Una birra in compagnia –

La partita ha inizio –

Una partita di pallapugno si compone, al massimo, di ventuno giochi. La prima squadra che arriva a undici vince la sfida. Le fasi in cui si divide una partita mi fanno pensare alla storia della nostra vita: dapprima si posizionano le “cacce”, cioè si fissano gli obiettivi da raggiungere. Poi si cerca di conquistarle. Ci si può riuscire oppure no e questo dipende sia dai nostri sbagli personali sia dalla fattibilità dell’obiettivo che ci siamo posti.
Non importa come ti chiami e dove vivi, che lavoro fai e quali sono i tuoi progetti per il futuro. Non importa se tu pensi di essere una persona qualunque perché ognuno di noi può raccontare la sua storia. E non è detto che quelle che ci appassionano di più siano proprio quelle meno simili alla nostra esperienza personale.
Il momento in cui sboccia un nuovo amore è straordinariamente magico. E’ la fase più affascinante del sentimento più dolce del mondo. E’ uno stato di beatitudine che, purtroppo, si risolve nell’arco di poche ore. Quando ci si da’ appuntamento alla prossima volta, questo alone di tenerezza svanisce lasciando il posto alla consapevolezza che si è incontrata una persona speciale e, qualunque cosa accadrà in seguito, non si riattraverserà mai più quel sentiero d’indecisione che si è percorso per conquistare chi ci piace.
Sarebbe bello catturare l’istante in cui sboccia un nuovo amore e poi riviverlo una, due, tre, dieci e anche più volte per scandagliarne tutti gli angoli. E, invece, ci si imbarca in un’avventura splendida e misteriosa allo stesso tempo. Quando sboccia un nuovo amore non si può sapere se sfiorirà dopo poco tempo o si trasformerà in una bellissima pianta sempreverde. Eppure, ogni volta, si rivive quell’intensa magia con dolcezza e felicità perché l’amore è un dono meraviglioso e rifiutarlo sarebbe davvero sciocco.
Ma il nostro cuore, chissà perché, si riempie anche di solitudine. Nonostante accanto a noi ci siano tante persone (amici, colleghi, parenti), ci sono situazioni in cui possiamo trovare solo dentro noi stessi la risposta che cerchiamo.
C’è un girotondo tutto intorno a noi. Una moltitudine di gente ci circonda ma il fatto che questo si svolge intorno a noi vuol dire che non ne facciamo parte. C’è tanta gente intorno a noi ma siamo comunque soli.
Una perdita, un abbandono, un dolore forte sono momenti difficili per tutti ma per trovare la via d’uscita possiamo contare solo su noi stessi. Il conforto di chi ci è vicino è preziosissimo ma, da solo, non basta a risolvere la situazione. Ognuno di noi ha tempi e modi di reazione differenti a eventi simili e lo stesso episodio viene vissuto in maniera diversa da soggetto a soggetto.

