Il segreto del postino –

Le bucce violacee, schiacciate e umide, cadevano a terra con un ritmo lento e regolare, ammucchiandosi in mezzo alla polvere e alle foglie di un autunno che quell’anno, il 1921, era stato secco e caldo più del solito. Se qualcuno fosse stato incuriosito da questo strano episodio, gli sarebbe stato facile alzare di poco il capo e scorgere il motivo dì quell’insolita pioggia. Su, in cima alla vecchia scala di legno dai pioli malfermi, che se ne stava appoggiata al granaio, s’intravedevano le suole scure di due babbuccine grigie e basse di feltro, che accompagnavano il cadere delle bucce degli acini d’uva con un moto altrettanto regolare. Erano un paio di minuscoli piedi di ragazza, che seguivano l’andirivieni delle gambe, magre e pallide, incapaci di stare ferme. Al limite del ginocchio, una gonnellina color indaco, a fiorellini neri, sobbalzava anch’essa assecondando lo stesso ritmo. Era Nina, che, quando aveva voglia di starsene da sola, se ne andava nel granaio a cercare di far ordine tra i suoi pensieri e, mentre pensava, di solito mangiucchiava qualcosa, fossero anche solo le unghie o le pellicine delle sue lunghe dita. Quel pomeriggio piluccava pigramente un grappolo d’ uva nera. In verità, “Nina” era solo il suo soprannome, che a lei non piaceva nemmeno tanto. Il suo vero nome era Giovanna, ed era la seconda figlia di una famiglia, i De Carolis, che, al contrario di tanti, all’epoca, avevano deciso di mettere al mondo pochi figli, “Come i nobili”, dicevano di loro le solite malelingue. In realtà non erano né ricchi, né, tanto meno, nobili, anche se tutti, in quella famiglia, erano pervasi da un certo orgoglio, quasi fossero sicuri di possedere un qualcosa che li distingueva dagli altri.
Il papa di Giovanna, Guido, sapeva costruire carretti, calessi e anche botti, sgabelli o altri articoli di piccola falegnameria. Ma la guerra era finita da poco e le ordinazioni purtroppo non erano poi così numerose. Tutti tiravano la cinghia e bisognava adattarsi a fare quello che veniva richiesto, anche se meno costoso ed impegnativo di quanto egli avrebbe voluto e potuto fare ben volentieri. Anna, la mamma di Nina, da ragazza era stata a servizio dalla Contessina, proprio quella che abitava nella bellissima villa dalla parte opposta del paese. Era stato forse in quella casa che Anna, invece di guardare tutto e tutti con sospetto e con invidia, come fanno di solito le persone dei ceti sociali più bassi, aveva imparato i modi dei nobili. Le piaceva osservare come si comportavano, come vestivano, e questo modo di fare l’avrebbe accompagnata sempre. E’ ovvio che i mezzi a disposizione erano quelli che erano, ma lei aveva il prodigioso potere di trasformare tutto, nel vestire, nel modo di tenere la casa, nel trattare con gli altri, esattamente come se fosse stata allevata in villa, dalla Contessina. Ma, alla faccia dei pochi che, non conoscendola bene, la ritenevano una persona altezzosa, Anna invece non era per niente orgogliosa. Anzi, essendo perfettamente e realisticamente conscia di quelle che erano le sue origini, detestava far valere una qualsivoglia presunta superiorità noi confronti degli altri.
La giovane Nina non era certo da meno di mamma Anna per quanto riguarda questa specie di “finezza” che sentiva dentro di sé. Anzi, lei la sentiva anche se non aveva mai avuto a che fare con i nobili. Era riuscita a frequentare la scuola per qualche anno in più rispetto a quanto facevano all’epoca tutte le ragazze della sua età. Amava leggere e scrivere, ma soprattutto le piaceva la matematica. Quando papà Guido, di solito nei fine settimana, si sedeva al tavolino con le sue carte, Nina lo scrutava attentamente. Sapeva che le cose sarebbero sempre andate allo stesso modo. Con le mani forti e belle che lei gli aveva ammirato fin da bambina, egli cominciava a raggruppare sul tavolo le carte che tirava fuori un po’ dappertutto, dalle tasche, dal portafoglio sdrucito di cuoio marrone e anche dal cassettino della credenza, quello che faceva sempre fatica ad aprirsi. Questa serie di piccoli gesti, sempre ripetuti, sempre uguali, gli davano un’apparente sicurezza che però ben presto svaniva, quando, provando ad ordinare quelle che cominciava a chiamare “maledette carte”, Guido si trovava ad aggrottare la fronte nell’arduo tentativo di mettere insieme costi e ricavi. Era in quei momenti che lui, di solito così paziente e sereno, cominciava quasi ad arrabbiarsi, dando la colpa alla scarsa luce del piccolo lume che la moglie Anna appoggiava premurosamente accanto a lui. Nina non aspettava altro. Prendeva allora una sedia e si metteva di fronte a lui, dalla parte opposta del tavolo. Gli sorrideva, senza dire niente. Sapeva che, se gli avesse chiesto di aiutarlo, lui non avrebbe voluto. Stava solo zitta, sorrideva ed aspettava. Dopo qualche minuto papa Guido avrebbe immancabilmente preso tutto il pacchetto delle sue odiate carte e gliele avrebbe appoggiate di fronte. “Dai Nina, pensaci tu, stasera sono stanco!” Era sempre la solita scusa, quella che lei non vedeva l’ora di sentire. Poi, papa Guido si alzava. Se era inverno andava a scaldarsi le mani accanto al fuoco, poi tirava fuori un bicchierino dalla credenza e ci versava un po’ di grappa. Il suo sguardo si perdeva nel bicchiere. Era infinitamente triste in quei momenti; la sua ignoranza gli pesava e gli dava un fastidio immenso. La moglie, che lo amava teneramente, sapeva di questi suoi momenti bui e trovava tutte le scuse per passargli vicino e fargli una carezza nascosta, veloce, quasi a dirgli “Ti amo lo stesso! Non prendertela!”. Lui non parlava e volgeva lo sguardo altrove, poi s’incamminava per le scale di mattoni rossi che portava no alle camere e se ne andava a letto con la sua tristezza. Se invece era estate o comunque c’era bel tempo, Guido preferiva uscire. Con la scusa di passare dalla bottega per controllare dei lavoretti che doveva finire, andava invece a girovagare per i campi, sempre seguito, appena prendeva l’uscio, dallo sguardo attento della moglie. Poi, magari, passava dall’osteria, e se talvolta non tornava per una certa ora, Anna sapeva quello che doveva fare… se lo andava a riprendere.
Nina intanto, pur intuendo l’amarezza del padre, si affondava subito e con piacere in mezzo a carte e numeri. Prendeva penna e calamaio e scriveva ordinatamente nomi e cifre su dei fogli ingialliti ma puliti che teneva apposta da parte per fare “il conto”. Sapeva che quello che faceva era sempre ben fatto, ma la sua devozione di figlia le imponeva di attendere l’approvazione paterna; consenso che però avrebbe dovuto attendere per qualche giorno, visto che Guido, tutte le volte che Nina metteva mano alle sue odiate carte, doveva lasciar passare un po’ di tempo prima di tornarci su.
Nina aveva anche un fratello, Luigi, ed una sorella, Carla. O meglio, di Luigi, il fratello, ormai in casa era rimasto ben poco. Solo un paio di cose. In quella che era stata la sua stanza da letto, ormai sempre buia e fredda, al piano di sopra, c’era una cassapanca di legno scuro, con le borchie nere, che conteneva alcuni dei suoi abiti e poi dei libri e i vecchi quaderni di scuola. In cucina, invece, c’era una foto sbiadita con intorno una sottile cornicina di legno color nocciola, appoggiata sulla credenza. Accanto a quella foto mamma Anna metteva sempre dei fiori, freschi, quando li poteva trovare nei campi, o di stoffa, fatti da lei, in inverno.

