Preludio: Il bicchiere mezzo pieno

Il pendolo!
Ho sempre odiato quest’infernale congegno che scandisce insistente ore, mezz’ore, quarti d’ora con falsa allegria di carillon, con note di cantilena infantile.
Poi la notte, mentre il tempo scorre inesorabile, nell’immobile silenzio della casa addormentata, accompagna l’insonnia con lugubre ovattato ticchettare pesante, incombente:
…tic… tac… tic… tac… tranne poi far sobbalzare con la solita tiritera dei quarti d’ora, delle mezze ore, delle ore ironico, persecutorio, irridente.
Ecco, ogni secondo scandito è un attimo della vita che scorre via, che non tornerà più indietro:
…tic… tac… tic… tac… quattro secondi in meno da vivere.
…tic… tac… tic… tac… quattro secondi in più verso la fine.
Ogni suono ripetitivo mi ha sempre infastidita: le calde, stupende mattinate estive della mia infanzia, quelle in cui mi lasciavo travolgere da mille incredibili fantasie immersa nella campagna dorata di sole e di biondo fieno dolcemente profumato, il cielo trasparente senza voli di rondini o di passeri petulanti, erano spesso turbate dall’improvviso frinire di cicale lontane ed anche se poteva sembrare un sottofondo allegro nella fissità abbagliante di quei paesaggi quasi incantati, per me suonava quasi un dispetto, un voler ritmare insistentemente il tempo che si consumava.
Anche il gracidare monotono delle rane non mi è mai piaciuto e neanche il verso ritmico e monofonico dei grilli nelle calde notti palpitanti di stelle: tutto ciò che per gli altri era un dolce, romantico suono, per me era motivo d’irritazione.
Amo tutto ciò che è pura energia!
Il vento è per me preferibile all’echeggiare di grilli, rane e cicale perché non è mai ripetitivo ma fantasioso, parla sussurrando nel suo stormire tra le foglie, risponde alle domande, ai perché, impigliato fra i rami degli alberi, rincorrendo allegro crocchianti foglie d’autunno o urlando improvviso e violento, imprigionato in qualche anfratto.
O il tuono.
Il tuono è stupendo!
Irrompe improvviso con boati paurosi nel cuore della notte.
Non lo aspetti, è imprevedibile, impetuoso, pieno di vita, dà il “la” ad una serie di crepitanti bagliori che spezzano in due la profondità del cielo e tu puoi solo cercare di prevedere quando seguirà il suo fragore, terrificante col moltiplicarsi rimbombando nei dirupi e nelle gole per poi mescolarsi ad una serie di lividi bagliori brontolando cupo ma rassicurante mentre l’orizzonte va delineandosi con intermittenti elettrici profili.
Anche il dondolare leggero di una culla mi ha sempre provocato uno stato d’ansia, come pure le ninne nanne ritmate da un canto sommesso che si smorza sempre più piano: chissà perché mi fa tornare alla mente la cupa cerimonia del “Mercoledì delle ceneri” col monito “Ricordati che sei polvere e polvere tornerai”.
No: la culla di mia figlia ha sempre viaggiato allegramente su ruote per tutta la casa, non ci sono state sonnolente ninne nanne, ma gioiose canzoncine inventate lì per lì e mai ripetute, a conclusione di giornate intense, piene di scoperte e risate che portavano un sapore caldo ed avvolgente, preludio ad un sonno appagante e sereno.
Si potrebbe pensare che sia ossessionata dall’inesorabile scorrere del tempo verso l’inevitabile fine.
Niente di più falso!
Non sono pessimista, anzi posso definire il mio carattere solare, vedo sempre “il bicchiere mezzo pieno” ma odio le conclusioni scontate, la monotonia della noia.
Potrei definire il mio modo di vivere un “rutilante caleidoscopio”: ogni minimo movimento crea in me fantastiche immagini multicolori che mi rimbalzano nella mente in nuovi stimoli creativi.
Nulla dev’essere statico o prevedibile.
Guardo verso la mia infanzia ormai lontana e la vedo incredibilmente vicina, attuale, mentre sento il futuro lontano e così posso sognare il presente vivendolo con cuore bambino, senza intristire al pensiero della vecchiaia che ormai incombe.
Ma che importa?
Il pendolo può scandire secondi maligni che avvicinano al buio estremo, grilli, rane e cicale possono ritmare le vuote giornate di chi non ama la vita, culle sospese nel nulla possono dondolare sommesse racchiudendo un’esistenza che inizia il suo cammino verso la fine.
Per me tutto questo non ha senso, perché mi sento coinvolta in gioiosi turbini di vento tra foglie d’autunno e petali di fiori primaverili, m’immergo nel mondo dei ricordi in vaste distese di grano ed in cieli dall’infinita luminosità, guardo verso lontani orizzonti anche se la sera s’avvicina e dopo una giornata così piena ed appagante andrò verso la notte e mi addormenterò serena, fiduciosa, in un sonno profondo, perché avrò concluso in modo consapevole quell’attimo infinito che sarà stata la mia vita.

QUANDO I RICORDI VOLANO, PENSIERI IN LIBERTÀ di Maria Giovanna Murgiano – EDIZIONI HELICON, 2011 pag. 114

Il commento di NICLA MORLETTI

I ricordi fanno parte di noi e compongono, o meglio ricompongono, in un certo senso, la nostra vita. Maria Giovanna Murgiano ci offre una lettura appassionante che coinvolge nella sua scorrevolezza e narrazione di eventi nel loro dinamico andare. E così, tra le pagine intrise di ricordi, pare quasi di sentire il profumo del fiore di stramonio, così esotico, “così aggraziato nella serica consistenza delle corolle, quasi una gonna danzante”. Sembra strano che un’essenza faccia riemergere lontane atmosfere, eppure è proprio così. Ed ecco che nei pensieri dell’autrice riemerge il ricordo di una casa silenziosa e qualcosa che accadde lì un giorno… Un libro che affascina e commuove e che ci trascina nel mondo dei sentimenti più profondi e dei ricordi che “volano”, pensieri infiniti nel cielo della libertà.

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2 thoughts on “Quando i ricordi volano, pensieri in libertà di Maria Giovanna Murgiano

  1. A primo acchito emerge la monotonia di tutto ciò che può dar noia..e questo accostamento fra la natura, come il tuono o il gracidare delle rane e poi la culla…però si evince fra le righe un’ottimismo ostentato…
    credo che sia un libro da leggere attentamente..per cogliere dove porterà quell’attimo infinito..

  2. Per Maria Giovanna il tempo e’ un respiro che ossigena la vita.
    A patto che contenga gioiosita’, imprevedibilita’ e spensieratexzza.
    Detesta la monotonia.
    Penso che il suo libro sia godibilissimo.
    Gradirei leggerlo.

    Gaetano

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