Tobia aveva ragione, alla locanda fervevano i lavori per trasformare la sala da gioco in una specie di teatro, Lavinia si era fatta fare una pedana rialzata a un metro da terra, fece portare un organetto e assoldò dei musicisti. Assunse altre due belle e giovani ragazze e le istruì nell’arte dello spogliarello. Purtroppo, anche questa volta, aveva colto nel segno; la locanda tornò a lavorare a pieno ritmo, non essendoci più la paura di perdere i propri soldi al gioco, i clienti tornarono a frequentarla di nuovo.  Persino i ragazzi, desiderosi di conoscere come sono fatte le donne, cercavano di entrarci. Ben presto, la locanda si trasformò in una casa d’appuntamenti, con la disapprovazione delle mogli e mamme dei malcapitati clienti, le quali si rivolsero a don Giuseppe, non solo quelle del villaggio ma pure quelle dei paesi vicini. Il povero prete cercava di dissuadere gli uomini dal frequentare quel posto di peccato e perdizione, ammonendoli delle pene dell’inferno, durante i sermoni delle messe, ma invano.  Esasperato dalle continue lamentele e dalla sua coscienza di non essere un buon pastore per le sue anime lasciate in balia del demone Lavinia, si recò in chiesa a pregare, in ginocchio davanti al grande crocefisso.
Alla locanda c’era ressa, le nuove ragazze e il passaparola tra i clienti aveva funzionato, lo spettacolo era al culmine, la musica si sentiva appena, il fumo dei sigari e delle sigarette si diffondeva nel locale come una nebbiolina, gli sguardi dei clienti erano concentrati sulle ragazze seminude, quando la porta della locanda si aprì con grande sconquasso. Una nera figura piombò nella sala tra le grida terrorizzate delle ragazze, accompagnate da qualche imprecazione dei presenti, spaventati pure loro da quell’inaspettata irruzione.
Tutti ammutolirono, riconoscendo don Giuseppe in quella nera figura.
Qualcuno sgattaiolò fuori, per non farsi riconoscere, le ragazze recuperavano i vestiti per coprirsi, a riacquistare quel po’ di dignità rimasta, altri, non riuscendo a sostenere lo sguardo del prete, si tiravano negli angoli bui, o abbassavano la tesa del cappello. Solo lei sosteneva lo sguardo di don Giuseppe, Lavinia, anzi lo fissava con insistenza, tanto da farlo intimorire, solo per un attimo, perché lui, forte della certezza di essere nel giusto e delle preghiere appena fatte, tuonò con voce forte:
“Vergogna, vergognatevi, siete peggio degli animali, avete perso la dignità di uomini, state qui, in questo posto di perdizione, di impudicizia a guardare queste sventurate che non sanno più cos’è il pudore, non sanno cosa sia l’amore, si concedono a voi solo per denaro, a loro non importa niente di voi. Non vi accorgete? Non vi degnano neppure di uno sguardo, a loro non importa se siete alti, bassi, magri o grassi, se avete capelli folti o se siete calvi, se siete timidi o intraprendenti, per loro siete solo dei portafogli da svuotare, io sono un prete e non dovrei sapere dell’amore, ma sono sicuro che questo non lo è. L’amore non si compra, non si vende, non si ruba, non si prende; l’amore si dona, si riceve, è uno scambio, non ha prezzo; voi ne avete fatto merce.  Avete perso la ragione, non v’importa più di niente, avete delle mogli che vi aspettano a casa, magari con un figlio in braccio, o delle madri in pensiero, perché tornerete ubriachi o per paura che prendiate malattie, ci sono i vostri figli e figlie, le vostre famiglie che vivono a stento, con sacrificio, e voi qui a dissipare i vostri averi, a regalare il vostro stipendio a questo demonio” disse questo, puntando il dito contro Lavinia.  Lei avrebbe voluto replicare ma don Giuseppe incalzò, alzando di più il tono di voce:
“Si! Non mi sono sbagliato, sotto le spoglie di questa donna c’è il diavolo, satana! Che ha preso le vostre anime!”
Intimoriti dalle parole del prete, in parecchi si alzarono, guadagnando in fretta l’uscita, qualcuno abbozzò un saluto passandogli vicino, rimasero in pochi nel locale, i musicisti malgrado si affrettavano a riporre i loro strumenti nelle custodie, i due tirapiedi, e qualche cliente venuto da fuori, di sicuro non timorato di Dio.
Lavinia, approfittando della pausa, intervenne: “Prete, se hai qualcosa d’aggiungere al tuo sermone fallo subito, prima che i miei uomini ti sbattano fuori, perché qui non ci metterai più piede.” Lo disse facendo un cenno ai due tirapiedi, i quali si avvicinarono al prete con fare minaccioso, ma arretrarono sorpresi dal veloce movimento che lui fece, tirando fuori dalla tonaca una croce. Alzandola sopra il capo e tenendola con ambo le mani, come un cavaliere che brandisce una spada, in modo fosse visibile a tutti, si mise a girare in cerchio, a infondere quello che stava per dire, a tutta la stanza, si concentrò a tal punto da trasfigurare. Il volto bianco, gli occhi spalancati, il corpo che tremava, quando si mise a parlare, la voce sembrò uscire da una caverna. Questo inaspettato fuori programma fece rabbrividire tutti, compresa Lavinia, che si sentì smarrita sentendo:
“Io, don Giuseppe Moretti, parroco di Masi di San Martino, ministro di Dio, con il potere conferitomi dalla S. Madre Chiesa, maledico questo posto e le persone che vi abitano da qui all’eternità.”
Detto questo, s’inginocchiò madido di sudore.  Anche gli ultimi rimasti, dopo questa terrificante esperienza, che risvegliò in loro ancestrali superstizioni religiose, se ne uscirono veloci. Dopo un attimo di sconcerto, Lavinia si riprese, battendo le mani in un ironico applauso.
“Bravo! Bella interpretazione! Pensi di avermi spaventata con i tuoi anatemi? Povero illuso!”

