La “libertà ritrovata” intorno ai quaranta ha quasi sempre un effetto inebriante sugli uomini, che si ritrovano a disposizione di nuovo gli stimoli giusti per far fronte alla normale crisi dell’età. Volare di fiore in fiore fornisce loro l’afrodisiaco necessario a rivitalizzare quel ritmo che Madre Natura stava per placare, indirizzandolo verso piaceri più pacati e duraturi. La solita vecchia storia: perché fermarsi, adesso che il bello è non solo cominciato di nuovo ma sembra non avere fine?
Quando si erano incontrati, infatti, Germano aveva quarantasette anni e era un professionista arrivato, con la disponibilità economica di cui un dentista gode di solito in Italia; era di bell’aspetto…aveva, praticamente, tutto…compresa una figlia adolescente, da usare come alibi, quando non sapeva come liberarsi di qualche donna un po’ troppo pressante. A sentirlo parlare, passava con Veronica, la ragazza in questione, quasi tutti i sabato sera e spesso partiva con lei per il finesettimana.
(…)
Attraverso il vano della porta, dal soggiorno,Sara lo aveva visto chiaramente di spalle prima e poi, mentre si dirigeva nella loro direzione nell’alone di luce della lampada sulla consolle dell’ingresso, per un attimo, e mentre entrava nella luce piena della lampada a stelo sulla sinistra della porta. Il suo metro e ottanta abbondante si stagliava nitido adesso e il taglio perfetto della sua giacca lo faceva, forse, apparire un po’ più sottile di come non doveva essere. Il sorriso era il più candido che ricordasse di avere mai visto…ma era un dentista, no?
Stretta di mano a tutti, anche a lei, la nuova a tavola quella sera, a cui riservò anche una specie di piccolo inchino, quasi impercettibile, con la testa, mentre gli occhi scuri si infilavano letteralmente nei suoi.
Come da copione, dopo i saluti e le strette di mano:
– Scusate il ritardo, ma Veronica mi ha chiesto di accompagnarla al Gilda oggi pomeriggio, senza chiedermi di andarla anche a riprendere. La sua telefonata in proposito mi ha beccato mentre facevo la doccia e mi preparavo per venire qui. Credevo di farcela…ecco perché non ho chiamato.-
Coro: – Va be’…va be’…tanto lo sapevamo. –
(…)
Sara si limitava ad assistere alla scena senza parlare ma, a differenza degli altri, non credette neppure per un attimo alla storia della figlia. Non avrebbe saputo dire perché; lo sentiva e basta. Comunque, non era affar suo.
(…)
– Ecco, lo vedi? Un altro Casanova che se ne va in giro, a piede libero, sbandierando agli amici che non ha niente di fisso; il che significa che ha sicuramente due o tre storie “leggere” e parallele. Claudia, si vede che sei al sicuro, nel tuo nido, da tanto tempo…il mondo non gira così… Tanto mi basterà la prima occhiata, per sgamarlo. Questo tipo di uomini ce l’ha scritto in faccia. E’ come se fosse marchiato con una C scarlatta in fronte…te l’ho detto: C, come Casanova. –
E, infatti, quella C Germano ce l’aveva ben stampata in fronte, quando finalmente arrivò per cena quella sera. Almeno, così pensò Sara, congratulandosi con se stessa per avere azzeccato la diagnosi già soltanto con la descrizione di lui fatta dai suoi amici.
(…)
Stringendogli la mano, mentre gli occhi di lui penetravano nei suoi, Sara scorse una luce strana in quelle pupille, come di un fiammifero acceso su uno sfondo completamente buio.
E lei non poteva certo sapere che la sensazione che la sua vista e il contatto fisico della stretta di mano stavano dando a Germano era lo stesso tipo di scossa che lui aveva provato circa venti anni prima, quando Karina gli aveva aperto la porta di casa, in quella lontana sera di vigilia natalizia. Né Sara né nessun altro, in quel momento, poteva essere a conoscenza di uno stato d’animo simile…neppure i due amici fidati e intimi di Germano, cioè i padroni di casa.
Da quando si era separato, lui aveva provato quella sensazione così violenta un’altra volta soltanto e la ragione per cui continuava a passare da una relazione all’altra era che stava alla ricerca continua di quel brivido lungo la schiena, che lo faceva sentire vivo.
Lo aveva avvertito per tutta la durata della cena e se lo riprocurò con le due telefonate che vi avevano fatto seguito: furono proprio quelle a dargli la sicurezza che avrebbe cercato di avere una storia con Sara.
(…)
Germano viveva come sdoppiato: se da una parte aveva una grande sicurezza in se stesso, che gli veniva dal bell’aspetto, dal valore professionale e dalla conseguente floridezza economica, dall’altro aveva il bisogno continuo di verificare che tutte queste sue armi di conquista, queste sue certezze, funzionassero sempre, potenziando l’attrazione sessuale che lui era in grado di esercitare. Continue conferme, ecco cosa ricercava, senza però avere messo a fuoco questa sua condizione latente e costante di squilibrio emotivo.
***
Brani tratti dal libro “Il tarlo nella mente” di Paola Pica, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.
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