La dottoressa Veda Noris, uscì dall’ospedale con passo veloce. Appena fuori, fu colpita da una folata di vento caldo. Tolse la giacca e si diresse verso la macchina.
Era mezzogiorno, e il piazzale era colmo di macchine. Veda sollevò lo sguardo verso il cielo, con la speranza che le nubi oscure e minacciose mandassero un po’ di pioggia, per rinfrescare l’aria afosa. Salì sulla decappottabile, girò la chiavetta, ma l’auto sembrava bloccata. Doveva recarsi ad un congresso importante, e quell’inconveniente la rendeva nervosa. Scese di nuovo per controllare il motore.
Cominciò a scrosciare una pioggia violenta che le scatenò un po’ di malumore.
Si infilò il cappuccio e iniziò a controllare le varie parti del motore. Stava per perdere la speranza di tornare a casa, quando sentì una voce alle spalle.
–    Ha bisogno di aiuto?- chiese lo sconosciuto.
Veda, si girò a guardarlo sorpresa. Aveva un’aria molto elegante; calzoni bianchi di lino, camicia sportiva molto raffinata, mocassini intonati al colore degli abiti.
–    No grazie, posso cavarmela da sola, rispose con una punta di orgoglio femminile.
–    Non mi sembra. Perché non va a ripararsi e lascia fare a me ?- insistette.
Veda cercò di avere un’aria decisa.
–    E tutto sotto controllo, rispose seccata.-
Non ne sono convinto, visto che il motore è una materia per uomini,- continuò lo sconosciuto con un sorriso. – Si faccia da parte, – lui disse gentilmente. Frugò nel motore e trovò un filo staccato. – Ecco adesso può andare.-
Detto, questo, si diresse verso la propria auto lasciandola allibita.
Mentre tornava a casa, Veda cercò di dimenticare quell’episodio. Cercò di far sbollire la rabbia che sentiva per il ritardo.
Era importante conoscere il giovane medico che con una sua relazione dimostrava e rivoluzionava lo studio sull’uomo.
Era bagnata fradicia. Arrivata a casa, corse a farsi una doccia per rimettersi dalla tensione. La madre, si preoccupò.
-Veda, cosa ti è accaduto?-
Veda in grande fretta, le spiegò ciò che le era accaduto, e con aria arrabbiata brontolando disse: – Un signore mi ha avviato il motore.- La madre rise divertita, conoscendo bene l’orgoglio della figlia.
Le rispose sorridendo: – Ora riesci a capire che abbiamo bisogno di tutti! – Veda sbuffò, continuando ad asciugarsi i capelli, poi di fretta si vestì.
Ancora un’occhiata allo specchio, poi prese la borsa, vi mise la relazione che doveva presentare e si avviò all’ascensore, sperando che avesse smesso di piovere. Entrò nel garage, e con un grosso sospiro avviò la macchina. Il pensiero andò a quel signore che le aveva permesso di ritornare a casa in tempo per recarsi al congresso. La sua giovane vita era ordinata, precisa, e forse questo, le aveva permesso di arrivare ad essere primario nel reparto del Centro Oncologico in quell’ospedale. Arrivò al centro città. L’Hilton Hotel riservava sempre un grande salone per i congressi più importanti. Scese dalla macchina e consegnò le chiavi al vetturiere. Entrò nella hall. Veda era molto elegante e raffinata, vestiva con abiti delle migliori sartorie. L’abito che indossava, di lino bianco, rendeva ancora più bella la figura alta e snella. I capelli rossi, sciolti, facevano da cornice al bel viso.
