La caffettiera borbottava sul fornello. Gloria allungò il braccio e spense il gas. Versò il caffè nelle tazzine, diede ancora un’occhiata in giro, sì, era tutto a posto. Dal corridoio, agli amici che l’aspettavano, disse con voce cantilenante: -Arrivo. Nel versare il caffè chiese:
– Hanno detto niente per gli esami?
– Non ancora – rispose il marito.
– Quest’anno, cara la mia signora, vedo in pericolo le sue vacanze – intervenne l’ingegner Rebuffi con tono leggero. Sembrava divertito.
– Lei, Ingegnere, se la ride perché non ha figli. A lei, il blocco degli esami non fa né caldo né freddo, lo sappiamo – concluse un po’ acre Gloria.
– Adesso fa la cattiva. Non è vero quello che lei dice. Seguo invece con molto interesse lo sviluppo di queste trattative e sono veramente dispiaciuto per i ragazzi.
Con questo tira e molla finiscono per piantare di studiare, ora che ne avrebbero più bisogno.
– Pensi Ingegnere – l’interruppe la signora Trentini – noi abbiamo prenotato l’albergo in montagna, e continuiamo a spostare la data… Fino a quando lo si possa fare, non lo so. Gigino deve dare gli esami e noi dobbiamo aspettare. Forse perderemo anche la caparra, è vero Gino? – disse rivolgendosi al marito.
– Io invidio l’Ingegnere. Solo, senza figli, va, viene, non deve rendere conto a nessuno. I professori fanno sciopero? E lui se ne frega.
– Questa sera ce l’avete con me – esplose l’ingegnere – speriamo che si mettano presto d’accordo, così mi lasciate in pace. Lei che ne dice, Dottore? – chiese rivolgendosi ad Alberto Mori.
– Caro Ingegnere, se andiamo avanti così, il Ministero della Pubblica Istruzione dovrà prendere qualche provvedimento, non può lasciare ancora tante famiglie in queste condizioni di disagio. Anche oggi sul giornale, la solita musica. I professori giudicano insufficienti le concessioni del Governo, e confermano il blocco degli scrutini e degli esami.
– Zitto, zitto Alberto – disse Gloria Mori – sentiamo se c’è qualche cosa di nuovo.
Tutti rimasero in ascolto. Lo speaker del telegiornale leggeva il comunicato sulle trattative in corso. I Sindacati non mollavano e lo sciopero dei professori continuava. Il Ministero della Pubblica Istruzione per ovviare al disagio di tante famiglie avrebbe preso dei provvedimenti.
Non aveva ancora finito di leggere che in sala cominciarono le discussioni.
– Che avrà voluto dire il Ministro? Che razza di provvedimenti prenderà? – disse Gloria guardando gli altri -.
– Forse promuoveranno tutti d’ufficio – rispose l’ingegnere.
– Faranno giusto un esamino per salvare le apparenze, ma promuoveranno tutti, sono convinto anch’io – disse il signor Trentini.
– Per quanto riguarda la Scuola Media, sono d’accordo con voi – intervenne Alberto Mori – è la Scuola dell’obbligo, hanno fatto le tre classi, una promozione in massa sarebbe quasi una scelta logica, ma per la maturità è una cosa diversa, è la licenza che da modo di frequentare l’Università. Non possono fare una promozione d’ufficio, ammettendo tutti all’Università senza esami.
– Mi faccia il piacere, lei crede che quelli che escono dal Liceo, ora, sappiano qualche cosa? Sapranno forse alla meno peggio quelle quattro materie che devono portare all’esame, e, dopo quindici giorni, non ricorderanno nemmeno quelle.
Figuriamoci, glielo dicono un mese prima, mi sapete dire in un mese che cosa possono imparare? Giusto un’infarinatura superficiale, tanto da sbatterla in faccia alla Commissione d’Esame. Una volta sì, che bisognava studiare sul serio – riprese l’ingegnere già lanciato – bisognava studiare tutte le materie, e fin dall’inizio dell’anno, se si voleva arrivare agli esami con una buona preparazione. Bella riforma hanno fatto.
– Bisogna pur incominciare – disse Gloria – ormai la scuola tradizionale non va più bene per i ragazzi di oggi. Pian piano si arriverà a un tipo di scuola, che noi nemmeno ce la sogniamo. Tanto per incominciare, in Inghilterra c’è l’Università aperta. Possono iscriversi tutti, e senza bisogno di titoli di studio. Le lezioni vengono tenute alla televisione. A fine anno scolastico, è obbligatoria una permanenza di otto giorni in un Centro Universitario, dove ci saranno gli stessi professori che hanno tenuto le lezioni e che esamineranno i candidati. La spesa, tutto compreso: libri, materiale didattico e permanenza di otto giorni al Centro, si aggira sulle centomila lire all’anno. Con quattrocento – cinquecento mila lire si può ottenere una laurea idonea a tutti gli effetti. Una cosa rivoluzionaria, e sembra che abbia avuto molto successo. Casalinghe, impiegati che vogliono migliorare la loro posizione, sogni che si avverano con poche ore di lezione al giorno, e tutto comodamente a casa. Ci vorrebbe anche da noi una cosa del genere.
– Campa cavallo – disse ridendo il marito – Accontentiamoci che le trattative vadano in porto, così ce ne possiamo andare anche noi. In questi giorni il caldo si fa sentire.
