– Prefazione –

Perdutosi in fondo a quel vicolo, Pallino fu colto dal terrore di chi, solo e disperato, ha smarrito irrimediabilmente la via maestra.
Questa è la vera storia di R. M., detto Pallino, che il caso e la necessità spinsero a rivolgersi a me, Carlo Paràlinos, consulente filosofico. Il percorso compiuto insieme non fu affatto facile, Pallino, come un moderno Ulisse, aveva smarrito la via, il senso, di una vita scivolata nel fondo del più vuoto materialismo. Nella ormai pura gestione del quotidiano, nulla era più degno di esser vissuto con gioia e speranza. Il viaggio che lo fece ritornare al centro della sua esistenza, lo condusse all’inaspettato: la riconciliazione con l’amore. Il suo diario sarà una provocazione alle vostre certezze e un concreto stimolo, affinché mai nessuno possa dire di dover vivere invano. Triplice è infatti la prospettiva in cui la Consulenza Filosofica si pone, e che viene ampiamente analizzata e approfondita nel diario di Pallino.
In prima istanza l’uomo dovrebbe sempre coltivare la radicale possibilità di assumere un atteggiamento autonomo nei confronti dei condizionamenti cui, in un modo o nell’altro, è sottoposto il suo pensiero, a livello psicologico, biologico, culturale, religioso e politico. La consapevolezza che dovrebbe guidare l’evoluzione del nostro destino secondo la propria filosofia di vita, dovrebbe aspirare sempre alla massima indipendenza e autonomia di giudizio. l’autonomia della coscienza si esprime con una comunicazione col mondo circostante caratterizzata dai propri codici di evoluzione e non più unicamente dettata da schemi di pensiero socialmente predeterminati.
In compagnia del dubbio e del senso critico, volontariamente povero di certezze, Pallino imparò presto ad essere filosofo del proprio esistenzialismo, trovando per la sua vita la propria concezione dell’amore come chiave di senso e di svolta.
La seconda ipotesi prevede che la motivazione primaria del nostro agire non sia sempre o solo il piacere e il potere, ma che invece esista anche una “volontà di senso”, che si manifesta in una continua tensione, talora necessariamente conflittuale, tra la realtà esistenziale in cui un inconsapevole destino ci costringe e quel mondo di valori e ideali, quali la libertà, la giustizia, l’onestà, la responsabilità e il rispetto delle dignità, fino al più alto di tutti: l’amore, che ci proviene dalla spiritualità. Le Metamorfosi che ci fanno crescere non possono che derivare dall’unicità della nostra anima spirituale. Per secoli la filosofia ha fatto evolvere l’uomo per desiderio di conoscenza, oggi purtroppo assistiamo al rischio di dover crescere quasi solo per superare gli effetti nocivi di una patologia, organica o psicologica, o peggio, per il timore di uscire dall’omologazione della normalità. Crescere per consapevole scelta è un compito spirituale, è tendere come ricercatore verso  livelli situati oltre la dimensione psicologica, penetrando direttamente nella sfera dell’anima, là dove risiede la nostra essenza unica e originale, sorgente del nostro particolarissimo destino. Dimensione che in questi tempi e luoghi non è più presa in considerazione: l’anima, così come l’amore, è un concetto temuto, perché la libertà che ne può scaturire per l’uomo disturba l’attuale volontà d’omologazione culturale, sociale e anche religiosa.
Terzo: mai dire mai!  Se si ha stima della propria originalità, la vita conserva e riserva sempre un senso, nonostante le limitazioni dovute all’età, alla salute, ai fallimenti affettivi e al dolore dei lutti. Questa eterna ricerca è il compito che molti sono chiamati a svolgere nella vita su questa Terra, un percorso religioso, e nel senso più spirituale del termine: un Opus alchemicus. Finchè non è svelato  il senso, la nostra esistenza resta un arcano. Il vero uomo nuovo può penetrare i segreti del nuovo mondo solo tendendo alchimisticamente ad esso come ad uno spirito.  E’ proprio di questo spirito, lo “Shen”, che lo psicanalista C.G.Jung  conobbe nei suoi studi sull’Alchimia cinese dell’antico Libro dei Mutamenti: l’I Ching, si è avvalso Pallino in questa particolare forma di consulenza filosofica, che anche voi ora conoscerete.  Gli angeli delle nostre anime tante volte sono intervenuti per noi, sicuramente hanno bussato alla porta del nostro cuore, ma il custode della mente, temendo di perdere un primato, non ce li ha voluti annunciare, solo quando giunse quel fatto, quella persona, allora, solo allora… 

(…)

