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La parvenza del dolore
Di Adelaide_Spallino Pubblicato in Senza categoria on 29 Maggio 2006 4 Comments 3 min read
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Poppy

Le era cresciuta dentro all’improvviso. Come una di quelle piante che molestano i raccolti dei campi di grano. Il seme gettato in un tempo senza memoria era germogliato e ben presto le radici sottili e forti si erano diramate, si erano contorte e annodate alla fertile terra del suo cuore. Non la lasciava mai, si nutriva di lei e si dissetava bevendo ogni suo pensiero limpido; le divorava i desideri prima ancora che capisse di poterli realizzare. Non aveva parlato per giorni. La voce si era nascosta, da qualche parte, sapeva di poterla ritrovare ma non ne aveva avuto alcuna voglia. Mentre guardava le migliaia di frammenti di cristallo attorno a sè, si rivide nel gesto rabbioso dell’esplosione, rivide le sue mani protendersi e colpire con furia tutto quello che di fragile ci fosse in quella stanza. Non ricordava di aver sentito il suono della distruzione, il tonfo argentino dei vasi sul pavimento, non ricordava di aver urlato ma qualcosa ora le bruciava in gola: una parola ancora, una frase spezzata, un nome, il più caro, il più amato. Seduta al centro della sua vita in frantumi, alzò lo sguardo e vide il bambino: "Mamma". "Amore" avrebbe voluto dire, ma le rimase sospeso in mente, paralizzato dalla consapevolezza che fosse lì. Si sentì sollevare e mettere a letto, una mano gentile le tolse i piccoli puzzle di cristallo che le erano rimasti addosso. Un leggero torpore la colpì lungo le braccia e le gambe, non si riconobbe nel corpo disteso con gli occhi al soffitto e deserti. Si sentì stanchissima, spossata dalla fatica di resistere, giorno dopo giorno resistere e andare avanti e nulla lasciare al ludibrio crudele di chi l’aveva colpita ingiustamente. Alzarsi al mattino e arrivare a sera con il cuore appesantito, la mente sempre più confusa e sè stessa da non dimenticare, per non svanire anche come madre.
"Mamma", di nuovo. Si voltò e vide i suoi stessi occhi guardarla attentamente, la sua stessa ansia di capire, e poteva sentirlo, poteva sentirlo il battito tumultuoso uscirgli dal petto. "Amore", la voce formulò dolcemente quel suono armonioso e attirò a sè suo figlio, lo abbracciò e fu abbracciata, lo baciò e lo cullò come quando era piccolino. Sentì le calde lacrime inzupparle la camicia, appoggiato al seno il bambino si lasciò andare in un pianto sommesso, senza singhiozzi, appena percettibile. Allora cominciò anche lei a piangere su quella testa, su quei capelli scomposti che profumavano d’estate e di biscotti. Si parlarono così, l’uno chiese e l’altra rispose, ogni lacrimadomanda ricevette una lacrimarisposta. Madre e figlio. Quando il chiarore della luna si affacciò alla finestra, li sorprese a dormire, i visi vicini a confondersi, tanto erano somiglianti. Qualcuno entrò nella stanza e li osservò per qualche secondo, "Nessuna ferita", si sentì sussurrare. Lei mosse il capo verso la finestra ed aprì gli occhi, sorrise pensando alla stoltezza dell’animo umano quando si fa ingannare da ciò che vede esternamente. " No, nessuna ferita", disse piano.

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  1. bang!

    come un colpo di pistola.

    non uccide però.

    rigenera.

    riportando me a vetri rotti e crolli.

    riportando me al ritrovato amore

    similitudini. nessuna ferita. ora no.

    grazie, per l’emozione.

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