Veda si trovò tra tanti colleghi di lavoro e molti altri arrivati da lontano per conoscere il grande medico. Prese il posto assegnatole in prima fila e, mentre stava conversando con il dottor Paolo Siveri, girò lo sguardo verso il podio. Sentì le gambe tremare. Lo aveva già visto! -Siveri, mi scusi, quel signore che sta sistemando il microfono lo conosce?-Dottoressa,- è il Dottar Damiani, lo scienziato che presenterà la relazione sui processi mentali dell’uomo… – Il Dottor Damiani, viene da un grossissimo Centro Universitario Ospedaliere Americano.- Lei rimase stupita e l’imbarazzo fu così grande che la fece arrossire. Il salone si riempì. E le voci che prima erano accese, in un momento si spensero.
Ora una voce annunciava la presenza del grande Relatore. Il Dottor Guido Damiani Primario del Centro Universitario Ospedaliere di New York. Un battimani convulso, e Veda pietrificata nell’osservarlo, non osava muoversi.
Lui la stava osservando attentamente, e lei non smetteva di fissarlo.
Iniziò salutando per prima i signori medici presenti, in particolare modo la dottoressa Noris, che aveva già conosciuta, a causa di un guasto alla macchina. Lei arrossì e si sentì piccola di fronte ai colleghi. Il dottor Damiani con semplicità l’invitò al podio. Per lei non fu così semplice. Ma con eleganza si alzò per avvicinarsi al Dottor Damiani. Allungò il braccio per salutarlo e lui con molta dignità si curvò per baciarle la mano. La fece accomodare vicino a sé, e con un sorriso la invitò ad aprire il congresso con la sua relazione. Emozionata come non mai, Veda iniziò la sua esposizione che da tempo minuziosamente aveva preparato.
Sentì solo gli applausi dei congressisti, e i complimenti del dottor Damiani per lo studio innovatore che aveva finemente espresso, (Studio Epidemiologico). Poi il successivo relatore fu il dottor Damiani. La visione sistematica ed olistica della natura e dell’uomo. Il sistema soggettivo interiore degli organismi e dell’uomo i processi mentali. Uno scroscio di applausi da tutto il convegno. Il dottor Damiani si congratulò con tutti formulando l’invito per la prossima riunione al Centro americano. Poi si rivolse alla dottoressa Noris, invitandola a cena per la serata. Veda accettò molto volentieri, soprattutto per potersi scusare, per l’inconveniente della macchina, cosa che non aveva avuto il tempo di fare. Il dottor Damiani la fissò con stupore, e disse: – non solo brava, ma anche meravigliosamente bella.- Lei rimase impacciata, e con un grazie gli ricordò a che ora doveva trovarsi all’Hilton Hotel. – Lui sorrise: – per le 20 sarò nella Hall ad attenderla.-
In fretta salutò i vari colleghi e si avviò chiedendo al vetturiere  la sua macchina. Arrivò a casa frastornata, chiedendosi il perché di tutto questo.
Parlò di fretta con sua madre spiegando ciò che le era accaduto.
–    Veda, ti vedo alquanto agitata, posso capire,  fare un simile incontro, non è solo un grande onore, ma scusami è anche un bell’uomo?-
Veda rispose in fretta mentre stava scegliendo un abito per la sera: è veramente un bell’uomo.- La madre sorrise.
–    Sta a vedere che finalmente qualcuno ha toccato il tuo cuore.-
Veda: – è solo una cena d’obbligo, niente di più.-
–    Si, si, rispose la madre.-
Tra i suoi abiti, ne scelse uno lungo e nero, che lasciava scoperte le spalle con una profonda scollatura, dalla quale si intravedeva i seni turgidi e ben modellati. Una sciarpa di seta l’avvolgeva contrastando con i capelli rosso fuoco.
Arrivò all’Hilton con qualche minuto di ritardo. Nella Hall il dottor Damiani la stava aspettando. Con un gesto riverente le offerse il braccio accompagnandola verso il bar… – Dottore le devo fare le scuse per non averla ringraziata, oggi.-