– Sempre nel solito posto? – chiese la Signora Trentini – non vi siete ancora stancati?
Per noi un posto vale l’altro – rispose Gloria – quello che conta è potersene stare tranquilli. I ragazzi invece non ne vogliono sapere. Fintante che erano piccoli, ci stavano volentieri, ma da qualche anno ogni volta che ci andiamo è una tragedia. Quest’anno ci vengono senza brontolare, perché hanno in programma uno l’Inghilterra e l’altro la Sardegna. In attesa di partire, si sacrificano e vengono con noi.
– Ormai, bisogna fare quello che vogliono loro – soggiunse il marito, con una punta di amarezza.
– D’altra parte, siamo giusti – intervenne l’ingegnere – che cosa offre quel piccolo paese a due giovanotti?
– D’accordo, però non possiamo far sempre quel che accomoda a loro. Facciamo un po’ per uno, diamine, se si dice sempre di sì, dove si va a finire?
– Noi, in Piemonte, dai miei genitori non ci andiamo più, perché sono musi a non finire, e non solo da parte dei ragazzi – disse in tono lagnoso la signora Trentini, lanciando un’occhiata al marito – Una volta si andava per anni nello stesso posto, e nessuno osava protestare e, se qualcuno lo faceva, era tempo perso perché non spostava proprio niente. Cara mia non ci si pensava nemmeno perché era naturale che fosse così. Non tutti andavano in villeggiatura, e quelli che ci andavano erano dei privilegiati.
– I tempi sono cambiati, signori miei – rispose Gloria – se noi ci fossimo trovati in tempi come questi, ci saremmo comportati né più né meno come i nostri ragazzi. Perciò, non brontoliamo, la gioventù è sempre la stessa, come sono gli stessi i genitori. In ogni periodo ci saranno sempre le stesse critiche, da una parte e dall’altra. Quando i giovani diventeranno adulti, e avranno famiglia con relative preoccupazioni, avranno anche loro da criticare sulla nuova generazione. È una cosa che finirà solo quando noi grandi ricorderemo che da giovani ci comportavamo allo stesso modo, anche se non apertamente come fanno loro adesso, ma questo solo perché, allora, non si poteva, e non perché non provavamo le stesse sensazioni e non avremmo voluto farlo.
– Signori, io vi do la buonanotte, domani mi devo alzare presto. L’ingegner Rebuffi si era alzato.
– Signora Mori, buonanotte e grazie tante; Dottore, ci vediamo domani.
– Buonanotte – rispose Gloria – Ve ne andate anche voi? – chiese rivolgendosi
ai signori Trentini.
– Sì, è tardi signora, al mattino si fa fatica ad alzarsi.
Si erano avviati verso l’uscita, le due donne più avanti chiacchieravano fra di loro.
– Quando ci vediamo? – chiese Gloria alla signora.
– Ci telefoniamo, buonanotte cara e grazie. Buonanotte a tutti.
Finalmente se n’erano andati tutti, e Gloria se ne stava seduta di traverso sulla poltrona, con le gambe appoggiate sul bracciolo. Lo sguardo fisso davanti a sé guardava la parete di fronte senza vederla.
Il marito la guardava sorridendo. Dopo qualche minuto alzò la mano e gliela sventolò davanti agli occhi. Gloria si scosse.
– Dov’eri? – le chiese il marito in tono scherzoso. Pensavi all’Università aperta e alla contestazione giovanile, vero? Perché pensi sempre al passato? Ormai,
quello che è stato è stato. Perché questi rimpianti? Non sei felice? Che cosa ti manca? Tante cose insieme non si possono avere, lo sai.
Gloria, che era rimasta in silenzio ad ascoltare, disse con voce bassa: – Se avessi fatto il medico non mi sarei sposata, mi sarei dedicata tutta alla professione.
– Sarà, ma non ti vedo alle prese con una professione. Va bene che sei una casalinga per forza. I lavori di casa ti avviliscono, lo capisco benissimo.
– Non è questo il problema, faccio volentieri le faccende in casa. Ma tutti i giorni, per anni e anni sempre le stesse cose! Mi sembra di essere una macchina. Sento il bisogno di fare qualche cosa che mi dia soddisfazione, o per lo meno che mi dia l’impressione di essere utile a qualcuno. Vedi, ora che i ragazzi sono grandi e vogliono essere autonomi, io sento che non sono più necessaria a loro come
quando erano piccoli; voglio dire, che quello che faccio io, può farlo benissimo chiunque altro, e loro non se ne accorgerebbero nemmeno. Credo che arrivati a questo punto, si senta il bisogno, direi la necessità, di fare qualche cosa di diverso, per non aver l’impressione di non servire più a niente. Forse è la vecchiaia che si avvicina e ti fa sentire in questo modo.
– Senti, senti, Gloria che parla di vecchiaia, dici continuamente che ti pare d’essere sempre uguale! Meno male, avevo paura di invecchiare solo io.
– È cosi, ma i ragazzi ormai sono due uomini, e automaticamente, guardando loro, io divento una persona di una certa età, una donna anziana. C’è poco da ridere. Per i ragazzi, le persone sopra i trent’anni sono vecchie, figurati noi che i trent’anni li abbiamo passati da un pezzo, siamo addirittura decrepiti. D’altra parte, anche noi da ragazzi la pensavamo allo stesso modo. È strano però come
