L’aveva fotografata con gli occhi della mente, e ora era come se stesse rivedendo quell’immagine, come se osservasse una foto tenendola fra le mani.
Era una ragazza di non più di sedici o diciassette anni, snella, alta una buona testa meno di lui, che indossava un vestito leggero color giallo pastello con la gonna al ginocchio, gambe graziose e piedi piccoli, racchiusi in sandali di pelle.
Non aveva fatto in tempo a vedere il colore dei suoi occhi ma i capelli erano di un bel colore biondo scuro; un naso diritto e un sorriso allegro da bambina le conferivano un’aura di freschezza gioiosa, luminosa.
Gli aveva trasmesso una sensazione di allegria, ne era rimasto colpito e sentì che, se gli fosse capitato ancora di incontrarla, sarebbe stato capace di riconoscerla anche in mezzo a un milione di persone. Eppure era stata un’immagine così rapida…
Però, pensò Max, Dante non gli aveva mai detto che a Bellisol c’erano ragazze così carine: era un paese che valeva la pena di esplorare meglio.
Dopo l’alto cavalcavia le due imponenti colline rocciose, quella di sinistra con la cappella sulla cima, apparvero ai lati della strada e Max, riconoscendole, le oltrepassò sapendo di essere ormai arrivato. Vide alla sua sinistra la stazione ferroviaria di Bellisol e la torre antica detta Il Cantacucco, come ancora ricordava, e dall’altra parte della strada, a destra, finalmente la dimora di Dante.
Era arrivato. Era a casa.
Parcheggiò la macchina nello spiazzo a fianco, proprio dove aveva fermato due anni prima il suo Maggiolino in avaria, e scese. Tutto era rimasto uguale, anche la porta d’ingresso. Suonò il campanello.
Sentì uno scalpiccio ciabattato nel corridoio, poi Lina gli aprì. Anche per lei il tempo sembrava essersi fermato se non fosse stato per i capelli sempre raccolti a crocchia, appena più candidi.
– Max, che gioia rivederla. Bene arrivato!
Si  scambiarono  un  abbraccio  affettuoso, poi il giovane prese la valigia e si diresse verso quella che era stata la sua camera, percorrendo il corridoio che ben conosceva.
– Si sistemi che le preparo un caffè. Ha già mangiato?
– Sì grazie, Lina. Ottima l’idea di un caffè.
Vengo subito.
– Senza prescia.
Nella stanza, il letto era sempre al suo posto di fronte alla finestra che dava sulla vallata del Cesano e sulle colline. Max posò la valigia e si presentò in cucina che la caffettiera era già sul fuoco.
– Allora Lina, come va?
Co’j’ho da di’? Tiriamo avanti, qui la vita scorre sempre tranquilla. E lei co’ m’arconta?
– Il lavoro mi impegna parecchio, ma va bene così. E Dante come sta?
– Oh, mister Dante sta bene, è ringiovanito. Sa cosa ha fatto?
– Non so.
– Indovini.
– Come faccio?
– Si è sposato!
– No…!
– Sì!
Max non credeva alle sue orecchie. Dante sposato? Non riusciva a figurarselo.
– E quando, dove?
– Un anno fa in Inghilterra, ma la signora è italiana, si chiama Lorena. È bella sa, e molto distinta.
– Quasi non ci credo, nel senso che non so pensare a Dante sposato.
– Ci creda, ci creda.
– In ogni caso, sono sicuro che Nelson avrà dato il suo assenso!
– E come! Deve vedere come va d’accordo con la signora, stanno veramente bene insieme.
– Sapesse quanto vorrei rivedere Dante, e conoscere anche sua moglie.
– Chissà che non capiti – disse Lina con un sorriso.
– Lo spero proprio.
Il caffè era pronto.  Si sedettero al tavolo della cucina.
– Ora che è qui, si prenda un po’ di riposo.
– Credo di averne bisogno, come di restare solo con me stesso.
– Ha dei pensieri?
– Sì, per questo sono venuto, non conosco un posto migliore di questo per stare in pace e riflettere. Però se ci fosse Dante sarei ancora più contento, mi mancano tanto i suoi consigli.
– Via, non si preoccupi. Pensi a riposarsi e vedrà che i pensieri vanno via e tutto si aggiusta.
Annuì. Forse Lina, nella sua semplice filosofia, aveva ragione.

