Il mare fermo

Poi, finalmente, tutto parve calmarsi.
Dalla terraferma, sempre più decisa e netta, si ebbe l’impressione che il mare, ormai immobile da giorni, volesse raggrumarsi e diventare gelatina.
In quei momenti di concitazione, l’ipotesi più strutturata e credibile che poté essere formulata fu che s’era dovuta scatenare, per cause che solo in seguito poterono essere meglio comprese, un’improvvisa e incommensurabile competizione tra le forze attrattive della luna e quelle sprigionate dalle crepe che, come purtroppo si scoprì, andavano aprendosi sul fondo del mare.
Un confronto durissimo fra due titanici lottatori che, avvinghiati, impegnati in una serrata presa di lotta, fornivano all’umanità un impressionante spettacolo di ferma equivalenza di forze la cui conseguenza più immediatamente apprezzabile era, per l’appunto, quella sorta di piatta e plastica immobilità dell’acqua.
Si capiva bene, però, che, al più insignificante cedimento, esplosiva e catastrofica sarebbe stata l’affermazione di un contendente sull’altro.
Nell’aria, anch’essa sospesa come un controsoffitto di scena, andava intanto sempre più addensandosi un fetore gonfio e penetrante, carico di un insolito sulfureo.
Puzza di rogo!
Sì, quel tanfo dolciastro che prendeva a riempire l’aria era proprio puzza di rogo, l’odore tipico dei dissennati incendi delle risulte urbane.
Quell’insolito acre, così acido e zuccheroso, si fermava preciso sul dietro delle lingue a complicare la salivazione, e tutti, nessuno escluso, come vittime di un veloce contagio, cominciavano a lamentare strani pizzicori, tossi stizzose, lacrimazioni e, in taluni, anche curiosi e asimmetrici turgori delle mucose.

Già dal mattino, che io ricordi saranno state le otto, otto e mezza del dodici, quel sordo e monotonico rombo cominciò a rotolare in tondo sulla città come se dal sotto suolo un enorme misterioso motore, grande quanto tutta Napoli e la sua provincia, fermo da una cifra avesse d’improvviso ripreso lentamente a funzionare.
Storditi, i cittadini, assiepati nelle piazze e per le vie, si guardavano perplessi. Angiporto e arenili pullulavano di persone smarrite e confuse, accorse a vedere… ‘o mare fermo.
E, come il mare, per le più che giustificate e dilaganti ansie degli addetti, a Napoli si fermarono anche tutti i commerci e le produzioni.
L’inaspettato e inusitato evento in corso vide alacremente al lavoro solo frotte e frotte di bancarellari e, al solito, l’arrivo di spicci e torvi parcheggiatori abusivi, accorsi, come formiche sullo zucchero, a prestare i loro mai richiesti servigi, lungo tutta la zona costiera e sui punti più alti di osservazione.
Naturalmente, data la straordinarietà dell’evento, la popolazione automunita dovette anche accusare dai sopradetti bruschissime impennate delle tariffe di sosta.
Ma in quei terribili momenti si registrarono anche altri curiosi fenomeni.
I napoletani, si sa, hanno sempre mostrato di essere gente dalla particolare inventiva, capace, anche nei momenti della tragedia, di incredibili guizzi. Ebbene, le quantità di magliette recanti sul davanti la scritta: chi vo’ mal a’ ‘o mare muorto adda buca’ cu ‘nu chiuovo stuorto ideata per l’evento e prontamente messa in commercio dal noto imprenditore Nicola La Rosa, brillante opinionista conteso dalle reti televisive locali e fondatore del marchio Partenofollia, non riuscivano a compensare la domanda.

L’EMERGENZA di Giovanni Nurcato – KAIRÓS EDIZIONI, 2011 pag. 125

Il commento di NICLA MORLETTI

In questo felice percorso narrativo di Giovanni Nurcato si può scoprire la città di Napoli che Goethe, durante il suo percorso in Italia, definì un “Paradiso abitato da diavoli”. Napoli, nella sua bellezza nasconde insidie: truffatori, paccottisti, treccaristi e imbroglioni agli angoli. Così dice l’autore. Pagine scritte in uno stile perfetto, pulito, senza sbavature. Chiarezza, immediatezza e incisività: queste le caratteristiche di Nurcato che cerca di dare una risposta ai problemi di Napoli. Scrive Nando Vitali nella prefazione: “Calvino avrebbe dovuto includere Napoli fra le sue città invisibili, ne sarebbe stata incarnazione ideale del bene e del male. Due grumi che, come il sangue di San Gennaro, si sciolgono alle mutevolezze dei suoi abitanti. Al loro clima e livello di incoerenza”.

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2 thoughts on “L’Emergenza di Giovanni Nurcato

  1. Giovanni Nurcato descrive alla perfezione Napoli e i suoi abitanti.
    Una citta’ magnifica se fosse immersa nell’ ordine e nella pulizia.
    Invece la creativita’ viene sfoggiata soltanto per iniziative illegali.
    Davveero Goethe la descrisse bene. E io aggiungo : Alla camorra spa non diamo piu’ capitali.
    Possibile. se lo Stato, pero’, incoraggiasse la virtu’ e non chiudesse tutt’e’ due gli occhi sulla violenza.

    Gaetano

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