All’improvviso un pò di luce. Sento freddo. Ma prendo forma. Esploro con la mente il mio corpo, sono composto da tante punte, sono sottile sottile. All’improvviso precipito! Sono così leggero che inizio a volteggiare sospinto dal vento. Guardo in su mentre lascio la mia culla di morbida nuvola. Se guardo in basso sono tante le luci che ammiccano sfavillanti dalle strade piene di gente. Sorrido, senti che bella musica arriva da laggiù! Tutto si avvicina, capisco che la mia breve vita sta per giungere al termine. Noto un bimbo con la faccia rossa rossa dal freddo che guarda in su. Gli occhi semichiusi a proteggersi dal turbinio dei miei fratelli e sorelle. Scelgo lui, come meta finale di questo viaggio che chiamiamo vita. Lo guardo mentre mi avvicino, sorride felice, la lingua in fuori a mò di pista di atterraggio, per catturare quei freschi piumini. E atterro sul nasino rosso rosso di freddo e di felice eccitazione. E’ il suo calore a decretare la mia fine. Ma muoio felice cullato dal gorgoglio della sua risata: mi sciolgo e mi immolo al calore umano di un bimbo che, meravigliato, osserva a faccia in su una nevicata di tanti piccoli fiocchi di neve, come me.
E tutto ha un senso.
Si dice che la vita sia sempre troppo corta. Ma è il senso che le diamo quello che le da spessore, come la spendiamo e la felicità che diamo agli altri.
Anche se loro non lo sanno.

***
Immagine: Koltsovo di sera di Vladimir Prokoshin

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