Palpitanti emozioni di Giuseppe Sciascia

Maledetta chiave

Correva l’anno 1970. Erano le ore diciannove di una tiepida giornata primaverile, le ombre si allungavano, cominciava a imbrunire. Nella pista di pattinaggio e nel parco giochi, ricavati in un’area verde tra alberi secolari di varie essenze, alla periferia della città di Bonsur, capoluogo di una vasta provincia di una nazione del centro Europa, erano rimaste poche persone.
Una procace ragazza bionda stava riponendo i pattini a rotelle in una borsa sportiva.
«Sono Konrad,» le disse un bell’uomo di media età, elegante, con vestito grigio scuro a doppio petto, camicia bianca e cravatta blu, soggiungendo «dove abita?»
«A un paio di chilometri da qui, in via Fater» rispose lei.
«Ma guarda un po’ che combinazione, devo passare proprio da lì, vuole un passaggio? Ho l’auto parcheggiata giusto a due passi» disse lui, indicando con un braccio una lussuosa vettura sportiva rossa.
«Grazie, non si disturbi» si schermì lei.
«Si figuri, andiamo pure» incalzò lui avviandosi. E subito le chiese:
«Come si chiama?»
«Greta Smart» rispose lei, accondiscendente. Era tranquilla, non solo per le buone maniere di quella persona, ma anche lusingata di salire su quella bella macchina, pur se un po’ confusa per quanto le stava accadendo.
Partirono, ma dopo un breve tratto di strada lui si frugò nelle tasche e disse: «Per la miseria devo andare a pagare l’avvocato ed ho dimenticato il libretto degli assegni. Le dispiace se faccio una puntata fino a casa?»
«Abita lontano?»
«Sulla collina alta. Andiamo, così le faccio provare l’ebbrezza della velocità e della ripresa di questa macchina.»
«Volentieri, non ho problemi di orario.»
«Quanti anni ha?»
«Ventuno.»
«Beata lei che è nel fiore della giovinezza, io sono quasi cinquantenne.»
«Però, non si direbbe. Non ne dimostra nemmeno quaranta. Che lavoro fa?»
«Sono rappresentante di prodotti farmaceutici.»
«Io sono studentessa universitaria, ho optato per il ramo della psicologia.»
«Penso che sia una scelta indovinata, nel mondo moderno queste problematiche coinvolgono sempre più gente.»
Smisero di parlare perché, dopo un rettilineo, la strada iniziava a serpeggiare tra dossi collinari ed egli era concentrato sulla guida. Si esibiva, infatti, con sgommate e accelerate.
Avevano già percorso diversi chilometri e lei chiese: «Quando arriviamo?»
«Siamo giunti. Ecco, quella casa sulla destra è mia» rispose lui, indicandola con un braccio.
Dopo qualche istante parcheggiò l’auto a fianco di una linda villetta color mattone, con intorno un prato all’inglese e un boschetto di abeti.
Si girò verso di lei e disse: «Vedo che è sudata. È per la fifa della corsa, o perché ha pattinato tanto? Venga che le offro una bibita, stiamo solo qualche minuto.»
«Non ho paura della velocità. Mi capita sempre di accaldarmi quando faccio sport, m’impegno molto. Comunque, non si disturbi.»
«È solo un piacere» concluse Konrad.
Scesero dall’auto e si avviarono.
Lei chiese: «Ci sono i suoi?»
«No, vivo da solo, da diverso tempo ho acquisito indipendenza economica e preferisco essere autonomo.» Aprì la porta e la condusse in una sala facendola accomodare su un divano.
«Gradisce un’aranciata o un succo di frutta?»
«Grazie, un’aranciata.»
In meno che non si dica tornò con due bicchieri pieni, uno l’offrì a lei, l’altro lo bevve lui.
Greta aveva appena posato il bicchiere vuoto, voleva alzarsi, ma si accorse di sentirsi piuttosto intontita.
Aveva appoggiato la nuca sullo schienale del divano, ma il senso di sfinimento cresceva e aveva esclamato: «Non so cosa mi stia succedendo.»
«Forse dipende dalla bibita, magari troppo fredda, si riposi un poco» le aveva mormorato Konrad con voce calma, per tranquillizzarla. Lei avvertiva però uno strano stato di sonnolenza che andava rapidamente aumentando, al punto da non riuscire a tenere le palpebre sollevate. Erano poi svaniti i contorni delle cose e si era addormentata.
Konrad si era guardato allo specchio e aveva notato nella sua espressione un ghigno diabolico. Si era stropicciato le mani per la contentezza, si era seduto di fianco a lei, l’aveva osservata con aria soddisfatta e aveva bisbigliato: «Anche questa è fatta.»
Di tanto in tanto la rimirava compiaciuto, come una fiera che guarda la preda inerme, essendo lei ormai caduta in un sonno profondo.
Si era poi alzato e aveva aperto la porta di accesso alla taverna, indi le si era avvicinato, l’aveva presa tra le braccia e aveva osservato che i fluenti capelli biondi di lei gli sfioravano le ginocchia.
L’aveva portata giù per le scale, era entrato in una stanza e l’aveva adagiata su un letto a due piazze. La guardava estasiato, le accarezzava la fronte e bisbigliava: «Da giorni spiavo le tue mosse, ora sei finalmente mia. Dormi tranquilla, piccina mia, da domani ne vedremo delle belle.»
Aveva infine chiuso a chiave la porta ed era tornato su. Sprizzava felicità, come da diverso tempo non gli succedeva.

Palpitanti emozioni di Giuseppe Sciascia – M.E.F. L’Autore Firenze Libri, 2011 – pag. 116
Ndr – Nuova versione dell’articolo pubblicato il 23 giugno 2012

Il commento di NICLA MORLETTI

Scrivere racconti è un’arte, una fusione di storie e personaggi in un caleidoscopio di emozioni, palpiti e verità. Domina sempre, regina, la creatività. E Giuseppe Sciascia, abile tessitore di trame, in un linguaggio sobrio e sciolto dallo stile inconfondibile, ci propone un libro dal titolo: “Palpitanti emozioni”, pubblicato da “Mef – L’autore Firenze Libri”, che è appunto una raccolta di racconti.
Apre il florilegio la vicenda: “Maledetta chiave” che è già di per sé un romanzo breve, accattivante e seducente che desta pathos e curiosità nel lettore. Sfogliando le pagine ci si interroga sui personaggi, sui luoghi, sulle vicende più o meno noir. E poi c’è la scena della ragazza nella villa maledetta e l’anziana signora ricchissima che confessa al parroco di essere una cleptomane. Non mancano infine racconti ambientati durante la Resistenza e storie con “venerabili” fantasmi in perfetto stile anglosassone.
La capacità narrativa di Giuseppe Sciascia è notevole, allettante, lo stile coinvolgente, tanto che egli, da narratore di razza, a tratti cambia registro e da una serie “nera” passa ad un delizioso “pastiche” sul tradimento coniugale. A questo punto non resta che dire ai lettori: “Assaporate queste pagine, ve lo consiglio. Immergetevi, come ho fatto io, in queste storie noir tra fantasia e realtà”.

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