***

Dal libro Alida di Timur Lenk, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.

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24 thoughts on “Alida di Timur Lenk

  1. Quanto ho letto è frutto di una profonda ricerca interiore nel groviglio delle passioni umane che movimentano le nostre personali storie. Ricordi che fanno male, ricordi che danno vita, ricordi dei ricordi. Ognuno di noi con il suo piccolo universo in cerca di spiegazioni. Penso che il Suo libro sia molto interessante. Auguri sinceri.
    Olga Karasso

    1. Cara Olga, spero che tu abbia avuto la possibilità di leggere ALIDA. Ti segnalo il mio nuovo libro appena uscito: “Il giornalino di Tito”: sono sicuro che ti piacerà. Cordialmente, Timur

  2. Quello che scrivi è molto profondo, fa capire che molto spesso i ricordi e i luoghi del passato e le persone più semplici sono le uniche cose che possono aiutarci a capire e a rialzarci.

  3. Bel modo di scrivere, molto fluido e inebriante.
    Complimenti ad un autore che penso farà molta strada anche se il mio punto di vista rimane molto piccolo.
    Auguri.

  4. bellissime righe, dove il personaggio del libro affronta un tuffo nel proprio passato per riflettere e ritrovare se stesso. Penso che sia quello che più o meno può capitare a tutti noi, ripercorrere il proprio passato per ricordarsi cosa ci ha forgiato e fatto diventare le persone che siamo. Aarei lusingata se riuscissi a leggere il suo libro. Complimentoni e tanta fortuna.

    1. Cara Maria, spero che tu in questo tempo abbia potuto leggere il mio libro. Sarò lieto di conoscere il tuo pensiero sulle sensazioni che ti ha dato. Cordialmente, Timur

  5. Trenta giorni di relax a Bellisol : un sogno.
    Ma e’ un sogno o il sogno della realta’ ?
    Su questo “equivoco” gioca Timur in un susseguirsi di scene placide e confortanti, al pari del paesaggio.
    E Alida contribuisce ad alzare lo stile del racconto.

    Gaetano

    1. Caro Gaetano, è sempre sottile il filo che divide il sogno dalla realtà. Se hai letto il mio libro lo avrai pienamente realizzato. Fammi sapere.
      Cordialità. Timur

  6. Ognuno di noi ha un posto dove vuole andare quando ha bisogno di riflettere. Per qualcuno è a portata di mano, per altri invece no. Ma vale sempre la pena di andarci, per rituffarci nella magia che solo noi sentiamo quando siamo là. Così anche per Max, che andato in quel posto splendido per stare con sè stesso, sono convinta andrà incontro a nuove sorprese. Sarei molto curiosa di scoprirle. Le auguro tanta fortuna.

    1. Cara Silvia, grazie per i tuoi auguri e fammi sapere se hai letto ALIDA. Se ti è piaciuto, credo che ti piacerà anche il mio nuovo romanzo “Il giornalino di Tito” che è stato appena pubblicato. Cordialmente, Timur

  7. Scritto in modo fluido, lo stralcio del racconto, lascia spazio a diverse domande. Il paese che non c’è, è scritto nella memoria del protagonista o è il paese che vorrebbe prendesse forma? E la descrizione dettagliata della donna bionda sotto il cartello, che sorridente sembra indicargli la strada e lo saluta? Frutto della fantasia o il passato che ritorna? Chissà se avrò le risposte ai quesiti posti. Complimenti sinceri all’autore.
    Cordialità

    Marinella(nonnamery)

    1. Cara Marinella, come ho scritto agli altri miei cari lettori ho lasciato trascorrere un periodo prima di rispondere per lasciarti il tempo di leggere ALIDA. Sarò lieto di conoscere l’effetto che ti ha fatto. Come avrai potuto constatare, alle tue giuste domande si può solo rispondere leggendo il libro. Un caro saluto, Nonnamery. Timur