nei sogni io mi vedo sempre della stessa età, e su per giù sono gli stessi sogni che facevo quando ero ragazza. Non sogno mai di essere vecchia, di essere mamma e cose del genere. Sono sempre o quasi, ancora da sposare e generalmente sono sogni molto belli e avventurosi.
– Forse, non hai avuto tutto quello che ti aspettavi dalla vita. Saranno i desideri repressi che affiorano dall’inconscio. Ecco anche spiegato quella sensazione di attesa che dici sempre di provare.
– Non è proprio di attesa, è come se fino adesso fosse stato tutto provvisorio, è come se potessi, da un momento all’altro, chiudere questo periodo per incominciare quello vero. Non so spiegarmi bene, ma all’incirca è così.
Alberto Mori se ne stava zitto. Era inutile continuare a discutere con Gloria su questo argomento. Finiva per dire qualche cosa che, dopo, le sarebbe dispiaciuto di aver detto. Quando lei continuava a rinvangare il passato e a pensare a tutti quei se… se… si sentiva escluso. In quelle occasioni era meglio lasciarla sola, a rimuginare ed a sognare su quello che avrebbe potuto essere, se le cose fossero andate in modo diverso, poi si sarebbe messo il cuore in pace e non avrebbe più pensato al passato. Non ci avrebbe pensato finché qualcosa o qualcuno non fosse venuto a ricordarglielo.
Aveva bisogno sempre di trovare qualche cosa di interessante da fare, cose che l’assorbissero completamente, in modo da non pensare ad altro che a quello che stava facendo in quel momento. Era come se facesse di tutto per non pensare, perché se lo faceva piombava sempre nella stessa struggente malinconia.
Subito dopo sposata, aveva manifestato l’idea di rimettersi a studiare, ma il marito ridendo aveva detto:
– Vuoi andare a scuola con tuo figlio?
Infatti aveva avuto subito il primo bambino e a distanza di ventidue mesi il secondo. Era stata sempre molto occupata e ricordava quel periodo come il più bello della sua vita, perché pensava solo ai figli. Pensare agli altri è qualche cosa che da serenità e pace. Li aveva seguiti nel periodo scolastico e aveva con loro ripreso in mano libri e quaderni con gioia. Solo quando erano diventati grandi e autonomi, cominciò a passare dei periodi strani, in cui si struggeva dei giorni che passavano. Le sembrava che non ci fosse più abbastanza tempo da dedicare a se stessa. Da allora aveva avvertito quel senso di insoddisfazione e quella sensazione di poter, un giorno, chiudere la parentesi della vita familiare e cominciare la sua.
– Forse – pensava Gloria – avrei dovuto avere qualche altro figlio, magari una femmina, e proprio in questi ultimi anni. Mi sentirei ancora indispensabile, la vecchiaia sarebbe arrivata subito dopo e, chissà, non avrei pensato altro che ai miei acciacchi. Oppure dovrei trovare un lavoro, un impegno serio, qualche cosa che mi faccia sentire necessaria a qualcuno.
In fondo, la casa non da nessuna soddisfazione. È naturale trovare tutto pulito e in ordine, e si trova a ridire anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Si pensa alla casalinga come ad una persona che non fa niente, che se ne sta in casa tutto il giorno e basta, anche se sfacchina dal mattino alla sera senza orario di sorta. Nessuno si chiede se il suo è un lavoro pesante e se bisogna farlo anche se non se ne ha voglia. Di questo nessuno si preoccupa. Probabilmente ci si stancherebbe meno lavorando fuori casa, e per lo meno si avrebbe la soddisfazione di venire apprezzate ed anche retribuite.
Se questo, i mariti lo capiscono non si sa, almeno apparentemente. I ragazzi non lo apprezzano in quanto è logico e naturale che la mamma faccia tutto, anche se poi viene criticata. Forse lo capiranno quando, diventati adulti, avranno anche loro famiglia con le relative preoccupazioni, ma questa è una gran magra soddisfazione, che non riempie certo gli anni che restano.
La vita è ben strana. Si sogna, si aspira sempre a qualche cosa di bello, di grande, di unico, si spera sempre, fino alla fine e quando ci si trova a toccare con mano quanto si è fatto, ci si accorge che non si è fatto niente, e che i sogni e le speranze sono sempre lì intatti, ma non ancora realizzati, e forse è quest’attesa che ci sprona ad andare avanti nell’illusione di fare ancora in tempo.
Quando Gloria aveva avvertito questo senso d’insoddisfazione, addossava la colpa ai genitori per la sua educazione scombinata, ma in fondo la responsabile era anche lei, doveva ammettere che specialmente da quando si era fatta adulta e poi moglie e madre, buona parte di colpa era sua. Erano colpevoli tutti, o forse nessuno? Forse doveva andare così, e l’unica cosa sarebbe stata quella di guardare davanti invece che guardare sempre indietro. Certo, che lei era stata una ragazzina piuttosto strana e i tempi non erano ancora maturi per le donne.