***

Brano tratto dal libro “Bucce d’acino. L’amore declinato” di Annalisa Fracasso, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.

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64 thoughts on “Bucce d’acino. L’amore declinato di Annalisa Fracasso

  1. Una storia profonda che credo si svilupperà nel corso del libro. Ha saputo ben delineare personaggi e atmosfera, farmi vivere in prima persona le emozioni e le sensazioni di allora, di un lontano 1921 che in fondo non è poi così distante da noi e mai lo deve essere.
    Per me leggere è evadere ed anche ritrovare il passato, capire le mie radici e lei ha saputo trasportarmi per un pò in una famiglia di allora … grazie.

    Spero di poter ricevere una copia del libro e apprezzare l’opera nella sua interezza.

    Grazie.

    Stefania C.

    1. Di personaggi, qui, se ne incontrano davvero tanti, circa una trentina e tutti, ne sono convinta, hanno una definizione ben precisa in quanto a caratterizzazione. Scrivere é un po’ come creare un film..cosa che in effetti mi auguro si possa fare per questo mio romanzo, perché sono convinta che si presti molto alla risoluzione in video. Grazie del tuo commento, molto attento e condivisibile da me, che ho scritto qs romanzo proprio per ‘condividere’ tempi che furono ma che meritano di essere conosciuti e di non essere scordati.