IL POSTO MALEDETTO di Candido Rizzi – Youcanprint, 2011 – pag. 336

Il commento di NICLA MORLETTI

Una storia che riporta a tempi lontani e al mistero che aleggia attorno a vicende e cose. Un fatto attuale di cronaca desta curiosità nell’autore che va così alla ricerca di cosa successe nel lontano 1813 nel luogo in cui una giovane donna viene trovata priva di vita. Nel luogo maledetto, così definito dagli anziani del paese, in cui si sono avvicendati nel corso degli anni fatti negativi. Un romanzo avvincente che tiene con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina. Nello scorrere fluido della narrazione si viene a conoscenza di un’antica maledizione e si delineano davanti ai nostri occhi anche la figura di una donna avida, sposata in terze nozze con un ricco commerciante, e quella di una bellissima giovane dell’antico villaggio. E la lotta tra il bene e il male imperversa.

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10 thoughts on “Il posto maledetto di Candido Rizzi

  1. Ovviamente un romanzo suspence con una vena narrativa molto forte e allo stesso tempo avvincente, poi conosco il suo modo di scrivere perchè ho avuto modo di leggere qualche suo scritto in passato.
    Sicuramente un bel libro ed un’appassionante storia.
    Complimenti.
    Sabato P.

    1. Al Sig. Sabato.P. Ho scritto altri racconti ma mai pubblicati, forse li hai potuti leggere tramite qualche mio amico, comunque se sei interessato al romanzo, se mi lasci il tuo indirizzo te ne manderò una copia in omaggio. Un gentile saluto Candido

    1. Gentilissima Maria, il tuo commento sintetico ma molto convincente mi spinge a risponderti.
      Il posto maledetto non è un romanzo giallo o di mistero però incuriosisce parecchio il lettore che va a leggerlo. Ti invito a visitare il blog: ilpostomaledetto.altervista.org, se sarà di tuo interesse sarò lieto di fartene omaggio di una copia, basta che mi lasci il tuo indirizzo per potertelo spedire. Un caloroso saluto Candido

  2. ” Il posto maldedetto ” ci riporta ad un clima culturale ( e religooso) completamente diemnticato.
    Candido Rizzi ce lo ricorda con un bel romanzo, che avvince il lettore e ci ricorda che il male inquina sempre la societa’ in cui si trasmette.
    lavinia sfida don Giuseppe. Ma nulla puo’ contro la sua maledizione, valida nei secoli dei secoli.

    Gaetano

    1. Al sig. Gaetano. Puo essere che la maledizione duri nei secoli, le morti avvenute alle Fucine di Cavizzana (TN) si susseguono dai primi del 800 ai giorni nostri. Se vuoie saperne di più mi mandi il suo indirizzo e le farò avere in omaggio una copia. Gentili saluti. Candido

  3. La lettura di questo piccolo brano riporta veramente il lettore indietro nel tempo, a quando si dava la caccia alle streghe, sembra un romanzo giallo e lascia la curiosità di sapere se don Giuseppe riesce poi a cacciare la “strega” Lavinia, con buona pace di tutte le mogli e mamme.
    Credo che leggere questo romanzo sia molto avvincente.

    1. Gentile Natalia. Il posto maledetto non è un romanzo giallo, ma tutt’altro se le interessa sapere se Don Giuseppe riuscirà a cacciare Lavinia ,basterà che mi invii il suo indirizzo e le ivierò una copia omaggio. Un cordiale saluto Candido

  4. Tremendamente affascinante questa pagina. Ti tiene con il fiato sospeso ma ti apre anche il cuore di emozione. L’autore sa tenere acceso il lettore, sa prenderlo per mano e accompagnarlo nella narrazione della storia, che ha sapore antico tra leggenda e superstizione, tra sacro e profano.
    Aleggia nell’aria un’atmosfera scura ma affascinante in cui i personaggi ruotano attorno a qualcosa di indecifrabile ma molto trascinante.

    1. Gentilissima Giulia, mi ha fatto piacere il tuo commento, (scusa se ti dò del tu , tra scrittori….) piu che un commento è una vera recensione tutta in positivo e questo mi lusinga molto. Noto con sorpresa che con la lettura di una sola pagina sei riuscita a cogliere la trama del romanzo, mi congratulo di questa tua perspicace dote e ti ringrazio dei complimenti che mi hai elargito con tanta generosità, di nuovo grazie. P.S. Ho letto la pagina del tuo romanzo e mi riservo il commento piu avanti, in anteprima posso dire che scrivi in maniera fluida, sai parlare d’amore, con delicatezza e semplicità, complimenti. Candido.

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