Un incontro fortuito

1 dicembre 2006
Esco dalla banca e mi trovo all’improvviso di fronte la mia ex analista: la dottoressa Anna; l’istituto bancario di cui sono cliente si trova in città, lo studio della dottoressa è vicino, quindi è facile che il caso ci si metta di mezzo e che favorisca l’occasione di un incontro.
Non so bene come comportarmi anche perché ricordo benissimo la frustrazione di un altro incontro fortuito avvenuto qualche mese fa: erano ormai trascorsi quattro anni dalla fine della mia analisi, avrei tanto desiderato parlare con la dottoressa Anna, mi sarebbe piaciuto informarla che da due anni ero in terapia con una psicoterapeuta di Milano, che mi trovavo bene e che avevamo ripreso le tematiche e i nodi rimasti irrisolti nell’analisi fatta con lei.
In definitiva, desideravo rassicurarla che il lavoro analitico iniziato con lei e da lei impostato era ancora vitale e stava dando i suoi frutti, anche se con l’aiuto di un’altra persona e in un contesto diverso, grazie ad un approccio meno formale da parte dell’analista attuale.
L’incontro tante volte sognato e desiderato si era svolto, invece, in tutt’altro modo: benché mi avesse vista, la dottoressa Anna guardava ostentatamente fisso davanti a sé, nell’incrociarmi borbottò un “ciao” appena appena sussurrato a cui seguì immediatamente la correzione che si tradusse in un ben udibile “buon giorno” e tirò dritto. E dire che ci siamo incontrate tre volte la settimana per ventinove anni: una vita!
Se si fosse fermata, di sicuro le avrei manifestato affetto e grande considerazione; invece tutto si era svolto in una tonalità fredda, come al solito; non sono mai riuscita a spiegarmi la sua rigidità e anche in questa occasione l’analista si è dimostrata fedele a se stessa. In pratica ha negato il fatto di avermi “vista”, ha evitato qualsiasi riconoscimento di me come persona, ignorando e annullando contemporaneamente la natura del lungo legame che ci ha unite.
Ho provato una sensazione avvilente e mi sono sentita oggetto di una crudeltà gratuita.
Questa mattina è andata meglio: ci siamo viste, lei veniva verso di me e io camminavo in senso contrario verso di lei.
Ho sollevato lo sguardo solo all’ultimo momento, pronta a mia volta a tirare diritto, sicura che ci saremmo comportate come due sconosciute che si sfiorano appena.
Invece questa volta lei si ferma, accenna un sorriso e mi chiede: «Come sta?». Presto sarà Natale, colgo l’occasione per farle gli auguri. Sento che non è il momento delle confidenze, il luogo non lo permette, cerco di distanziarmi e mi esce: «Sto bene … e voi?».
Giudico sciocco quel mio “e voi?”; ecco, ho appena aperto bocca e già ho sbagliato a parlare!
La risposta è immediata: «Bene … » percepisco che la sua pausa mi sollecita a parlare e mi sento un po’ a disagio, non so che pesci prendere.
Mi sento un po’ osservata e l’analista subito traduce verbalmente una sua impressione: «Vedo che è diventata più tonda … sarà l’età!».
«Sì – rispondo – sono un po’ ingrassata. In questo periodo sto andando in piscina … prima non avevo un grammo di cellulite ora devo nuotare per mantener mi un po’ in forma; ha ragione, sarà l’età!». La guardo negli occhi, ha degli occhi espressivi che mi hanno sempre colpita, ma il nostro dialogo volge già alla fine: «Le faccio tanti auguri!».
«Anch’io – rispondo – le faccio tanti auguri per tante cose!».
Ecco, l’incontro che ho tanto sognato si è avverato: finalmente ci siamo parlate.
Al ricordo di quello che è successo questa mattina mi viene da piangere, mi sento ancora commossa e agitata, anche se sono ormai passate parecchie ore dall’incontro. Vorrei sfogarmi liberamente per poter sciogliere il nodo di commozione che mi imprigiona la gola e, a dire la verità, non sono sorpresa nel verificare il potere che l’ex analista ha ancora su di me: è la persona che più ho amato al mondo e che, almeno in parte, ha contribuito a fare chiarezza nel mondo buio in cui vivevo e di cui non avevo la minima consapevolezza.
Abbiamo camminato insieme per un tratto lunghissimo di strada: dal marzo 1973 al luglio 2002 quando, dopo un’ultima seduta, che io sentivo l’ultima di una serie quasi trentennale, l’analista mi disse: «Il suo tempo è scaduto, la seduta è finita».
Non solo quella seduta con lei era finita, ma anche la mia analisi con lei era terminata definitivamente; non sarei più andata il lunedì, il mercoledì e il venerdì alle 17: 10 a sdraiarmi sul lettino, a srotolare la mia vita cercando soluzioni che ormai non sapevo più dare o, forse, che ambedue non sapevamo più dare.
Tentativi sterili che non mi portavano più da nessuna parte, uso di parole ormai svuotate di qualsiasi vitalità, mi trovavo di fronte ad un aborto continuo di contenuti ormai inutilizzabili.