La strinse a sé, e Veda venne percorsa da un brivido di emozione.
Il tavolo era appartato in una intima saletta. Al centro tavolo Damiani aveva ordinato delle orchidee indiane di un colore indescrivibile. La tovaglia finemente ricamata con merletti di Burano. Il tutto creava una stupenda atmosfera. Il dottor Damiani spostò la sedia, e fece accomodare Veda. Non era consueta a simile gentilezze, però le piaceva di aver incontrato un uomo capace di essere tale. La cena era squisita. I loro discorsi avevano una estesa densità con i vari problemi; il lavoro, la ricerca, l’ambiente, ma soprattutto le loro famiglie.-
–    Sono figlio di madre italiana, e per questo ho desiderato tenere il cognome, di mia madre, e padre americano. Mia madre una pianista di fama. Mio padre professore in neuropsichiatria e psicologo. Le sue facoltà mi hanno sempre affascinato, il conoscere il processo vitale dell’uomo nel suo ambiente, per prevenire le malattie e migliorare la salute, in particolare modo oggi. Non solo per aiutare a vivere, ma anche ad esistere in una società in cui apparentemente è sempre più facile vivere, ma sicuramente e sempre più difficile esistere.
Veda, è assai interessante poter conoscere con precisione dal punto di vista scientifico fisico – biologico, che cosa sia la vita e l’uomo, ma queste conoscenze non sono sufficienti per risolvere i problemi dell’umana esistenza ed i suoi fondamentali interrogativi, quindi bisogna cercare continuamente di tenersi all’avanguardia con continue ricerche. Ora Veda, mi parli di lei, del suo lavoro, della sua vita.
Capisco che vi sono aspetti della nostra interiorità che non sono e non saranno mai accessibili ad alcuno. –
–    Perfettamente, disse lei.
Veda fece un sorriso malizioso. Avrebbe voluto rispondere, perché gli interessava tanto la sua vita privata.. Ma quell’uomo le incominciava ad interessare.
– Vivo in questa città. Sono Primario del reparto Oncologico. Sono sola, e ho con me mia madre e la mia tata. Ho frequentato gli studi a Londra, dove mi sono laureata. Mio padre, era un medico chirurgo e spesso professava operando al centro tumori di Mosca. Le radiazioni gli avevano contaminato le mani, per cui dovette smettere di operare; e in conseguenza poi ne subì l’intera sua salute. Mia madre a sua volta era Pediatra, alla morte di mio padre, il dolore la tolse dalla sua professione.- Il dott. Damiani la guardava attentamente, preso dalla forte personalità che trasudava da ogni poro di Veda.
-Veda non ha mai pensato di trasferirsi in America? Favorita dalla lingua, sarebbe un grande successo.-
–    No, ho sempre cercato di scegliere di lavorare non per il guadagno, ma per aiutare le persone sofferenti. Quello è sempre stato il mio scopo.
–    Se le offrissi un’occasione di venire al Centro Universitario, accetterebbe?- La domanda lasciò Veda confusa, per un ‘istante. Poi si riprese, rispose con sicurezza: – qui ho mia madre i miei pazienti, cioè il mio piccolo mondo.-
-Veda qui è sola, e lei è una donna che ha bisogno di spazio di realtà, di allargare le sue ricerche. Potrà portare la madre e la sua tata, e da noi avrà tutta l’assistenza necessaria per iniziare una nuova vita. E poi le sarei vicino.- Veda aveva capito dove intendeva arrivare il dottor Damiani.
–    Prenda qualche giorno, e parta con me, così potrà visitare il Centro per rendersi conto se accettare o no.-

