La dichiarazione di guerra

Il clima idilliaco della campagna, purtroppo, ebbe fine.
Come un ciclone annunciato, venne la guerra. La Germania invase la Polonia nel settembre 1939.
L’Italia, invece, dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna il 10 giugno 1940, con il discorso di Mussolini da Palazzo Venezia a Roma.
All’epoca avevo già quattordici anni e quindi ascoltavo anche le notizie dalla radio e sapevo che la Germania nazista era già in guerra contro la Francia e la Gran Bretagna.
Subito all’inizio della guerra, nel giugno 1940, vi fu un primo bombardamento su Livorno. Gli aerei erano francesi, ma più che di bombe – che andarono tutte a vuoto nello stabilimento petrolifero della Stanic – vi fu un lancio consistente di manifestini sulla città: secondo questi manifesti vi era un invito a riprendere “dalla base” quell’amicizia fra i due popoli, italiano e francese che purtroppo era stata tradita da una dichiarazione di guerra che non aveva senso alcuno…
Dopo il bombardamento una grande quantità di abitanti della città di Livorno, a piedi o in bicicletta, arrivò nelle nostre campagne; mi ricordo che la “via degli archi”, la strada provinciale che da Livorno va verso le colline, era completamente invasa da persone che formavano una fila lunghissima. Queste persone, di ogni età e ceto, si recavano in campagna per sfuggire ai successivi e inevitabili altri bombardamenti aerei, che infatti, non tardarono ad arrivare.
Noi ragazzi  facemmo subito amicizia coi coetanei “cittadini” e ci fu anche l’occasione per scambiarci varie esperienze particolarmente di scuola o di ricreazione,  confrontando i nostri  due cicli di studio.
Dopo oltre quattro anni di disagi, speranze e lutti, si arrivò al 25 luglio 1943. Mussolini fu messo in minoranza da parte del Gran Consiglio del Fascismo.Si sa che il Re Vittorio Emanuele III chiamò a formare il nuovo governo (quello che ora chiamiamo un governo tecnico) il Maresciallo Pietro Badoglio che aveva già la carica di Maresciallo d’Italia.
Mussolini fu arrestato, subito dopo l’otto settembre 1943, per ordine del Re e fu portato alla fortezza del Gran Sasso. Queste notizie ce le forniva la radio con tutti i relativi particolari.
Questo fu un periodo molto fertile per la rinascita di tanti ideali che si erano assopiti durante il ventennio fascista e tante iniziative di democrazia furono riscoperte; nacquero comitati antifascisti, promossi da intellettuali, convegni di carattere politico, in particolare nella città di Livorno. Questi convegni a cui qualche volta abbiamo assistito anche noi ragazzi ci portavano la visione di quella che sarebbe poi stata la futura “democrazia”.
Questi insegnamenti, assieme ai discorsi che sentivamo in casa, sono serviti successivamente per le nostre decisioni di carattere non solo politico.
Però, nonostante la guerra continuasse ancora sotto il governo di Badoglio, noi ragazzi e ragazze la sera ci riunivamo in qualche casa colonica per ballare, al suono di una fisarmonica. Allora vi erano i grammofoni con i loro dischi grandissimi che diffondevano canzoni dell’epoca, come “Vento” , “La strada nel bosco “,  “Come pioveva”, “Mamma” e tante canzoni napoletane.
Le sere d’estate si passavano sempre fuori, all’aperto tutti insieme, noi ragazzi e ragazze.
Si parlava di tante cose e non per ultimo della guerra.
In particolare la sera dopo cena si parlava molto fra noi ragazzi e ragazze, avevamo instaurato una bella amicizia, ci si voleva bene , però – purtroppo – questa amicizia era dovuta alla guerra. Erano già tre anni che ci conoscevamo ed in questi anni ci siamo spostati continuamente per la scuola a Livorno, ma la sera ci ritrovavamo sempre. Infatti la paura dei bombardamenti non era cessata, in quanto questi si erano intensificati.
Era dolce e romantico stare insieme. Era una dolcezza per lo spirito, ma purtroppo la guerra, anche nella gioia e nell’amore, faceva sempre capolino nell’anticamera della nostra mente.
Personalmente, in questo periodo, avevo stretto amicizia con una mia coetanea. Abitava a Livorno ed aveva circa un anno meno di me. Anche nel gruppo noi due si parlava molto e ci si voleva bene. Si parlava di scuola e di tante altre cose. Mi disse che era ebrea. Mi chiese: “Tu cosa ne pensi?”.  Io risposi: “Niente. Io guardo la persona e non la religione o la razza.”

Otto Settembre 1945 – Armistizio

La storia è nota. Purtroppo non ci fu la pace agognata da tutti ma l’inizio di altri e più terribili disastri. La radio spense ogni entusiasmo: la dichiarazione di Badoglio confemava l’armistizio, però finiva con una frase terribile: “la guerra continua”.
Questa richiesta di armistizio, da parte di Badoglio, scatenò la reazione della Germania. Le truppe tedesche, composte da diversi battaglioni, scesero dal Brennero ed occuparono tutte le caserme dell’Esercito Italiano.
Nella nostra campagna iniziarono a circolare gruppi di fascisti per cercare persone di opposizione ed anche ebrei da deportare.
In questi giorni terribili mi misi in contatto con Mietta, la mia amica ebrea. Mi disse che con la famiglia si sarebbe trasferita all’interno nella zona di Fauglia, che pensavano più tranquilla.
Ci abbracciammo e ci fu un pianto comune. Comunque ci si promise che dopo la fine del terrore ci saremmo incontrati.
Purtroppo fra i provvedimenti di questo governo fascista vi fu anche il richiamo alle armi delle nuove leve rivolte a noi ragazzi della classe 1925… Vi fu anche l’emanazione di una legge che prevedeva la condanna a morte per i renitenti alla leva.
Noi ci si dovette presentare per fare uscire di prigione i nostri genitori che erano stati arrestati perché eravamo di minore età e quindi sotto tutela dei genitori (allora la maggiore età era 21 anni).
Poi, una volta presentatici e con i genitori in libertà, dopo alcuni mesi nel Genio militare, fuggimmo e ritornammo alla macchia per collaborare con la resistenza.
Quando la guerra finì, io iniziai a cercare Mietta a Livorno, all’indirizzo che mi aveva lasciato. Ho cercato anche in altre zone compreso la zona di Fauglia e zone limitrofe. Purtroppo senza risultati.
Dopo circa 10 anni dalla fine della guerra mi sono innamorato di nuovo con Annalia e ci siamo sposati. Anche questo è stato un amore grande (dico è stato perché purtroppo Annalia ora non c’è più). Però il nostro pensiero: mio e allora anche di mia moglie, era sempre per Mietta, purtroppo a quel punto, senza speranze.

GIORNATA DELLA MEMORIA

Ora, nel dubbio e con la speranza che Mietta sia sempre viva, magari in America, in questa giornata della memoria. Mietta rappresenta per me tutte le persone che sono state sacrificate nei campi di sterminio nazisti.
Attraverso questa giornata della memoria voglio ricordare, insieme a lei, tutti i caduti nella guerra e nella Resistenza.

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