  2. L’amore, la vita, le emozioni ai tempi dei nostri (miei) nonni…Mi incuriosisce molto perchè la scrittura è scorrevole, semplice e coinvolgente. Da leggere tutto in un fiato.
    Complimenti!
    Spero di leggerlo presto!

    1. Le tue parole di commento si sovrappongono proprio come un ‘copia-incolla’ a quelle di molti altri miei lettori che, di me, hanno letto tanto. Complimenti per essere stata così perspicace nonostante la brevità del pezzo qui proposto.

  3. un tuffo nel passato.
    famiglie d’altri tempi, di cui oggi se ne può solo sentir raccontare.
    molto bello.
    complimenti

    1. Lo so che non é semplice da afferrare come concetto…ma il passato può fornirci una chiave per interpretare il nostro presente. Questo é uno dei motivi che mi ha spinto a scrivere questo libro. Grazie del commento!

  4. Carissima Carolina,
    purtroppo il tuo gradito commento é arrivato un po’ tardi, per cui ormai ho già provveduto ad inviare i libri gratuitamente come previsto dal regolamento. Se tuttavia desideri ricevere il libro, lo puoi prenotare su IBS.

    Ciao e ancora grazie!

  5. Cara Annalisa,
    l’immagine della giovane Nina è davvero simpatica, è una ragazza molto gentile sempre pronta ad aiutare il padre, premurosa,riflessiva ed intelligente.
    Anche la madre di Nina è una figura molto ammirevole, una mamma amorevole che nel cuore ha sempre il ricordo del figlio, che si dedica alla famiglia e alla casa, una donna dai modi gentili ed educati.
    Il tuo libro è davvero ricco di belle parole, di stupende emozioni che si intrecciano nel tempo e permettono al lettore di immaginarsi vicino a Nina nel granaio mentre questa è immersa nei suoi pensieri e scrutarla a fondo alla ricerca delle mille idee e sensazioni racchiuse nel suo cuore.
    Spero vivamente di poter leggere il tuo libro in futuro,
    un abbraccio
    Carolina

  6. Cara Silvia,
    Nina si rifugerà nel granaio ogni qualvolta avrà bisogno di starsene da sola con i suoi pensieri. L’immagine che é diventata titolo del libro é una specie di fil rouge che ripercorre tutta la storia…e l’amore é ‘declinato’ perché ci si trova in tutte le sue forme…

  7. A volte dura, la vita di questa ragazzina, col peso della povertà che segue la guerra, con la perdita di un fratello e le fatiche per tirare avanti. A volte splendida, ma sempre dal punto di vista di una bambina, in cui anche fare qualche operazione per aiutare il papà, dà una gioia immensa. E ce la immaginiamo tutti là, con le gambe a penzoloni e i chicchi d’uva che magari le sporcano le mani. Cosa farà quando scenderà dal granaio? Andrà a far di conto? Aiuterà sua mamma in cucina? Ancora non possiamo saperlo. Ma ssarebbe davvero bello poter leggere interamente questa storia del dopoguerra, scoprire che importanza avranno le bucce d’acino nella vita di Nina e quale sarà questo amore declinato. Spero di averne la possibilità.

  8. Mi è piaciuto subito il personaggio di Nina, una ragazzina che si distingue dalle altre per i suoi studi e per il suo amore per la lettura e per la matematica. Mi ha ricordato un mondo ormai scomparso dove lo studio, la fatica, il lavoro avevano il senso, l’importanza e il valore che oggi purtroppo non hanno più. Vorrei poi sapere se Nina avrà un futuro migliore di quello dei genitori.

    1. Cara Rossella,
      in effetti una volta il senso del dovere e il gusto di guadagnarsi con la fatica un futuro migliore era prospettiva comune. Nina avrà una vita dura, e ne uscirà come dopo una grande battaglia…ma nel libro ci sono tante altre storie che, ne sono sicura, saranno molto interessanti da conoscere.

  9. Mi è piaciuto molto il brano che ho letto. Mi ricorda quando ero piccola e le mie care nonne mi raccontavano della loro vita familiare. Complimenti all’autrice; le auguro tanto successo.

    1. Ti ringrazio Carla, effettivamente il mio romanzo é un mix di storie di famiglia e di fantasia. Il tempo andato non sempre é tempo perduto e con le parole si può fare molto! Grazie dei coplimeti e degli auguri!

