Vacanze al mare a undici anni. E’ sempre difficile farsi accettare in una compagnia, soprattutto se gli altri si conoscono già da tempo. Non ricordo il nome dell’Albergo, uno dei tanti palazzoni, oggi démodé, che costeggiano la riviera. In spiaggia, ero appena arrivato dalla città e nei mesi precedenti ero stato quasi sempre ammalato, ero bianchissimo. Il mio nome per tutti era “il cadavere”. Per un po’ me ne stetti in disparte, sempre attento a cogliere l’occasione buona. L’occasione capitò. Nell’Hotel arrivarono gli inglesi, che, oltre ad essere bianchi come me, erano ricchi e incuriosivano. Un “nascondino” con le loro ragazzine non poteva mancare. E non poteva mancare la più graziosa nella mia squadra. Sì, perché si vinceva a squadre, e io, benché pallido e abulico-apatico-astenico, ero velocissimo. Lei, dei meravigliosi capelli castani e sottili lunghi fino alle anche, fu scoperta subito. Forse le videro proprio i capelli che quando correva rimanevano indietro. Bisognava liberarla: toccare il muro sorprendendo la guardia con uno scatto… essere più svelti di tutti.
Quando l’ho liberata ho scorto uno sguardo di ammirazione che mi ha fatto crescere di dieci centimetri. Ma non è finita così. Non subito. Chi vince suscita anche invidia. I più grandicelli ne hanno approfittato per farmi pagare pegno alla prima occasione. La regola era scegliere tra le cinque dita della mano: dire, fare, baciare, lettera, testamento.
Ho scelto l’anulare: baciare. Non potevo saperlo. E chi dovevo baciare lo decidevano loro: una signora inglese, sempre accompagnata dal marito che, a sua volta, pareva un alto ufficiale della Compagnia delle Indie. Mi sono avvicinato, alzato sulla punta dei piedi e –Sorry, Lady. I must kiss you- le ho schioccato un bacio sulla guancia. Era esterrefatta. Però si è abbassata a riceverlo. L’alto ufficiale sulle prime si inalberò avvicinandosi con atteggiamento minaccioso: Questi latini! Poi una risata generale scosse la sala dell’Hotel. Milady era molto divertita. Proprio a lei avevo dovuto dare il bacio! Dov’era finita invece la bambina del nascondino? Trovai il mio posto nella compagnia, anche se era l’ultimo giorno. Portai il ricordo dell’inglesina al ritorno a scuola. Per pochi giorni. Presto cominciarono le interrogazioni.

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One thought on “Il bacio sbagliato

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