***

Dal Capitolo I del libro Un uomo diverso di Piera Rossi Celant.

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17 thoughts on “Un uomo diverso di Piera Rossi Celant

  1. Per alcuni aspetti Veda mi assomiglia un po’…. e vorrei tanto sapere cosa deciderà, se lascerà il suo piccolo mondo o meno.
    La storia ti prende e ti avvolge da subito, scorre via come un fulmine… si arriva lì dove la narrazione si interrompe e si pensa “Oh no!! E’ già finito…” Sarei davvero felice se lei decidesse di inviarmi una copia del romanzo… mi piacerebbe vedere anche com’è delineata la figura della madre di Veda, che è pianista come me 😀

  2. Le due frasi che mi hanno colpito di piu’ sono quella del dottor Damiani “in questo mondo dove e’ piu’ facile vivere e piu’ difficile esistere”, perche’ andrebbero bene in ogni epoca dove l’avanzamento della tecnologia, oggi piu’ che mai, ti permette cose impossibili, come vederti in web cam anche se uno vive in america e l’altro in europa, raggiungere con aerei e treni ad alta velocita’ luoghi lontani, ma poi esistere diventa impossibile nel lavoro dove tutti sono laureati ed hanno fatto un master e conoscono sempre piu’ lingue di te. Nell’amore dove l’altra e’ piu’ magra ha un lavoro piu’ importante ed è piu’ intraprendente.
    L’altra frase è quella di Veda “qui ho tutto il mio piccolo mondo”, gli italiani in particolar modo sono un po’ cosi’, per fortuna che oggi i giovani coraggiosamente provano a partire per nuove esperienze, io l’ho fatto diversi anni addietro e lo ripeterei ancora, ho lasciato a casa tante paure ed ho trovato un lavoro interessante, tanti nuovi amici ed ho visto posti da trattenere il fiato per non parlare delle grandi emozioni, il mondo e’ ovunque. L’importante e’ non dimenticare nulla di noi! Complimenti mi piacerebbe leggere tutto iltuo libro per sapere se Veda come me ha lasciato a casa le sue paure ed ha spiccato il volo.
    Paola

  3. Il tutto lascia presumere una forte storia di amore e sentimento che incuriosisce il lettore e lo spingerà chissà dove.
    Complimenti per la storia e in bocca al lupo per la carriera.

  4. libro sicuramente bellissimo, dove la ‘creatura stupenda’ che ha plasmato l’autrice è una donna forte ed impegnata. Complimentoni e un in bocca al lupo.

  5. una donna di grande personalità che incontra un grande uomo: si intravede uan grande storia d’amore.
    complimenti,
    ilaria

  6. La giovane Veda è molto orgogliosa e mi identifico in lei per tanti aspetti, la storia è molto coinvolgente e ricca di particolari e inoltre ben articolata da permettere al lettore di immaginare ogni scena soprattutto mi è piaciuta molto la scena in cui al congresso la dottoressa Veda viene invitata ad esporre la relazione dal medico che poco prima l’aveva aiutata per riparare il guasto alla macchina e in quella scena mi sono immaginata la giovane ragazza intimidita e arrossita un po’ dalla vergogna e dal comportamento eccessivamente orgoglioso tenuto poco prima nel parcheggio col gentile medico.
    Un libro stupendo che spero di leggere e gustare fino in fondo.

  7. La storia di Veda è un po’ la storia di tutti noi, quando le cose ci capitano quano meno ce lo aspettiamo, e probabilmente ci cambieranno la vita. Chissà se questa giornata descritta cambierà il corso della vita di Veda? Mi piacerebbe molto saperlo. Perchè a volte la nostra vita ci sembra perfetta così com’è, e non immagineremmo mai che possa migliorare. Ma non sempre è così. A volte si cambia in meglio, e spero proprio sia quello che succederà a Veda. Complimenti per la narrazione. Spero di avere l’onore di leggere il suo libro.

  8. Un inizio che trascina d’un fiato verso la fine. Una fine che è solo l’inizio di una storia che pone il lettore dinanzi a un corridoio colmo di porte da poter aprire. Ciascuna di esse ha le sue peculiarità dettate dai vari bivi che la vita pone ad ogni uomo: L’IMPREVISTO, che genera sempre opportunità, energia potenziale per il cambiamento sempre desiderato ma sempre temuto; LA PROFESSIONE, dove competenze e passione aprono infinite strade possibili e danno la speranza di poter aprire spazi al futuro; GLI AFFETTI che condizionano o guidano gran parte delle scelte che ogni bivio pone; LA RICERCA DEL NUOVO che stimola la curiosità, l’intelligenza e la capacità di relazionarsi con l’altro chiunque esso sia.
    Ecco, un libro che ha tutti gli ingredienti giusti per interessare, stimolare la curiosità e l’immaginazione di ogni lettore che può creare e fantasticare sulla storia o sui propri desideri prima di leggere e trovare la via suggerita da Piera.
    Un libro dove il “piccolo mondo” di Veda è solo apparentemente “piccolo” perché seppur limitato nello spazio geografico è illimitato nelle sue sfaccettature e nelle pieghe delle varie possibilità che ogni vita reale o immaginaria può abilitare aprendo le porte alle emozioni umane di ciascun individuo che vive quel “piccolo mondo”.
    Un romanzo che parte intelligentemente stimolando la curiosità e carpendo poi l’interesse facendo leva sui tanti fulcri delle virtù e delle debolezze umane.
    Grazie Piera per aver stimolato la mia curiosità e creatività.
    LUIGI CATZOLA

