Sono…?

Sono un petalo di gelsomino

sopravvissuto, accartocciandosi,

 al rigore dell’inverno.

Cresta di monte

sfavillante di bianco abbandono,

che si consuma nel suo orizzonte

o solo granello di senape,

rimasto tra le pieghe delle dita,

che non si è arreso alle folate di vento?

Più non so.

Ero castello di sabbia

sconvolto da un’onda più audace,

portato via dall’amore del mare

in fondo ai suoi abissi

e mi ritrovo stazione per viandanti,

stanchi di lontananze e di deserti,

che cercano ristoro

nelle increspature delle parole.

Funambola precaria

cammino su frammenti di vetro,

cercando la mia anima

in un oceano di solitudini.

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