Percorsi – l’altrove di me di Mariarosa Lancini Costantini

Che giorno sarà oggi? Apro lentamente gli occhi e cerco di uscire da questo sogno che da molte notti tormenta il mio sonno, emergo dalla nebbia, rammento che è luglio, e la calura adombra la stanza che fatico a riconoscere. Tu dormi ancora, sposto il tuo braccio posato sul mio petto, respiro profondamente, ripenso alla visione onirica, mi trastullo con lei, trattenerla o lasciarla andare? Riavvolgo il nastro mentale e rivedo l’indistinta figura in attesa nel mio giardino, non ricordo la paura, forse non ne ho avuta, sono scalza e con quella camicia azzurra che ho preso in prestito dal tuo armadio. Mi avvicino a questa inattesa presenza, sento  sotto i piedi, l’erba appena tagliata solleticarmi i sensi attenti, la presenza si lascia accarezzare, è un uomo e i suoi contorni sono appena accennati.  Mi siedo incurante del sottile brivido che dà la rugiada notturna, cingo con le braccia il suo collo : è caldo come il fiato che disegna spirali nel buio della notte, gli parlo piano come se lui capisse le mie parole, stupita m’accorgo che mi ascolta e mi risponde! Chiedo il suo nome, – sono il tuo “altrove” -, banale penso io, per lui non è così banale, ha viaggiato molto per arrivare qui, tra gli aceri e il nespolo, dice che si fermerà fino a quando riuscirò a trasformarlo in un essere  reale perché è lui che ho cercato e cerco. Quello che sento circondare la mia spalla, con infinita tenerezza, è il suo braccio; il suo fiato è un respiro calmo e protettivo e il suo corpo, finalmente, si palesa: ha i capelli, il viso, un corpo e due mani forti e delicate insieme. Mi stringe più forte, sento il suo calore che m’avvolge, mi sciolgo nell’attesa, – parla -, sussurro alle sue orecchie, aspetto, l’impazienza accresce il battito del mio cuore. In alto luna e stelle paiono muoversi verso di noi, tutto è perfettamente immobile, una lucciola vaga irrequieta, i grilli zittiscono, un alito di vento smuove il rigoglioso biancospino – Sono  “l’altrove” che aspettavi, questa notte ho smesso i miei panni evanescenti e irreali che molti non riescono a riconoscere. Tu mi hai visto e mi hai accolto perché  non sei ancora cresciuta, come la Bella Addormentata, ti sei accomodata a piacer tuo nel mondo delle favole, è ora di  diventare grande, per questo hai bisogno di me -. – Che significa diventare grande?-
– Hai nascosto negli anfratti del cuore e dei sensi quello che sei veramente, io ti aiuterò a scoprirli, lentamente, lasciati andare e ti immergerai in quel mondo sconosciuto che hai sempre desiderato e mai avuto – Non capisco, ma lui ha parole sconosciute e intriganti che m’arrendo alle nuove sensazioni, e volo, mi libero, mi ritrovo senza fiato nelle braccia sconosciute,  calde e vere, si fa più ansante il respiro, la resistenza si annulla, e d’incanto ritrovo nel sogno o nella realtà, la mia vera, unica misura di donna. Ore, minuti, istanti d’indicibile bellezza,  t’allontani, e mi lasci così sulla soglia di un battito sconosciuto e fortissimo, forse tornerai nel tempo lungo o breve dell’attesa, che già si insinua nelle  mie gambe malferme e nel corpo rinnovato. Sono sveglia e spalanco gli occhi, tu mi stai guardando  incuriosito, ti accarezzo il viso e mi chiedo – non sarai stato tu, l’altrove di me?-

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