Cerveza Fest, 2003

Se, nel 1994, l’alluvione del fiume Tanaro non avesse asportato la pavimentazione della pista di atletica e, successivamente, l’amministrazione comunale non avesse deciso di rimuovere completamente le tracce che ne rimanevano per realizzare un grande parcheggio a servizio della popolazione, ora non dovrei descrivervi pezzo per pezzo com’era piazza d’Armi quel giorno perché mi basterebbe dirvi di andare a vederla.
La pavimentazione rossa con le linee bianche che delimitavano le corsie era stata completamente eliminata dall’inondazione. Restava solamente l’ovale in cemento. Al centro, al posto del campo da basket, c’era solo un rettangolo di cemento. Circondavano la piazza imponenti ippocastani che, d’autunno, ricoprivano il terreno di foglie secche e frutti.
Nel 2003 fu l’ultimo anno che si tenne la Cerveza Fest in quella piazza perché, appunto, poi fu completamente rasa al suolo per realizzare un parcheggio e l’adiacente area a completamento della caserma degli allievi del Corpo Forestale dello Stato.
Era il primo anno che Roberta prendeva parte a quella festa e le piacque così tanto che non riusciva a immaginare la Cerveza Fest in un’altra parte della città. La piazza era circondata da tendoni: alcuni di tavoli al coperto, altri in cui venivano servite birre di ogni colore e gradazione alcolica, un altro per il bar e, infine, uno destinato ad ospitare la cassa in cui acquistare i tickets per bere e mangiare.
Nel 2003 Roberta era più anemica di una mozzarella sbiadita. Questo era quello che recitavano le analisi del sangue a cui si era sottoposta per tentare di entrare a far parte del locale gruppo AVIS. In realtà, fisicamente, non si era mai sentita meglio. Comunque, un po’ triste per questa sua esclusione dal gruppo di cui aveva tentato di far parte ma fiduciosa che presto le sue analisi sarebbero nettamente migliorate, Roberta beveva la sua prima birra bionda creata appositamente da Mastro Engel per la Cerveza Fest cebana rammentando come avesse visto trasformarsi quella piazza nel giro di pochi giorni. Ormai erano trascorsi diversi anni ma il ricordo delle ore di educazione fisica alle medie correndo su quella pista era più nitido che mai.
Sorso dopo sorso la birra era presto finita e Roberta era restata sola con l’amarezza per aver perso una sfida importante. Continuava a camminare per la piazza lasciandosi cullare dalla delirante ironia delle canzoni dei fortissimi Fratelli Sberlicchio, un gruppo che a ogni esibizione faceva sbellicare dalle risate. Il palco su cui suonavano era sul lato lungo della piazza, accanto al fiume Tanaro. Davanti ad esso si ammassava chi voleva scatenarsi danzando. Questo, però, avveniva soprattutto nelle ore più tarde, quando iniziava la discoteca.
“Posso offrirti una birra?” domandò Alessio sbucando all’improvviso da chissà dove “hai l’aria triste. Se ti va, possiamo parlare un po’.”
Fu esattamente quella sera che la vita di Roberta, in qualche modo, prese una direzione inaspettata ma destinata a condurla dove nemmeno lei avrebbe mai immaginato di arrivare.
Con le birre fresche in mano i due ragazzi si diressero verso l’oratorio e lì si sedettero sugli scalini. Il cielo era stellato e una leggera brezza rinfrescava quella calda sera estiva. Si conoscevano di vista poiché Alessio lavorava part-time nella cartoleria in cui Roberta si era rifornita per la scuola fino a poco più di un anno prima.
“Non ti sei poi iscritta all’università? Eri così brava! A fine anno sempre sul giornale perché avevi una media da paura!” commentò Alessio per rompere il ghiaccio.
“Mi è spiaciuto ma quel 99/100 proprio non l’ho digerito… ci patisco ancora adesso, sai? E poi ero troppo indecisa su che facoltà scegliere!” rispose Roberta.
“Cosa ti sarebbe piaciuto studiare?”
“Troppe cose e troppo diverse tra loro: Medicina, Economia, Lettere…”
“Peccato, sono sicuro che saresti stata la migliore anche lì.”
“No, non sono la migliore. Veronica è uscita con 100/100 e si è già iscritta a Lettere. Mi aveva chiesto d’iscrivermi anch’io così poi avremmo cercato un alloggio insieme a Torino ma non me la sono sentita d’ipotecare altri cinque anni della mia vita. Ho bisogno di lavorare perché voglio essere indipendente dai miei.”
“Adesso lavori?”
“Adesso sì ma è una cosa temporanea. Do’ una mano in uno studio tecnico commerciale durante i mesi estivi. E’ poco ma spero di trovare qualcosa di più stabile. E tu sei sempre in cartoleria? E’ da parecchio che non passo più di là, mi sa che da quando ho finito la scuola non ci sono proprio più venuta…”
“Eh sì, è più di un anno che non ti fai vedere! Passi di fretta sotto i portici e non ti fermi a salutarmi… non va mica bene!”
“Scusa, ti dispiace davvero che non passo più da te?”
“Tantissimo!”
Alessio e Roberta bevvero un altro sorso di birra e si guardarono intensamente. L’alcool stava facendo il suo buon effetto e i due scoppiarono in una fragorosa risata senza sapere bene il perché.
“Sai, il mio sogno è aprire una libreria tutta mia. Tu potresti essere mia dipendente così avresti un lavoro fisso. Però qui a Ceva non riuscirei a fare molti affari. Dovrei aprirla per lo meno a Mondovì però ce ne sono già un paio… cavoli, la concorrenza… qui è comodo perché posso andarci a piedi però sono solo part-time. E il tempo pieno purtroppo è un miraggio. Mi spiace perché mi trovo bene alla cartoleria ma, se mi capita un posto a tempo pieno, non ci penso due volte a dare le dimissioni.”
“Che bello lavorare in libreria! Così puoi leggerti in anteprima le ultime novità. Ti piace molto leggere, vero?”
“Eh, sì, io i libri li divoro letteralmente.”

