La morte non l’aveva mai spaventato, almeno riferito a sé stesso…ma Pietro non immaginava potesse essere tanto dolorosamente crudele colpendo chi gli stava più vicino. Se in quella maledetta notte fosse morto lui, ogni cosa sarebbe finita con la sua vita, ma sopravvivere all’incidente che lui stesso aveva provocato, causando la morte della moglie e del figlio che attendeva, l’aveva definitivamente annientato.

Se non avesse bevuto tanto, se Margherita non lo avesse esasperato con le sue scenate, se non avesse insistito per mettersi alla guida, se avesse comprato una macchina meno potente…se…solo fosse stato un uomo migliore.

Non c’era assoluzione per le sue colpe e l’espiazione sarebbe durata per sempre.

Un mattino aveva lasciato tutto ed era salito sulla metropolitana. Aveva guardato un gruppo di persone, senza alcun interesse. Con sé aveva solo un po’ di contante e avrebbe continuando a cambiare treno, finché i soldi fossero finiti e si sarebbe arreso al suo destino, definitivamente.

Era questa la storia che aveva raccontato alla strana vecchia quella notte sulla panchina. Lei l’aveva ascoltato con attenzione e con un’espressione serena sul volto. Poi gli aveva posato una mano sul braccio e un calore, umano, si era diffuso nel suo corpo fino a scaldare un po’ il suo cuore…era come se con quel gesto l’umanità intera l’avesse perdonato.

Non poteva giurarlo, ma quella donna, aveva una pace nel tono di voce…qualcosa di simile ad un balsamo…forse era un angelo.

Mentre lavorava nel giardino di Viviana era questo il pensiero che affollava la sua mente…non più l’angosciante senso di colpa, ma la sensazione di essere stato perdonato da un angelo.

Razionalmente sembrava una sciocchezza, ma aveva un disperato bisogno di aggrapparsi a qualcosa che andasse oltre alla logica.

Anche Viviana, apparsa improvvisamente, con il suo dolore personale sembrava essere un segno…

La guardò…era in cucina e stava cucinando. Era bella…molto bella.

Si vergognò di questo suo ultimo pensiero e ritornò a potare le rose.

Quando gli portò un panino e dell’acqua fresca, quasi non osò alzare lo sguardo per il fugace pensiero di prima.

  • Credo che lei sarà una buona madre- le disse addentando il pane.
  • E cosa glielo fa credere?- chiese sorpresa.
  • È gentile…sensibile e anche una buona cuoca!-.

Viviana sorrise.

  • Crede che bastino queste cose?-.
  • Forse no, ma sono un buon inizio-.
  • Non saprei…non mi sento molto predisposta-.
  • Perché?-.
  • Io ho perso i miei genitori quando ero molto piccola-.
  • Mi dispiace…deve essere stato molto duro-.
  • Si, ma è passato, ormai-.
  • I miei genitori erano divorziati. Mio padre è morto e mia madre non mi ha mai dedicato molto tempo, se non per impormi le sue scelte-.
  • Ognuno ha i propri fantasmi!- esclamò, cambiando volutamente discorso.
  • Già…-.
  • Ho conosciuto Dario in un mattino come questo…- mormorò alzando gli occhi al cielo terso.
  • Lo amava?-.
  • Sinceramente non lo so…avevo perso la testa per lui, questo sì-.
  • Io persi la testa per una mia compagna di liceo, con le trecce, seduta due posti avanti me- sorrise al ricordo- Aveva i capelli rossi e gli occhiali…mi piaceva, non ho mai capito la ragione, ma ero pazzo di lei!- rise.
  • Immagino tu fossi il più corteggiato della classe- disse sorridendo, passando istintivamente al tu.
  • Qualcosa del genere…eppure ero innamorato di Elisabetta, che non mi considerava-.
  • Tipico-.
  • Già…quelli sono i sentimenti più struggenti, non trovi?-.
  • Si -.

Si sedettero sulla scalinata, l’uno al fianco dell’altra.

  • Se tu avessi la famosa bacchetta magica, che faresti?- gli chiese improvvisamente.
  • Beh…cancellerei la condizione di orfano per ogni bambino. Tu?-.
  • Io riporterei tua moglie qui, per te…-.

Pietro la guardò negli occhi e sentì un forte turbamento.

  • Hai mai avuto la sensazione di toccare Dio?- le chiese.
  • In che senso?-.
  • Come se riuscissi ad interagire con lui…-.
  • Non so…credo me ne sarei accorta se fosse successo…-.
  • Si – confermò.
  • Forse mi capita quando sono immersa in acqua e non vedo nulla e non sento nulla…credo che Dio si trovi in queste cose, che sembrano non avere importanza-.
  • Tu ne hai la dimostrazione più grande…- sussurrò indicando il suo ventre.

Viviana s’irrigidì. Si alzò.

  • Si è fatto tardi…devo riposare un po’-.
  • Io continuo…- disse imbarazzato.

La donna annuì e ritornò in casa. Salì in camera e si guardò allo specchio. Era già di sette mesi e ancora non riusciva a convivere con quella condizione. Sentiva il cuore ancora morto per il dolore e quel bambino non faceva altro che ricordarle tutto…

In quel momento il bambino sussultò. Non si muoveva molto, ma in quel momento pareva si fosse accorto dei sentimenti della madre, come se avvertisse il suo rigetto e le chiedesse perdono.

Avvicinò la mano tremante al grembo…ma l’allontanò subito. Il bambino si mosse ancora e al secondo tentativo riuscì a toccare il punto in cui sporgeva una parte del suo piccolo corpo.

Sorrise, involontariamente…

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2 thoughts on “Un dono d’amore – quarta puntata

  1. “Poi gli aveva posato una mano sul braccio e un calore, umano, si era diffuso nel suo corpo fino a scaldare un po’ il suo cuore…era come se con quel gesto l’umanità intera l’avesse perdonato.”

    Bellissimo.

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