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Difficoltà

Ora, mentre con Marta si dirigeva a piedi verso la casa di Luca, che non abitava molto distante, e si sentiva addosso gli sguardi d’ammirazione dei passanti – una volta credeva che fossero solo per Marta – Lisa si chiedeva se veramente in lei non ci fosse qualcosa di sbagliato. Non che non avesse mai pensato all’amore e al sesso, anzi, ma solo nella sua fantasia, generalmente prima di addormentarsi, come per facilitare il distacco dalle materie di studio, per non continuare a rimuginare calcoli e formule. Mai aveva accettato un corteggiatore. Marta diceva che guardava  i poveri malcapitati con uno sguardo così freddo e distaccato da metterli in fuga. Lisa rispondeva, ed era la verità, che lei proprio non si era resa conto che quelli fossero corteggiatori. Solo un paio di volte aveva avuto un sospetto ma era impegnata nella sua corsa agli esami e neanche si era domandata se quei ragazzi la interessavano o no.
Rocco era in casa di Luca dalla metà del pomeriggio. Luca gli aveva chiesto di aiutarlo a preparare i rinfreschi per gli amici e festeggiare la fine di quella sessione d’esami prima di partire per le vacanze.
La prima volta che Rocco era entrato in quell’appartamento aveva provato sensazioni contrastanti. Era una mansarda, non particolarmente ampia, ma molto ben arredata, un locale unico che dava su una vasta terrazza da cui si godeva di una vista straordinaria della zona intorno a Porta Pinciana. Intimidito? Invidioso? Ammirato? Luca doveva aver intuito qualcosa, lo aveva preso per una spalla e gli aveva sussurrato: “I miei genitori me lo hanno concesso per levarmi di torno e insieme potere controllarmi. Stanno qui sotto, quindi niente festini strani, niente di niente, proibizionisti convinti sono!”
Suo padre, invece, gli aveva detto chiaro e tondo che lui, se non c’era la zia, presso la quale abitava, mai gli avrebbe permesso di andare a Roma. In realtà suo padre non avrebbe mai voluto che lui facesse quella facoltà, “Ingegnere che si occupa dell’ambiente? Che roba è?!”. Avrebbe voluto che lui rimanesse alla fattoria ad aiutarlo o tutt’al più facesse agraria e non a Roma, “città pericolosa, piena  di sfaticati e di drogati”. C’erano anche quelli, è vero, ma il problema per Rocco era un altro. Lui era sempre vissuto nell’alta maremma, sempre sotto il controllo del padre, un uomo buono ma all’antica. I suoi muscoli, che tutti credevano frutto di un duro lavoro in palestra, se li era fatti sui campi, perché ogni momento libero dallo studio doveva essere lì, ad aiutare suo padre che lavorava quanto i suoi operai e altrettanto voleva da lui. E non c’era svago, a parte i cavalli, la sua passione, e qualche serata in paese e un po’ di mare l’estate insieme alla sorella già sposata,  così lui fra i “cittadini” si sentiva a disagio, la loro libertà da una parte lo attraeva dall’altra la trovava inopportuna. Suo padre, per esempio, mai lo avrebbe messo in mansarda, lui, finché non si fosse sposato, doveva vivere in casa altrimenti che senso avrebbe avuto la famiglia? Rocco non aveva idee chiare in proposito, pensava che forse era bello poter avere una certa indipendenza, ma c’erano tanti che la usavano male, non Luca che era uno tranquillo, che studiava, aveva la ragazza, faceva sport e basta. Altri lui li aveva visti farsi anche le strisce, li aveva visti stravolti e anche le ragazze aveva visto e poi quelle che gli si offrivano e lui ci faceva lo spiritoso ma mai le avrebbe toccate delle tipe così. E quella che gli piaceva era strana, lo guardava con occhi che sembravano stelle, arrossiva e poi scappava. Pensava forse che lui fosse un povero bifolco indegno della sua compagnia?

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6 thoughts on “Per conoscersi – III puntata

  1. .. e chi l’avrebbe detto che Rocco era così? 😉
    A volte ci si lascia prendere dalla apparenze (..nelle prime righe di un romanzo 😉
    ..Non farmi aspettare troppo per la prossima puntata!! 🙂
    Ti abbraccio
    Ars

  2. Davvero interessanti i risvolti… l’insicurezza di non essere all’altezza, il sentirsi a disagio tra “i cittadini”, l’incontro con un’altra realtà che attira ed allo stesso tempo spaventa…
    Il tutto racchiuso benissimo, secondo me, nell’ultima frase :
    “Pensava forse che lui fosse un povero bifolco indegno della sua compagnia?”

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