  10. Un vecchio focolare con la legna accesa ed il fumo che “annerisce” ogni cosa … ma non i ricordi, e come da un vecchio album con foto in seppia compaiono figure e storie di un tempo … profumi e sogni di un’epoca passata ma viva nella penna di Annalisa. belle le immagini e fluido il racconto con la capacità di incuriosire ad ogni capoverso, ad ogni nuovo personaggio. Un libro da leggere e da gustare. Brava!!

  11. Il brano tratto dal libro mi ha molto coinvolto…e’ scritto in modo fluido e capace di assorbirti pian piano in questo squarcio di vita d’altri tempi.Sono riuscita a immaginarmi ogni particolare del luogo in cui e’ ambientato il brano, i gesti le movenze e l’aspetto dei personaggi…. E’ bello trovare un libro capace di rapirmi come ha fatto questo, lasciandomi alla sprovvista quando il brano si e’ interrotto… E’ una lettura degna di essere completata!
    complimenti vivissimi all’autrice!

    1. Carissima Serena,
      ti ringrazio per il commento che, come vedi, in realtà non si distanzia molto dagli altri in quanto a contenuto ma che mi sembra espresso con grande serenità e sincerità…
      Sarà davvero difficile scegliere a chi mandare il libro…
      Ti ringrazio di cuore!

  12. Grazie Mariarosa!
    sono felice di aver potuto far rivivere momenti lontani ma ancora piacevoli e dolci per la tua mente…il dono della ‘ricordanza’..si ce l’ho, ma vale solo per determinati momenti e situazioni, in altri sono pure parecchio’svanita’…ehh già..siamo esseri strani. Ti ringrazio anche per i paragoni con scrittori di tutto rispetto!
    Un carissimo saluto!

  13. Leggendo questa pagina è stato come ritrovarmi nell’aia di una vecchia cascina dove, esattamente nel 1963, passavo le vacanze estive, dai nonni paterni, avevo quindici anni, affamata di storie antiche, che immagazzinavo scrivendole su di un quaderno. Il quaderno l’ho conservato, ma non riuscirò mai ad essere esaustiva quanto te, precisa, rigorosa, con la rara capacità di intrecciare vicende e personaggi. Mi ricordi Rosetta Loy e le sue “strade di polvere”, o Maurizio Maggiani che come te hanno il dono della “ricordanza”. Complimenti, Mariarosa.

  14. Carissima Raffaella,
    a volte é difficile entrare nella testa altrui, anche se é solo per fare qualcosa di positivo, che possa dare aiuto all’altro. Spesso poi, specie tra genitori e figli, il dialogo si perde, e allora subentra la forza del proprio modo di esprimersi e spesso uno sguardo o un sorriso possono fare tanto.
    Grazie molte per il tuo commento molto particolare e sentito!

  15. “Gli sorrideva, senza dire niente. Sapeva che, se gli avesse chiesto di aiutarlo, lui non avrebbe voluto. Stava solo zitta, sorrideva ed aspettava.”
    In queste frasi si legge la maturità di Nina, l’amore e il rispetto che prova per il padre.

  16. Salve, i miei complimenti perchè sembra di rivivere spaccati di vita che ci sono stati solo trasmessi dai nonni come racconti e che abbiamo sempre immaginato nelle nostre menti.
    Grazie.

    1. Carissimo Sabato,
      grazie anche a te per il fatto che mi riconosci la capacità di evocare tempi ormai andati. A volte penso che una buona lettura potrebbe anche accompagnare qualche lezione di storia, così sarebbe più facile ricordare tanti fatti e soprattutto capire il perché si sono sviluppati.
      Grazie a te!!!

  17. Complimenti, Annalisa, per la tua bellissima narrazione che scorre con una freschezza davvero notevole. Bellissimi e vivi i tuoi personaggi, che sembrano balzarti davanti ad ogni rigo. Atmosfere intense, paesaggi dell’anima. Il desiderio di sapere come va a finire la storia naturalmente é forte, per questo spero tanto di poter leggere il tuo bellissimo libro. Complimenti, a risentirci, Lenio.

    1. Le tue parole, dette da chi é scrittore oltre che lettore, mi danno un’ulteriore conforto nel rendermi conto che il tempo passato a ‘rammendare’ i miei ricordi e a rimetterli insieme é servito per dare una visione piacevole e piena di vita anche per chi non ha conosciuto tutte le persone e le situazioni di cui racconto.
      Grazie davvero e a risentirci, certo!

