Contenuti esclusivi:

Un uomo diverso di Piera Rossi Celant

La dottoressa Veda Noris, uscì dall’ospedale con passo veloce. Appena fuori, fu colpita da una folata di vento caldo. Tolse la giacca e si diresse verso la macchina.
Era mezzogiorno, e il piazzale era colmo di macchine. Veda sollevò lo sguardo verso il cielo, con la speranza che le nubi oscure e minacciose mandassero un po’ di pioggia, per rinfrescare l’aria afosa. Salì sulla decappottabile, girò la chiavetta, ma l’auto sembrava bloccata. Doveva recarsi ad un congresso importante, e quell’inconveniente la rendeva nervosa. Scese di nuovo per controllare il motore.
Cominciò a scrosciare una pioggia violenta che le scatenò un po’ di malumore.
Si infilò il cappuccio e iniziò a controllare le varie parti del motore. Stava per perdere la speranza di tornare a casa, quando sentì una voce alle spalle.
–    Ha bisogno di aiuto?- chiese lo sconosciuto.
Veda, si girò a guardarlo sorpresa. Aveva un’aria molto elegante; calzoni bianchi di lino, camicia sportiva molto raffinata, mocassini intonati al colore degli abiti.
–    No grazie, posso cavarmela da sola, rispose con una punta di orgoglio femminile.
–    Non mi sembra. Perché non va a ripararsi e lascia fare a me ?- insistette.
Veda cercò di avere un’aria decisa.
–    E tutto sotto controllo, rispose seccata.-
Non ne sono convinto, visto che il motore è una materia per uomini,- continuò lo sconosciuto con un sorriso. – Si faccia da parte, – lui disse gentilmente. Frugò nel motore e trovò un filo staccato. – Ecco adesso può andare.-
Detto, questo, si diresse verso la propria auto lasciandola allibita.
Mentre tornava a casa, Veda cercò di dimenticare quell’episodio. Cercò di far sbollire la rabbia che sentiva per il ritardo.
Era importante conoscere il giovane medico che con una sua relazione dimostrava e rivoluzionava lo studio sull’uomo.
Era bagnata fradicia. Arrivata a casa, corse a farsi una doccia per rimettersi dalla tensione. La madre, si preoccupò.
-Veda, cosa ti è accaduto?-
Veda in grande fretta, le spiegò ciò che le era accaduto, e con aria arrabbiata brontolando disse: – Un signore mi ha avviato il motore.- La madre rise divertita, conoscendo bene l’orgoglio della figlia.
Le rispose sorridendo: – Ora riesci a capire che abbiamo bisogno di tutti! – Veda sbuffò, continuando ad asciugarsi i capelli, poi di fretta si vestì.
Ancora un’occhiata allo specchio, poi prese la borsa, vi mise la relazione che doveva presentare e si avviò all’ascensore, sperando che avesse smesso di piovere. Entrò nel garage, e con un grosso sospiro avviò la macchina. Il pensiero andò a quel signore che le aveva permesso di ritornare a casa in tempo per recarsi al congresso. La sua giovane vita era ordinata, precisa, e forse questo, le aveva permesso di arrivare ad essere primario nel reparto del Centro Oncologico in quell’ospedale. Arrivò al centro città. L’Hilton Hotel riservava sempre un grande salone per i congressi più importanti. Scese dalla macchina e consegnò le chiavi al vetturiere. Entrò nella hall. Veda era molto elegante e raffinata, vestiva con abiti delle migliori sartorie. L’abito che indossava, di lino bianco, rendeva ancora più bella la figura alta e snella. I capelli rossi, sciolti, facevano da cornice al bel viso.
Veda si trovò tra tanti colleghi di lavoro e molti altri arrivati da lontano per conoscere il grande medico. Prese il posto assegnatole in prima fila e, mentre stava conversando con il dottor Paolo Siveri, girò lo sguardo verso il podio. Sentì le gambe tremare. Lo aveva già visto! -Siveri, mi scusi, quel signore che sta sistemando il microfono lo conosce?-Dottoressa,- è il Dottar Damiani, lo scienziato che presenterà la relazione sui processi mentali dell’uomo… – Il Dottor Damiani, viene da un grossissimo Centro Universitario Ospedaliere Americano.- Lei rimase stupita e l’imbarazzo fu così grande che la fece arrossire. Il salone si riempì. E le voci che prima erano accese, in un momento si spensero.
Ora una voce annunciava la presenza del grande Relatore. Il Dottor Guido Damiani Primario del Centro Universitario Ospedaliere di New York. Un battimani convulso, e Veda pietrificata nell’osservarlo, non osava muoversi.
Lui la stava osservando attentamente, e lei non smetteva di fissarlo.
Iniziò salutando per prima i signori medici presenti, in particolare modo la dottoressa Noris, che aveva già conosciuta, a causa di un guasto alla macchina. Lei arrossì e si sentì piccola di fronte ai colleghi. Il dottor Damiani con semplicità l’invitò al podio. Per lei non fu così semplice. Ma con eleganza si alzò per avvicinarsi al Dottor Damiani. Allungò il braccio per salutarlo e lui con molta dignità si curvò per baciarle la mano. La fece accomodare vicino a sé, e con un sorriso la invitò ad aprire il congresso con la sua relazione. Emozionata come non mai, Veda iniziò la sua esposizione che da tempo minuziosamente aveva preparato.