  9. “Un uomo diverso ” e’ un uomo speciale. Una persona carismatica. Un’ Intelligenza rivestita di sentimento. Un Essere sincretico al meglio.
    Piera lo delinea con forza. Coccolata dal fascino dell’ Amore.
    Un appunto, infine. Laterale al commento.
    A Maria Grazia auguro d’incontrare il Damiani dei suoi sogni. Mi sarebbe piaciuto incarnarlo se avessi avuto la sua eta’. Ma sono un vecchietto, ormai. E purtroppo.

    Gaetano

  10. Ecco. Un incontro come quello che ha avuto la protagonista è proprio quello di cui ora avrei un assoluto bisogno…
    Gentile Piera, ha presente la sensazione che si prova quando tutto va esattamente e inesorabilmente in senso contrario a ciò che noi vogliamo?
    L’intero cosmo ci è ostile e a noi non resta che arrenderci…fino al momento in cui, in una giornata piovosa, la macchina decide di non partire…
    Sono un’inguaribile romantica e da sempre sogno di conoscere il mio lui proprio come accade nei libri o nei film (non sopporto gli incontri “al buio” combinati da amici, parenti, amici di amici etc. : ma perchè forzare la mano al destino?)
    Il dott. Damiani è l’uomo perfetto: la scelta delle orchidee indiane è stata semplicemente meravigliosa!
    Capisco l’indecisione di Veda, i suoi dubbi, i suoi timori, ma se fossi anche io una protagonista del romanzo, la esorterei a “fare il primo passo”, a lasciarsi alle spalle una storia andata male e a credere in quel dottore portato dalla pioggia!
    Spero tanto di poter leggere il Suo libro per intero, nel frattempo, Le faccio moltissimi COMPLIMENTI!
    Un caro saluto,
    Maria Grazia

  11. In questo racconto si parla della sicurezza del proprio piccolo mondo che si è costruiti e del fascino del nuovo, di ciò che potrebbe essere migliore o peggiore, dilemma che solo osando cambiare si può sapere.
    La frase:”in una società in cui apparentemente è sempre più facile vivere, ma sicuramente e sempre più difficile esistere” mi piace molto in quanto esprime ciò che ci circonda ed a cui apparteniamo, la nostra società, per esistere dobbiamo proporci, essere in un determinato modo, in un certo senso anche non essere noi stessi.
    Oggi sicuramente non siamo valutati per chi siamo, ma per come appariamo e questo lo facciamo un po’ tutti.
    Apparire più che essere, questa è l’ipocrisia della nostra società.

  12. La protagonista di questo bellissimo romanzo non aveva conosciuto quel medico che gli ha riparato la macchina e lo considerava come un intruso.
    Come questa riflessione:
    Si tratta di una persona apparentemente rozza, villana, zotica. È sempre nel suo campo a lavorare.
    Vestito male e con i vestiti strappati e sempre sporchi.
    Alcuni ragazzi studenti, passandogli vicino iniziarono a tirargli dei sassi. Lui staccò il suo lavoro, depose la vanga e fece un gesto a quei ragazzi di avvicinarsi.
    – siete studenti? Chiese quell’uomo a quei ragazzi.
    – Si, risposero. Frequentiamo l’Istituto Tecnico Agrario quì vicino.
    – allora vorrei farvi una domanda: una domanda semplice: in cosa consiste l’analisi del terreno?
    – Ma… Non lo abbiamo ancora studiato.
    – Mi meraviglio. È una parte della chimica che si fa all’inizio. Si tratta dell’analisi fisica (la composizione del terreno: argilla, sabbia, humus, ecc.), Dell’analisi chimica (fosforo,azoto, potassio, calce…). Analisi microbiologica:la presenza nel terreno di microbi, utili).
    – Ma tu come fai a sapere queste cose?
    – Sono professore, nel vostro istituto.
    – Strano, in quello stato non ti si conosceva. È vero, l’abito non fa il monaco.