  18. Ho già parlato nel mio blog dei lavori di Annalisa Fracasso, ma venendo a conoscenza di questo sito, e ritrovando qui il suo ‘Bucce’ non posso non lasciare due parole. Leggendo “Bucce d’acino” è stato come risentire tante storie raccontate da mia nonna e dai miei genitori, è stato un po’ come ritornare bambino, ed una conferma dell’importanza di crescere con certi valori, i valori della famiglia, dell’amore, dell’amicizia, valori che oggi non ci sono più e che invece sono di una ricchezza senza prezzo. L’amore per ogni cosa, dalla più felice alla più triste, vissuto con la consapevolezza del proprio significato, amore per un amore mai vissuto, ma presente costantemente in tutta la vita di Nina e che l’ha accompagnata sempre, dandole spesso quella forza necessaria per superare le difficoltà…un amore fantasma che spesso accompagna ognuno di noi. Leggendo il libro con spirito critico, inevitabilmente, si ritrovano passi che rimandano ad opere famose. Le vicende di Nina e della sua famiglia, sullo sfondo di un’Italia che cambia negli anni, fa pensare a “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana, mentre la stessa Nina ha molti punti in comune con il personaggio di Caterina de “La bisbetica domata” di William Shakespeare. Altera, decisa, coraggiosa, ribelle, ma al tempo stesso dolce, sensibile e con una immensa bontà. Infine c’è Osvaldo, il postino che vive un ruolo secondario e che, innamorato silenziosamente della mamma di Nina, con la sua timidezza, la sua discrezione, disponibilità, ricorda il Cyrano de Bergerac di fronte all’amata Rossella. Annalisa Fracasso sa scrivere e trasmettere emozioni, come ed anche meglio di scrittrici molto più affermate. E se dopo aver letto il suo primo libro (Tre di me) la definii una scrittrice dell’anima…dopo “Bucce d’acino” ne ho avuto la conferma. Complimenti Annalisa, complimenti davvero 🙂

    1. Carissimo Stefano,
      anche a te un grazie infinito per aver accomunato le mie creature letterarie a quelle uscite dalla penna di autori più che famosi, ma la verità é che uomini e donne rimangono inalterati, nella loro essenza, nonostante il passare di epoche e secoli. E’ un po’ come la pur vaga ma reale possibilità di ritrovare, nella musica, delle arie che erano state già composte un’infinità di tempo prima. Tutto si evolve ma nulla, in fondo cambia…e qui credo che ci starebbe bene qualche frase latina o greca che io, purtroppo non conosco!
      Grazie ancora una volta dei tuoi sentitissimi complimenti!

  19. Cara Antonella,
    si, certamente il tempo era vissuto con una modalità diversa e l’intensità degli affetti rendeva possibile comprendersi anche senza parole. Data la mia non verdissima età ho fatto in tempo a percepire quel mondo e ho provato a ricomporlo…
    Grazie davvero per i tuoi complimenti!

  20. Un meraviglioso “assaggio di vita” del secolo scorso, così diverso dall’attuale…
    Un mondo semplice, ma fatto di valori; un mondo che ti incute quasi un po’ di timore, ma ti suscita stima sincera e profondo rispetto.
    Poche parole, ma un insieme di gesti e rituali che valgono di più di qualunque discorso.
    La piccola Nina non ha bisogno di sentire l’esplicita richiesta di aiuto del genitore; è un’attenta osservatrice: le basta osservare l’aggrottarsi della fronte del padre per capire tutto; non ha bisogno di offrirgli verbalmente la sua disponibilità, ciò lo mortificherebbe… attende con pazienza e poi si “affonda con piacere tra carte e numeri”.
    Neppure la moglie ha bisogno di parlare per esprimere ciò che prova per il marito: le basta passargli vicino e fargli una carezza nascosta.
    E’ proprio in questa gestualità che, a parer mio, è racchiusa la magia di questo racconto.
    Ed è questa gestualità che lo rende così lontano da noi, uomini del 2000 che non sappiamo più osservare nella profondità e che comunichiamo solo con parole spesso ridondanti e povere di contenuto.
    E come scorre lento il tempo!
    Un tempo che serve anche per pensare oltre che per agire.
    E’ bellissima la figura di Nina che ha voglia di starsene sola e se ne va nel granaio per cercare di fare ordine tra i suoi pensieri.
    Una bimba che ha tempo per pensare e per riflettere!!! Quanto è diversa dai figli del nostro tempo!!!
    Complimenti vivissimi per la scrittrice che ha saputo far calare il lettore in una realtà così vicina nel tempo, ma così diversa e profondamente nostalgica!

    1. Ciao Antonella, ti lascio qui il testo pre-confezionato dalla Redazione per accedere all’invio:

      Qualora non lo avesse già letto, se ha voglia di ricevere una copia
      omaggio del mio libro, compatibilmente con la disponibilità delle copie
      omaggio, la prego di mettersi in contatto esclusivamente via mail con la
      Redazione indicando il titolo del mio libro e il suo indirizzo postale. –

      Un caro saluto!

