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Amare il mare.
Di kykia Pubblicato in Senza categoria on 12 Settembre 2006 5 Comments 2 min read
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La mia stanza da letto ha una parete a forma d’onda e mi addormento e sogno solo da quel lato.
Ci si innamora di qualcosa nel primo istante in cui ci si posa lo sguardo, spesso senza rendersene conto. Poi l’amore resta lì, come un nido di paglia, a scaldare qualcosa che cresce in silenzio. Un sentimento tra i più discreti, nei suoi primi attimi di vita, fino a quando si mostra, con la semplicità delle cose che stanno sotto i nostri occhi da sempre, che sono sempre state lì, senza nascondersi, ad aspettare che lo sguardo si accorgesse di loro, e quando le vedi per la prima volta, e non ti limiti a guardare, ti sorridono beffarde con un silenzio che vale mille derisioni.
Il mare fa così. La prima volta si lascia guardare, ti riempie gli occhi, le orecchie il respiro, fino a quando non respiri con lui, vento e sale. E da lì si sparge, allaga ogni vuoto, con la calma e il silenzio della bassa marea. Poi, un giorno qualunque, ti scorre davanti come se niente fosse, tu lo guardi da fuori e lì capisci che ti ha già circondato, e mentre eri distratto ha completato l’assedio. Come quando ci si innamora.
Così associai all’amore quel susseguirsi di onde sulle pareti dei miei pensieri.
Quanti amori ho lasciato crescere dentro, alcuni li ho coltivati con la dedizione del più devoto giardiniere, altri li ho visti sbocciare, sorpreso nello scoprire un fiore in mezzo al cemento.
Tanti sono appassiti, con il tempo e con la distanza, li ho visti spegnersi lentamente, altri sono rimasti chiusi tra le pagine della mia vita, con i petali secchi, così sottili che non ho più sfogliato quei capitoli, per paura di scoprirli sbriciolati tra le mie mani.
Ogni amore è passato, erano rivoli d’acqua che riflettevano il cielo ma, come pozzanghere, si sono prosciugati uno ad uno. Il mare no. Se ce l’hai dentro non va più via. Ed è così con tutto, come con le conchiglie. Le copre di carezze e poi le abbandona, ma ovunque e per sempre, ognuna di loro porterà con sè un pò di risacca.
Così mi sono ritrovato una sera, nella mia bottega di parole, davanti a un blocco di fogli vuoti, di fronte a pagine che aspettavano di essere vestite, come un duello, la stessa favola di sempre, l’inizio.
In quell’istante infinito di silenzio, prima di intingere d’inchiostro le mie parole, sul foglio ho versato il mare.

[Continua…clicca.]

© 2006, . Tutti i diritti sono riservati per i rispettivi autori.

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  1. Un altro stupendo racconto.

    Sono d’accordo con Mariamartina, gli ultimi capoversi sono sublimi.

    Vi invito a leggerli e rileggerli.

    “Dopo un pò impari a riconoscerli, sono come le conchiglie, tutti arrotolati su se stessi, se ne stanno lì, come tutti gli altri ma con il mare sotto la pelle.

    E solo se ti avvicini, quando si lasciano avvicinare, puoi tendere l’orecchio e sentirne la voce. Vedi il mare nel loro sguardo distante e sempre un pò alto, nei loro silenzi sterminati, e le pause tra le loro parole, sono le onde che si ritraggono scoprendo il cuore.”

    Incantevole interpretazione dell’incipit che abbiamo proposto.

  2. delicatissima la simbiosi con il mare regalata dalle tue parole.

    Psicologia di un personaggio che si racconta senza veli…ed in esso vedo affiorare la penna e la personalità di un bellissima persona che ha i tuoi occhi, carissima amica.

    Un grande abbraccio

    Irene

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