***

Dal libro Gloria di Margherita Boscolo Abate, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.

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7 thoughts on “Gloria di Margherita Boscolo Abate

  1. Cara Margherita,
    complimenti per il libro,

    Gloria è una donna, madre e moglie ammirevole che si è sempre presa cura della casa e dei figli e ora si accorge che il tempo cambia il mondo in cui vive e che tale mondo cambierà ancora e continuerà a farlo.
    In effetti è quello che tutti noi lettori immaginiamo, e l’esempio delle riforme scolastiche è perfetto, sono leggi che cambiano quasi ogni anno e spesso non danno neanche il tempo di abituarsi.
    Inoltre si ha la consapevolezza che la scuola oggi non premia quasi più la bravura come invece avveniva tanti anni fa ai tempi in cui Gloria,il marito e gli amici di questi erano giovani.
    E’ davvero un libro molto sincero, ben scritto e molto dettagliato.
    Con la speranza di leggerlo in futuro, ti mando un caro saluto.
    Carolina

  2. Una donna Gloria come molte di noi, con le sue crisi e le somme da trarre nella vita. Mi attira e mi incuriosisce forse perchè ci vedo molto di me, forse perchè cerco un insegnamento, un input.
    Conosco bene il mondo della scuola e le gioie e dolori che porta, un romanzo attuale, vivo e ben scritto con un linguaggio accattivante che ti prende e un buon ritmo.
    Complimenti all’autrice, spero di poter approfondire la lettura.