Quando cominciai due anni fa questa esperienza, non immaginavo certo che fosse una passeggiata, né un innocuo svolazzare fra i pensieri. Ma non credevo neppure di dover vivere in compagnia di una costante sensazione di stordimento, a causa di quel sottile stillicidio di dolore che la riapertura di certe ferite provoca. Tuttavia ho attraversato la “Grande Acqua”. Ora che sono sbarcato sull’altra sponda, quella della consapevolezza delle mie possibilità e della speranza, mi piacerebbe, miei compagni, offrirvi la mia esperienza come dono di conoscenza e solidarietà. Alla fine sempre soli saremo, ma vi assicuro che certe cose della vita, come la solitudine o gli abbandoni, perderebbero un po’ della pesantezza che annebbia i sensi, il cuore e la mente, se provaste come me a comunicarle e ad esternarle. E chissà che, anche per voi, non si metta in moto quel processo imprevisto e spontaneo per cui da cosa nasce cosa. Non ero io del resto nella condizione ormai di rimetterci alcunchè, la barca confusa annaspava già da molto, perigliosamente, tra i flutti della casualità e del fatalismo. Al momento avevo chiuso il destino ad ogni possibilità e la speranza del cambiamento lasciava il posto all’inerzia di un precoce invecchiamento del corpo e dello spirito. Il fondo toccato e il vuoto di senso che traspariranno dalle mie vicende saranno eloquenti.
l’incontro, non certo casuale, con la “Consulenza filosofica” ha permesso a quella zattera di farsi almeno barca, riscoprendovi l’esistenza di un inaspettato timone. La mia vita poté trovare la rotta smarrita. Certo, nulla poté e potrà garantirmi sempre lo stesso buon vento, ma mai come allora ho apprezzato l’ipotesi che fosse possibile un’Itaca anche per me. Sicuramente il mozzo che ero vi giunse, stremato, ma contento di elevarsi di grado. Altro che America!
Mai premio fu più gradito quanto la scoperta di un nuovo mondo in me stesso.
Eppure, quando quella mia amica mi aveva raccomandato di provare, come lei, l’affascinante percorso degli incontri con il consulente filosofico, avevo subito pensato alla solita nuova pratica di moda, sfornata dal supermarket della New Age delle filosofie naturalistiche.
-Ma no!-  diceva sicura di sé,  – Vedrai, è un po’ come andare dallo psicologo, ma si fa anche filosofia, in questo caso quella taoista dell’I Ching. Ne rimarrai anche tu entusiasta. –
– Dovrò anche studiare per le interrogazioni? – le risposi, cinico come al solito.
Ad onor del vero l’esperienza con l’I Ching l’avevo già fatta anni prima da una sedicente maga e in effetti ci aveva indovinato molto, allora però non lasciò il segno di oggi e infatti non ci ritornai. Dovetti invece far passare molto tempo prima di accettare nuovamente la sfida e vincere lo scetticismo e la diffidenza verso tutto quel mondo che aveva a che fare col suffisso Psi-, visto il terribile ricordo delle mie prime sedute dallo psicologo. Dovete sapere che quando entrai nell’adolescenza l’impressione che tutti avevano di me era di una certa leggiadria, decisamente poco “maschia”. Mia madre mi ripeteva che ero un tesoro di gentilezza e sensibilità, due qualità, non c’è dubbio. Ma a lei, da cui avevo preso i tratti caratteriali, piacevo anche così. Ovviamente!
Per quel che mi riguarda, ciò non fu per noi motivo d’ imbarazzo, finchè qualcuno non cominciò a chiedersi come mai tardassi a fidanzarmi. Al compimento della maggiore età quelle malelingue delle compagne di parrocchia della mamma credettero opportuno di consigliarla di farmi vedere da uno psicologo, nell’eventualità che “qualcosina” in me fosse da correggere, prima che fosse troppo tardi. Per il mio bene, si intende! Mia madre se ne lasciò convincere e ben presto, prima che la pianticella “pendesse” troppo da quel lato, mi presentò ad uno psicologo che allora frequentava la chiesa, persona molto stimata dal parroco. Fu così che dovetti subire uno scandaloso tentativo di riconversione sessuale da parte di quel penoso psicoterapeuta, più bigotto di un prete. Forse, ora che ci ripenso, posso sospettare perchè frequentasse la chiesa con tanta contrizione. Può darsi che abbia capito male, ma l’impressione che ricavai dall’esperienza con la psicoterapia fu che la salute mentale, così come un sano comportamento, fosse definita in termini di adattamento e adeguamento dell’individuo alla società, come se questa fosse un’entità univoca e omologata ad un concetto prestabilito di normalità. Forse ingenuamente, ma credo che la psicologia debba mediare tra la società e i bisogni dell’uomo, aprendo strade di reciproco dialogo e comprensione. Tuttavia così non fu. Solo con me stesso, compresi immediatamente l’avversione che avrebbe suscitato negli altri e poi in me quel diverso destino. La sensazione di essere continuamente considerato un figliol prodigo da ricondurre alla “loro” casa paterna fu per me inaccettabile.
E Dio solo sa quanto avessi sempre cercato la casa paterna, visto che sono stato orfano di padre!
Ugualmente sconcertante fu, a posteriori, la constatazione che nel XX secolo il concetto di bene e male della tradizione religiosa potesse diabolicamente insinuarsi dentro la moderna relazione tra salute e malattia, in senso manicheo. Da allora imparai a fidarmi più di me stesso che delle teorie salvifiche di chi non mette in discussione neppure sé stesso. A parte la diffidenza radicata, mi convinsi così ad ignorare volutamente la possibilità di un percorso psicanalitico, convinto prima dell’inutilità con me di cavar sangue da una rapa e, molto più in là, dall’atroce ipotesi che potesse venir a galla la verità dalla menzogna.
Sia ben chiaro che dal filosofo fui trascinato più dall’entusiasmo della mia amica che dalla chiarezza delle sue informazioni riguardo la cosiddetta Consulenza filosofica.  Così per non rischiare di avere proprio io delle preclusioni, questa volta lasciai all’istinto la facoltà di decidere, evidentemente qualcosa alla lunga doveva esser maturato verso tale direzione. Quella pulce  introdottasi nell’anima mi condusse all’indirizzo della Consulenza Filosofica. Avete così saputo che sono gay, anzi un maturo e solitario omosessuale cinquantanovenne, e questa era fino ad allora l’unica mia certezza.

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