      Annalisa Fracasso

  21. Questo capitolo mi è piaciuto molto per la descrizione dettagliata dello scenario e dei sentimenti che provano i protagonisti.
    La dignità e la “regalità” che sta nei gesti mi piace moltissimo.
    Ti auguro tutto il successo che meriti.
    Mariolina

    1. Carissima Mariolina,
      in effetti hai percepito l’atmosfera che volevo dare…
      E’ già un successo, per me notevolissimo, che sia arrivato proprio quanto volevo comunicare.
      Grazie infinite!

  22. Gentile Annalisa,
    grazie mille per la risposta al mio commento!
    Sarebbe veramente una gioia per gli occhi poter “entrare” (mai in modo prepotente ma sempre in punta di piedi) nel mondo di questa grande famiglia allargata e poter immedesimarsi di volta in volta in ciascuno dei suoi 30 componenti! Il coinvolgimento empatico risulterebbe spettacolare!
    Ancora complimenti!

    1. Cara M. Grazia,
      immedesimarsi in tutti sarà forse difficile, se non altro perché alcuni li ho fatti belli antipatici…però alla fine, si, si tratta davvero un po’ di una specie di ‘villaggio-racconto’, come dice la Prefazione.
      Un carissimo saluto!

  23. Cara Annalisa, ho trovato il tuo romanzo interessante, forse mi ha fatto sognare.
    Bucce d’acino: è un motivo per iniziare un racconto di una famiglia penso colonica, cioè agricoltori composta da mamma Anna, babbo Guido e figlia Giovanna (detta Nina)-
    Bucce d’acino è l’episodio iniziale del romanzo: Nina, attraverso l’utilizzo di una scala, arrivava all’uva, mangiava gli acini e scansava le bucce.
    Ai tempi in cui vivevo in campagna, i chicchi di uva si mangiavano completamente comprese le bucce (ci dicevano che le bucce contenevano le vitamine).
    In quell’anno (1921) le famiglie di agricoltori erano considerate fortunate, rispetto alla miseria che esisteva fra le altre famiglie, in quanto il podere aveva la possibilità di fornire (come si diceva allora): bere, mangiare e dormire, che allora rappresentavano “il tutto”
    Oltre al tenore economico, esisteva anche il tenore “psicologico”, cioè l’unione della famiglia .
    La madre, una persona nobile, era lei che si preoccupava dei problemi famigliari, in particolare del marito (se non lo vedo arrivare, penso io ad andarlo a prendere) e della figlia Nina che passava il suo tempo, oltre che a studiare, a divertirsi con alcuni oggetti di svago del podere,” Nina, che, quando aveva voglia di starsene da sola, se ne andava nel granaio a cercare di far ordine tra i suoi pensieri “”
    Sono sicuro che, andando avanti nel racconto, questo romanzo avrà preso visione più completa per quanto si riferisce ai problemi di carattere psicologico della famiglia.
    Grazie

    1. Caro Sergio,
      hai giustamente notato che nel 1921 le bucce dell’uva non si buttavano..ma Nina non é una donna ‘solo’ del suo tempo, e dovrà affrontare molte vicende mettendo sempre in discussione i suoi principi, che tuttavia rimarranno dei punti fermi nelle sue scelte.

  24. Mi piacciono le storie ambientate nei primi anni del 900 che evocano mondi patriarcali e descrivono situazioni che oggi sembrano irreali ma che sono piene di tradizioni e spessore.
    Dalle poche righe sono rimasta molto colpita, mi è sembrato di legger un racconto a tratti vicino a Gabriel Garcia Marquez e all’Allende. Un’impressione davvero buona che mi incuriosice alla lettura e a saperne di più.
    Saluti.

    Stefania

  25. le bucce d’acino sono come le nostre anime passate al setaccio.Non sono d’accordo con chi ha parlato di semplicità formale.Il linguaggio e la struttura formale contribuiscono a rafforzare il potere evocativo del brano che,d’altronde,sembra essere il preambolo di molte vicende da raccontare ed è un piacere doppio poterle assaporare non solo attraverso il mero accaduto ma anche attraverso tutto ciò che fa da contorno.Sono i particolari a sorreggere i fatti:se sono statici o peggio ancora stucchevoli,impoveriscono invece di arricchire.Ma se sono vividi e vibranti,ed è questo il caso,aumentano il coinvolgimento emotivo di chi legge.

    1. Carissima Maria Giuseppa…
      io non so che lavoro tu faccia, ma mi sembri estremamente competente oltre che intuitiva. In effetti alla fine i personaggi diventeranno una trentina e l’arco di tempo descritto é di circa 50 anni. So di persone (anche uomini!) che hanno pianto leggendo il libro..e non ti dico la soddisfazione che mi ha dato questa affermazione! Ti ringrazio moltissimo!