Girotondo intorno a noi di Nadia Meriggio – Youcanproint, 2012 – pag. 238

Il commento di NICLA MORLETTI

Attorno a noi sguardi, musiche, canzoni. Attorno a noi la natura bella come bello è il sole in una giornata d’inverno, come le foglie e i fiori che sbocciano a primavera. Attorno a noi persone che soffrono, che amano, che gioiscono. In noi, in un’ altalena di mutamenti, si alternano, apparentemente silenziosi, i sentimenti, né più né meno come fanno nell’arco dell’anno le stagioni. E questa è la vita. Una ballata senza sosta, come le gocce di un temporale estivo che battono sui vetri della nostra anima. Dalla prima all’ultima goccia. E’ un bel romanzo: “Girotondo intorno a noi”. Nadia Meriggio dimostra una sensibilità d’animo estrema, una capacità notevole di carpire gli eventi e le cose, di narrare la vita  in tutte le sue sfaccettuature, di scoprire cosa regna nell’animo dei personaggi. Uno scavo psicologico che solo i veri scrittori sono capaci di fare. Un’abilità narrativa di gran pregio, questa della Meriggio che rende accattivante la lettura e interessanti le storie.

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7 thoughts on “Girotondo intorno a noi di Nadia Meriggio

  1. E’ vero, a volte, siamo circondati da tantissime persone, ma sono solo poche quelle che ci capiscono veramente. E credo che se noi, dentro di noi, non abbiamo il desiderio di farci aiutare, allora gli altri possono fare tante cose, ma non riusciranno mai ad aiutarci, perché con tutta la buona volontà, non arriveremo mai al traguardo finale..
    Mi piace molto questa descrizione di questo breve brano, della dolcezza e della delicatezza con cui è descritto questo nascere di un amore..
    la fase dell’innamoramento è proprio come quando ci si ubriaca, perché tutto sembra bello.. c’è quell’energia che si emana.. e questa è l’impressione che ho avuto leggendo questo breve brano..
    complimenti all’autrice.

  2. Una birra e’ un’ avventura
    da gettarvisi senza paura :
    un sorso, un altro, e l’ espansione
    genera sicura la condivisione.
    Due giovani sui gradini,
    menti e cuor cosi vicini,
    parlan del loro presente
    ma col futuro nella mente.
    Sognano con i piedi per terra,
    e intanto in lor si rinserra
    quel sentimento infuocato
    che brucia in ogni amato.
    Verra’ una bella storia,
    incidera’ la memoria;
    Nadia spiega un ” girotondo”
    che fa girare il mondo.

    Gaetano

  3. un libro non solo interessante ma anche “diverso”. Proprio per questo mi interesserebbe molto poterlo leggere.
    Lo stile fluido, il linguaggio semplice nonchè la storia è davvero attuale.
    Ringrazio e mi congratulo con l’autrice!!

    Stefania C.

  4. Mi intriga molto il fatto che parla di due giovani che sono in quel momento della loro vita in cui vi è una svolta,sarebbe carino leggere come gestiscono la situazione visto che a breve anche mio figlio sarà in quella fase.

    Saluti
    Barbara

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