I vestiti gli calzavano alla perfezione, come fossero stati i suoi…uscì dal bagno e un buon odore di carne lo guidò verso la cucina. Il suo stomaco brontolava.
Vide la donna seduta fuori, sotto al portico.
Quando la raggiunse, lei lo guardò. Sembrava un uomo diverso, sembrava Dario. Quelli erano i suoi vestiti, lasciati lì dopo un fine settimana rubato.
Si sieda e mangi, prima che si freddi-.
Grazie per tutto-.
Viviana annuì.
Nascerà presto?- le chiese.
Tra 4 mesi…-
Il padre deve essere impaziente…-.
Purtroppo è morto- lo interruppe, infastidita dalla sua invadenza di circostanza.

I loro occhi si incontrarono di nuovo, lucidi quelli di lei, spenti quelli dell’uomo.

  • Come si chiama?- gli chiese, abbassando lo sguardo.

  • Pietro-.

  • Beve un caffè, Pietro?-.

  • Grazie…si-.

Si rifugiò in cucina, contenta di sfuggire a quegli occhi azzurri che chiedevano.

Tutti chiedevano. Tutti la irritavano, eppure c’era qualcosa in quell’uomo, un senso di disperazione che avvertiva distintamente e glielo rendeva affine. Non era per la sua condizione, era per una ragione molto più profonda. Le anime simili si riconoscevano, sempre.

Quando Viviana ritornò con una tazza di caffè fumante, l’uomo aveva già finito di mangiare.

  • Lei è di qui?- gli chiese sedendosi di nuovo di fronte a lui.
  • No-.

Quel no secco le fece comprendere che anche lui doveva avere molto da dimenticare. Guardò il lago.

  • Come mai è finito a fare…-.
  • Il barbone? Per scelta- si concesse una lunga pausa per raccogliere i pensieri sparsi nella memoria- Le circostanze della vita a volte portano a fare delle scelte estreme…quando non si hanno più sogni non ha più senso vivere e si finisce per trascinarsi come ombre ai lati della vita-.
  • Ed è questo che fa lei? Non ha più sogni?-.

Pietro si alzò e si sedette sul primo gradino della scalinata che portava in giardino.

  • Mi scusi se sono indiscreta…ma lei non sembra un barbone- sorrise come per rimediare a una scortesia- Non parla come un barbone…perché ha scelto questa vita? Non si sente umiliato?-.
  • Mi sento un reietto, si…ci teniamo tutti a essere accettati, ma ci sono persone che fanno scelte che non hanno logica per il senso comune…ma io e lei non apparteniamo al senso comune, vero?- la guardò – ”Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta. Ed è per questo che sono diverso”-.
  • È un pensiero meraviglioso…-
  • Non è mio, non mi idealizzi-.
  • Chi è lei?-.
  • Una volta ero un uomo che poteva definirsi di successo, ricco e forse anche felice…ma il futuro è una cosa astratta e imprevedibile, e la vita si riserva sempre qualche asso nella manica e perdiamo tutto in una singola mano…-.

Viviana si alzò, e gli sedette accanto.

  • Ero uno scrittore, morto nell’esatto momento in cui ha perso tutto quello che amava-.
    • La sua famiglia?-.

    Pietro annuì – Mia moglie aspettava un bambino come lei quando morì.

    • Mi dispiace…- gli posò una mano sulla spalla.       

    • Sono passati anni da allora, dieci-.
    • E da quanto vive sulla strada?-.
    • Ormai sono sei anni-.
    • Deve essere una vita dura…-.
    • Non è una vita, per cui non si soffre, in fondo. Non si ha nulla da perdere-.
    • Io mi chiamo Viviana-.
    • Viviana…- sorrise e si alzò- Grazie per tutto-.
    • Non mi ringrazi- scosse il capo.
    • Oggi lei ha fatto una cosa bella, ascoltare qualcuno e deve esserne fiera-.
    • Torni anche domani, per cena-.
    • No- sorrise- Non voglio approfittare della sua generosità-.
    • Troverà il modo per ripagarmi allora- si alzò a sua volta- Il giardino, la casa…servirebbe un po’ d’aiuto. In cambio le darò ospitalità-.
    • Non ha paura di me? Dopotutto sono uno sconosciuto-.
    • Mi hanno già fatto tutto il male che potevano…-.
    • Va bene, l’aiuterò, Viviana-.
    • Torni domani, le farò trovare sistemata la stanza sul garage-.

Come ogni sera lei guardava fuori dalla finestra, mentre il sole tramontava.
Era diventata un’abitudine, l’unica dimostrazione che la vita andava avanti a dispetto di tutto. Il sole moriva…poi risorgeva. Un ciclo inarrestabile quello della vita…eppure le dava un senso di impotenza.
Non aveva più il senso di se stessa.
Non riusciva a piangere e neppure a provare rabbia.
Non aveva percezione del proprio corpo…solo la consapevolezza di non poter andare avanti, ma nemmeno proseguire. Stava immobile. In silenzio.

      • Buona sera-.

      Pietro si voltò. Era la strana vecchia che da qualche giorno era arrivata al lago.

      • Salve, ancora in giro a quest’ora?-.
      • Sto facendo una passeggiata- rispose la donna- Una bella serata…non trova?-.

      L’uomo scrollò le spalle -Non particolarmente-.

      La vecchia sorrise.

      • Almeno su questa panchina si sta freschi, no?-.
      • Lei non è di qui… non l’ho mai vista prima-.
      • Già…vengo da lontano. Cerco un po’ di felicità. E lei?- lo guardò.

      Pietro non rispose.

      • Vive sulla strada da molto?-.
      • Si…-.
      • Nonostante la scorza lei non mi sembra un mendicante. Mi dica, non è stanco di sopravvivere?-.
      • In che senso? Mi sta chiedendo se desidero morire?-.

      Lei rise -No, no, esattamente il contrario! Le sto chiedendo se desidera vivere…-.

      • Ma è quello che faccio. Io vivo la mia vita come lei la sua-.
      • Non menta…questa non è la sua vita, questo è solo un nascondiglio. In cui crede di essere al sicuro…mentre non è nemmeno tanto buono! Non è affatto al sicuro…-.
      • Al sicuro?- chiese ridendo.
      • -Al sicuro di quello che la spaventa-.
      • Chi diavolo è lei?-.

La donna sospirò.

  • In fondo vorrei che questa notte non finisse mai- ammise guardando le stelle che cominciavano a tempestare il cielo scurito.

La vecchia lo imitò.

  • Le piacciono le storie?- le chiese.
  • Dipende…-.
  • Da cosa?-.
  • Dalle storie-.

 

Leggi puntate precedenti.

“Un dono d’amore” di Adriana Di Mauro è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa “E giunse Amore” lanciata dal Blog degli Autori e seguita da Zenzerocandito. Per maggiori informazioni e partecipare segui questo link.

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3 thoughts on “Un dono d’amore – terza puntata

  1. Trovo molto interessante il modo in cui l’autrice dipana il racconto attraverso i dialoghi. Non è facile immaginare le parole e le frasi che i personaggi diranno in una storia. Forse è un compito più impegnativo del concepimento della trama stessa del racconto.

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