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 Le mie parole
scarne frecce di giada
nell’imbrunire
che sbiadisce fluendo lento lento.
Le mie parole consumano bruciando
me stessa,
persa,
senza sonno.
Mi annientano dolcemente
nella mite morte,
poesia del tuo incedere,
verso i miei
occhi,
occhi che dell’eterna ricerca son messaggeri,
occhi che son versi di opalina d’incanto,
occhi che a me non son concessi.
I tuoi occhi.
Il mio canto.
Fuggi da me
ardito volere,
nel pianto
abbandona la cella segreta del cuore.
Momento confinato,
 è secolo intero,
che mi racchiude e mi ferisce,
e poi mi uccide
nello sfiorarsi appena,
nel segreto della certezza distorta.
Momento di noi,
tempo e delirio che mai si basta,
e trema nello sguardo,
amor che non deve portar nome.
Fragranza strappata
nell’incedere dell’onda.
Vibra tutto l’essere in abissi
che non hanno luce, persa,
per vincere
la libertà tua,
per non smarrirsi.
Mai.
Levati su quest’alba,
che non giungerà,
ché affonda leggera in un fiele che la raggela.
Nei tuoi lapislazzuli vividi come i cieli d’agosto,
sfumano i miei ombra d’autunno.
Presagio di paradiso, e porta per inferi
che votano il desio verso l’impossibile.
I tuoi occhi.
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© 2006, Blog degli Autori. Tutti i diritti sono dei rispettivi autori dei contenuti

10 thoughts on “I tuoi occhi

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