
Neanche una parola.
Scirocco, ma la primavera ancora non cede all’estate.
Seduti su un muro a secco. È quasi buio.
Una bottiglia scura e fredda nelle tue mani, per dimenticare il caldo e la luce di oggi.
I nostri sguardi persi sui profili scuri degli aranci di un agrumeto. Lo scirocco muove le foglie, ma non è più stagione di zagara e il peso del profumo non ci grava sul cuore.
Migliaia di grilli si danno da fare e il loro canto si alza nell’oscurità, come una marea. Una civetta grida il suo richiamo, chioccio e metallico. Ascolto. Mi colpisce il ritmo ordinato e la distribuzione spaziale delle risposte: una ragnatela di piccoli esseri notturni si dispone a vivere la quotidiana fatica. Anche i cani approfittano delle prime tenebre per dichiarare la propria esistenza. Lontanissimo, arriva un latrato. Più vicino, un abbaiare stridulo e noioso. Poi, un coro di ululati.
Gli aranci sono macchie nere sotto il viola del cielo.
Il tuo profilo è rivolto alla notte, che sta per arrivare.
Tra poco farà più fresco, un brivido mi spingerà a stringere le mie gambe tra le braccia e, forse, appoggerò una guancia sulle ginocchia. Così accoccolata combattere la malinconia dell’ora in cui la notte segue il giorno è impossibile. Ma è bello abbandonarsi disarmati a questo momento, anche se il tuo profilo continua a perdersi in un agrumeto scuro.
Un idrante comincia ad abbeverare la campagna assetata.
Un nuovo rumore riempie questa notte che deve ancora cominciare.
Profumo di rosmarino e di terra che si impregna d’acqua.
Ti muovi, mi porgi la bottiglia. Nel farlo, sfiori con lentezza il mio avambraccio nudo.
Lontano, in un altro universo, lo scirocco muove le foglie. Migliaia di grilli friniscono nell’oscurità. Civette assidue stabiliscono confini territoriali col canto. I cani non sono capaci di stare zitti. Gli aranci sono macchie nere in cui ti perdi, se non fai attenzione. È buio. Non c’è profumo di zagara a opprimermi il cuore.
Immagine: Tramonto di Totò Amico


