Gaetano Ligrani - Fuggire

Avrebbe dovuto sposarsi nel pomeriggio, alle 16.30, nella chiesa di San Bartolomeo. Mancavano otto ore alla cerimonia. Le venne voglia di prendere la sua auto, una scassata 2 cavalli color limone, e farsi un bel giro per la campagna circostante. Lo faceva spesso quando era nervosa o sotto pressione, la aiutava a rilassarsi e poi le piaceva il silenzio della campagna, rotto solamente dai rumori tipici dei campi e dai versi degli animali.
Che immagine inebriante un cane addormentato al sole, arrotolato davanti alla porta d’entrata di un casolare. La faceva sentire come se il tempo non avesse importanza e comprendeva la bellezza del crogiolarsi nel non far niente, come se fosse un compito importante da portare a termine.
“Mamma, io esco.”
Dopo aver guidato per una decina di chilometri, vide una bella radura ai bordi della strada e decise di fermarsi. Parcheggiò in uno spiazzo e s’incamminò attraverso il campo fino a giungere sotto ad una grossa quercia. Si appoggiò al tronco e diede libero sfogo ai suoi pensieri, accarezzata dal sole ancora tiepido del mattino. Stava veramente facendo la cosa giusta? Era veramente innamorata di lui? Lo vide con l’occhio della memoria la prima volta che si erano incontrati.
Non era sicura che Matteo fosse l’uomo dei suoi sogni. Non che avesse un ideale preciso da rispettare, soprattutto dal punto di vista estetico: neanche da bambina aveva sognato il classico principe azzurro sul cavallo bianco, anzi, le favole di Biancaneve e di Cenerentola la indisponevano.
Nonostante questo, dentro di sé, sapeva che la sua era una ricerca ardua: di solito non si accontentava molto facilmente, in ogni senso. Non era stato un colpo di fulmine. Quasi lo aveva odiato, con quell’aria un po’ saccente, la fronte alta e fiera, come se il mondo girasse intorno a lui. Non era neanche “il suo solito tipo”. Tutte le storie che aveva avuto, fino a quel momento, erano state con ragazzi timidi e schivi, dolci e silenziosi, presenti.
Aveva annusato il pericolo, ma questo non era bastato per tenersi alla larga da lui. Eppure aveva tentato. In tutti i modi. Ora, dopo neanche un anno, stavano per diventare marito e moglie.
Chiuse gli occhi.

 

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“Stupidi presagi” di Mynona è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa “E giunse Amore” lanciata dal Blog degli Autori insieme a Zenzerocandito. Per maggiori informazioni e partecipare segui questo link.

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10 thoughts on “Stupidi presagi – III puntata

  1. In effetti l’opera è molto bella e aveva una perfetta attinenza con quello che voleva comunicare il racconto. Mi scuso per la mancanza, ma nelle proprietà dell’immagine risulta sia il titolo che l’autore.

  2. a me piacciono le favole con l’happy end… magari incontra l’uomo della sua vita.. quella mattina.. hi hi..
    ma veramnete l’amore e’ proprio quello… avere dubbi

  3. ricordo quando mi sono sposata… onestamente oggi le direi di seguire il suo cuore e di fuggire il più lontano possibile forse perchè io non l’ho fatto e dopo me ne sono pentita
    Maluna

  4. e intanto il futurissimo sposo che fa?

    la vita acquista significato proprio quando si affronta il conflitto tra desideri e realtà…

    un saluto, pino

  5. Bella l’immersione nella natura e nei ricordi.
    Belle le riflessioni pre-matrimoniali.
    La cosa che mi colpisce in questa sposa è la semplicità con cui sta affrontando questa sua mattina: neinte corsa da parrucchieri o estetiste, niente testimoni o amiche o parenti che la assediano e la imbellettano 10 ore prima.

    Spero solo che tutte queste valutazioni non producano ripensamenti 😉

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