  13. Per alcune cose mi sono identificata in Veda, la paura di cambiare e lasciare “il piccolo mondo” che ognuno di noi si costruisce, e poi l’orgoglio e la testardaggine do non voler chiedere aiuto.
    La vita mi ha poi insegnato che non sempre ne vale la pena.

    La storia d’amore appena delineata mi incuriosisce, il racconto si prospetta ricco di consigli e con una morale finale, almeno lo credo.
    Complimenti per lo stile fluido e piacevole che invoglia alla lettura.

    Insomma un libro che vuole dare qualcosa, uno di quei racconti in cui ci ritroviamo e cerchiamo delle risposte, un libro che da!
    Spero di poter conoscere il dipanarsi della storia e sarei anche curiosa di sapere se è autobiografico.
    Cari saluti

    Stefania C.

  14. No…non potete interrompere la lettura proprio in un punto così critico! Adesso devo assolutamente sapere come evolve la storia! Gli ingredienti per un pieno coinvolgimento ci sono tutti: il fascino dei protagonisti (specialmente legato allo stile di vita di Veda, tanto affermata sul lavoro, quanto priva di una relazione amorosa che la sappia far vivere una vita privata libera dalle gravose responsabilità legate all’esercizio della sua professione. Altro aspetto che stuzzica la mia curiosità: questo “cavalier servente” è proprio senza macchia? Un luminare della sua portata non ci riserverà per caso qualche sorpresa lungo la narrazione?), il mondo della scienza medica e la dimensione degli imprevisti…come potete lasciarmi in preda a così numerosi dubbi?

  15. a Piera, non è difficile esistere se ti doni agli altri, se persegui un ideale, se combatti l’indifferenza, il pressapochismo, se ti dimentichi che avere compassione non è una debolezza. Se diamo, un giorno, forse per caso, riceveremo, ma se anche non dovessimo ricevere, che importa? Abbiamo vissuto, questo è quello che ho sentito dopo averti letto, Mariarosa, alias la tigre

  16. “qui ho mia madre i miei pazienti, cioè il mio piccolo mondo”
    mi ha colpito molto questa risposta.Perchè siamo convinti che il nostro Mondo è quello che conosciamo meglio?In realtà sappiamo così poco di noi stessi..che non capisco come si può pretendere di conoscere quello che ci sta attorno…
    Il suo libro sembra molto interessante.Spero che presto possa farlo conoscere a quanta più gente possibile,signora Piera 🙂 Mi farebbe molto piacere,un giorno,leggerlo!

  17. Ciao Piera, dall’estratto del tuo libro mi ha colpito soprattutto la frase della madre di Veda, quella che dice alla figlia che abbiamo bisogno di tutti. Vorrei che oggi fosse così, e invece c’é un continuo sentirsi superiori agli altri, gli uomini alle donne e le donne agli uomini, e poi i bianchi alle persone di colore e viceversa. Quando capiremo che abbiamo veramente bisogno gli uni degli altri, e che ognuno di noi é una realtà meravigliosa di per sè stesso? Essere diversi non vuol dire essere inferiori, gli uomini e le donne si completano e si arricchiscono a vicenda, e poi ognuno dà quello che é capace di dare, no? Sei daccordo con me? Fammelo sapere, io intanto vorrei avere il tuo libro che mi sembra davvero molto interessante. A risentirci, Lenio Vallati.

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