Sul prato due voragini nere: un pino a terra, l’altro sospeso sulla forsizia.
Per trentatré anni, stagione dopo stagione si erano espansi in silenzio… le radici avevano conquistato terreno, palmo a palmo, in superficie… (le radici del pino argentato non affondano particolarmente nella terra).
Stamattina, il maestoso ombrello delle radici è apparso ai miei occhi lasciando nel terreno il fittone spezzato e una costellazione di piccole zolle ancora appese ai fili radicali. Piantati in giardino con l’intento di crescere come barriera frangivento, culla a colonie di passeri, ombra ai miei cani, i pini che hanno visto crescere Diego ed ora i nipotini, sono stati divelti nella notte dalle raffiche impetuose del foehn.
Sulla terra ferita, affacciata su quel baratro, ho sperato di poterli recuperare, di issarli nuovamente al cielo.
L’albero amato mette attorno al nostro cuore radici che lasciano a loro memoria indelebili ricordi.
Mentre i pini giacciono privi di vita, folate di vento, gocce di pioggia e scampoli di sole salgono dal prato in un pulviscolo d’oro.
Così è la vita… imprevedibile s’infiamma di emozioni, di sentimenti, come in autunno in giardino, si incendiano le chiome degli alberi.

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