  26. In questo piccolo brano si respira un ambiente che ricorda i racconti delle nonne, molto distinto, grande dignità e trasparenza; sentimenti puliti, valori profondi..spero di leggerlo tutto per continuare questa piacevole parentesi.

    1. Carissima Luciana,
      grazie anche a te..ti lascio una curiosità..a proposito di nonne..quella della foto é la mia nonna vera, l’unica che ho conosciuto, e la foto l’ho trovata per caso proprio quando dovevo trovare la copertina per il libro!

  27. Una bambina , gambe penzoloni sgranocchia acini d’uva: ogni acino è un giorno, un mese , un anno. E’ il 1921 vive in una famiglia modesta ma di buone maniere, lei ha qualcosa in più degli altri bambini.E’ pvera ma possiede dignità, fierezza, intelligenza, valori e una famiglia a che venera. Cosa le porterà il prossimo acino d’uva? fortuna? amarezza ? matrimonio ? un lavoro? dovrà lasciare la famiglia ?
    Forse niente di tutto ciò, forse tutto. lo scopriremo solo sgranocchiando , gambe penzoloni, le pagine come acini…

  28. Trovo incantevole e matura la capacità descrittiva ambientale e dei personaggi di Annalisa. Ci si immagina immediatamente catapultati nel tempo e nello spazio inquesta realtà così palpabile. E ciò non va minimamente a discapito della resa psicologica e dei sentimenti che animano i personaggi.
    Questa pagina fa venir voglia di leggere il resto…

    1. Carissima Flameonair
      ….ma guarda chi mi trovo qui…la Sirenona!!!!
      Grazie per avermi dato della ‘catapulta’..sai com’é..ho sempre avuto certe inclinazioni ‘registiche’, ma, per mancanza di carattere e scuola ad hoc, mi sono ‘buttata’ sulla scrittura! Se mi dici che ci sono riuscita, é un gran complimento..detto da te, poi!!

    2. CIAO Sirenona…ti lascio qua il testo per accedere all’invio:

      Qualora non lo avesse già letto, se ha voglia di ricevere una copia
      omaggio del mio libro, compatibilmente con la disponibilità delle copie
      omaggio, la prego di mettersi in contatto esclusivamente via mail con la
      Redazione indicando il titolo del mio libro e il suo indirizzo postale. –

      Grazie e a presto!
      Annalisa

    1. Carissima Ilaria,
      complimenti per l’incisività del commento. Potrei risponderti con le stesse parole con le quali ho replicato a Manual: credo di essere ottocentesca e moderna al tempo stesso….

  29. un romanzo molto bello, scritto in forma semplice dal quale si evince tenerezza e amore, soprattutto devozione per la famiglia…complimenti all’ autrice…

    1. Carissima Valentina,
      sono convinta che la famiglia, quando funziona, é un’istituzione semplicemente perfetta. Purtroppo la vita ci mette di fronte a situazioni che non sono sempre così idilliache, ma nel mio libro, ti posso assicurare, c’é di tutto un po’..non per niente il titolo é ‘L’amore declinato’.
      Annalisa

  30. Un racconto d’altri tempi ma sicuramente scritto in modo fresco che porta alla naturale consapevolezza da parte del lettore di doverlo leggere tutto di un fiato.
    Trovo ben fatta la descrizione minuta e precisa dei dettagli, penso che la descrizione di cose ed ambienti piccoli e semplici sia un’arte che sa carpire solo chi ha un grande spirito di osservazione, quindi vivi complimenti all’autrice.

    1. Caro Manual,
      lo spirito di osservazione che riguarda ambienti, situazioni e sentimenti è parte fondamentale dello scrivere…questo almeno per me, che penso che la vita sia fonte essenziale di ispirazione. In effetti amo molto il Realismo francese ed il Verismo italiano…sono ‘ottocentesca’ in questo senso ma, essendo nata ben più tardi, ho inserito concetti più moderni, non forzati da quelli che potevano essere i canoni dell’epoca.

