La vita non era stata facile per Selly da quando aveva voluto la verità a tutti i costi.
La sua nascita aveva segnato in quel momento il suo destino.
Nasceva orfana di sua madre ed assassina, ed andava chiedendo quanto aveva pianto in quel momento, quando era venuta al mondo, quando era morta sua madre mentre lei nasceva. Voleva che le dicessero che aveva pianto più di qualsiasi bambino, che aveva urlato e  bestemmiato anche se aveva un minuto, che aveva rifiutato di vedere quella vita che la aveva resa colpevole di una colpa  troppo grossa, che  in nessuna maniera riusciva a concepire. Una bambina grande poco più di lei la aveva stretta sempre al petto quando era fagottino e un uomo col viso stanco e solcato da rughe che erano profonde più degli anni che aveva e delle ferite. Quella bambina era sua sorella e l’uomo il padre ed era cresciuta circondata da un infinito affetto, che a lei nascondeva tutto, e faceva vedere sorrisi dietro a tristezze camuffate. Quando era diventata un poco grande aveva cominciato a chiedere. Perché non aveva la sua mamma e perché non la conosceva. Le foto gliele avevano tenute nascoste nella speranza che lei non domandasse, poi le avevano tirate fuori piano piano alle sue richieste. Era troppo bella la sua mamma giovane e sorridente e Selly non si rassegnava a quella spiegazione che era andata in cielo, non capiva quando né perché, perché non aveva aspettato che lei crescesse. Tutte le mamme stavano con i loro figli, lei le vedeva che portavano a scuola i suoi compagni.
Si era fatta dare tutte le foto che erano riusciti a trovare e le aveva messe in un cassetto chiuse in uno scatolino. Nella sua stanza adesso si appartava spesso e le guardava e non sapeva quello che provava. Le lacrime le rigavano ogni volta il viso, provava rabbia e le sembrava di odiare quella donna egoista che viveva solo sulla carta, che la aveva abbandonata, che se ne era andata. Nella sua casa mai si faceva neppure un accenno a quello che era successo. Passavano gli anni e lei non si convinceva, e aveva cominciato a chiedere,  voleva sapere. La sorella adesso era grande, aveva amiche e amici, preparava esami per l’università; il padre lavorava, lei li vedeva tranquilli e non voleva vedere all’improvviso sul loro volto la tristezza, quando lei chiedeva della mamma, ma non poteva farne a meno.
Adesso voleva sapere come e perché era morta, non era possibile che avesse scelto lei di abbandonarla. Le rispondevano sempre con dolcezza ma lei trovava ogni risposta vaga, non riuscivano a sostenere i suoi sguardi ed i suoi occhi in cerca della verità. Una zia le aveva detto che era stata male, la nonna che adesso in cielo stava bene.
Selly non capiva perché nessuno le spiegava. Lei voleva sapere, ogni volta che da sola apriva quel cassetto, perché al suo battesimo la teneva un’altra tra le braccia, perché c’erano foto di lei con tutti i parenti, le foto della sorella col papà e la mamma, e mai la mamma quando c’era lei, neppure quando era piccola ed era appena nata.
La sorella aveva venti anni, adesso Selly compiva sedici anni. Ogni anno, per il suo compleanno, tutti i cugini aiutavano sua sorella a preparare per lei la torta e la festa, e ogni anno mentre le cantavano la canzone degli auguri, tutti ridevano e piangevano, applaudivano, sorridevano, si asciugavano le lacrime mentre volevano apparire allegri. Sapeva che sarebbe successo pure quella sera, quando lei avrebbe tagliato la torta.
Da un paio di anni, da quando era diventata oramai una signorina, il giorno del suo compleanno il ragazzo del fioraio suonava alla porta la mattina, e le consegnava un bouquet di meravigliose roselline rosa, con un biglietto di suo padre: “Per la mia meravigliosa donnina”. Lei prendeva i fiori e si chiudeva di nascosto a piangere  nella sua stanza, e tirava fuori la sua mamma sperando che  le spiegasse cosa fosse la voglia che aveva di non esistere.
Selly non si sentiva libera,  qualcosa che le comprimeva il petto, qualcosa che non aveva chiaro. La sorella percepiva il suo tormento; dietro la porta chiusa, aveva chiamato Selly, le aveva chiesto se erano belli i fiori, se le serviva un vaso. Selly coi grandi occhioni blu pieni di lacrime, la aveva fatta entrare e sedere sul suo letto. Le foto della madre erano sparse dappertutto, qualcuna era caduta pure a terra e alla sorella era venuta la pelle d’oca. Capiva cosa stava succedendo: Selly voleva la verità, quel giorno, in quel preciso momento. Adesso piangeva pure la sorella mentre le carezzava il viso ed i capelli, diceva che ogni anno, assieme al suo compleanno, festeggiavano una mamma così generosa e buona, che a tutti i costi aveva voluto dare a lei la vita, e le sue parole si spezzavano mentre Selly con le mani si copriva il volto, e coi singhiozzi spezzava ad entrambe, e pure alle pareti, il cuore.

Immagine: Confidenze tra sorelle di Anthony Watkins

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4 thoughts on “Fiori per Selly

  1. Una storia tristissima eppure tanto vera. E’ successo anche ad una persona a me molto cara,più di sessanta anni fa. Ne porta ancora i segni nel cuore, sul viso dolcezza e malinconia si fondono. Ho letto il racconto con l’affanno di sapere, con gli occhi lucidi per la commozione.Peccato che le storie che più ti prendono siano quelle vere. Vuol dire che la vita non finisce mai di stupire con le sue infinite combinazioni.
    Lucia sallustio

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