E giunse,
né troppo presto,
né tardi.
Non v’è tempo che esista,
si perde
la mente, e più
non sente spiegazione felice,
vuole, crede, piange, ama e vince
alla ragione natura di sangue
e passione.
E giunse su un crocchio di angeli.
E fu tale,
che fuscello l’animo si piegò,
senza domandare.
Domare si fece silente,
senza osar dire niente.
Giunse di notte,
nell’ombra, bisognoso
di carne in cui germogliare.
Incendiò il cielo di rosso e di vita,
frenò l’andamento del vento,
ed il giorno fu d’oro lambito.
Divenne bambino, poi uomo.
Crebbe l’Amore, sul ciglio
del sonno.
Si nutrì di sogni taciuti,
di respiri di fiamma,
di pioggia che bagna.
Perenne di sfida
non ebbe pietà di mezza misura.
Annientò la vile paura,
e sorse novello.
Intenso, colpì, stracciò devastando
nei passi la disseccata terra.
E la Pace divenne
Un’adorabile Guerra.

 

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