    Saluti.
    Stefania C.

  3. Tutto tremendamente vero, in questo incipit che ti cattura e ti fa riflettere sulla vita e sul tempo che passa… Carissima Margherita, i miei complimenti, bravissima, la sua scrittura cattura e tiene sulla corda… cosa succederà? I professori verranno precettati? (In effetti bloccare scrutini ed esami sarebbe l’unico modo per farsi sentire… ) I ragazzi affronteranno questo spartiacque? Si partirà? La crisi resterà? Come vorrei leggere il seguito… sento molto vicina a me questa donna in crisi… è tempo di bilanci… e non sono positivi….

  4. Leggendo questo racconto mi sembra di sentir parlare dei miei amici e conoscenti che fanno i professori, quando parlano di malcontenti, continue riforme e cambiamenti nel mondo della scuola che non sempre portano ad un miglioramento.
    Mi trovo d’accordo con Giulia quando dice che per i ragazzi le persone sopra i trent’anni sono vecchie, ma per chi è in quella fascia d’età non è così, infatti la vecchiaia è anche una sensazione, chi non si sente vecchio è comunque più giovane di chi ci si sente.
    Giulia è insoddisfatta e l’insoddisfazione si combatte reagendo, perché l’insoddisfazione può voler dire avere un vuoto da colmare, ma non vuol dire non avere le energie per combatterla.
    Vorrei elogiare il lavoro delle casalinghe, lavoro che abbiamo tutti sotto gli occhi e che non apprezziamo mai abbastanza.
    Margherita Boscolo Abate credo che con questo racconto abbia centrato varie problematiche e vari aspetti della vita.

  5. Ciao Margherita, in questo racconto la protagonista Gloria mette in evidenza aspetti della vita quotidiani molto importanti: la riforma della pubblica istruzione che coinvolge e sconvolge ragazzi e genitori; la vita frustata delle casalinghe che sgobbano di lavoro ma nessuno almeno le ringrazia di essere gratuitamente al servizio completo della famiglia; i sogni che restano sospesi a causa di decisioni proprie che hanno cambiato il nostro iter. Poi per Gloria che è una donna iperattiva c’è sempre quella voglia di realizzare qualcosa non soltanto per gli altri,anche per sè stessa mentre vive insieme al marito lo scontro generazionale con i propri figli che si rinnova puntualmente per tutti. Complimenti per aver fatto riflettere sui valori e gli errori della vita. Alba

  6. Uno spaccato di vita quotidiana, di una donna che ha sgobbato per gli altri, ha rinunciato ad agi e libertà e si trova con tante preoccupazioni e un pugno di mosche. Ma Gloria è in fondo il cuore della nostra società, presa dallo sconforto non si rende conto di quanto ha creato, e per fortuna che riscopre, strano a dirsi, che a fianco ha sempre un uomo che le vuole bene davvero, malgrado dispute e silenzi, pronto a raccogliere e smussare le amarezze. Sono convinto che la protagonista, abituata a sognare, supererà anche questa naturale crisi e riscoprirà a suo tempo la ricchezza affettiva della sua vita. La scrittura è snella, introspettiva ma con una costruzione intrecciata da dialoghi e interrogativi e decisamente moderna

    Andrea M.

  7. Normale crisi di mezza eta’ per Gloria. Spruzzata dalle inquietudini post sessantottine. La quale contiene anche un invito all’autocritica per mariti e figli.
    Il senso d’inutilita’ nasce dalla scarsa riconoscenza. Basta un apprezzamento, un sorriso per vederlo svanire.
    I conflitti generazionali sono – per un certo verso – normali.
    Ma entrambi i protagonisti dovrebbero imparare un atteggiamento : quello dell’amore. Che lontano dall’essere soltanto eros (come vien identificato dalla cultura odierna), e’ un insieme di virtu’, la cui pratica appaiana i
    contrasti e fa’ risaltare le inevitabili convergenze.
    Gaetano

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