  31. Ritratto di famiglia. Degli anni Venti del Novecento. Con le sue atmosfere e le sue inquietudini. Con i suoi segreti e le sue aspirazioni. Giovanna e’ la protagonista. Avente il padre e la madre comprimari.
    E? appena terminata la Grande Guerra. Quella che vincemmo sacrificando innumerevoli vite. La crisi economica impera. Le differenze sociali sono marcate. Ma la signorilita’ (d’ animo e di temperamento) permea anche i ceti umili. Perche’ essa nasce dal cuore : e questo e’ nobile di la’ dalle rendite e dai patrimoni.
    E quando l’invidia vien sublimata dall’emulazione, i frutti che reca son strepitosamente saporiti. Pure i lutti hanno una dignita’. Temperati dal ricordo (immortale) e dai suffragi (costanti).
    Le bucce di acino diventan uva prelibata se pigiati dall’obbedienza e dalla creativita’. Due virtu’ che la psicologia odierna vuol contrapporre. Ma esse son complementari e forgiano l’uomo perfetto. Anzi, la donna completa.

    Gaetano

    1. Caro Gaetano,
      nelle tante vicende che compongono il mio romanzo si intrecciano numerose vite e molte situazioni diverse e distinte. Non solo c’é la Grande Guerra, ma anche il Fascismo e il dopo-guerra, pieno di speranze e di voglia di costruire. Si arriva fino agli anni ’70.
      Ci sono anche gli invidiosi, non potevano mancare..ma siccome mi stanno antipatici assai, mi sono arrogata il diritto di volerli far finire male….

  32. Bellissime righe, dal sapore antico. La devozione di questa bimba, dolce e intelligente, per il papà è commovente. è il ritratto di una famiglia che con poche parole e pochi gesti riesce a trasmettere l’amore e la devozione per tutti i componenti che ne fanno parte. L’autrice è stata bravissima nel far immedesimare il lettore nelle azioni e nei pensieri della sua piccola “creatura” nina. tanti complimenti e un mondo di auguri per l’autrice annalisa fracasso, sperando di essere una delle fortunatissime che riceveranno il suo libro.

    1. Carissima Maria,
      sono io che ringrazio te per la definizione di ‘bellissime righe, dal sapore antico’. In effetti penso che non serva tuffarsi sempre nella modernità per offrire qualcosa di interessante a chi legge. A volte, anzi, credo si senta fortissimo il desiderio di tornare a sentimenti ed emozioni date per ‘scomparse’.
      Annalisa Fracasso

  33. Una scrittura evocativa ricostruisce il mondo di “allora”, descrivendo situazioni quotidiane e semplici.
    Leggendo questo estratto pare di percepire gli odori e di ascoltare i suoni di un tempo passato.
    La narrazione scorre fluida, le parole costruiscono immagine in cui è bello indugiare.
    Alla fine, rimane nel lettore, il desiderio di proseguire la conoscenza …

    1. Cara Mirella,
      mi piace il tuo commento perché, nonostante avessi poche pagine a disposizione per la lettura, hai dato alla mia scrittura una caratterizzazione che le riconoscono quasi tutti coloro che mi leggono. Sono ‘filmica’ se così si può dire…sarà forse perché amo anche il teatro e la settima arte?
      Ti ringrazio moltissimo!
      Annalisa Fracasso

  34. Di questa parte del romanzo (e sono sicura di ritrovarla nel prosieguo della lettura), la cosa che mi ha colpito molto, è stata la dignità che contraddistingue la famiglia di giovanna: la mamma, donna d’altri tempi di animo nobile; il papà, burbero solo in apparenza, ma di una tenerezza unica; infine nina, figlia devota, molto spesso pensierosa, che trova nel contatto con la natura, un po’ di pace per l’anima.
    Rimane avvolta nel mistero la personalità della sorella carla…
    Un po’ di tristezza e di nostalgia mi son venute, invece, leggendo la parte dedicata a Luigi, prematuramente scomparso.
    La scelta della foto da mettere in copertina calza a pennello con le atmosfere di un passato che purtoppo, al giorno d’oggi, non ci sono più.
    Curiosando tra vecchi bauli della soffitta dei miei bisnonni, ho trovato molte foto di quando erano bambini, del loro matrimonio e dei figli (i miei nonni) e adesso sono tutte lì, a casa mia, insieme alle mie foto e a quelle della mia famiglia, più recenti, ovviamente, in una continua unione di ieri e di oggi.

    COMPLIMENTI!

    1. Carissima M. Grazia,
      se vuoi ti posso anticipare che queste sono le prime 4 pagine del romanzo, che arriverà poi a contarne 202…Parto con la protagonista, Nina, e con la sua famiglia. Poi, si svilupperà la storia di tanti altri personaggi (alla fine saranno circa 30). Quando li ho contati tutti mi sono stupita anche io!
      La storia della sorella Carla sarà sviluppata nei capitoli successivi e ti posso dire che deriva da una storia vera di famiglia, troppo bella per essere relegata a un debole ricordo…
      Grazie infinite per i complimenti!
      Annalisa Fracasso

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