Sentì solo gli applausi dei congressisti, e i complimenti del dottor Damiani per lo studio innovatore che aveva finemente espresso, (Studio Epidemiologico). Poi il successivo relatore fu il dottor Damiani. La visione sistematica ed olistica della natura e dell’uomo. Il sistema soggettivo interiore degli organismi e dell’uomo i processi mentali. Uno scroscio di applausi da tutto il convegno. Il dottor Damiani si congratulò con tutti formulando l’invito per la prossima riunione al Centro americano. Poi si rivolse alla dottoressa Noris, invitandola a cena per la serata. Veda accettò molto volentieri, soprattutto per potersi scusare, per l’inconveniente della macchina, cosa che non aveva avuto il tempo di fare. Il dottor Damiani la fissò con stupore, e disse: – non solo brava, ma anche meravigliosamente bella.- Lei rimase impacciata, e con un grazie gli ricordò a che ora doveva trovarsi all’Hilton Hotel. – Lui sorrise: – per le 20 sarò nella Hall ad attenderla.-
In fretta salutò i vari colleghi e si avviò chiedendo al vetturiere  la sua macchina. Arrivò a casa frastornata, chiedendosi il perché di tutto questo.
Parlò di fretta con sua madre spiegando ciò che le era accaduto.
–    Veda, ti vedo alquanto agitata, posso capire,  fare un simile incontro, non è solo un grande onore, ma scusami è anche un bell’uomo?-
Veda rispose in fretta mentre stava scegliendo un abito per la sera: è veramente un bell’uomo.- La madre sorrise.
–    Sta a vedere che finalmente qualcuno ha toccato il tuo cuore.-
Veda: – è solo una cena d’obbligo, niente di più.-
–    Si, si, rispose la madre.-
Tra i suoi abiti, ne scelse uno lungo e nero, che lasciava scoperte le spalle con una profonda scollatura, dalla quale si intravedeva i seni turgidi e ben modellati. Una sciarpa di seta l’avvolgeva contrastando con i capelli rosso fuoco.
Arrivò all’Hilton con qualche minuto di ritardo. Nella Hall il dottor Damiani la stava aspettando. Con un gesto riverente le offerse il braccio accompagnandola verso il bar… – Dottore le devo fare le scuse per non averla ringraziata, oggi.-
La strinse a sé, e Veda venne percorsa da un brivido di emozione.
Il tavolo era appartato in una intima saletta. Al centro tavolo Damiani aveva ordinato delle orchidee indiane di un colore indescrivibile. La tovaglia finemente ricamata con merletti di Burano. Il tutto creava una stupenda atmosfera. Il dottor Damiani spostò la sedia, e fece accomodare Veda. Non era consueta a simile gentilezze, però le piaceva di aver incontrato un uomo capace di essere tale. La cena era squisita. I loro discorsi avevano una estesa densità con i vari problemi; il lavoro, la ricerca, l’ambiente, ma soprattutto le loro famiglie.-
–    Sono figlio di madre italiana, e per questo ho desiderato tenere il cognome, di mia madre, e padre americano. Mia madre una pianista di fama. Mio padre professore in neuropsichiatria e psicologo. Le sue facoltà mi hanno sempre affascinato, il conoscere il processo vitale dell’uomo nel suo ambiente, per prevenire le malattie e migliorare la salute, in particolare modo oggi. Non solo per aiutare a vivere, ma anche ad esistere in una società in cui apparentemente è sempre più facile vivere, ma sicuramente e sempre più difficile esistere.
Veda, è assai interessante poter conoscere con precisione dal punto di vista scientifico fisico – biologico, che cosa sia la vita e l’uomo, ma queste conoscenze non sono sufficienti per risolvere i problemi dell’umana esistenza ed i suoi fondamentali interrogativi, quindi bisogna cercare continuamente di tenersi all’avanguardia con continue ricerche. Ora Veda, mi parli di lei, del suo lavoro, della sua vita.
Capisco che vi sono aspetti della nostra interiorità che non sono e non saranno mai accessibili ad alcuno. –
–    Perfettamente, disse lei.
Veda fece un sorriso malizioso. Avrebbe voluto rispondere, perché gli interessava tanto la sua vita privata.. Ma quell’uomo le incominciava ad interessare.
– Vivo in questa città. Sono Primario del reparto Oncologico. Sono sola, e ho con me mia madre e la mia tata. Ho frequentato gli studi a Londra, dove mi sono laureata. Mio padre, era un medico chirurgo e spesso professava operando al centro tumori di Mosca. Le radiazioni gli avevano contaminato le mani, per cui dovette smettere di operare; e in conseguenza poi ne subì l’intera sua salute. Mia madre a sua volta era Pediatra, alla morte di mio padre, il dolore la tolse dalla sua professione.- Il dott. Damiani la guardava attentamente, preso dalla forte personalità che trasudava da ogni poro di Veda.
-Veda non ha mai pensato di trasferirsi in America? Favorita dalla lingua, sarebbe un grande successo.-
–    No, ho sempre cercato di scegliere di lavorare non per il guadagno, ma per aiutare le persone sofferenti. Quello è sempre stato il mio scopo.
–    Se le offrissi un’occasione di venire al Centro Universitario, accetterebbe?- La domanda lasciò Veda confusa, per un ‘istante. Poi si riprese, rispose con sicurezza: – qui ho mia madre i miei pazienti, cioè il mio piccolo mondo.-
-Veda qui è sola, e lei è una donna che ha bisogno di spazio di realtà, di allargare le sue ricerche. Potrà portare la madre e la sua tata, e da noi avrà tutta l’assistenza necessaria per iniziare una nuova vita. E poi le sarei vicino.- Veda aveva capito dove intendeva arrivare il dottor Damiani.
–    Prenda qualche giorno, e parta con me, così potrà visitare il Centro per rendersi conto se accettare o no.-

***

Dal Capitolo I del libro Un uomo diverso di Piera Rossi Celant.

spot_img

Ultimi post

Related articles

spot_img