Sorseggio le ore
mentre corri nel pensiero e fingi
ché di Ave Marie ne abbiamo dette tante sotto i ponti,
con le briciole sui muri
        a masticare con le ombre che ballano
        con i guanti che calzo per intrattenere;

– quanto sangue scorre e quante grida –
        nel ventre, madre mia, ti sciolgo
        e spero, in quanto sterile, d’essere perdonata.

Ho forse altre scelte se non scorrere
e bere ciò che della fame mi restò in gola
e si frantumò
            in un grido
            in un grido e mille pezzi
come fossimo svegli e dormenti nello stesso istante;

là, nel mentre, giuro mi perdono
e m’accingo solo a credere
    che se nell’amore fossimo unici, ti direi più di ora,
             molto di più
             per non perdere l’odore dell’addio.

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4 thoughts on “il grido

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