L’INNOCENZA NEGATA di Donata Linetti – GRUPPO ALBATROS IL FILO, 2011 – pag. 315

Il commento di NICLA MORLETTI

Possono i sogni svelare ciò che si cela da tempo nel nostro inconscio? Può la mente, di notte, elaborare dati e dipingere immagini portando alla luce della nostra coscienza ciò che abbiamo cercato di dimenticare? Il grande Froid diceva di sì. E penso che sia proprio così. Ne è una testimonianza questo volume di oltre trecento pagine, ben scritto e ben curato dall’autrice. Donata, la protagonista, divenuta ormai adulta, vive un malessere ed ha dentro di sé un angoscia tale che la spinge a cercare un aiuto terapeutico. Attraverso l’analisi dei sogni, la donna scopre una tragica realtà. Tutto ormai appartiene al passato, ma incide ancora nel presente. Un libro coraggioso, scritto con autenticità e intensità. Vale la pena davvero di leggerlo, perché se riusciamo a tirare fuori ciò che è dentro di noi, ciò che è dentro di noi ci salverà.

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5 thoughts on “L’innocenza negata di Donata Linetti

  1. Ho riletto con piacere lo stralcio che mi ha riportato alla mente una canzone del grande Baglioni di cui non ricordo il titolo.
    Credo moltissimo nei sogni e cerco sempre di interpretare i molti che faccio. Spero che il libro possa servirmi e spero di poterne ricevere una copia in omaggio. Complimenti vivissimi all’autrice.

    Stefania C.

  2. Mi sono ritrovata nello stralcio del romanzo riportato e concordo nel dire che i sogni svelano il nostro inconscio.
    Un’incontro che avrà, credo, risvolti per la protagonista e sarei curiosa di conoscere la realtà della donna anche per conoscere l’animo e le vicende umane
    .Un libro che mi attira e le 300 pagine non sono per me un ostacolo ma anzi una voglia ulteriore di leggerlo!
    Spero di poterne ricevere una copia.

    Grazie infinite.

    Stefania C.

  3. Ho letto. Mi piace e …benchè abbia l’impressione sia un po’ triste non nascondo la curiosità di scoprire il seguito!!!!!!!!!!!!!

  4. Anche le analiste provano imbarazzo. E – verrebbe da scrivere – hanno bisogna di qualche terapia.
    Ne ” L’ innocenza negata ” Donata Linetti mette a nudo tutte le persone, di la’ dai loro ruoli.
    Angoscia e liberazione si inseguono, giocano a rimpiattino. Dal tempo vengono sedimentate senza una definitiva vittoria.
    Si, perche’ la vita e’ una somma di contraddizioni. E il totale, alla fine, e’ meno chiaro degli spurghi comunali.

    Gaetano

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