  8. Un romanzo che mi emozionerà, ci sono tutti i presupposti. Mi incuriosisce la figura di Max, con i suoi dubbi che lo tormentano e il suo passato a noi ancora oscuro, ho provato ad indovinare a cosa pensa ma chissà se ho visto giusto.
    Sono incuriosita anche dal titolo Alida, dal breve brano non sono riuscita a individuare a cosa si riferisce.
    Spero di avere il piacere e l’onore di leggerlo, credo che sia uno di quei libri che amo perchè riesce a dare emozioni e scorci di vita altrui, un libro altruista e al tempo stesso poetico.

    Un grosso abbraccio.

    Stefania C.

    1. Cara Stefania, ho lasciato trascorrere del tempo prima di risponderti per darti la possibilità di leggere ALIDA. Sarò lieto di conoscere che effetto ti ha fatto e quali pensieri ti ha suscitato. Vorrei sapere il tuo pensiero anche sul mio nuovo romanzo “Il giornalino di Tito” che è stato appena pubblicato. Un cordialissimo saluto. Timur

  9. che bello immergersi nei ricordi…
    a volte il passato fa male e si fa di tutto per dimenticare ma io credo che in fondo ad ogni esperienza si nasconda un briciolo di tesoro da custodire gelosamente.
    Mi è molto piaciuto questo brano… deve essere davvero un bel libro!

  10. Il passato torna sempre.In un modo o nell’altro,in una forma o in un’altra.Non bisogna mai averne paura.
    Il suo sembra un libro molto toccante,mi piacerebbe leggerlo. Le auguro belle cose. Un abbraccio

    1. Gentile Chiara, spero che in questo tempo tu abbia avuto la possibilità di leggere ALIDA. Sarò lieto di conoscere cosa ne pensi. Cordialmente, Timur

  11. Ti ho letto e ammirato spesso, e ricordo alcuni tuoi bellissimi racconti. Anche questa volta sono rimasto ammirato dal tuo bellissimo stile, e da quel poco che ho letto penso che il tuo sia un bellissimo libro che vorrei tanto leggere per intero. Potresti chiedere al Manuale di inviarmelo? Io potrei inviarti i miei, se vuoi. A risentirci, i miei più vivi complimenti Lenio Vallati.

    1. Caro Lenio, ho lasciato trascorrere del tempo prima di rispondere per darti la possibilità di leggere ALIDA e poterne poi parlare con tutti i commenti che vorrai farmi. Ti ringrazio per la tua stima e per la tua fedeltà di lettura di ciò che scrivo. Attendo con piacere tuoi commenti, anche sul mio nuovo romanzo “IL GIORNALINO DI TITO” che è stato appena pubblicato. A presto. Con viva cordialità. Timur

  12. Noto in questo racconto una bella raffigurazione di paesaggi delle Marche vista anche dalla prospettiva di un automobilista.
    Credo di poter dire poco dalla lettura di questa parte messa a disposizione, ma mi incuriosisce il perché del nome del paese “Paese che non c’è” e la figura della ragazza vicino al cartello, entrambi magari rappresentano un qualcosa di fantastico, irreale.

    1. Caro Enzo, ho lasciato trascorrere del tempo prima di rispondere per dare la possibilità di trovare e leggere il libro, così da poter pienamente discuterne. In ogni caso hai ben definito l’atmosfera del mio libro: irreale… ma fino a che punto? Sarò lieto di ricevere tuoi commenti, anche per il mio nuovo libro “Il giornalino di Tito” che è appena stato pubblicato. Cordialmente, Timur

  13. ritornare nei luoghi del passato è sempre un tuffo al cuore: i luoghi si appropriano delle nostre emozioni e le sprigionano appena li rivediamo.
    ilaria

  14. In queste pagine è un presente che si riappropria di un passato e una persona che ha bisogno del ricordo per meglio affrontare il presente. E poi le immagini di un tempo, ricordi di gente e di luoghi. Nelle marche di sempre.

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